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La luce che non si spegne

dicembre 5, 2015

Racconta una storiella chassidica “Una volta mentre camminavo in una notte buia vidi un cieco che aveva in mano una torcia. Gli chiesi:”Perché hai in mano questa torcia?” rispose “Finchè ho la torcia in mano la gente può vedermi ed aiutarmi”.

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Nel trattato Shabbath della Mishnah leggiamo:
Che cosa significa Hanukkah? Quando i greci entrarono nel Tempio profanarono tutto l’olio che vi si trovava, ma quando i re della casa degli Asmonei li sopraffecero e furono vittoriosi, cercarono nel Tempio e trovarono soltanto un’ampollina d’olio con il sigillo del sommo sacerdote che conteneva olio appena sufficiente per un giorno: e accadde un miracolo e durò per otto giorni.

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La bottiglia rotta

Velvel si strinse nella giacca. Un vento freddo filtrava attraverso i suoi vestiti leggeri, mentre si trascinava stancamente per la strada fangosa. “Forza, ancora un pò”, diceva a se stesso, “ancora un poco e sarò arrivato. Non devo disperare, questo è l’importante. Mi hanno detto che Reb Moshe, il ricco Reb Moshe, abita nella città vicina. Basta bussare alla porta di casa sua – gli avevano detto – per venire trattato come un re”.

 

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Ma quando Velvel finalmente arrivò alla casa del famoso Reb Moshe era troppo intimidito per bussare. Non gli pareva educato, d’altro canto il vento invernale era decisamente gelido. Proprio in quel momento un uomo molto alto, che indossava un pesante cappotto di lana, gli si accostò. “Posso aiutarvi?”, chiese a Velvel gentilmente. “lo… io sto cercando Reb Moshe”, disse Velvel. “Ho sentito… che è molto gentile con i poveri”. L’uomo aggrottò le sopracciglia e schiarì la voce. “Reb Moshe sono io. Entri a riscaldarsi un po’. Qui fuori si gela, non le pare?”.

Reb Moshe infilò la chiave nella serratura. “Prego”, disse. “Hanna”, chiamò, “Abbiamo un ospite! Porta subito da mangiare! Clara, prepara una stanza! Ecco, datemi la vostra giacca. Preparatevi tutti, abbiamo un ospite”. Velvel non credeva ai suoi occhi ed alle sue orecchie.

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Era abbagliato dalla vasta anticamera riscaldata, dal fragrante aroma che proveniva dalla cucina e dai domestici affaccendati che preparavano tutto. Reb Moshe in persona gli portò una fumante tazza di té. “Questo vi scalderà un po”‘, disse con un sorriso. Velvel non capiva se fosse un sogno o realtà. Si guardò le scarpe infangate e le pulì sullo zerbino. “Strano”, si disse, notando sul pavimento una bottiglia rotta, “cosa ci fa qui questa bottiglia? In una casa così sontuosa, con tutti questi domestici… non poteva essere portata via?”.

“Entri!” chiamò un servitore. “Prego, si lavi e venga a mangiare!” Sul tavolo c’era il pane fresco, appena sfornato ed un brodo fumante. “Forse questo è il Gan Eden (paradiso)”, pensò Velvel, dandosi dei pizzicotti per assicurarsi di non stare sognando.

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Dopo il pasto Velvel fece un bagno caldo. Reb Moshe gli diede abiti nuovi ed insistette perché Velvel si fermasse per la notte. La mattina seguente Velvel era pronto a riprendere il suo cammino; non che avesse una metà, ma non voleva approfittare dell’ospitalità. Invece Reb Moshe insistette perché si fermasse ancora, come minimo fino a dopo Shabbat.

Velvel non poté rifiutare. Ogni giorno che passava si sentiva meglio. Pensò perfino che forse la sua fortuna si voltava per il meglio. Passato Shabbat, Reb Moshe chiamò Velvel. “Ascoltami”, gli disse Reb Moshe, “sono sicuro che non sei stato un mendicante per tutta la tua vita. Che lavoro facevi?”.

“Ero un sarto”, disse Velvel, “e vendevo stoffe, però rimasi in arretrato con i pagamenti e persi tutto”. “Bene, Velvel, vorrei aiutarti a riprendere il tuo lavoro. Sarò il tuo socio. Un prestito di trecento rubli pensi che basti per rimetterti a lavorare?” Velvel era strabiliato, era tutto troppo bello per essere vero. “Potrai restituirmi i soldi a rate”, disse Reb Moshe. “Compera ciò che ti serve, affitta un negozio e fammi sapere come va”.

Velvel si voltò per andarsene. Vicino alla porta vide nuovamente la bottiglia rotta che aveva già notato. “Reb Moshe”, disse, “perdonatemi se oso farvi questa domanda, però sono molto incuriosito. Perchè tenete quella bottiglia rotta nell’atrio? Avete una casa così splendida! A cosa serve quella bottiglia?”.

