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Rifiutai subito!

novembre 21, 2015

Niente di nuovo, certo, come quasi mai si incontrano novità in merito al conflitto israelo-palestinese. Tutto è già stato detto, tutto dimostrato. C’è solo un rimpastare di continuo sempre le solite cose, le solite date, i soliti avvenimenti.

Le leadership palestinesi hanno sempre rifiutato qualunque offerta di accordo. E’ un fatto che non va giù a molti, ma è un fatto. I tentativi di pace non si arrestarono con l’omicidio di Rabin, anche se strumentalmente a qualcuno farebbe comodo pensarlo. Ci sono stati, negli anni, ripetuti tentativi, successivi alla morte di Rabin, tentativi rifiutati sdegnosamente e quasi dimenticati dall’opinione pubblica mondiale.

Abu Mazen in New York 190911

Nel 2008 Mash’al Al-Sudairi, columnist saudita del giornale londinese Al-Sharq Al-Awsat, criticava il mondo arabo per la sua ossessione per l’occupazione israeliana e la sua indifferenza di fronte all’occupazione di altri territori arabi compiuta da stati musulmani – per esempio l’annessione alla Turchia del distretto siriano di Alexandretta (adesso Iskenderun), oppure l’occupazione con cui l’Iran si impadroni’ di tre isole degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo Persico (Greater Tunb, Lesser Tunb e Abu Moussa).  «Non c’è dubbio che l’occupazione ebraica di una parte della Palestina costituisca una grande questione, che non abbiamo mai saputo come affrontare. Quando negli anni 30, infatti, ci venne offerto l’80% della Palestina, mentre agli ebrei veniva offerto il 20%, abbiamo rifiutato. Alla fine degli anni 40 ci venne offerto il 49% della Palestina e il restante 51% agli ebrei, e noi abbiamo ancora una volta rifiutato l’offerta. Oggi, li stiamo supplicando di darci il 22%, quello che rimane della Palestina, e loro ci offrono solo il 20%».

«Ora io non voglio parlare sotto il profilo politico, ma voglio soltanto denunciare come gli arabi non si rendano ancora conto dei danni che si sono auto inflitti nella loro storia. Per sessant’anni il mondo arabo ha concentrato tutti i propri sforzi soltanto sulla questione palestinese, ma con una continua incertezza che ha esaurito ogni nostra risorsa, capacità, tempo e perfino la nostra libertà. Nello stesso tempo non abbiamo fatto altro che colpi di stato, guerre, omicidi, arresti, espulsioni, summit, commerci di armi, conferenze, attribuendoci reciproche accuse e tradendoci di continuo. Io scommetto, e sono pronto a farlo di fronte ad Allah, che se solamente il 10% del denaro investito dai paesi arabi per gli armamenti e le loro stupide guerre fosse stato investito nella costruzione dei territori palestinesi e nella stabilizzazione di quel popolo, adesso il West Bank e Gaza avrebbero un tenore di vita più elevato di Singapore. A causa dei tumulti provocati in Palestina, invece, noi abbiamo completamente trascurato il fatto che altri paesi arabi abbiano rubato parti di territori alla luce del sole, e mai una sola parola di protesta si è levata dal mondo arabo».

Haifa e Monte Carmel, prima del 1899

Haifa e Monte Carmel, prima del 1899

Lo sapevano, lo hanno sempre saputo. Hanno sempre saputo di aver giocato al rialzare la posta quando non avrebbero potuto permetterselo, finendo cosi’ per perdere tutto.

Nel 2009 Ehud Olmert, ex primo ministro israeliano, disse:

“Non vi sarà mai un piano di pace fra noi e i palestinesi migliore e più avanzato di quello che io proposi nei due anni scorsi – dice Olmert – Magari avessi potuto completare il lavoro che avevo iniziato. Ero e sono tuttora convinto che avremmo potuto completarlo finché ero primo ministro, se avessi potuto portare a termine il mio mandato. Ritengo che sia necessario arrivare a un accordo di pace fra noi e i palestinesi e che non vi possa essere altro accordo che quello che proposi ad Abu Mazen. Vi poteva essere anche un accordo con la Siria, e non sarà possibile un altro accordo migliore di quello che proposi al presidente Assad. Lo si poteva fare – continua Olmert – e sapevo come farlo. Mi ero spinto molto avanti, più di quanto qualunque governo israeliano avrebbe mai fatto”.

Nell’intervista Olmert confermo’ d’aver offerto ai palestinesi la creazione di uno stato palestinese su un territorio pari al 100% dell’estensione della Cisgiordania pre-’67, composto da un 93-94% della Cisgiordania (oltre alla già sgomberata striscia di Gaza) più terre equivalenti alla percentuale rimanente sottratte al territorio di Israele pre-’67; l’insediamento di più di mille profughi palestinesi all’interno dei confini definitivi di Israele; un’amministrazione internazionale su Gerusalemme sotto israeliani, palestinesi, americani, giordani e sauditi.
Secondo Olmert, se i palestinesi avessero accettato l’offerta, la comunità internazionale l’avrebbe immediatamente appoggiata.

