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Il senso della UE per il ridicolo

gennaio 20, 2016

Dunque, che c’è di nuovo sul “fronte occidentale”? Non gran cosa, tutte le peggiori previsioni in merito al futuro dell’Europa sembrano avverarsi puntualmente. La crisi economica ha fatto stare con il fiato sospeso per la sorte della Grecia e di conseguenza per tutta la zona euro; ora non se ne parla più, sotterrata dall’emergenza rifugiati, diventata lo spettro quotidiano intorno al quale si vanno a infrangere gli intenti costitutivi:

” L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori, enunciati nell’articolo I-2, sono comuni agli Stati membri. Inoltre, le società degli Stati membri si caratterizzano per il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la parità tra uomini e donne. Tali valori svolgono un ruolo importante, e soprattutto in due casi concreti. In primo luogo, il rispetto di questi valori è una condizione preliminare per qualsiasi adesione di un nuovo Stato membro all’Unione secondo la procedura enunciata all’articolo I-58. In secondo luogo, la violazione di tali valori può comportare la sospensione dei diritti di appartenenza di uno Stato membro all’Unione (articolo I-59). ”

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Le ultime “crisi” hanno, fra l’altro, messo in luce come il concetto di democrazia possa essere interpretato in modo diverso a seconda che lo si intenda dall’Europa Occidentale o da quella Orientale: Paesi come l’Ungheria e la Polonia per esempio, non vedono in contrasto con il concetto di democrazia l’accentramento dei poteri nelle mani di un partito solo, il controllo censorio di stampa e media, il controllo della magistratura. E questo è già un bel problemino da affrontare per un’Europa Unita che si impegnava a essere

«aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i valori dell’Unione di cui all’articolo I-2». Rispetto alla versione preesistente, il suddetto articolo include tuttavia alcuni criteri supplementari, che comprendono anche la dignità umana e l’uguaglianza, nonché i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Inoltre, tale articolo precisa come le società degli Stati membri debbano essere caratterizzate «dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini ».

Ma è sulla “questione” dei rifugiati, sulle misure da adottare per proteggersi o per accogliere che la rottura è totale. L’Europa dell’Est ha continuato a battere cassa anche solo per permettere ai rifugiati di transitare sul proprio territorio, vedi la Macedonia; altri Paesi, come l’Ungheria per esempio, si sono sigillati all’interno dei muri che hanno eretto alla bisogna. Chiusi i confini con Serbia e Croazia, chiuso il confine con la Slovenia: alto quattro metri, lungo 175 km il muro tra l’Ungheria e la Serbia, 102 km quello con la Slovenia. La Bulgaria ne sta costruendo uno di 82 km per chiudere il confine con la Turchia.

La Croazia ha chiuso i valichi con la Serbia ed ha sospeso il servizio ferroviario con Zagabria quando si è accorta che i rifugiati ripiegavano sui suoi confini dopo essere stati scacciati altrove.

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In Germania invece li hanno accolti con fiori e peluche per i bambini, dolci e abbracci ma è bastato l’incidente di Colonia per cambiare immediatamente le carte in tavola. Ora a Colonia e in tutta la Germania se hai la pelle un po’ più scura rischi il pestaggio “Su Facebook hooligans hanno lanciato una “caccia all’uomo nel centro di Colonia” e ieri notte effettivamente nel piazzale della stazione, dove la notte del 31 si erano verificate le aggressioni, gruppi di teppisti si sono scatenati contro siriani e pachistani.”

E poi la crisi, che non è passata di certo, non è scampato il pericolo, non è aumentata miracolosamente l’occupazione e dopo il braccio di ferro della Grecia anche altri Stati, per esempio l’Italia, cominciano a chiedere a Berlino “flessibilità”. E da non dimenticare la paura terrorismo che dopo i fatti di Parigi è diventata qualcosa di più che una paranoia senza fondamento. Ormai gli Europei vivono in una situazione “israelizzata”: check point, polizia in assetto di guerra per le strade, porte blindate, cancellazione di eventi pubblici “a rischio”; la Francia ha istituito lo “stato di emergenza”, mai più utilizzato da dopo la guerra in Algeria, che in pratica autorizza la detenzione amministrativa e l’intervento della polizia e dell’esercito senza bisogno del mandato del magistrato. Agli Europei sta succedendo proprio quello che agli Israeliani succede da decenni, e stanno reagendo proprio nella stessa maniera che hanno finora condannato da parte di Israele.

