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Quell’amore tutto nero: Fatah e i nazisti tedeschi

dicembre 4, 2015

Successe durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco. I terroristi palestinesi di Settembre Nero penetrarono nel Villaggio olimpico, nella parte dove alloggiavano gli atleti israeliani. Due furono subito ammazzati, gli altri nove furono presi in ostaggio.

 

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Nel blitz della polizia tedesca che cercava di liberarli tutti gli ostaggi morirono. Da allora, le famiglie delle vittime hanno continuato a chiedere, ad ogni Olimpiade, un minuto di silenzio simbolico, in ricordo dei loro familiari, uccisi solo perché ebrei e israeliani. Questo “privilegio” è sempre stato negato, soprattutto per le minacce dei Paesi arabi che hanno fatto pressione sui comitati organizzatori, affinché non osassero ricordare quegli undici morti innocenti.

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Dopo più di 40 anni, il governo tedesco ha desecretato quei documenti che entrarono in suo possesso già nel 1992 e che raccontano una verità ancora più raccapricciante: picchiati, torturati, uno di loro fu anche evirato. Arrivano dalla voce di due vedove i nuovi dettagli finora taciuti sul massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972. Una verità documentata da foto, definite troppo cruente per essere mostrate in pubblico e che raccontano i maltrattamenti subiti dagli atleti, prima di essere uccisi dal commando di fedayn palestinesi di Settembre Nero.

Ma il Der Spiegel ci dice qualcosa di più:

Il 27 ottobre 1972 la polizia tedesca irrompe nella casa di un ex membro delle Waffen-SS, Charles Jochheim,  a Monaco, e arresta due uomini. Gli uomini che furono arrestati erano armati come soldati che andavano al fronte. In una valigia, la polizia trovò tre fucili automatici Kalashnikov, sei caricatori, 174 munizioni, due pistole, un revolver e sei bombe a mano di fabbricazione belga.

I due portavano addosso altre armi. Uno dei due, Wolfgang Abramowski, aveva armi nascoste nella cintura, mentre il suo complice, Willi Pohl, portava due pistole e una bomba a mano, secondo un rapporto investigativo della polizia di Monaco di Baviera. Un altro membro di un gruppo di estrema destra che si autodefiniva Gruppo Nazionalsocialista  Lottare per una Grande Germaniaaveva fatto la soffiata alla polizia che permise l’arresto di Pohl e Abramowski. I due uomini avrebbero pianificato di usare le armi per liberare un compagno estremista che era in prigione, ma gli investigatori misero subito in dubbio che la storia fosse vera.

 

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Tra i documenti trovati in possesso di Abramowski e Pohl c’era una lettera di minacce a un giudice di Monaco di Baviera, incaricato di fare luce su uno dei crimini più sconvolgenti della storia tedesca del dopoguerra: il massacro alle Olimpiadi estive di Monaco.
 Nella lettera, Settembre Nero minacciava di vendicarsi contro il giudice se continuerà a consentire agli agenti dei servizi segreti israeliani di partecipare agli interrogatori dei terroristi delle Olimpiadi”. L’esame delle armi sequestrate  a Pohl e Abramowski dimostrava come questo non fosse uno scherzo, non un’imitazione della destra estremista.
Il rapporto finale” della polizia di Monaco in merito alla strage, in data 23 Luglio 1973, affermava: “Un’indicazione ulteriore dei rapporti tra i crimini commessi da Pohl ed i suoi complici e l’attacco al Villaggio Olimpico di Monaco è che le carabine automatiche e le bombe a mano confiscate hanno le stesse caratteristiche delle armi utilizzate dai militanti .

Questa prova pratica ha dimostrato che il sospetto che i neonazisti tedeschi Pohl e Abramowski stessero collaborando con i terroristi palestinesi era fondato.

Il rapporto della polizia è parte di più di 2.000 pagine di file che il servizio di intelligence nazionale con sede a Colonia, l’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV), ha recentemente desecretato, in risposta ad una richiesta da parte di SPIEGEL. I documenti includono analisi classificate e appunti, corrispondenza dell’agenzia con il Bundesnachrichtendienst (BND), il servizio di intelligence estero della Germania, e l’Ufficio federale di polizia giudiziaria (BKA), così come i rapporti della polizia. Sulla base di questi documenti precedentemente classificati è ora necessario considerare la storia dell’attacco olimpico in una nuova luce?

