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Europa: sotto a chi tocca

maggio 5, 2016

La European Union Agency for Fundamental Rights ha pubblicato il suo dossier 2014-2015 sugli atti antisemiti commessi in Europa. Tali atti sono suddivisi per categorie: attacchi fisici veri e propri, minacce, maltrattamenti, danneggiamenti alle proprietà, vandalismi ma anche graffiti e uso di internet per incitamento all’odio e/o minacce di violenza credibili.

 

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Il rapporto è molto interessante perché copre un arco di tempo che va dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2014. Dieci anni, sufficienti per fare il punto della situazione.

Uno dei primi dati che salta agli occhi riguarda la localizzazione di questi atti antisemiti: non sembra che il record spetti ai Paesi dell’Est Europa, come forse ci si potrebbe aspettare per loro consolidata tradizione, ma al contrario la maggioranza delle violenze sono avvenute nella ricca e colta Europa occidentale. Ad esempio, nel 2013 su un caso denunciato in Repubblica Ceca e 25 in Polonia, ci sono stati 1275 atti denunciati in Germania, 450 in Francia, 79 in Svezia e 318 in Inghilterra.

 

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Da quali settori politico-sociali provengono gli attacchi antisemiti? Anche in questo caso i dati sono interessanti. In Austria, per esempio, l’estrema destra si è resa responsabile di 17 attacchi antisemiti nel 2004 e di 58 nel 2014, in una progressione costante.

E ancora: in Belgio, dalle 69 denunce per atti antisemiti del 2004 si passa a 130 nel 2014 ma solo in quattro casi è stata riscontrata aperta negazione della Shoah e/o giustificazione del massacro. Cioè, non c’è nemmeno bisogno di essere convinti negazionisti per attaccare gli ebrei.

Sempre in merito al Belgio, ma la stessa “tendenza” si riscontra in tutti i Paesi UE, mentre nel 2009 in 11 casi ci furono veri e propri attacchi fisici, 22 danneggiamenti alle proprietà, e 13 casi di minacce con gli anni queste forme sono andate progressivamente scemando per lasciare il posto agli attacchi tramite internet.

Il 2009 sembra essere stato un po’ ovunque l’anno della violenza massima; nella Repubblica Ceca ci furono 48 attacchi che calarono a 9 nel 2012, per poi risalire di colpo a 45 nel 2014; quasi alla pari cioè con l’annus horribilis.

 

ceca

E’ ovvio guardare a questo trend collegandolo agli avvenimenti del conflitto israelo-palestinese: nel 2009 l’operazione Piombo Fuso scatenò i media mondiali e alzò il livello di violenza antisemita a nuovi record; il 2014 con l’operazione Protective Edge furono raggiunti quasi gli stessi livelli. E’ interessante considerare la reazione europea alla luce di queste evidenze: mentre nessun aumento di reazioni islamofobe è stato rilevato durante gli attacchi che Israele ha subito da parte del terrorismo palestinese, ogni reazione al terrorismo da parte di Israele non solo ha suscitato la condanna unanime ma tutta la popolazione ebrea europea si è vista associata alle decisioni che il governo di Gerusalemme prendeva per il proprio Paese, mentre i musulmani presenti in Europa non erano in alcun modo stigmatizzati e associati ai terroristi palestinesi. L’amalgama, diventato merce comune, che associa gli ebrei nel mondo con la politica dello stato di Israele non vale, per esempio, per i musulmani e le politiche del Regno Saudita considerato la nazione-faro della comunità islamica mondiale. L’antica accusa di non essere abbastanza leali al proprio paese di nascita poi, perché “obbligati” alla fedeltà ad Israele innanzi tutto, è ancora viva e vegeta. Quindi la percezione dell’ebreo è indissolubilmente legata, nell’immaginario collettivo, alle decisioni del governo israeliano, qualunque sia la maggioranza politica al potere. E qualunque sia l’impostazione delle sue politiche è comunque condannato, quindi ogni ebreo nel mondo “risente” degli avvenimenti in terra israeliana, anche se vivesse a migliaia di chilometri di distanza e non avesse mai visitato il Paese.

In Francia, negli anni della Seconda Intifada, gli attacchi furono 974 contro gli 815 durante l’operazione Piombo Fuso e gli 851 del periodo Protective Edge, 2014.

