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Le Ong contro Israele, un settore che non conosce crisi

gennaio 21, 2016

La genesi e lo sviluppo delle Ong “specializzate” nella difesa dei diritti dei Palestinesi (o che almeno così si definiscono) “causa” che coincide sempre, ovviamente, con la condanna di qualunque governo israeliano, è affascinante.

Il loro numero, tra quelle “operanti” in Israele, nei Territori e poi nel mondo, è talmente elevato ed in continua crescita da aver richiesto degli studi specifici e dei database che si arricchiscono di sempre nuovi risultati. Sono coccolate, sono chiamate a redigere documenti Onu, senza contraddittorio, i loro report sono sempre presi per oro colato, almeno finché qualcuno di buona volontà non si mette a smontarli punto per punto e anche in quel caso ciò che resta impresso nella memoria dell’opinione pubblica è il loro punto di vista iniziale, non certo la smentita. Israele si estende per 22.072 km, comprese Gerusalemme est e le Alture del Golan; i Territori palestinesi, Gaza compresa, occupano un’area di 6220 km. Questo grafico illustra le proporzioni delle Ong impegnate in Israele e nei Territori e quelle nel resto dei Paesi del Medio-Oriente.

 

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Sono affascinanti e misteriose queste Ong, delle quali non si sa mai abbastanza, né in merito all’entità dei loro finanziamenti né all’identità dei donatori. E come sappiamo, l’aver pensato ad una legge che le obblighi a dichiarare i loro finanziamenti esteri ha scatenato le loro ire e ha dato loro l’estro per poter trionfalmente “dimostrare” quanto sia censorio e razzista lo Stato di Israele.

Però è sempre interessante dare uno sguardo più da vicino all’argomento del quale ci si interessa; NGO Monitor ha pubblicato il Rapporto annuale 2012-2014 in merito a Ong e “gruppi di pressione” che hanno per focus Israele e Palestinesi. E’ un lavoro impegnativo, vediamone alcune parti.

Cominciamo dal gruppo +972 Magazine, un blog nato nel 2010 che si avvale dei contributi di scriventi da Israele ma anche dall’America. Si descrivono come una rivista che ha: “un ethos giornalistico non ortodosso: tutti i blogger della rivista hanno completa libertà di scrivere ogni volta che vogliono e quello che vogliono.” Naturalmente questo loro ethos non ortodosso lo dimostrano spesso. Il loro linguaggio è quello classico della delegittimazione: apartheid, razzismo, pulizia etnica, confisca, e così via. Per esempio difendono a spada tratta Ezra Nawi che chiamano “prominente attivista anti-occupazione”. Noam Sheizaf, redattore capo della rivista, chiamava Gerusalemme “città di apartheid” e gratificava chi gli muoveva delle critiche dell’appellativo di “KKK ebraico“. Per loro Netanyahu violenta Obama:

 

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Ovviamente sostengono il boicottaggio dei prodotti israeliani, tutti. Collaborano strettamente con Electronic Intifada, e già il nome dovrebbe essere sufficiente a descriverli. Certo nulla di nuovo, nulla che non sia già stato visto e digerito ma un blog di questo genere, talmente schierato e parziale da dichiararlo con orgoglio e che comunque per diffusione e influenza non è minore di un quotidiano accreditato, deve essere sponsorizzato da uno Stato europeo? Un magazine così smaccatamente anti-israeliano deve ricevere finanziamenti pubblici da uno Stato estero? Sì, li riceve, dalla Germania: 164500 NISn una cifra non irrisoria in Israele. Perché la Germania ha interesse a finanziare un blog di questo tipo? E comunque sono i “parenti poveri” nella galassia delle Ong miliardarie.

 