Terroristi di Settembre Nero

Terroristi di Settembre Nero

, almeno in parte. Fino ad ora, molti esperti avevano accettato come fatto il legame tra gli estremisti di sinistra e Settembre Nero, estremisti che avevano, per esempio, aiutato i terroristi a trovare posti dove nascondersi a Monaco di Baviera. C’erano state anche indicazioni di cooperazione tra i gruppi, come ad esempio un opuscolo  di Ulrike Meinhof, fondatrice della Rote Armee Fraktion (RAF), che aveva elogiato il massacro come un atto che rendeva l’essenza del controllo imperialista trasparente.” C’era stata la dichiarazione di un terrorista che, dopo avere lasciato l’organizzazione nel 1978, disse a Spiegel di aver saputo da un altro membro della RAF che “Cellule Rivoluzionarie“, un gruppo scissionista, aveva avuto le “mani in pasta” nel procurare nascondigli ai militanti palestinesi.

Ma, secondo i documenti rilasciati, tali dichiarazioni devono ora essere trattate come miti. Settembre Nero non aveva bisogno di alcuna assistenza logistica tedesca. Alcuni degli uomini erano arrivati in Germania settimane prima della crisi degli ostaggi, e avevano un sacco di soldi. Avevano trovato da soli le strutture, il che non era facile in una Monaco di Baviera tutta prenotata per le Olimpiadi. Invece di stare insieme, come previsto, dovettero alloggiare in alberghi diversi.

Uno dei leader, soprannominato Tony”, pubblicò anche un annuncio sul giornale Süddeutsche Zeitung, nel quale scrisse che era “in cerca di una famiglia con la quale vivere.” Herta N., l’ex moglie di un avvocato, ignara, affittò una stanza a “Tony“.

 

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In una lettera ai loro colleghi dell’intelligence straniera, all’inizio del 1973, agenti dei servizi segreti del BFV avevano concluso che non vi fosse “alcuna prova” che estremisti tedeschi  di sinistra avessero sostenuto i terroristi palestinesi.

Ma non era il caso di Pohl e Abramowski, i neonazisti tedeschi. Meno di due mesi prima del massacro, la polizia nella città occidentale di Dortmund aveva inviato un telex alla BfV, contenente informazioni di potenziale interesse per l’agenzia di intelligence; l’oggetto citava: Presunta attività cospirativa di terroristi palestinesi.” Il telex trattava di Willi Pohl e dei suoi rapporti con Mohammed Daoud, il cui nome di battaglia era Abu Daoud, l’ideatore dell’attacco a Monaco.

La strage avrebbe potuto essere evitata se la BfV, ma anche gli uffici statali di indagine penale a Düsseldorf e Monaco di Baviera e la BKA, avessero correttamente valutato l’importanza del telex?

Oggi Willi Pohl è un autore di successo di romanzi gialli e scrive con un nome diverso. Ha credibilmente rinunciato al terrorismo e alla violenza decenni fa e ha anche scritto un romanzo su questo tema. Pohl ha anche scritto la sceneggiatura di un episodio del popolare crime show  “Tatort“. Ora a 68 anni, lui solo ha accettato di parlare con SPIEGEL, a condizione che non sarebbe comparso in foto in questo articolo.

 