 

francia

In Olanda invece il 2014 ha superato il 2009 per numero di aggressioni e incidenti antisemiti: da 129 del 2009 a 147 del 2014. Lo stesso in Inghilterra: 929 denunce di attacchi antisemiti nel 2009 contro i 1168 del 2014. Di questi ultimi circa 500 hanno riguardato attacchi pubblici e fisici ad ebrei riconoscibili come tali e 69 luoghi ebraici.

E l’Inghilterra è interessante anche rispetto alla provenienza degli assalitori. Spesso si pensa che nei Paesi ad alta presenza di immigrati musulmani le violenze antisemite provengano tutte da questi ultimi. I dati inglesi smentirebbero: il 44% degli assalitori sarebbe rappresentato da “bianchi nord-europei”, ed il 10% da “arabi  nord-africani”. Internet è servito come piattaforma di “lancio” nel 20% dei casi.

Se l’ascesa di partiti europei di ultra destra, come ad esempio The Freedom Party in Olanda, il Freedom Party in Austria (FPO), il Danish People’s Party, il British National Party e Jobbik in Ungheria ripresenta gli stereotipi “classici” dell’antisemitismo, l’ultra sinistra europea tenta di sfuggirne mascherando i suoi incitamenti all’odio da anti-sionismo. Nel 2009 David Toube descriveva sul The Guardian il suo stupore nel constatare quanto poco la sinistra inglese fosse stata shoccata dalle dichiarazioni di Rowan Lexton, a capo del Foreign and Commonwealth Office’s South Asia, che proprio nel giorno della Memoria si lasciò andare a un “fottuti ebrei” commentando i fatti di Gaza di quei giorni.

Il problema, a mio avviso, è questo. Anche se l’opposizione al razzismo è oggi un articolo di fede per tutti i partiti politici, la sinistra è stata la forza trainante in quelle organizzazioni che dettano l’agenda antirazzista. C’è una parte della sinistra che agevolmente condanna il razzismo storico contro gli ebrei, per mano dei nazisti, del 1940. E’, tuttavia, ambivalente quando si tratta di antisemitismo contemporaneo: in particolare quando può essere “contestualizzato” all’interno del conflitto Israele / Palestina.” scriveva Toube.

Per anni, il Socialist Workers Party ha promosso e portato in giro quel Gilad Atzmon che si descriveva come “ex-ebreo” [e che fu allontanato anche dai gruppi pro-palestinesi più radicali che considerarono controproducente il suo antisemitismo esarcebato]. ” Del resto il sindaco di Londra, Ken Livingstone, del Labour party, accusò di “isteria” i media che attaccarono Yusuf Qaradawi in visita a Londra, per aver definito i terroristi palestinesi “martiri” e si scusò con il suo ospite, denunciando un clima islamofobico “non nuovo nel Paese”.

Se servisse ricordarlo, Al Qaradawi, ideologo dei Fratelli Musulmani, a proposito della Shoah dichiarò: “Nel corso della storia, Allah ha imposto agli ebrei la punizione per la loro corruzione … L’ultima punizione è stata operata da Hitler. Con ciò che ha fatto loro – anche se la realtà è stata esagerata – è riuscito a metterli al loro posto. Questa è stata una punizione divina per loro …. se Allah vuole, la prossima volta [la punizione] sarà per mano dei credenti.”

E non si limita agli ebrei Al Qaradawi, ma per esempio in merito agli stupri dice: “Per essere assolta dalla colpa, la donna violentata deve aver dimostrato una sorta di buona condotta …. l’Islam si rivolge alle donne affinché mantengano il loro pudore, per non aprire la porta per il male …”. Eppure l’anti-razzista Labour Party non trovò motivo di lagnarsi della presenza di Al Qaradawi in Inghilterra per un giro di conferenze, anzi! Si scusò per le critiche “islamofobe” che gli furono mosse.

 

Ken Livingstone e Yusuf Al Qaradawi

Ken Livingstone e Yusuf Al Qaradawi

 

E’ cronaca di questi giorni lo scandalo che ha travolto Jeremy Corbyn ed il suo partito: la sua campagna elettorale fu finanziata da sostenitori di Hezbollah e Hamas e nel suo partito trovano posto deputati come Naz Shah che dichiara “la soluzione del conflitto israelo-palestinese? Israele sia spostato in America: fine del conflitto”. Bastava dare uno sguardo alla storia di Corbyn per stupirsi meno.

In un sondaggio del maggio 2002, promosso dal settimanale Der Spiegel, il 25% dei tedeschi riteneva che “ciò che lo stato di Israele fa ai palestinesi non è diverso da quello che i nazisti hanno fatto durante il Terzo Reich agli ebrei.” 

