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“Tu scendi dalle stelle, o re araborum”

dicembre 3, 2015

Siamo in vista delle feste più sentite dell’anno, quindi occupiamoci di qualcosa di appopriato. Sono anni che le leadership palestinesi tentano di accaparrarsi in ogni modo un ebreo tra i più famosi nella storia dell’uomo: יֵשׁוּעַ, Yeshua, detto Gesù. La cosa non è priva di risvolti comici. Ogni anno ci provano, sempre con minor sforzo dato che sembra l’Occidente faccia di tutto per dimostrar loro di aver appreso la lezione e di essere ormai convinto in pieno delle origini arabe-palestinesi di Cristo. E l’Italia, il luogo cristiano cattolico per eccellenza, sembra la più convinta di tutti. Ogni anno, la trita diatriba che finge di discettare in merito all’opportunità del crocifisso per tutti e del presepe in ogni dove, è accompagnata dall’evidenza delle radici arabe del Salvatore per eccellenza.

 

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Certo la creatività palestinese resta, al momento, imbattibile ma a leggere i commenti dei lettori sui più noti quotidiani italiani si potrebbe pensare che ce la stiano proprio mettendo tutta per surclassarli: “Se è nato in Palestina perché dite che era ebreo? Perché volete impossessarvi ANCHE di questo?” chiede un accorato lettore.

L’11 dicembre 2000, in “Intifada”, supplemento al Al Hayat Al Jadida, organo dell’Amministrazione palestinese, appare questa vignetta:

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Ma se lo accetta anche il Papa deve essere vero!

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Il murales alle spalle di Papa Francesco mostra infatti un Gesù Bambino in kefiyah, quindi non solo palestinese, ma shahid, anzi! Il proto-shahid per eccellenza!

E quindi figuriamoci se non lo puo’ dire Jeremiah Wright, l’ex pastore del presidente Barack Obama, che ha affermato che “Gesù era un palestinese” durante un discorso a un evento ospitato dal leader della Nazione dell’Islam Louis Farrakhan, secondo quanto riportato dal The Daily Caller.

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Emilia Urso Anfuso specifica: Palestinese doc, come molti dei migranti che approdano sul nostro territorio, e che molti italiani, spinti all’odio razziale attraverso attente campagne propagandistiche sviluppate negli ambienti politici nazionali, vorrebbero cacciare via – nella migliore delle ipotesi – o veder morti (vi basta entrare su un social come Facebook per leggere le frasi scritte da cittadini razzisti che non si limitano alle battute di spirito)

 

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E poi Crozza, il divo del popolar-andante, ci mette del suo e per criticare Salvini e la sua difesa delle “radici” non trova nulla di meglio che uscirsene con un “Nel presepe erano tutti arabi”, ecco. E fra i commenti più dotti: “No ma è vero che alcuni annoverano gli arabi tra le popolazioni semite”. Semita che non indica più solo un ceppo linguistico ed oltretutto con un termine inventato in Occidente a metà ‘700, ma che specifica un popolo.

"Arte" palestinese

“Arte” palestinese

Il caro Abu Mazen, quello che concorre al premio “angelo (o angelino) della pace” dice, facendo riferimento a Gesù come a un “messaggero palestinese destinato a diventare un faro per milioni di persone”: “duemila anni dopo, noi palestinesi ci sforziamo di seguire il suo esempio mentre ci battiamo per la nostra libertà”.

 

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Il professor Robert Shedinger del Luther College in Iowa (USA) ha pubblicato la sua teoria sulla religione di Gesù Cristo. Nel libro, pubblicato alla fine del 2012, il professore sostiene che la figura di culto più importante del cristianesimo fosse in realtà un musulmano. “Ho dovuto riconsiderare il concetto di Islam e sono giunto alla conclusione che sia un movimento per la giustizia sociale. Penso che questo sia esattamente ciò che Gesù rappresentava nel primo secolo. Pertanto concludo che molto probabilmente Gesù era musulmano,” – ha dichiarato il professore.

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Parrocchie.it taglia corto: “In un’antica epoca della storia dell’uomo, intorno al 1850 a.C., un popolo nomade che viveva di pastorizia mosse alla volta di Canaan da Ur, città della Caldea affacciata sul Golfo Persico. Lo guidava Abramo, suo patriarca, in cammino verso la Terra Promessa… La terra promessa è la Palestina..”

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Gesù era un Palestinese. Il Vecchio Testamento riflette il Nuovo Testamento. Non vi è alcuna incoerenza. Nessuna confusione. È chiaro. Non c’è dissonanza cognitiva. Non vi è alcun errore di interpretazione o incomprensione.” scrive senza tema Katherine Frisk.

E comunque è proprio il caso di dire “ognuno ha la sua croce”: fu un calabrese a trafiggere Cristo! «Militum unus occidit Christum»…

 

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Il Presepio ci chiarisce invece le idee in merito a che cosa sia la Palestina: “la Palestina confina a sud e a est con l’Arabia, a nord con la Siria, a ovest col Mediterraneo e con l’Egitto “penisola del Sinai”; a est, lungo il suo confine, scorre il fiume Giordano che unisce i laghi Tiberiade, Mar Morto e Hule. Con i suoi 20850 kmq la Palestina comprende le regioni storiche, ben conosciute nel Vangelo, della Giudea, della Galilea, della Samaria…”

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La Palestina è ancora oppressa da un maniaco genocida e infanticida. Le persone sulla riva occidentale del Giordano sono ancora brutalizzate come i loro compagni palestinesi a Gaza. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle cristiani e i nostri fratelli islamici e le sorelle in Palestina. Questo Natale ricorda che Gesù di Nazaret era un palestinese.”

 

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“Tu scendi dalle stelle, oh re araborum”

 

6 commenti
  1. Se dovessi dirigere una nazione o una struttura qualsiasi, metterei un israeliano alla ricerca e sviluppo e un arabo al servizio propaganda: sarebbe un successone!

    • Beh che si debba ancora oggi, nel 2015, specificare che Cristo era un ebreo, osservante, figlio di ebrei che non erano profughi (leggevo: Cristo oggi sarebbe su un barcone! A fare che?)ma una coppia qualunque che si recava di malavoglia a un censimento, mentre la donna stava per partorire e sarebbe rimasta volentieri a casa sua. Che partirono dalla loro casa e alla loro casa tornarono, dopo aver vissuto tutti i disagi che avrebbe dovuto affrontare chiunque si fosse messo in viaggio -anche se relativamente breve- senza avere le tasche piene di soldi, che si debba ancora specificarlo fa abbastanza ridere.

  2. Alb permalink

    e io che pensavo fosse romano…

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