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Nell’estate del 1972 Pohl, nato nella regione dell’Unione Sovietica precedentemente nota come Prussia orientale, era un 28enne biondo, segaligno, proveniente da un ambiente povero, con diverse condanne per furto. Aveva anche rubato soldi al suo datore di lavoro, il che di conseguenza motivò quest’ultimo a raccontare alla polizia che Pohl aveva sostenuto l’ala radicale dell’OLP e aveva incontrato un uomo di “aspetto arabo” che alloggiava presso il Römischer Kaiser Hotel di Dortmund. La polizia verificò rapidamente che un uomo di nome Saad Walli alloggiava presso l’hotel. Saad Walli era un alias per Abu Daoud.
Nei documenti ora resi noti, non vi è alcuna indicazione che gli uffici statali di indagine penale, il BKA o BfV, ai quali era stato tutto notificato dalla polizia di Dortmund, avessero fatto di tutto per trovare il Walli sospetto. Di conseguenza, secondo i documenti, Abu Daoud, alias Saad Walli, è stato in grado di rimanere, incontrastato, nell’Eden Hotel Wolff a Monaco di Baviera, prima e durante l’attacco, incontrandosi con i militanti nella sua stanza d’albergo e chiamando i suoi soci in Libia e Tunisia da .
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Il collegamento tra Pohl e Abu Daoud fu stabilito attraverso un neonazista tedesco che aveva combattuto con i palestinesi in Giordania. Abu Daoud, un insegnante di 35 anni, di Gerusalemme, con una faccia da ragazzino e un paio di baffi sottili, più tardi ha dichiarato di essere indifferente alle opinioni politiche del Pohl dagli occhi azzurri, e di avere considerato la gente come Pohl essere “molto utile per il nostro futuro.
A Dortmund, Daoud aveva bisogno dell’aiuto di Pohl per farsi comprare diverse berline Mercedes, cosa che Pohl fece. Daoud era anche alla ricerca di un falsificatore professionista per i passaporti, e Pohl lo presentò a un amico del carcere, Abramowski. Il 28enne proveniva anch’esso dalla Prussia Orientale, ed era considerato un professionista.
Oggi Pohl è quasi certo di essere stato inconsapevolmente coinvolto nei preparativi per l’attacco olimpico. “Ho attraversato la Germania in auto con Abu Daoud ; si è incontrato con i palestinesi in diverse città. A Colonia, il funzionario dell’Olp ha incontrato anche degli arabi in giacca e cravatta.” Pohl ritiene fossero diplomatici affiliati all’ambasciata libica a Bonn. Secondo il suo racconto, lui e Abramowski avrebbero poi lasciato la Germania alla fine del mese di luglio e viaggiato verso il Libano, via Roma.
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Come Abramowski dichiaro’ in seguito alla divisione per la sicurezza di Stato del BKA, lui e Pohl si trasferirono in un bungalow dal tetto piatto, in un villaggio nei pressi di Beirut. Quasi ogni sera un ufficiale dell’OLP prendeva Abramowski e lo portava in un negozio di stampa nella capitale dove, secondo Abramowski, fabbricava passaporti kuwaitiani e libanesi, cambiando i nomi sui documenti americani e francesi e le foto formato tessera. Non è ancora oggi chiaro se gli aggressori di Monaco utilizzarono passaporti del “laboratorio” Abramowski per entrare in Germania.

Secondo il suo racconto, Pohl all’epoca non avuto ancora la consapevolezza dell’attacco previsto a Monaco di Baviera. Fu solo il 24 agosto, circa 12 giorni prima della strage, che i palestinesi divennero più specifici e parlarono di un attacco terroristico spettacolare.”

Anche se Pohl non ricorda di aver sentito la parola “Munich”, parlavano di una operazione di presa di ostaggi in Germania, con la quale i palestinesi avevano in programma di ottenere, in cambio di 20 israeliani, circa 200 compagni militanti palestinesi rinchiusi al momento nelle carceri israeliane. I palestinesi avevano insistito che sarebbe stato un incidente senza spargimento di sangue, e avevano chiesto ai due tedeschi che cosa immaginavano avrebbe pensato il pubblico tedesco di questo.

Pohl racconta di aver proposto una conferenza stampa internazionale a Vienna, da tenersi congiuntamente ad un ufficiale dell’OLP. Sempre secondo il suo racconto Pohl volò a Vienna via Parigi, il che è stato confermato dalla dichiarazione del suo amico Abramowski all’agenzia di intelligence estera BKA: Pohl era in Austria durante le Olimpiadi “per prendersi cura là di qualcosa che riguardava i palestinesi.