Il dr. Joel Kotek, esperto di scienze politiche alla Free University di Bruxelles, scriveva:

“L”antisionismo è diventato una religione civile in Belgio. Il suo credo è che i palestinesi abbiano sempre ragione e gli israeliani sempre torto. Nella sua “Bibbia” tutto ciò che accade in Medio Oriente è colpa di Israele. Arafat è il Messia di questa religione; i suoi santi sono i bambini palestinesi, assassini e martiri suicidi. Sharon è il suo diavolo; la sua inquisizione sono i processi contro Sharon che lo definiscono criminale di guerra. I suoi momenti di comunione sono i vari incontri anti-israeliani a intervalli regolari;… le sue crociate, il boicottaggio contro i prodotti israeliani “.

Kotek osservava: “In primo luogo, lo Stato ebraico ha il vantaggio di essere piccolo nella realtà, ma sproporzionatamente grande nella fantasia internazionale. Il potere di Israele è spesso paragonato a quello della Cina, della Russia o anche degli Stati Uniti; in secondo luogo, essere contro Israele dovrebbe compiacere la grande maggioranza musulmana dei nuovi elettori belgi. ” Alla domanda “E’ antisemitismo?” rispose: «Sì e no. No, nel senso che Israele e Sharon sono stati scelti perché erano bersagli “possibili”. Sì, perché Israele non è mai stato scelto come capro espiatorio per caso. Risale ad una vecchia tradizione cristiana “.

Kotek afferma che per i belgi Israele è il cancro del mondo: “Pertanto, è dovere del Belgio esporre e difendere la causa palestinese in tutti i modi possibili, anche attraverso la sua stampa e le istituzioni internazionali; inoltre, un nuovo fenomeno è sorto: lo scoppio di atti antisemiti, fisicamente violenti e non, da parte dei giovani, per lo più di origine nordafricana. ” “L’ antisemitismo classico nei paesi cristiani è evidente, ma probabilmente in declino, anche se ha avuto origine lì. Ad esempio, sempre meno persone hanno un pregiudizio contro lo sposare ebrei. Il paradosso è che, allo stesso tempo, sta crescendo un antisemitismo opportunistico. Esso svolge un ruolo importante negli attacchi contro Israele. Opporsi ad Israele serve a molti segmenti della società belga: alla sinistra e alla destra, cattolica e laica, agli immigrati, così come ai valloni e ai fiamminghi.”

“L’antisemitismo opportunistico può essere un fattore ancora più forte di ideologia, nella politica filo-araba della maggior parte dei partiti politici. La tendenza della politica belga è di essere anti-israeliana. Spesso i politici non sono antisemiti o anti-israeliani, ma c’è la percezione che un atteggiamento del genere piaccia agli elettori di origine nordafricana “.
L’umore antisionista nei media è forte. Kotek fornisce alcuni esempi: “Vif l’Express, l’unico settimanale di lingua francese in Belgio, attacca Israele settimana dopo settimana. La loro prospettiva fondamentale è che i palestinesi sono buoni e gli israeliani cattivi. Scrivono su questo argomento nello stile di ‘cowboy contro indiani.”

“Francois Perrin, un ex professore, oggi in pensione, presso l’Università di Liegi ha scritto in questo settimanale che gli ebrei hanno inventato il genocidio, basandosi sulla storia di Yoshua.” Kotek osserva che non si leggono mai “rimproveri” ai francesi per i tanti barbari atti che i loro antenati Galli  commisero.
“Il principale quotidiano francofono Le Soir stampa (nel 2003) una caricatura in due parti: la prima mostra una corte di giustizia che annuncia: ‘Portate il prossimo imputato, Attila re degli Unni’ La seconda mostra due poliziotti e tra di loro, Sharon. Un altro quotidiano francese, La Dernière Heure, ha pubblicato una vignetta che mostrava Sharon come il criminale assoluto, in ginocchio in un angolo di una stanza, mentre dipinge di rosso l’intera scena. Il fiammingo Nieuwsblad,  quotidiano, ha pubblicato una vignetta  dello Sheikh Yassin sulla croce, su una sedia a rotelle, con il titolo “Israele uccide un leader spirituale.”

