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Gli sciacalli a due zampe

novembre 16, 2015

Ancora non sono state identificate tutte le vittime dell’assalto terroristico che ha insanguinato Parigi. Ancora ci sono persone che risultano disperse, uomini e donne dei quali le famiglie non conoscono ancora la sorte e già si sono scatenati gli sciacalli a due zampe, bramosi di mettere i loro musi tra i cadaveri, girarli, rigirarli, per poi ululare al mondo.

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Daesh ha abituato ai suoi video truculenti, alle minacce, ai rapimenti, alle torture, agli omicidi più efferati; orrori, ma lontani o almeno tali sembravano. Siria, Iraq, Libano… poi Parigi, Europa, casa. Non è la prima volta che la Francia è colpita dal terrorismo; solo per restare negli anni recentissimi: la scuola Ozar ha-Torah a Toulouse e i paracadutisti a Montauban, sette morti e 5 feriti; , l’attacco a Dijon, 11 passanti feriti, schiacciati da un’auto guidata da un uomo che gridava “Allah Akbar”; l’attacco a Nantes, stessa identica scena, dieci feriti e 1 morto;  l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo e all’Hipercacher, 20 morti e 22 feriti. E ora questo: almeno 129 morti e più di 352 feriti. E’ l’11 settembre francese. La Francia e tutta l’Europa hanno avuto un piccolo assaggio di cosa voglia dire aver a che fare con il terrorismo in casa, dovercisi scontrare mentre sei occupato in una delle consuete, banali, innocenti, attività della vita quotidiana: un ristorante, un teatro, una scuola, un supermercato.

PARIS, FRANCE - NOVEMBER 13: A medic tends to a man after an attack near the Boulevard des Filles-du-Calvaire November 13, 2015 in Paris, France. Gunfire and explosions in multiple locations erupted in the French capital with early casualty reports indicating at least 60 dead. (Photo by Thierry Chesnot/Getty Images)

PARIS, FRANCE -(Photo by Thierry Chesnot/Getty Images)

Scrive Maurizio Molinari:

“In Medio Oriente ed in Nord Africa si percepisce con chiarezza l’era della Jihad. Viviamo in una nuova realtà. Il nazionalismo arabo del Novecento, nato sulle macerie del colonialismo europeo, non è stato capace di esprimere Stati, partiti e leader in grado di garantire sviluppo, prosperità e diritti. Dunque ad emergere è il suo rivale storico, il jihadismo religioso, nella versione sia sunnita che sciita. L’era della Jihad è destinata a ridisegnare l’intera regione che va da Gibilterra al Kynder Pass. Esportando pericoli verso la confinante Europa”.

“Isis è uno Stato con un esercito, un leader, un’amministrazione pubblica ed un bilancio. La sua forza è la capacità di controllare ed amministrare un territorio grande quanto la Gran Bretagna. Fino a quanto conterà su tali risorse, resterà il gruppo terroristico più ricco e pericoloso del Pianeta”.

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I sopravvissuti, quelli che a Parigi hanno perso un parente, un amico, un collega di lavoro, o che hanno visto cadere sotto i colpi dei terroristi i loro vicini di tavolo, hanno organizzato gruppi di auto-aiuto, con l’assistenza di psicologici incaricati di aiutarli ad affrontare il trauma, a parlare. Storia ben nota a chi vive in Israele e questo identico dramma, questo terrorismo che colpisce alla cieca, nel mucchio, senza distinguere, lo conosce bene. Conosce bene il suono delle ambulanze che corrono, i soccorsi, il sangue, i pianti, il lutto di chi resta. Da almeno cinquant’anni Israele lo conosce. La differenza finora è stata che nessuno si è stretto a Israele nel cordoglio, nessuno ha messo i colori della bandiera israeliana nel suo profilo quando saltavano in aria gli autobus, le pizzerie, i dancing, i bar, le persone alle fermate del tram, nelle stazioni, quando esseri umani erano macellati mentre pregavano nelle sinagoghe, dormivano nei loro letti, andavano ad un incontro di lavoro. Nessuno ha detto: Kullanu israilim, siamo tutti israeliani.

 

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E sarebbe anche stato sopportabile, se si fosse limitato a questo. Ma insieme all’assenza completa di empatia e nel silenzio indifferente, le uniche voci che si sono levate sono state di condanna: vi sta bene, cosi’ imparate, troppo poco… E da cinquant’anni almeno è stata una gara a trovare tutte le giustificazioni possibili e immaginabili a questo terrorismo che colpiva donne, bambine, vecchi e riscuoteva le simpatie del mondo. Lo stesso identico terrorismo cieco che ha colpito Parigi, Londra, Madrid, Beirut. Che ha colpito in Iraq, in Siria, in Somalia, in Kenia, in Nigeria, in America.

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E ora? Ora il mondo occidentale, quello che ha cercato affannosamente di eliminare la morte dal suo orizzonte, quello che si è preoccupato di creare delle società a rischio zero, avrà capito? Comprenderà? No, non comprenderà nulla:

Il problema è che in Medio Oriente non solo i palestinesi non vedono speranze… questo il succo del suo discorso. I palestinesi come secondo termine di paragone.

Margot Wallstrom, Ministro svedese degli Affari Esteri:

Ma ovviamente i “disperati palestinesi” hanno fatto di meglio, addossando immediatamente e completamente la responsabilità dell’attentato a Israele, non solo come “ispiratore” ma proprio come mandante ed esecutore. Cosi’ Al Hayat al Jadida:
“Non è un caso che il sangue sia scorso a Parigi, mentre le sanzioni europee nei confronti dei prodotti degli insediamenti stanno per essere messe in atto  e mentre la Francia guida l’Europa, notificando al Consiglio di sicurezza dell’Onu che implementerà la soluzione a due Stati, Palestina e Israele – cosa che gli israeliani vedono come un avviso di pericolo improvviso proveniente dall‘Europa, dove è nato il sionista occupante, . . .
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 Poi ci sono le vignette. Questa è sulla pagina Facebook di Fatah
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Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri russo, dice che Hezbollah  non è un gruppo terroristico, perché? Per cercare di  trovare un consenso internazionale in merito a quali dovrebbero essere  le forze coinvolte nella guerra civile siriana da bollare  come terroristiche, e quali quelle da prendere in considerazione per futuri accordi politici: 
Alcuni dicono che Hezbollah sia un’organizzazione terroristica. Manteniamo contatti e relazioni con loro perché non li consideriamo un’organizzazione terroristica“. Stessa cosa Bogdanov ha detto di Hamas.
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Mary HughesThompson, co-fondatrice del movimento Free Gaza, azzarda la possibilità che Israele sia dietro agli attacchi di Parigi:
“Non ho accusato Israele di coinvolgimento. Pero’ Bibi è amareggiato per il boicottaggio europeo ai prodotti degli insediamenti . Quindi, chi lo sa,”
E questi latrati trovano subito accoglienza grata tra gli internauti che tremanti di paura si sentono meglio a poter pensare che… ma si’, in fondo Isis non esiste, sono sempre loro, sempre i soliti israeliani…
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  1. QUELL’EBREO | ilblogdibarbara

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