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“Vuoi vedere che finalmente in Europa si sono resi conto? Che ora manifesteranno solidarietà a chi vive la stessa situazione da sempre? ” Ma non diciamo sciocchezze per favore! Che cosa preoccupa l’Europa più di qualunque altra emergenza? Che cosa spinge i rappresentanti europei a riunirsi per emanare le loro indignate “raccomandazioni”? Vediamo… forse hanno deciso una serie di richieste da presentare all’Iran in merito ai diritti umani violati? Forse hanno deciso che la condizione preliminare per i rapporti commerciali con l’Iran, che scalpitano di poter finalmente condurre alla luce del sole, dopo averli portati avanti “en cachette”, a causa delle sanzioni, sia dare conto dei duemila detenuti impiccati in due anni, in esecuzioni pubbliche e quasi tutti uccisi a causa della loro dissidenza con il regime? O pretenderanno che gli ayatollah smettano di finanziare il terrorismo mondiale? No, no non ci siamo. L’Europa ha una sola e unica ossessione: ISRAELE. Solo lo Stato ebraico può spingerli a “lavorare”, solo Israele è la spina nel fianco europeo che toglie il sonno e l’appetito.

E quindi ecco qua:

Conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente-
Conclusioni del Consiglio (18 gennaio 2016), il nuovo capolavoro partorito dalla Ue, perché una volta che si è preso un impegno si deve portare avanti. E mica qualcuno avrà pensato che si potessero accontentare della doppia etichettatura vero? Ma vediamolo questo monumento all’ipocrisia europea:
1. Il Consiglio nutre profonda preoccupazione per le gravi perdite di vite umane verificatesi negli ultimi mesi in Israele e nel territorio palestinese a causa della perdurante spirale di violenza.
Oh! Si sono perse delle vite umane! E dove? E come? Ah ma certo! In Israele, a differenza dell’Europa, il terrorismo prende il nome di “spirale di violenza”. Ecco, giusto! E’ una spirale, un gorgo che se per disgrazia ci finisci dentro perdi le vite umane. Non si chiamano assassinii, accoltellamenti, schiacciamenti, incitazione all’odio, no! E’ una spirale, un vortice, un evento.
L’UE rammenta la particolare importanza dei luoghi santi e invita a mantenere
lo status quo introdotto nel 1967 per il Monte del Tempio/Haram al-Sharif, in linea con le precedenti intese e con riguardo al ruolo speciale della Giordania.
Ovvio! I “luoghi santi” sono in pericolo e la UE non riposa bene al pensiero. Quindi, che resti tutto come è stato finora, così per esempio
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2. L’UE esorta tutte le parti ad astenersi da azioni che possano aggravare la situazione mediante istigazione alla violenza o provocazioni e invita le parti a condannare gli attacchi al loro verificarsi e ad attenersi rigorosamente ai principi di necessità e proporzionalità nell’uso della forza.

