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Le Ong, gli attivisti umanitari e il boia

gennaio 9, 2016

Come sappiamo, in Israele una proposta di legge riguardante le Ong ha cominciato il suo iter parlamentare per l’approvazione. Nonostante tutte le strumentalizzazioni, le distorsioni dei fatti, le levate di scudi, i pianti e gli alti lai che sempre accompagnano qualunque fatto avvenga in Israele la legge, se approvata, imporrebbe alle Ong che ricavano più del 50% dei loro benefit da “donatori” esteri di palesarlo sui propri documenti pubblici e di indossare una targhetta con il nome dell’associazione che rappresentano, quando relazionano alla Knesset. Nulla di tragico, nessun “bavaglio”. La legge, se sarà approvata così com’è al momento, prevede che siano i fondi “donati” dagli Stati esteri a dover essere esplicitati e perché? Perché una legge che obbliga a dichiarare chiaramente i fondi ricevuti da privati, esteri e non, esiste già; mentre se il “dono” proviene da uno Stato estero è molto meno tracciabile. E perché dovrebbe essere tracciabile? Per trasparenza e per mettere in luce quali Stati esteri ingeriscono nelle politiche israeliane così pesantemente da sovvenzionare Ong israeliane che spesso agiscono in modo diciamo “disinvolto”.

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Ovviamente nessuna imposizione di cessazione di attività a queste Ong che ricevono spesso cifre astronomiche, nessuna punizione, nessuna restrizione di attività. Ma siccome queste organizzazioni interessate si definiscono “per i diritti umani” e si impegnano, anche con “prove” farlocche, ad alimentare la demonizzazione di Israele nell’opinione pubblica mondiale, la proposta di legge ha fatto scandalo. I detrattori non si sono limitati ad una più che legittima critica che si preoccupasse di restare nei limiti del reale e della decenza, no. E’stata impunemente presentata come fascista, illiberale, repressiva, lesiva appunto dei “diritti umani”, fino ad arrivare alla vergogna di paragonare un cartellino identificativo dell’associazione con la stella gialla nazista. In effetti gli interessi toccati sono vasti e complessi. La galassia delle Ong in Israele è affollata; sono circa 30.000 quelle costituite, in un territorio grande come una piccola regione italiana. Più di 70 di queste si occupano specificatamente di relazionare in merito al “conflitto”, spesso in sinergia con l’altrettanto enorme numero di quelle che “operano” a Gaza e nei Territori (solo a Gaza e solo per quanto riguarda il “lavoro” con i bambini, sono venti). Il totale delle NGO nei Territori e a Gaza è stimato in 1400!!! Piatto ricco mi ci ficco…

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Ci vorrebbe un’enciclopedia per evidenziare molto del “prodotto” di queste Ong, finora. Si possono velocemente ricordare le passioni naziste di Marc Garlasco, Human Rights Watch, le “denunce” anonime di Breaking the Silence, ma seppur anonime non per questo meno pesanti, quel “capolavoro” di menzogne che è stato il Rapporto Goldstone, pietra miliare nella costruzione dell’odio mondiale per Israele e la smentita tardiva che non riuscì di certo ad annullarne i venefici effetti, il ruolo di queste NGO nell’infame congresso a Durban, dove quello che doveva essere un raduno contro il razzismo si trasformò in un parossistico attacco a Israele ecc. ecc.

Molti dei finanziamenti a queste Ong provengono dalla Ford Foundation:

Non è semplice verificare quanti soldi della Fondazione Ford siano investiti nella propaganda anti-israeliana e nei gruppi di pressione palestinesi, nonché nelle organizzazioni non governative o ONG. Questo perché sostanziosi fondi e programmi di incentivi sono canalizzati anche attraverso altri gruppi no profit e agenzie governative, anche all’estero.
Ad esempio, la relazione annuale 2002 dell’Advocacy Institute, con sede a Washington definisce la rete delle ONG palestinesi, o PNGO “partner“. (QUI)

B’tselem è forse la Ong più “importante” in termini di organizzazione capillare sul territorio e senz’altro la più conosciuta:

