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I “nuovi barbari”?

novembre 25, 2015

Ho chiesto a Faisal che pensava dell’Isis e di quello che fa suo figlio. Tristemente ha scosso la testa, alzato le mani in aria in segno di impotenza e ha detto: loro sono i nuovi barbari”

Questo scrisse il giornalista americano, Jon Lee Anderson, quando intervisto’ Faisal Ali Waraabe, un politico del partito Giustizia e benessere in Somalia e candidato alle elezioni presidenziali del prossimo anno, a proposito di suo figlio, un ragazzo di 22 anni, di nome Sayid, cresciuto in Finlandia e finito nel gruppo terroristico Isis.

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Si’, barbari lo sono certamente. Fa parte della loro strategia “comunicativa” la ferocia estrema, la spietatezza, la rozzezza delle esecuzioni tanto più spettacolari quanto più crudeli nelle modalità. Di loro questo vediamo ed è talmente raccapricciante da non invogliare all’analisi degli altri aspetti di questa organizzazione. Ma oltre le scimitarre, i ceppi insanguinati, le gabbie, le crocifissioni c’è anche altro.

C’è, ad esempio, una macchina da propaganda impressionante, che produce tonnellate di materiale multimediale. Una macchina gestita da professionisti provenienti da Iraq e Siria, così come il personale proviene da altri paesi arabo-musulmani e dall’Occidente. Uno di questi professionisti è il portavoce di Daesh, un siriano soprannominato Abu Muhammad al-Adnani. Internet, in particolare i social network, è lo strumento principale di Daesh per diffondere la sua ideologia e agenda politica. E ‘anche usato per reclutare combattenti stranieri e raccogliere fondi.

I successi militari di Daesh, compreso l’attacco in Iraq nel mese di giugno 2014 e l’istituzione del califfato islamico, sono stati accompagnati da una campagna di propaganda efficace che ha imposto il marchio ISIS in campo internazionale. La guerra psicologica utilizzata spaventa i rivali e nemici e inorridisce l’opinione pubblica mondiale (le decapitazioni dei prigionieri occidentali, per esempio).

I loro prigionieri, al momento dell’uccisione, sempre rigorosamente filmata, indossano le divise carcerarie in uso a Guantanamo, sorta di “contrappasso” politico che, lungi dal sembrare improponibile, ha fatto breccia in una parte del pubblico occidentale, anche quello non arabo, il quale ha ben presto cominciato ad associare la barbarie di Daesh a quella americana, non trovando la prima più feroce della seconda.

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D’altra parte, Daesh controlla attentamente le informazioni che lo riguardano. Quei corrispondenti esteri e i giornalisti locali che non rispettano le loro “linee guida” sono immediatamente fatti oggetto di minacce e ogni giornale occidentale o arabo diffuso nei territori sotto il loro controllo è accuratamente supervisionato. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite della Commissione indipendente d’inchiesta internazionale sulla Siria intitolato “Rule of Terror: Vivere sotto ISIS in Siria”, 14 Novembre 2014, paragrafi 39-42 :

“ISIS ha cercato di controllare il flusso di informazioni nelle aree che controlla. Decine di giornalisti siriani e attivisti dei diritti umani sono stati rapiti, scomparsi, torturati e giustiziati. Questo non è riuscito a interessare i media occidentali. Già nel giugno 2013, ISIS ha cominciato a rapire e torturare i giornalisti siriani a Aleppo e Al-Raqqa. Ex prigionieri hanno affermato che il trattamento più brutale all’interno dei centri di detenzione ISIS è stato inflitto a quelli sospettati di far parte di altri gruppi armati, agli operatori dei media locali, e agli intermediari che lavorano con i giornalisti internazionali.

“Un giornalista, rapito nel giugno 2013, è stato picchiato nel centro di detenzione ISIS a Jarablus (Aleppo) ed accusato di essere una spia. Un altro giornalista siriano, in un centro di detenzione ISIS a Al-Raqqa, nel mese di gennaio 2014, è stato picchiato e, al momento del rilascio, è stato minacciato di morte se avesse fotografato o filmato qualsiasi delle attività del gruppo armato: “faremo in modo che tu non sia mai più in grado di fare nulla su questa terra”.

“Nel mese da ottobre a novembre 2013, furono uccisi, nella città di Aleppo, i giornalisti che lavoravano per i canali televisivi internazionali . Da quel momento, gli operatori dei media sono scomparsi in 8 delle aree controllate da Daesh; la loro sorte  rimane sconosciuta. Fra il 19 agosto e il 2 settembre 2014, Daesh ha ucciso due giornaliste americane. Il 13 settembre 2014, il gruppo ha ucciso un operatore umanitario britannico. Tutti e tre erano stati rapiti e detenuti all’interno della Siria. Il gruppo ha filmato le esecuzioni, nel tentativo di influenzare la politica internazionale e scoraggiare gli attacchi aerei previsti sulle loro postazioni”.