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Andiamo avanti. ACRI, Association for Civil Rights in Israel, fondata nel 1972, di base a Tel Aviv ma con sedi a Be’er Sheva e Nazareth. Manco a dirlo anche loro esistono per promuovere “diritti umani, libertà civili, eguaglianza” ecc. L’Onu si serve dei loro report, incontrano funzionari pubblici e diplomatici. E la solita solfa: accuse di razzismo, apartheid, punizioni collettive, e tutto il trito e tristo solito bagaglio di terminologie diffamatorie. Sono quelli che hanno montato la campagna contro la legge Prawer-Begin che proponeva una collocazione della popolazione beduina del Negev più consona per cittadini israeliani a pieno titolo quali sono. Beduini che fra l’altro avrebbero anche accettato in maggioranza e di buon grado di avere elettricità, acqua corrente e scuole. Si opposero alla messa al bando dei simboli nazisti dichiarando che ” La questione della legittimità sociale del simbolismo dell’olocausto nel discorso politico e pubblico è grande questione che merita di essere pienamente e liberamente diffusa e discussa tra il grande pubblico.” C’è da notare che in questo Stato così oscurantista, repressivo, fascista, associazioni che apertamente lo accusano sono libere non solo di continuare a farlo, ma di mettersi in tasca diversi soldoni privati e pubblici. Non male per un regime eh? E ACRI di appoggi ce ne ha e tanti. Li finanziano, sempre parlando di Stati esteri e lasciando perdere i privati: Inghilterra, Svezia, Norvegia, Olanda, America, Unione Europea, Germania, Danimarca, Svizzera, Nazioni Unite; moltissimi finanziamenti statali passano dalle Chiese di tutta Europa, con Diakonia in testa. Le cifre questa volta sono da capogiro: 164.589.120.326! Roba da bilancio statale.

 

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Adalah, anche loro mirano ai Beduini, ma non solo. Durante la guerra di Gaza 2014, Adalah ha presentato una comune dichiarazione scritta, insieme ad altre Ong, il 22 luglio, al UNHRC , accusando Israele di “prendere di mira i civili“, il che potrebbe costituire gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto penale internazionale e potrebbe configurarsi come crimine di guerra e crimine contro l’umanità.” Invitano l’UNHRC a “ condannare la deliberata, sistematica e diffusa pratica di mirare ai civili palestinesi” e chiedono di “stabilire una commissione d’inchiesta internazionale indipendente, con il mandato di individuare e indagare su tutte le violazioni del diritto internazionale, dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commessi nel contesto dell’operazione Protective Edge nella Striscia di Gaza.

Loro li finanziano: Svezia, Spagna, Belgio, Inghilterra, Unione Europea, Onu, Svizzera, Danimarca, Olanda (in modo massiccio), Germania. Molte Chiese europee. Il totale dei loro finanziamenti in due anni è di 8.029.585 NIS. Non male, affatto. Diciamo un appartamento di lusso a Tel Aviv centro.

 

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Bimkom, promuovono “I valori della giustizia sociale, del buon governo, l’uguaglianza e la partecipazione della comunità” per avanzare “nello sviluppo di politiche e pratiche di pianificazione che siano più giuste e rispettose dei diritti umani, e che rispondano alle esigenze delle comunità locali.” Presentarono una dichiarazione alla Commissione Goldstone (30 giugno 2009), nella quale non c’era traccia dei crimini di Hamas ma che accusava Israele di violazione dei diritti umani.  Nel documento Bimkom e le altre Ong sostenevano la tesi de “l’operazione punitiva, il cui scopo principale non era il raggiungimento di obiettivi militari reali, ma l’infliggere danno intenzionale come deterrente e misura punitiva

Bimkom sono sostenuti da Unione Europea, Svezia, Olanda, Svizzera e Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Francia, Irlanda, Germania, Spagna e Belgio, per un totale di 1.0229.493 NIS; buono!

Di Breaking the Silence sappiamo quasi tutto, quasi perché ciò che resta misteriosa è l’identità dei militari ed ex-militari che accusano l’IDF delle peggiori nefandezze. E’ fra le top ten delle Ong più sostenute, moralmente ma anche finanziariamente, dall’Europa. Ricevono soldi da tutti gli Stati Europei, molti dei quali tramite le Chiese locali.

B’tselem, altra diva fra le Ong, ha al top dei suoi donors gli Stati Uniti, tramite le varie Chiese, ma riscuotono anche dal Foreign and Commonwealth Office – UK, dalle Commissioni Europee, dall’Ambasciata Norvegese, dalla Svezia tramite la Diakonia già nominata sopra, dal Consolato di Francia, dalla Chiesa scozzese, dalle Nazioni Unite, dall’Unicef, dalle Chiese danesi, dalla Chiesa Irlandese. Anche B’tselem è molto conosciuta ma le sue imprese meritano un capitolo a parte e qualcosa si può leggere QUI e QUI

 

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Insomma, vale la pena di leggerselo tutto il rapporto di NGO monitor, dal quale si può trarre un buon auspicio per il futuro: in un’epoca di crisi economica, di licenziamenti, di disoccupazione, di tasse e balzelli ormai diventati l’incubo quotidiano delle famiglie, c’è un settore che non è mai in crisi ma che anzi, continua a fare affari un anno dopo l’altro, quello delle ONG contro Israele.

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