“Sono in politica da trentacinque anni e non sono mai riuscito a capire perché ogni nuova amministrazione Usa pensa di dover ripartire da zero col processo di pace – dice l’ex primo ministro israeliano – Prendete il mio piano di pace. Gli americani ne conoscono ogni singolo dettaglio perché li ho personalmente tenuti informati. Ho detto a George Mitchell, a Hillary Clinton, e lo dirò anche al presidente Obama alla prima occasione che avrò di incontralo: perché tornare indietro e ripartire sempre dalla prima casella, anziché prendere la proposta che venne presentata ufficialmente dal primo ministro d’Israele e dire ai palestinesi: rispondete a questo e completiamo il processo. Ho detto a George Mitchell – e spero che non si arrabbi con me per il fatto che condivido con voi questo concetto – gli ho detto: George, non ricominciare tutto da capo, vai avanti da dove ci siamo fermati e completa l’opera. Altrimenti un giorno, fra quattro anni, mi capiterà di incontrarti all’aeroporto di Heathrow, a Londra, e ti chiederò: George, che fai di bello? E tu mi risponderai: Sto partendo per la mia sessantesima missione in Medio Oriente. E questo che si vuole?”.

1921

1921

Come già noto’ Olmert, in merito al conflitto è come fosse un’eterna “prima volta”; gli israeliani che hanno tentato in questi anni di ricordare l’offerta Olmert sono stati tacciati di propaganda; le leadership arabe non hanno avuto alcun interesse a ricordare alla loro popolazione che il loro rifiuto li aveva condannati a vivere ancora lunghi anni di guerra; l’opinione pubblica mondiale non ne voleva sapere nulla di accreditare a Israele un’azione di pace cosi’ coraggiosa: avrebbe infranto il mito dello Stato guerrafondaio che si nutre di cadaveri.

Oggi, 2015, a quasi dieci anni di distanza, Abbas lo ammette.

Intervistato dall’israeliana Channel 10 TV, ha detto che un accordo di pace sarebbe stato realizzabile, sottolineando quanto la regione sia cambiata in pochi anni. Olmert, intervistato separatamente, ha ricordato come i colloqui si svolsero in un clima turbolento. Olmert, allora primo ministro, era coinvolto in uno scandalo di corruzione e aveva annunciato la sua intenzione di dimettersi. Nell’intervista, Olmert ha descritto un incontro il 16 settembre, con le elezioni a pochi mesi di distanza, quando presento’ l’offerta che cercava di affrontare tutte le principali preoccupazioni palestinesi.

Ha ricordato di aver offerto un ritiro quasi totale dalla Cisgiordania a favore di uno stato palestinese, proponendo che Israele mantenesse il 6,3% del territorio al fine di annettere i maggiori insediamenti ebraici, ma risarcendo la controparte con territori israeliani equivalenti a un 5,8% della Cisgiordania, più un collegamento fra Cisgiordania e striscia di Gaza anch’esso parte del futuro stato di Palestina. “Gli dissi – racconta Olmert nell’intervista – Ricorda le mie parole: passeranno cinquant’anni prima che un altro primo ministro israeliano vi offra quello che vi sto offrendo ora. Non perdete questa occasione”.

“Mi mostrò una mappa ma non me la consegnò”, afferma Abu Mazen nell’intervista, sostenendo che questo sarebbe il motivo per cui la storica occasione andò perduta. Abu Mazen ha affermato anche che, in ogni modo, l’offerta di Olmert di accettare in Israele un numero simbolico di profughi palestinesi non avrebbe risolto il problema, perché i discendenti dei profughi palestinesi si contano oggi a milioni, sparsi in tutta la regione.

I negoziati diretti fra Israele e palestinesi sono di fatto congelati dall’aprile 2014 nonostante i ripetuti inviti a riprenderli da parte dell’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

(Da: i24news, Times of Israel, 19.11.15)

Il Piano di pace Olmert

Il Piano di pace Olmert

Scrive Elliott Abrams, su Israel HaYom: «Gli interrogativi circa quanto accadde alla fine del 2008 nei negoziati di pace israelo-palestinesi tra l’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen costituiscono una questione controversa sin dal momento in cui quei colloqui ebbero luogo.

Ma ora abbiamo l’ammissione diretta da parte di Abu Mazen che la versione israeliana degli eventi era corretta: lui disse no. Lo ammette lui stesso in una estesa intervista alla TV israeliana.

A mezzanotte e cinque, sugli schermi di Canale 10 il reporter Raviv Drucker chiede ad Abu Mazen: “Nella mappa che Olmert le presentò, Israele annetteva il 6,3% [della Cisgiordania] e compensava i palestinesi con un 5,8% [tratto da Israele pre-‘67 ]. Che cosa propose lei in cambio?”. “Non ero d’accordo – risponde secco Abu Mazen – Rifiutai subito”.

L’intervista (anche quella con Olmert) contiene dettagli che saranno di grande interesse per molte persone, ma la sostanza è che Abu Mazen si sottrasse all’accordo come aveva fatto Yasser Arafat ai negoziati di Camp David del luglio 2000.

Vi sono vari argomenti che cercano di spiegare perché Abu Mazen disse di no: ad esempio, che aspettava di vedere quale sarebbe stata la politica del nuovo presidente che stava per entrare in carica negli Stati Uniti, oppure che non voleva firmare con un primo ministro, Olmert, “azzoppato” dalle inchieste che erano in corso a suo carico. Altri sostengono che Abu Mazen non aveva la legittimità, o il coraggio, di firmare un accordo che Hamas avrebbe immediatamente attaccato; ed anche che Abu Mazen, come Arafat, non aveva fatto nulla per preparare i palestinesi ai compromessi che un accordo di pace avrebbe inevitabilmente richiesto. Ma sono tutte speculazioni.

Quello che non è una speculazione è che il primo ministro israeliano fece un’offerta di pace e il capo palestinese – capo del partito Fatah, dell’Olp e dell’Autorità Palestinese – la respinse.

Coloro che amano incolpare Israele per la perdurante mancanza di progressi verso un complessivo accordo di pace probabilmente non presteranno attenzione a questa intervista. Ma quelli sono i fatti».

(Da: Israel haYom, 19.11.15)

QUI e QUI

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