Ma sì, “l’uso della forza” che senso ha di fronte a continui attacchi terroristici? E mica si pretende di fermarli gli attentati! Basta che li si condanni. Ecco, che continuino pure ad accoltellare, che non sia usata la forza per fermarli, ma siano verbalmente condannati. E non istigate cribbio! Ma chi istiga?
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Per la UE poi esiste UN fatto rilevante e UN responsabile: la strage di Duma e i “coloni”. Gli omicidi di Duma hanno orripillato l’intera Israele, ma non sono stati gli unici spargimenti di sangue. L’ultima vittima, la ventottesima, era una donna, Dafna Meir, uccisa a sangue freddo nella sua casa, davanti ai suoi sei figli, da un quindicenne, il padre del quale si è detto orgoglioso di quanto compiuto dal figlio. Dopo mesi di indagini serrate lo Shin Bet ha arrestato un gruppo di persone accusate degli omicidi della famiglia Dawabsh. Non si conoscono arresti dell’Autorità palestinese in merito a tutti i fatti di sangue compiuti da settembre, per restare nei fatti recenti, da persone che vivono in territori da Abbas controllati.
L’UE si compiace per i progressi compiuti nelle indagini sui fatti di Duma e invita Israele a fare in modo che tutti i coloni responsabili delle violenze siano chiamati a rendere conto delle proprie azioni. L’UE invita inoltre entrambe le parti a lottare in maniera congiunta e con risolutezza contro l’istigazione e l’incitamento
all’odio, ad esempio istituendo un meccanismo di consultazione in materia di istigazione secondo le linee stabilite negli impegni assunti in precedenza
Ecco,  rispettiamo le regole in materia di istigazione. Dalal Mughrabi ha ammazzato 37 persone in un attentato, per Fatah è un modello da prendere ad esempio:
Dalal Mughrabi era il comandante e il modello … Molte, tra le donne di Fatah,  cercano il martirio. La donna era armata, aveva resistito all’occupazione e fatto esplodere bombe.”
E Fatah non è “il braccio armato” di Abbas? Non è la sua polizia?
3. L’UE è convinta che solo con il ripristino di un orizzonte politico e la ripresa del dialogo sarà possibile fermare le violenze. Da sole, le misure di sicurezza non possono arrestare la spirale di violenza.
Vero, le violenze non si fermeranno con le sole misure di sicurezza. Ma come si fa a “ripristinare un orizzonte politico” con chi non ne vuol sapere nulla?
“Ho chiesto al presidente Abbas di riprendere immediatamente i negoziati, senza condizioni. Anche subito, mentre ne stiamo parlando, ci potremmo incontrare. Non ho alcun problema. Penso che dovremmo interrompere immediatamente questa ondata di incitamento contro Israele e questi attacchi … Sono disposto a incontrarlo, lui non è disposto a incontrare me “. «E’ a me che chiedi in merito alla ripresa dei negoziati? Andiamo, cerca di capire la cosa. Queste persone non vogliono negoziati. Incitano alla violenza. Falla a loro la tua domanda.”
Già, alla UE deve essere sfuggita questa evidenza: Abbas da mesi rifiuta qualunque incontro, mentre benedice “ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme”. Infatti l’idea della UE in merito al “ripristino dell’orizzonte politico” è semplice:
Un cambiamento radicale della politica di Israele riguardo al territorio palestinese occupato, in particolare il settore C, aumenterà in misura significativa le opportunità economiche, responsabilizzerà le istituzioni palestinesi e rafforzerà la stabilità e la sicurezza sia per gli israeliani che per i palestinesi
Ecco, la zona C, a seguito dei trattati di Oslo, firmati da Rabin e Arafat, è a pieno controllo israeliano. Tutti gli insediamenti, quelli considerati da Israele legali e quelli ritenuti illegali, si trovano in questa zona. Quindi, ancora una volta: non il terrorismo impedisce la pace, ma la politica israeliana nella zona C. Non le costruzioni altrettanto abusive, ma non considerate tali dalla comunità internazionale, palestinesi, in zona C e B, quest’ultima a pieno controllo palestinese. Solo quelle nella zona C.
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Il punto 4 “ribadisce”, “auspica”, esorta Israele affinché  “ponga fine all’occupazione iniziata nel 1967 ” e precisa le intenzioni europee:

“A tale scopo l’UE continuerà a seguire da vicino gli sviluppi sul terreno e le loro
implicazioni più ampie e prenderà in esame ulteriori azioni per salvaguardare la fattibilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, fattibilità che è costantemente minacciata da nuovi eventi in loco.”
L’Europa ci prova. Ci ha provato Erdogan con gli arabi, ci ha provato la Russia, ci ha provato l’America, ci ha provato l’Egitto ad impersonare il ruolo di mediatore centrale del conflitto. E perché non ci può provare anche l’Europa?
Infatti al punto 5:
“UE, anche tramite l’azione del suo rappresentante speciale, collaborerà attivamente con tutte le parti interessate (ivi compresi i partner del
Quartetto, in particolare gli Stati Uniti) nella regione e in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di conseguire un rinnovato approccio
multilaterale al processo di pace.

L’UE ricorda la propria volontà di impegnarsi ulteriormente in un dialogo con i partner regionali in base all’iniziativa di pace araba, che presenta elementi chiave per la risoluzione del conflitto arabo-israeliano nonché l’opportunità per costruire un quadro di sicurezza regionale”

Sì, certo, è abbastanza chiara la volontà di non rimanere al palo nella nuova suddivisione “regionale” che si sta precisando con le guerre in Siria e Iraq, ma quali sono i successi europei nella regione che possono giustificare tale ambizione?

