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Dal Nilo all’Eufrate: il mito è servito

febbraio 27, 2016

Come sappiamo le calunnie nei confronti di Israele non si buttano mai via; restano, si accantonano magari per un periodo, in attesa di riciclarle alla prima occasione. E ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le voglie.

Alcune sono così ridicole da chiedersi come sia stata mai possibile una così ampia loro diffusione, ma i “miti” su questo si reggono e se si tratta di Israele c’è sempre pronto un auditorio più che ben disposto ad accoglierli e trasformarli in “verità”.

Uno di questi miti riguarda il progetto che starebbe alla base della “conquista” sionista della Palestina geografica: una grande Israele, “dal Nilo all’Eufrate”. La propaganda palestinese e araba in generale si è molto affannata a “dimostrare” quella che spacciano come evidenza. Una di queste “prove” sarebbe una mitica scritta all’entrata della Knesset, il Parlamento israeliano, che appunto la riporterebbe, chiarendo fin da subito le intenzioni politiche dell’establishment israeliano. La leggenda partì da un’intervista del giornale Playboy a Yasser Arafat, nel 2009:

PLAYBOY: Pensa che gli israeliani si sono opposti a qualsiasi nozione
di uno Stato palestinese fin dall’inizio?
ARAFAT: , non lo vogliono. Guardate le parole d’ordine che usano: la terra di Israele è dall’Eufrate al Nilo. Questo è stato scritto per molti anni all’ingresso della Knesset, il parlamento. Essa mostra la loro ambizione nazionale, vogliono arrivare fino al fiume Giordano. Una Israele per loro, ciò che resta per noi ….
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Ogni volta che qualche diplomatico in visita alla Knesset affermava di non aver visto scritto nulla del genere, riceveva immancabilmente la risposta “L’hanno tolta in occasione della tua visita”. Quindi qualcosa che nessuno ha mai visto è diventato fatto.
Il 26 maggio 2015, lo storico egiziano Majid Farag fu intervistato dalla tv Mehwar in merito ai tentativi di normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele. Durante l’intervista Majid Farag accennò alla bugia della scritta alla Knesset:
Majid Farag: Sono sicuro che avrete sentito della scritta alla Knesset che dice:Dal Nilo all’Eufrate
Intervistatore: Dall’Eufrate al Nilo.
Majid Farag: No. “Dal Nilo all’Eufrate.”
Intervistatore: Va bene, ho pensato che fosse il contrario.
Majid Farag: Non è vero. Non vi è nulla di simile.
Intervistatore: E non appare nemmeno nei Protocolli?
Majid Farag: Quali Protocolli?
Intervistatore: I Protocolli dei Savi di Sion. Quel vecchio gruppo.
Majid Farag: Guardi restiamo alla Knesset.
Intervistatore: C’è un cartello che dice: “Dal Nilo all’Eufrate
Majed Farag: Certo che no.
Intervistatore: è certo?
Majed Farag: Certo! E’ sicuro. Sappiamo tutti che questo non è vero, ma la gente continua a dirlo per rinfocolare l’ostilità.
Interessante il tentativo dell’intervistatore di citare i Protocolli dei Savi di Sion come fossero un documento per avvalorare qualcosa che nessuno ha mai visto.
E su “prove” come queste la bugia del piano sionista per impossessarsi di tutta Eretz Israel si è mantenuta viva e vegeta.
Il 25 maggio 1990 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu lasciò la sua sede di New York per trasferirsi a Ginevra e poter così incontrare Yasser Arafat, al quale era stato proibito l’ingresso in America.
Durante quell’incontro Arafat portò le sue “prove inoppugnabili” del piano sionista: una moneta, una bandiera e una mappa.
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Ne scrive dettagliatamente Daniel Pipes:
Eccitato Arafat tirò fuori dalla giacca una moneta da 10 agorot: Guardate! Guardate! Questo è un pezzo da 10 agorot. Si tratta di una delle nuove monete di Israele. E che cosa si vede? Il candelabro ebraico a sette bracci sullo sfondo di una mappa incredibile: la sagoma mostra la regione che va dal Mediterraneo alla Mesopotamia, dal Mar Rosso all’Eufrate. Si tratta di una dimostrazione lampante delle aspirazioni sioniste
Arafat e chi ha dato credito alle sue parole sa poco di storia: la moneta ne riproduce una del 37 prima dell’era moderna, emessa durante l’assedio di Gerusalemme da Matatia Antigono II, l’ultimo re asmoneo. Secondo il professor Ya’akov Meshorer, capo della sezione antichità del Museo di Israele, l’artista Nathan Karp ha utilizzato solo le linee generali della moneta antica nel suo disegno. Karp era sbalordito“, ha detto Meshorer, «che qualcuno avesse potuto vederci la Terra di Israele!“. (Jerusalem Post, 9 giugno 1990)
Ma naturalmente ad Arafat le spiegazioni semplici e logiche non andavano giù. E quindi produsse un secondo “documento”, una mappa tratta da un articolo scientifico dal titolo “Prospettive di sviluppo dalla misura areale di Israele: una valutazione generale“.
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La mappa apparve in un lavoro del Dr. Gwyn Rowley dell’ University of Sheffield in Inghilterra e illustrava appunto l’ambiente storico al quale si riferiva la moneta del 37  .
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 L’altra “prova schiacciante” portata da Arafat riguardava la bandiera di Israele, niente di meno! Secondo Arafat la bandiera contiene una “simbologia nascosta”: le due linee blu orizzontali rappresentano il Tigri e l’Eufrate!
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Naturalmente anche la frase biblica “dal Nilo all’Eufrate” meriterebbe attenzione. Scrive Daniel Pipes:

In primo luogo, il “fiume d’Egitto” si riferisce quasi certamente non al Nilo, ma a Wadi al-Arish sulla costa nord della penisola del Sinai. La mancanza di parallelismo tra le due formulazioni, “il grande fiume, il fiume Eufrate” e “il fiume d’Egitto” sembra corroborare questa interpretazione. In ogni caso, i principali commentari ebraici su questo testo, in particolare quello di Rashi, identificano il fiume d’Egitto con Wadi Al-Arish. Questi commenti hanno accompagnato per secoli il testo biblico in edizioni pubblicate della Bibbia, e  quindi i sionisti erano in grado di capire “il fiume d’Egitto” in questo senso.

In secondo luogo, le regole di esegesi biblica sostengono che leggi specifiche hanno sempre la precedenza sulle leggi generali. Di conseguenza, la delineazione dettagliata, e geograficamente molto più vincolata, di Eretz Israel (la Terra d’Israele) in Numeri 34: 1-12 ( “Essa quindi si snoda da sud fino alla salita di Akrabbim e passa da Zim, e il suo limite meridionale sarà Kadesh-Barnea “) ed Ezechiele 47:…. 13-20 soppianta quelli molto più vaghi nella Genesi e Deuteronomio. Per questo motivo, la tradizione ebraica ha visto a lungo la descrizione in Genesi come non efficiente.

In terzo luogo, nel racconto biblico, i “discendenti” di Abramo non comprendono solo gli ebrei attraverso Isacco, ma anche i loro “cugini”, gli arabi attraverso Ismaele. Il governo israeliano non ha basato le sue leggi sulla Torah; Israele è stato fondato da laici ispirati da obiettivi nazionalisti e socialisti, non da quelli religiosi. Perché, a differenza dei Paesi islamici che si basano sul Corano, in Israele è sembrato vagamente assurdo supporre che i passaggi che risalgono a tre millenni fa possano guidare le azioni della moderna politica democratica.

Per un’analisi più dettagliata l’interessante articolo di Daniel Pipes. Anche se tutto il buon senso possibile e immaginabile si infrange poi sulla famosa asserzione: “Non so se sia vero o no, ma potrebbe esserlo” e il mito è servito.
One Comment
  1. laura buccino permalink

    io ho una capra parlante. adesso le faccio dire una verità incontrovertibile

    Laura

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