Rilevante è anche il budget annuale, 3 milioni di dollari, in gran parte proveniente da istituzioni pubbliche internazionali o fondazioni (brilla la Fondazione Ford, un nome che ha lasciato tracce nella storia dell’antisemitismo americano), i privati partecipano solo al 20%. Non sempre le denunce di B’Tselem sono prive di fondamento, gli eserciti di difesa non si occupano di tè benefici, quando c’è una guerra, quando si spara perchè si è in zona di fuoco, è probabile che vengano commessi degli errori, ma la specialità del nostro centro è quella di fare in modo che venga alla luce solo il risultato e non le condizioni che l’hanno determinato. Gaza, per esempio. Israele ne è uscita in modo completo e definitivo nell’agosto 2005, ma secondo il punto di vista di B’Tselem è ancora Israele il responsabile di quanto accade nella striscia. Lanciare missili su Israele non è una attività da elogiare, ma non vale la pena citarla, quello che interessa ai nostri ricercatori sono le attività brutali e violente dell’esercito israeliano. (QUI)

Come abbiamo visto, i finanziamenti ad un’organizzazione importante come B’tselem provengono in massima parte da Stati, solo una piccola parte da privati. Ed è questo che la legge in discussione vorrebbe evidenziare: perché uno Stato estero si preoccupa di finanziare Ong israeliane o israelo-palestinesi, specializzate nella diffamazione di Israele? Da tenere conto che Israele non è la Korea del Nord o l’Iran, dove la comunicazione mediatica libera è inesistente. In Israele esistono già agenzie di informazione che non si mettono i guanti quando c’è da criticare il governo in carica, di qualunque colore sia, o aspetti della società problematici, basti pensare al giornale Ha’aretz. E allora perché un Paese come il Belgio, per esempio, sente il bisogno di spendere 800.000 euro in tre anni per finanziare Ong israeliane, delle quali “il 90% fa propaganda contro Israele”? E lo stesso hanno fatto e fanno Irlanda, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, ecc. ecc. Ma come dicevamo ci vorrebbe molto tempo e spazio per evidenziare tutte le incongruenze e le anomalie di queste Ong, così coccolate dagli Stati europei.

Poi ogni tanto uno “scandalo” ripropone tutte quelle domande che sarebbe intelligente porsi anche senza aspettare fatti clamorosi. L’ultimo in ordine di tempo è quello che ha coinvolto Ezra Nawi, attivista dell’associazione israelo-palestinese Taayush. L’associazione, fondata nel 2000, dice di combattere il “razzismo e la segregazione”:

costruendo una vera e propria partnership arabo-ebraica. Insieme ci impegniamo per un futuro di uguaglianza, giustizia e pace, costruito ogni giorno, attraverso le azioni non violente di solidarietà, per porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi e raggiungere la parità civile completa per tutti. 
Certo, belle parole.
freinds1-150x150Taayush non è nemmeno registrata come Ong e quindi non fornisce alcuna informazione in merito ai suoi finanziamenti. Secondo NGO Monitor Ta’ayush è sponsorizzata da Alliance for Global Justice , un’organizzazione no-profit americana. In questo modo Ta’ayush riceve donazioni esentasse negli Stati Uniti. La loro “filosofia” è abbastanza bene riassunta in una dichiarazione di un esponente di spicco, Neve Gordon, rilasciata al Los Angeles Time:
Quindi, se la soluzione a due stati è il modo per fermare lo stato di apartheid, allora come si fa a raggiungere questo obiettivo? Sono convinto che la pressione esterna è l’unica risposta E’ quindi chiaro che l’unico modo per contrastare la tendenza di apartheid in Israele è attraverso forti pressioni internazionali Ho quindi deciso di sostenere il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni che è stato lanciato da attivisti palestinesi nel luglio del 2005 e da allora ha raccolto un ampio sostegno in tutto il mondo .
Ecco. Ma veniamo alla cronaca. Che è successo? E’ successo che Ezra Nawi, ebreo israeliano, figura di spicco dell’associazione, è stato filmato a sua insaputa mentre spiegava che cosa fa e come per portare avanti la sua politica “contro l’apartheid israeliano”. Dunque, Nawi fa così: si spaccia per un acquirente ebreo che vorrebbe comprare terra ai palestinesi dei Territori e aspetta di incontrare qualcuno disposto a venderla. Forse alcuni lettori di questo blog non sanno che la vendita di terra agli ebrei è punita, dalla legge dell’Amministrazione palestinese, con la morte. La pena massima non è stata comminata, ufficialmente, da alcuni anni e i giudici si sono “limitati” alla galera, ma i “colpevoli” di tale reato poi morivano senza che nessuno si preoccupasse di indagare sui loro omicidi.
Quindi, questo Nawi cerca qualcuno che sia disposto a vendere la sua terra a un ebreo e lo denuncia all’Autorità palestinese:
“Do‘ le loro foto e numeri di telefono immediatamente al Servizio di sicurezza preventiva (palestinese)“, dice Nawi nella registrazione. L’Autorità li acciappa e li uccide. Ma prima di ucciderli danno loro un sacco di botte.