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Reb Moshe sorrise. “È una lunga storia”, disse, “ma te la racconterò”. Quando ero ancora un bambino, entrambi i miei genitori morirono, lasciandomi orfano. L’unico che si occupava di me era mio nonno, di benedetta memoria, il quale, nel suo piccolo, faceva l’antiquario. Egli mi allevò. Non dimenticherò mai la cura che si dava per insegnarmi l’Alef-Bet e come mi correggeva quando pregavo.

Ogni mattina diceva le benedizioni con me ed ogni sera mi ascoltava quando dicevo lo Shemà. Mi alzava per farmi baciare la Mezuzà e poi mi metteva a dormire. E poi, quando usciva dalla stanza, diceva “Ohi G-t vos vet zain mit mir!”. (Ohi, Hashem, che cosa sarà di me!). Ogni notte, senza eccezione. Ogni mattina, dopo essersi occupato di me, quando usciva di casa, baciava la Mezuzà, guardava ansioso verso il cielo, ed esclamava “Ohi G-t vos vet zain mit mir!”.

Divenni grande. Studiai in Yeshivà e poi entrai in affari. Mio nonno morì ed io ereditai il suo negozio di antiquariato. Riuscii bene, mi sposai e costruii questa casa. Ma quanto più mi arricchivo, tanto più trascuravo gli insegnamenti di mio nonno. Spesso ero fuori casa per lavoro. Non sempre era semplice trovare del cibo Kasher. E Shabbat, poco per volta… finché divenni, diciamo, non molto osservante.

Quando mio nonno viveva, invitava spesso qualche povero con cui divideva il nostro pasto e gli dava alcune monete per aiutarlo a trovare la sua via. Ma io dimenticai anche questo. Un pomeriggio, molti anni fa, passavo per la piazza del mercato quando udii un bambino che piangeva. Faceva freddo ed io mi avvicinai per vedere cosa avesse.

II piccolo era inciampato su una pietra e piangeva disperatamente. “Cosa è successo?” gli chiesi, “Sei ferito? Perché non ti alzi?”. “Vattene!” gridò il bambino, “lasciami solo!”. “Sei ferito?” gli chiesi nuovamente”, posso fare qualcosa per te? “Vorrei che te ne andassi!” ripeté il bambino.

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Ma io insistetti, finché mi raccontò cosa era accaduto. La sua famiglia aveva risparmiato un pò di soldi, per lunghi mesi, per poter comprare l’olio per Chanukà. Infine, gli diedero tutti i loro sudati risparmi per andare al mercato a comperare l’olio. “E quando stavo già tornando”, spiegò il ragazzo, “inciampai in un sasso e…e ruppi la bottiglia. Ora, l’olio si è versato ed io non posso acquistarne dell’altro!”. II ragazzo riprese a piangere disperatamente. Poi improvvisamente gridò: “Ohi G-t vos vet zain mit mir!”.

Le stesse parole che mio nonno usava dire! Tutta la mia vita mi passò davanti agli occhi. Pensai a mio nonno, a come mi aveva allevato con tanti sacrifici e a cosa avrebbe pensato se mi avesse visto lì – così distante dall’Ebraismo che lui aveva tanto amato. “Oh, Hashem”, pensai, “Vos vet zain mit mir!”. Che cosa sarà di me?!Misi la mano in tasca e ne estrassi un mucchio di monete.

“Ecco”, dissi al ragazzo, “Prendi queste e va a comperare l’olio. E basteranno anche per comperare patate, uova, farina e tutto ciò che ti servirà per un po’. Va adesso. La tua famiglia è sicuramente in ansia”. Un sorriso illuminò la faccia del ragazzo, il sorriso più caldo e più radioso che avessi mai visto. Tornai a casa e cercai la mia Menorà. Avevo perfino dimenticato che era Chanukà. E a causa di cosa? Dei miei affari, della mia ricchezza! Continuavo a pensare a mio nonno e a cosa avrebbe detto.

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Dopo questo episodio, cambiarono molte cose. Ripresi ad osservare le Mitzvot, così come mi era stato insegnato e decisi che se l’Onnipotente mi aveva benedetto con tanta ricchezza, il meno che potessi fare era di dividerla con altri. Quando quel piccolo ragazzo corse via a comperare l’olio, lasciò la bottiglia rotta 1′ sul selciato, ma io la presi e la portai a casa. La misi qui vicino all’ingresso per ricordarmi sempre di quel povero ragazzo e delle sue parole che cambiarono la mia vita.

Spero che il giorno in cui meriterò di incontrare nuovamente mio nonno, egli non sarà troppo deluso di suo nipote”.

 Felice Hanukkah a tutti!

From → Ebrei

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