“Ai giornalisti e agli attivisti che lavorano per documentare le violazioni e gli abusi subiti dalle comunità locali soggette a Daesh è stata negata la protezione speciale del diritto umanitario internazionale e sono scomparsi, arrestati, torturati e uccisi”.

E’ da notare che mentre la Commissione di inchiesta americana redigeva questo rapporto, in Danimarca, tre mesi prima, il governo autorizzava manifestazioni a favore di Daesh nelle strade delle sue città.

Daesh ha i suoi media che diffondono la propaganda dell’organizzazione; i più importanti sono l’Istituto AlFurqan per Produzione Media, il AlI’tisam Media Foundation , il Alhayat Media Center e la Ajnad Media Foundation:

L’Istituto di AlFurqan La traduzione letterale di alFurqan è “il criterioper giudicare la differenza tra verità e menzogna. E ‘anche un nome per indicare il Corano. È il più vecchio ramo multimediale di Daesh per la produzione di propaganda, soprattutto video. L’Istituto AlFurqan è stato fondato nel 2006, in contemporanea allo Stato islamico dell’Iraq (ISI). A quel tempo serviva ISI e oggi serve ISIS. E’ il bureau ufficiale mediatico di ISIS e riceve il suo materiale dalla leadership dell’organizzazione. Un video di Abu Bakr al-Baghdadi intento in un sermone in una moschea di Mosul è stato originariamente caricato su YouTube da AlFurqan

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AlI’tisam Media Foundation Al-i’tisam significa “la conservazione” o “la salvaguardia”. Si tratta di un istituto di produzione che ha fatto e distribuito video di propaganda per ISIS negli ultimi due anni.

Al hayat Media Center è relativamente nuovo e si rivolge principalmente al pubblico occidentale. Produce e distribuisce una grande quantità di materiale di propaganda, tra cui video. Uno dei suoi obiettivi è quello di reclutare nuovi membri nel mondo occidentale distribuendo materiali diversi in diverse lingue, cura il servizio di sottotitolatura per i video già esistenti, ma diffonde anche articoli, notizie e materiali jihadisti tradotti.

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Ajnad Media Foundation è stato lanciato nel gennaio 2014. E’ specializzato nella trasmissione di canzoni della jihad e musica vocale islamica.

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ISIS ha diverse riviste online:

Dabiq – Al hayat Centre ha pubblicato il primo numero di Dabiq, una rivista in inglese, il 5 luglio 2014, dal titolo “Il ritorno del Khilafah” il Califfato. Il secondo e terzo numero sono stati pubblicati nel settembre 2014, e il quarto il 12 ottobre 2014. Alcuni degli articoli della quarta edizione: citazioni da Abu Bakr al-Baghdadi e altre figure di spicco presenti e passate di Daesh; una discussione sui hadith (detti del Profeta) per spiegare come sia legale prendere il bottino di guerra, perché autorizzato da Allah; giustificazione per la schiavizzazione degli yazidi con hadith sulla schiavitù; informazioni sulle azioni militari e amministrative dello Stato islamico; i cosiddetti fallimenti della campagna americana contro lo Stato islamico; un appello a uccidere “i crociati” (cioè, i civili occidentali) in tutti i paesi che  aderiscono all’alleanza contro lo Stato islamico, e individuare “i cittadini dei paesi crociati” ovunque si trovino; la giustificazione per l’esecuzione del corrispondente americano Steven Sotloff.

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ISlamic State News (ISN) è anch’essa una rivista online destinata al pubblico che non vive in Siria e Iraq. Pubblica articoli di opinione salafitajihadista. anche segnalazioni aggiornate in inglese e altre lingue sulle attività dell’organizzazione. Posta anche i rapporti dello Stato islamico (ISR), con articoli su eventi e circa l’agenda dell’organizzazione.
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Daesh ha recentemente lanciato un forum ufficiale in lingua araba, Al-Minbar Al-‘Ilami Aljihadi. Posta comunicazioni, video, immagini e informazioni su ISIS. ISIS ha anche il forum Hanein.info per immagini, post, articoli e video (all’inizio di novembre 2014 Hanein.info era inattiva, può essere stata riattivata).
C’è anche un sito per materiali visivi, con un sito “mirrorContiene video che trattano l’ideologia di ISIS, dei suoi fondatori (Abu Musab alZarqawi, Abu Omar al-Baghdadi, Abu Hamza alMuhajir) e del suo attuale leader, Abu Bakr al-Baghdadi. Ha anche video che commemorano i combattenti ISIS che sono stati uccisi e altri vari tipi di propaganda.

ISIS fa uso intelligente di Internet, in particolare dei social network, per inviare messaggi a specifici target di pubblico. Cosa più importante per ISIS sono i paesi occidentali e le loro comunità musulmane. La propaganda intensiva rivolta a loro è destinata a dissuadere l’Occidente dall’attaccare ISIS; aumentare l’immagine di forza dell’organizzazione; spaventare l’opinione pubblica occidentale; diffondere l’ideologia del jihad nelle comunità musulmane in Occidente e incoraggiare i combattenti stranieri delle comunità musulmane occidentali ad arruolarsi nelle file di ISIS. Le sue attività di propaganda includono post, video, messaggi audio e immagini. Finora questa strategia ha avuto molto successo e si è posizionata come nemico numero uno dell’Occidente, ottenendo il sostegno dell’opinione pubblica arabo-musulmana, delle organizzazioni jihadiste e di alcune comunità musulmane in Occidente.