Ahahaha! Ma che bel giochino eh? Che paladino dei diritti umani!

In un’altra registrazione, Nawi è sentito parlare di un palestinese che ha fatto affari con i coloni.” Il palestinese, dice Nawi, “ha lasciato ai coloni le terre dei suoi zii, in cambio della coltivazione di altre terre.” Nawi continua dicendo che ha consegnato il nome del palestinese ai servizi di sicurezza palestinesi, e che il palestinese dopo “ha subito una bella battuta.”

Nawi è stato aiutato in questo suo utile “lavoretto” da un affiliato di B’tselem, altro caritatevole attivista. Quindi, se un palestinese avesse avuto intenzione di vendere la sua terra per impossibilità a lavorarla, o per bisogno di soldi, ecco che Nawi e B’tselem si preoccupano di consegnarlo nelle mani del boia. Buono no? La domanda che so in molti si porranno è: Ma da quale fonte arrivano queste notizie? Le fonti sono varie, ma qui si è scelto di citare Ha’aretz che non rischia di essere tacciato né di “propaganda di destra”, né di appoggio all’attuale governo. Allora, è inutile monitorare strettamente queste Ong e associazioni? Davvero? E quanti altri Nawi ci sono che “lottano per i diritti umani” in questo modo?

From → Israele, ONG, Palestinesi

12 commenti
  1. Elisabetta permalink

    Speriamo che passi e alla svelta. Sarà interessante non solo per quelli cui sta a cuore Israele, ma anche per tutti i contribuenti – perlomeno per i contribuenti non filo palestinesi – sapere come i nostri efficienti, democratici governi investono il denaro pubblico.

  2. Giorgio Bressan permalink

    E va bene, ho letto l’articolo, ma cari signori di bugiedallegambelunghe posso capire il vostro essere DEMOCRATICI ma vi rendete conto che se D.O non voglia ISRAELE subisse una sconfitta per gli ebrei sarebbe un MASSACRO, ve ne rendete conto? Nooo voi credete nella DEMOCRAZIA senza se e senza ma, ma dall’altra parte NON ESISTE DEMOCRAZIA e vi illudete che un domani possa esserci. Quel tizio ebreo che denuncia i palestinesi ai propri dirigenti fa in silenzio quello che farebbero gli arabi agli israeliani a parti invertite. E’ una guerra sporca come tutte le guerre ed ogniuno combatte con i mezzi che ha. Non vi piace la mia idea in merito, spero che prosegua così perchè se un domani dovessi aver ragione saremmo tutti FOTTUTI, IO e VOI senza se e senza ma.