“Alcuni cartoni animati sono addirittura antisemiti. Dopo un grande furto di diamanti ad Anversa, il quotidiano fiammingo De Standaard pubblica una caricatura in cui i commercianti di diamanti derubati sono rappresentati da una illustrazione stereotipata di ebrei religiosi di brutto aspetto, anche se al giorno d’oggi la maggior parte dei commercianti di diamanti sono non-ebrei. Nel 2002 una rivista fiamminga molto popolare, P-Magazine, ha paragonato la religione ebraica ad un ‘verme solitario.’ L’articolo conteneva tutti gli elementi del nuovo antisemitismo, e dell’odio per l’ebreo,  in nome dei diritti umani e contro il razzismo. Nello stesso giornale il cardinale Joos ha spiegato che Bill Clinton è diventato presidente degli Stati Uniti, grazie al denaro ebraico.

“Alcuni estremisti vanno anche oltre. Pierre Lambert, un ecologista, ha proposto che gli ebrei sionisti siano esclusi dalla burocrazia belga, perché non sono leali nei confronti della società belga. Un webmaster di un sito ‘progressista’ ha anche proposto che la nazionalità belga dovrebbe essere tolta ad alcuni ebrei. Anche se questo è incitamento all’odio razziale, non è stato perseguito. “

 

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E la Spagna? Come se la cava? Nell’ottobre 2015 è diventata effettiva la legge che riconosce il diritto, ai discendenti degli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492, alla cittadinanza spagnola. Scrive Margarita Gokun Silver: “Solo pochi giorni prima, il 28 settembre, mia figlia mi ha raccontato di uno scambio di battute che aveva avuto nella sua scuola di Madrid.

“Vai nelle camere a gas”, un compagno di classe le ha detto, durante una lezione “o in un campo di concentramento.” Ha poi aggiunto: “Dove sono i tuoi pigiama a righe?” “Mia figlia ha quindici anni. Negli ultimi due anni ha studiato in una scuola bilingue spagnola, tra le top ten delle migliori scuole spagnole nella lista di El Mundo 2015. L’abbiamo spostata lì dopo un anno in una  scuola americana dove ci ssembrava non imparasse niente di spagnolo e fosse lontana dalla cultura locale. Ma questo non era il tipo di “cultura locale” che avevamo in mente.

Mia figlia mi dice che gli studenti del gruppo WhatsApp della sua classe usano di routine “Heil Hitler” come saluto. Dicono che è stato loro insegnato – attraverso la loro religione e la comunità -che gli ebrei sono stati e saranno sempre dannati. E citano esempi storici, compresi quelli di Hitler e Franco. Per me, l’esperienza di mia figlia è un flash back che non avrei mai pensato in una società occidentale del 21 ° secolo.”

Il 25 luglio 2014, a Ceuta, si tenne una manifestazione che di politico aveva ben poco e moltissimo di antisemita: tutte le accuse mosse per secoli agli ebrei erano ripetute come “fatti”, conditi da slogan del tipo “morte a Israele”.

 

 

Ogni struttura che si riferisce all’ebraismo, sia una scuola, un museo o una sinagoga, in tutta Europa è obbligata a servirsi di sorveglianza armata, che sia fornita dallo Stato o privata. A Parigi, Bruxelles, Berlino, Malmo, i cittadini europei hanno assistito a manifestazioni che avevano come parola d’ordine “Ebrei al gas” senza che, come il filosofo francese  Pierre-Andre Taguieff rilevava una decina di anni fa, nessuna voce si levasse da parte delle innumerevoli (e spesso molto influenti) associazioni per la lotta al razzismo.

Che cosa succede all’Europa che ha ripetuto per settant’anni, come un mantra rassicurante, “Mai Più”?

In una recente intervista con Lee Smith dell’Istituto Hudson, il diplomatico arabo-israeliano George Deek ha tentato una spiegazione alla crudeltà particolare e vendicativa con la quale la Shoah viene utilizzata per attaccare Israele [e per translato, gli ebrei]. Il problema, ha sostenuto, è che l’esistenza di Israele è ampiamente fraintesa. E’ vista non come la realizzazione dei diritti nazionali di persone senza Stato ma come un progetto europeo di espiazione, di magnanimità e compassione. E poiché la creazione di Israele è percepita come una conseguenza della generosità europea, la legittimità di Israele sarà sempre subordinata all’approvazione europea. Ha riassunto l’atteggiamento prevalente:
Come ho mostrato pietà per te, devi mostrare compassione verso gli altri. E se non riesci a mostrare compassione, o ciò che io percepisco essere compassione verso gli altri, allora non sarò obbligato a mostrare più compassione verso di te ed il tuo diritto di essere lì o di comportarti in un certo modo ti sarà tolto.”
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Murray Gordon, del American Jewish Commettee, prova ad analizzare la situazione europea:

“Gli europei che marciano con i palestinesi sono socialisti e Verdi, neo-comunisti, antiglobal, e sindacalisti. A Barcellona, i 10.000 affluiti, sindacalisti, organizzazioni non governative e membri di partiti politici assortiti, hanno manifestato contro il “genocidio” di Israele nei confronti del popolo palestinese e bruciato la stella di David. A Bruxelles, che è stato teatro di una serie di manifestazioni anti-israeliane, i membri socialisti e i Verdi, insieme con il movimento cattolico Pax Christi, si sono uniti agli arabi nel denunciare Israele.

Cos’è questo Stato ebraico e questo sionismo che smuovono le persone che  siedono alla sinistra dello spettro politico? Pochi, se non nessuno, di loro sono scesi in piazza per denunciare il governo gangster di Robert Mugabe, che ha distrutto lo stato di diritto nello Zimbabwe e ha arrestato, intimidito e ucciso i suoi avversari politici. Né hanno protestato contro la guerra civile decennale in Sudan, che ha fatto milioni di vittime. Né sembrano preoccuparsi della schiavizzazione crescente esercitata dai musulmani in questo paese devastato dalla guerra. La sinistra, a causa del suo abbraccio alla causa palestinese, ha chiuso un occhio sul clientelismo e la corruzione che sono endemiche nell’Autorità Palestinese di Yasser Arafat. Non è riuscita a sollevare domande sul perché Arafat rifiutò le generose condizioni di pace offerte dall’ex primo ministro Ehud Barak che avrebbero dato il 97 per cento della Cisgiordania e di Gaza ai palestinesi e avrebbero permesso alle aree arabe di Gerusalemme Est di diventare la capitale del nuovo stato palestinese. Né ha condannato la violenza indiscriminata contro cittadini israeliani innocenti. L’abbraccio, come il filosofo Alain Finkielkraut ha osservato, “non è scosso, ma rafforzato dalla violenza indiscriminata dei palestinesi.” Da una linea di massima simpatia per Israele, nei primi anni della sua esistenza, la sinistra ha virato alla vendetta contro Israele, dopo la guerra dei sei giorni, quando conquistò terre arabe. Poco importava, a sinistra, che Israele fosse pronto a rendere quasi tutte queste terre ai paesi arabi che mossero guerra, in cambio della pace. Il vittorioso Israele è stato raffigurato nei termini più luridi, come una potenza coloniale con ambizioni imperialiste che calpesta il popolo palestinese. Per molti in Europa, con la sua tradizione secolare di antisemitismo che ha tenuto gli ebrei in una posizione di impotenza, l’immagine di uno Stato ebraico che esce vittorioso era troppo da sopportare. Nel ruolo di outsider, gli arabi hanno vinto rapidamente la simpatia della sinistra. Ciò che ha reso questo flip-flop facile è stato il ruolo che l’Unione Sovietica ha giocato come alleato di Egitto e Siria, mentre Israele è stato raffigurato come il lacchè degli Stati Uniti. La sinistra europea, con una lunga storia di inginocchiamento all’Unione Sovietica, si è rivoltata contro Israele. Una volta definito “stato paria” da parte di Mosca, è stato naturale per gran parte dell’Europa di sinistra ritrovarsi in linea. Oggi, anche con l’Unione Sovietica finita, la sinistra utilizza ancora la lingua del lessico della guerra fredda, riferendosi a Israele come “coloniale”, “imperialista”, e “potenza occupante”.

 

l'edificazione di Tel Aviv, 1909

l’edificazione di Tel Aviv, 1909

 

“Un altro fattore congenito alla sinistra è l’ antiamericanismo. Gli stretti legami di Israele con gli Stati Uniti, sulla base di interessi strategici comuni e valori democratici condivisi, sono serviti a intensificare i sentimenti negativi verso Israele. Come il giornalista britannico Polly Toynbee ha scritto, “La cattiva Israele è il rappresentante Medio Orientale della cattiva America”. Israele, inoltre, è l’antitesi del Terzo Mondo, che rimane tanto caro alla sinistra di Europa. Quel mondo impoverito, nel quale molti paesi continuano ad essere governati da governi dittatoriali o autoritari, resta di gran lunga più confortevole per la mentalità paternalistica della sinistra che una Israele  avanzata, nell’industria e nell’agricoltura, che abbraccia i valori più democratici che dominano in Europa. Il sostegno di Israele al libero mercato è un altro fattore che provoca le ire della sinistra, che è esattamente contro la globalizzazione del commercio. Può essere che Israele sia un anatema per la sinistra perché minaccia le sue illusioni ideologiche?”