 

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Il punto 6 è quasi comico:

“L’UE esorta a tutelare i minori, anche garantendo il diritto all’istruzione in un ambiente scolastico sicuro e protetto…”

Come per esempio le scuole UNRWA?

 

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O come i libri di testo nelle scuole dell’Amministrazione palestinese?

 

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Il punto 7 entra nel vivo:

7. “Rammentando che gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale, ostacolano la pace e minacciano di rendere impossibile la soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, l’UE ribadisce la sua ferma opposizione alla politica in materia di insediamenti e alle azioni intraprese in questo contesto da Israele, come la costruzione della barriera di separazione al di là della linea del 1967, le demolizioni e le confische- anche di progetti finanziati dall’UE-gli sfratti, i trasferimenti forzati anche di beduini, gli avamposti illegali e le restrizioni riguardo alla circolazione e all’accesso. Invita Israele a porre fine a tutte le attività di insediamento e a smantellare gli avamposti costruiti dopo il marzo 2001, in linea con obblighi precedenti. Le attività di insediamento a Gerusalemme est mettono gravemente a rischio la possibilità che Gerusalemme funga da futura capitale di entrambi gli Stati”

Un capolavoro di ipocrisia e arroganza. Ci sarebbe da scriverci un trattato. Dunque, la UE chiede che sia smantellata la barriera difensiva, subito, non una volta che ci fossero almeno dei piccoli segnali che facessero ben sperare in merito alla sua obsolescenza. No, subito, smantellare. Ma nello stesso tempo non reagire con la forza ad eventuali attacchi, resi ancora più facili da attuare. In merito ai beduini, abbiamo già scritto abbastanza in precedenza QUI e QUI; si potrebbe solo aggiungere la constatazione di quanto siano sfruttate e manipolate alla bisogna le minoranze israeliane.

Il ‘documento” UE continua in un crescendo parossistico di arroganza e irrealtà:

10. “L’UE chiede a tutte le parti di adottare iniziative rapide per consentire un cambiamento radicale della situazione politica, economica e di sicurezza nella striscia di Gaza, inclusa la revoca della chiusura dei valichi e una loro totale apertura, tenendo conto nel contempo delle

preoccupazioni legittime di Israele in materia di sicurezza. I recenti lanci di razzi da parte di gruppi militanti sono inaccettabili e sottolineano ancora una volta il rischio di escalation.

L’Autorità palestinese deve riprendere appieno le sue funzioni di governo nella striscia di Gaza, in quanto questa costituisce parte integrante di un futuro Stato palestinese.”
Hamas ha smesso, nell’immaginario dei funzionari UE, di essere il 50% del Governo di Unità palestinese; i lanci di missili sono compiuti da “militanti”… militanti di chi? Di che cosa? Il “povero” Abbas incitato a tornare a Gaza e “riprenderne possesso”! Come? La UE auspica un’altra guerra civile come quella del 2006?
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Ecco, in sintesi questo è il “documento”. La prima domanda che viene in mente è: ma a chi parlano? A chi è destinato questo cumulo di sciocchezze? A chi si rivolge l’Unione Europea con questo rozzo elaborato? Non di certo alla popolazione israeliana, sulla quale queste “ammonizioni” avranno impatto pari allo zero. Non di sicuro al governo israeliano; nemmeno la signora Mogherini che non brilla per perspicacia arriverà a immaginare, all’indomani di questo “lavoro”, schiere di operai che si affrettano a demolire la barriera difensiva. E nemmeno immaginerà un Abbas che si reca, armi in pugno, a riprendersi Gaza. E allora a chi? E perché? E’ lampante che la UE non ha intenzione di restare al palo nella spartizione del “nuovo” medio oriente. Ma quali sono i successi che può vantare nella regione, tali da giustificare un simile tono arrogante?
Il Primo ministro italiano Matteo Renzi, si è lasciato andare a dire che “la Mogherini è ormai fuori controllo”; si riferiva anche a questo documento?
Oppure la molla che ha fatto reagire l’UE può essere stato il giro di vite che Israele ha iniziato a compiere in merito alla tracciabilità dei finanziamenti alle Ong anti israeliane (e in alcuni casi apertamente antisemite), tutte finanziate anche dall’Unione Europea?
Vedremo, per il momento resta la vergogna di un “documento” inutile e irrealistico. Tutto il contrario di ciò che ci si vorrebbe augurare da parte dell’Europa.

From → E in Europa?

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