Quando vide in televisione che l’operazione di cattura degli ostaggi era fallita, Pohl lasciò il paese. Pochi giorni dopo era di nuovo in Medio Oriente con il capo dell’intelligence dell’OLP, Abu Iyad, deciso a vendicarsi. Nel racconto degli eventi, Pohl  dice che Iyad aveva accusato le autorità tedesche, più di chiunque altro, per il fatto che l’operazione di Monaco si fosse trasformata in un tale disastro. Inoltre, afferma Pohl, Iyad credeva vera una voce che voleva gli ufficiali israeliani aver condotto lo sforzo di salvataggio fallito dalla polizia tedesca.

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Dal punto di vista del capo dei servizi segreti dell’OLP, questo significava che la Germania era intervenuta nella guerra tra Israele e i palestinesi, il che ne faceva un nemico che doveva essere affrontato. Secondo Pohl, Iyad chiese di suggerire possibili bersagli tedeschi per futuri attacchi. Pochi giorni dopo al Cairo, Pohl presentò quello che ora si può definire un piano folle.

Propose di occupare diversi municipi in tutta la Germania e prendere in ostaggio i politici locali. Poi, alla vigilia di Natale del 1972, un gruppo di militanti avrebbe assaltato il Duomo di Colonia. L’obiettivo era quello di costringere la Germania e altri paesi a rispettare una lista di richieste. L’operazione ebbe il nome in codice moschea”, racconta Pohl.

A metà ottobre, Pohl e Abramowski viaggiano verso Madrid per ricevere armi per questa e altre operazioni. Salgono a bordo di un treno a Monaco, via Parigi, prendendo le armi con loro. Questa è la versione di Pohl, che corrisponde essenzialmente alle informazioni contenute nei documenti rilasciati.

Ma prima che potessero mettere in atto il loro piano, Pohl e Abramowski furono traditi e arrestati. Le bombe a mano che furono trovate ai due neo-nazisti spinsero gli investigatori a ritenere che fossero a stretto contatto con i mandanti della strage olimpica. Secondo un rapporto della polizia, le granate erano di “manifattura estremamente rara.” Erano granate belghe, contenenti esplosivi svedesi che erano state realizzate esclusivamente per l’Arabia Saudita. I terroristi dell’OLP avevano usato esattamente le stesse granate per uccidere i loro ostaggi, durante lo sforzo di salvataggio fallito al Fürstenfeldbruck.
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Naturalmente, questo solleva la questione se la stessa rete della destra radicale avesse già portato le armi per gli attaccanti a Monaco di Baviera, attraverso la stessa rotta Madrid – Parigi. La domanda è ancora senza risposta ad oggi. Pohl nega che sia andata così. Dice che il percorso attraverso Madrid fu una sua idea, e che fu utilizzato solo dopo le Olimpiadi. Invece, egli dà per certo che i diplomatici libici in Germania avessero contribuito a portare i kalashnikov e le bombe a mano per i terroristi di Monaco, nel paese.
I tribunali tedeschi trattarono Pohl e Abramowski con sorprendente clemenza. Le indagini sulle presunte violazioni della legge sulle armi da guerra e l’appartenenza a un’organizzazione criminale  non approdarono a nulla, sebbene i documenti prodotti in giudizio includessero piani operativi per la presa di ostaggi“, il che “implicava i rapimenti di personaggi non identificati ad Essen, Bochum e Colonia.” 

Nel 1974, i due tedeschi furono semplicemente condannati per possesso illegale di armi da fuoco. Abramowski fu condannato a otto mesi e Pohl a 26 mesi di prigione. Solo quattro giorni dopo la condanna, Pohl fu liberato e fuggì a Beirut. Non c’è nulla nei file che possa spiegare le ragioni di tale clemenza.

Forse le autorità temevano che i palestinesi avrebbero potuto anche cercare di ottenere la libertà di Pohl con lo stesso approccio che avevano usato per ottenere la liberazione dei tre membri superstiti dell’operazione a Monaco: il dirottamento di un aereo di linea tedesca. Pochi giorni dopo l’arresto di Pohl, i terroristi di Fatah, fazione dell’OLP, dirottarono un volo Lufthansa diretto a Francoforte. Il governo tedesco cedette alle loro richieste e tutti e tre i terroristi furono lasciati atterrare in Libia.

Grazie a Der Spiegel
trad. dal tedesco all’inglese di Christopher Sultan
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