I social network, in particolare Facebook e Twitter, svolgono un ruolo importante nell’attività di propaganda di ISIS in Occidente. ISIS sfrutta i suoi successi militari, come le sue vittorie nel nord dell’Iraq e le esecuzioni dei prigionieri occidentali, per spaventare e scoraggiare l’Occidente e per reclutare combattenti stranieri.
La pubblicizzazione della violenza e delle atrocità di ISIS ha provocato la chiusura dei suoi account Facebook e Twitter, tagliando uno dei suoi canali principali di diffusione della propaganda. Cio’ ha costretto l’organizzazione a cercare nuovi modi di diffusione. Si sono cosi’ rivolti a social network meno popolari, come ad esempio VK, conosciuto soprattutto tra i russofoni e DIASPORA. Entrambi sono in concorrenza con Facebook, e la supervisione del loro contenuto è meno rigorosa. Il che è tutto dire! 

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Un esempio di incoraggiamento ai membri delle comunità musulmane in Occidente ad unirsi alla jihad è un video postato su forum islamici e YouTube nel mese di giugno 2014. Un australiano che si fa chiamare Abu Yahya alShami (apparentemente recentemente ucciso in Siria) vi appare. Abu Yahya alShami è apparentemente Zakaria Ra’ed, arrestato con altri tre estremisti islamici per aver picchiato un civile a Sydney (sostenendo di essere sotto effetto di droghe e alcol). Nel video invitava i musulmani ad alzarsi in piedi contro l’umiliazione che i musulmani subivano in Palestina e Falluja. Alla fine del suo appello, un miliziano mascherato, chiamato Abu Nour al-Iraqi, sembra anche lui australiano,  invitava i musulmani di Australia, Europa e America ad unirsi alla jihad in Siria.
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Dai suoi successi militari nell’estate del 2014 alla dichiarazione del Califfato islamico, ISIS ha goduto del sostegno e della solidarietà del mondo arabo-musulmano e dell’Occidente. Ha sfruttato le sue conquiste per aumentare questo sostegno nel mondo arabomusulmano e nelle comunità musulmane in Occidente con una campagna mediatica che incoraggiava l’arruolamento nelle sue file. Ma anche i nuovi convertiti occidentali non sono rimasti immuni al fascino della loro propaganda.

Il 19 giugno 2014, ISIS ha iniziato una campagna chiamata “Un miliardo di musulmani sostengono lo Stato islamico”. Ha invitato i suoi sostenitori in tutto il mondo a mostrare la loro solidarietà, suggerendo che utilizzassero un account Twitter. A seguito della campagna, ISIS ha pubblicato un video su YouTube che documenta i tweet inviati da occidente, dal mondo arabo e dall’Asia (sito web Ukhuwa, YouTube, 21 giugno e 23, 2014). Alcuni dei tweets:

A sinistra: Supporto a ISIS sul Monte del Tempio (YouTube, 23 GIUGNO 2014). A destra: Lo Stato Islamico in Iraq e al-Sham rimane saldo. Provincia di alQuds (wilaya) occupata. (YouTube).
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A sinistra: Supporto a ISIS dal Marocco (YouTube, 23 Giu 2014). A destra: Supporto a ISIS da Abu Dhabi (YouTube, 23 GIUGNO 2014)
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A sinistra: Supporto a ISIS da Aden, Yemen (sito web Ukhuwa, 21 giugno 2014). A destra: Supporto a ISIS dalla Tunisia (YouTube, 23 giugno 2014)
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E dall’Europa?
A sinistra: Lo Stato islamico rimane saldo, Roma,” con il Colosseo sullo sfondo (YouTube). A destra: Supporto a ISIS da Amsterdam (YouTube, 23 GIUGNO 2014)
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A sinistra: Bandiera ISIS con il Big Ben (YouTube). A destra: Lo Stato islamico rimane saldo e si espandecon la Torre Eifel sullo sfondo (YouTube)
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A sinistra: Il supporto a ISIS in Germania (YouTube, 23 Giu 2014). A destra: Il supporto a ISIS in Svizzera (YouTube, 23 Giugno 2014)
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Si’ sono barbari, si’ tagliano le teste ma hanno canali youtube, scrivono in tutte le lingue del mondo, hanno i loro giornali on line, hanno i loro esperti di montaggio e, no, non sono nati con la strage al Bataclan, esistevano già da molto prima, quando in Europa i governi lasciavano che manifestassero per le strade, in nome del rispetto della democrazia e della “libertà di pensiero”.
Grazie a Crethiplethi
One Comment
  1. L’ha ribloggato su Oscar.

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