    • Ma fammi capire: la tua idea di “vittoria” consisterebbe nel denunciare chi vende un pezzetto di terra a un ebreo e farlo ammazzare? Beh è la tua idea personale di “vittoria”. Il tizio odia talmente tanto i suoi connazionali ebrei da fare ammazzare chi vendesse loro un pezzetto di terra. Forse non ti è tanto chiara la storia. Non è che la tua idea non piace, è che non c’è. Quindi riepiloghiamo:

      Ezra Nawi è un ebreo israeliano, che si considera di sinistra, difensore dei diritti umani dei palestinesi e odiatore di quelli che considera “coloni”.

      Per scoraggiare i palestinesi dal vendere la terra agli odiati “coloni” si finge acquirente e poi li denuncia.

      E’ già stato arrestato in passato per aver dato addosso a soldati dell’IDF durante scontri tra palestinesi e soldati.

      Ti è più chiaro ora?

  3. malacca permalink

    I palestinesi che vendono terra ai sionisti sono la feccia del mondo e meritano tutto il male possibile. Sono per il proprio popolo quel che erano i kapò per gli ebrei.

  4. Michele M. permalink

    Quando leggo uscite come quella di Malacca mi convinco sempre più che i più accaniti nemici dei palestinesi sono i palestinesi (e i filo-palestinesi). Se l’AP o chi per essa pensasse a valorizzare le proprietà dei palestinesi, dando ai palestinesi un motivo per tenersele strette, nessuno sarebbe tentato di venderle agli ebrei. Certo, questo significherebbe chiedere all’AP di amministrare bene i soldi che arrivano nelle sue casse. Di investirli in opere pubbliche, servizi, infrastrutture, anziché sperperarli – tra le altre cose – elargendo sussidi alle famiglie dei terr… pardon, “resistenti” e “martiri”…

    O, più pragmaticamente, anziché eliminare chi vende terra agli ebrei, l’AP potrebbe istituire una tassa sulla compravendita dei terreni (o aumentarla, se già esiste), e reinvestire i soldi così ottenuti dai sionisti in opere pubbliche palestinesi.

    Ma questo è escluso, lo sappiamo: la priorità dell’AP non è fare del bene ai palestinesi, ma nuocere al nemico sionista.

    I palestinesi non sono schiavizzati dagli ebrei, Malacca: sono schiavizzati dal loro sogno impossibile di annientare gli ebrei.

    • L’idea stessa che si possa essere uccisi per aver venduto terre a un ebreo, è abominevole. Come succede a chiunque nel mondo, anche un palestinese (che non è un extraterrestre) puo’ avere voglia di cambiare vita, di andarsene, di fare altro che non il contadino. Puo’ essere invecchiato e i figli non voler continuare il suo lavoro, puo’ aver bisogno di soldi e altri mille motivi che valgono per chiunque. Inoltre, quello che vale per gli ebrei non vale per qualunque occidentale. C’è una campagna “comprati un pezzo di Palestina” rivolta proprio a simpatizzanti occidentali, incoraggiati a “farsi casa in Palestina”. In quel caso allora non c’è il rischio di smembrare la Palestina? La “ggente” come Malacca poi non sa nemmeno come è fatto un palestinese, è un povero sfigato che si sente vivo facendo il leone da tastiera. Un poveraccio. Lui, almeno ipoteticamente perché nella pratica ovviamente conta quanto il due di briscola, sarebbe pronto a ammazzare i suoi beniamini se non rispondessero più ai SUOI canoni. Fa pena ma sarebbe bello se in molti palestinesi leggessero le sue parole che sono perfettamente in linea con Ezra Nawi. In merito alla campagna per la vendita di terre, rivolta principalmente agli occidentali
      https://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2013/03/24/vuoi-diventare-palestinese-compra-terra-in-palestina-oggi-si-puo/

  5. Elisabetta permalink

    Si sa qualcosa di questa proposta di legge?

    • Abbi tanta pazienza Abdelatif, ma se devi commentare con i video di Gideon Levy non è gran che come contributo alla discussione. Piuttosto sai, riguarda soprattutto i palestinesi più che gli israeliani. Piuttosto che alzare quelle due dita in segno di una vittoria invisibile pensa a come vorresti fosse la tua vita, che tu sia palestinese o no

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