Tutte analisi ed ipotesi valide, ma forse c’è anche qualcosa di più per spiegare questo “nuovo” “antisemitismo opportunistico”, come lo definisce Kotek, questa condanna senza appello a Israele che ha costretto gli ebrei europei nel ruolo di bersaglio, facendo dei palestinesi i nuovi santi laici e, fosse sensato sospettarlo, sarebbe qualcosa di molto meno ideologico di quanto si potrebbe pensare e di molto più “pratico”. Matteo Renzi ha desecretato una serie di documenti riguardanti le stragi italiane. La commissione di inchiesta che ancora indaga sull’omicidio Moro è stata ammessa a prenderne visione. Fra mille precauzioni e con il divieto assoluto di rivelare quanto avrebbe trovato, la commissione ha potuto prendere visione di una massa enorme di documenti. E’ emerso un cablo del Sismi, da Beirut, che risale al febbraio 1978, ossia un mese prima della strage di via Fani, in cui si mettono per iscritto le modalità del Lodo Moro, ossia quell’accordo che il governo italiano strinse con i terroristi palestinesi dell’Olp e del Fplp che metteva al riparo l’Italia da eventuali attacchi terroristici in cambio del “chiudere un occhio” sulle armi che transitavano nel Bel Paese e le basi logistiche che vi si trovavano. Grazie a questo accordo, negato disperatamente da una parte della compagine politica italiana per anni, i guerriglieri marxisti di George Habbash, avrebbero tenuto l’Italia al riparo da atti di terrorismo. Come ben sappiamo, gli ebrei (associati ai target israeliani) non rientravano in quell’accordo. La strage di Bologna sarebbe stato un “avvertimento” nel timore che tale accordo fosse annullato.

«I membri della Commissione di inchiesta sulla morte dell’on. Aldo Moro hanno potuto consultare il carteggio di quel periodo tra la nostra ambasciata a Beirut e i servizi segreti a Roma, materiale non più coperto dal segreto di Stato ma che, essendo stato classificato come segreto e segretissimo, non può essere divulgato; il terribile e drammatico conflitto fra l’Italia e alcune organizzazioni palestinesi controllate dai libici registra il suo apice la mattina del 27 giugno 1980».

Quindi non solo il Lodo Moro ha finito di essere un fantasma senza corpo, ma dai documenti emergono prove che sorreggono – non comprovano, ovvio – la cosiddetta pista araba per le stragi di Ustica e di Bologna.

 

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Nel periodo del terrorismo palestinese in Italia, tutta Europa era coinvolta in accordi più o meno chiari con gruppi terroristi e dittature arabe, in primo luogo quella libica di Gheddafi, con la presenza, a diversi livelli di importanza, di gruppi politici europei che spaziavano dall’estrema sinistra all’estrema destra . Da quel François Genaud banchiere svizzero che il London Observer descriveva come “uno dei capi del nazismo mondiale” che aveva aiutato sia i nazisti del Terzo Reich in cerca di rifugio sicuro, sia i nazionalisti arabi. Fu lui a creare l’associazione “Arabo-Africa”, costituita da ex nazisti e collaboratori. Il suo nome è legato a quello di Fathi el-Dib, collaboratore di  Nasser e capo, all’epoca, dei servizi segreti egiziani; a quello di Waddi Haddad, del Fronte popolare per la liberazione della Palestina; a quello di Carlos lo Sciacallo, a quello di Bruno Bréguet, anch’esso del FPLP, il quale arrestato in Israele per il possesso di due kg di esplosivo e condannato a quindici anni di carcere, fu scarcerato a seguito di una massiccia campagna in suo favore, sottoscritta anche da “icone” di sinistra come Noam Chomski, Sartre, De Beauvoir e Moravia che firmarono la petizione che ne permise la scarcerazione anticipata, e da molti gruppi di sinistra tedeschi. Forse il “Lodo” non fu solo Moro e forse il “palestinismo” non è diventato per caso la nuova religione laica.

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