Skip to content

È tutto reale, è tutto vero, non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto, è semplicemente controllato

novembre 12, 2015

“- Chi sei tu?
– Sono il creatore di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
– E io chi sono?
– Tu sei la star.
– Non c’era niente di vero?
– Tu eri vero: per questo era così bello guardarti.” (The Truman Show)

maxresdefault

Scrive Victor Rambaldi, nelle sue lezioni sul ‘fare cinema”:

“La scena drammatica è senz’altro la più importante perché il conflitto è l’elemento centrale del racconto. È la scena che imprime una svolta al racconto, spinge la trama in una direzione diversa, rivela le intenzioni dei personaggi, produce l’impatto emotivo più forte. La lunghezza di una scena drammatica non è fissa: quello che conta di più è il suo impatto emotivo…”

Dall’avvento di Internet siamo stati sommersi da “scene drammatiche” del conflitto israelo-palestinese, che hanno fatto da complemento essenziale ad un racconto diventato, nel tempo, sempre più complesso e che, diramandosi e espandendosi, è arrivato a toccare tutti i registri narrativi e tutte le nuove tecniche di comunicazione. Ma le immagini ne sono state la struttura portante, essenziale, imprescindibile; le immagini vere, quelle false, quelle vere strumentalmente riproposte in angolazioni privilegianti un punto di vista, finalizzato all’ottenimento di un giudizio morale da parte dello spettatore.

«L’immagine mira a farci risalire fino a quell’attività originaria che rende possibile la comparsa (il ‘darsi’) di qualcosa in quanto cosa che abbia senso. […] L’immagine, dunque, non è affatto la promozione espressiva della rappresentazione, è piuttosto il ritorno della rappresentazione alla sua radice “poetica”» P. Montani, L’Immaginazione narrativa, ed.Guerini e Associati, Milano 1999, p. 20-21.

Immagini di sangue, di bambini tristi, di bambini fieri, di donne in lacrime, di donne in lutto, vecchi in jellaba, pastrano grigio, candido foulard sulla testa, piegati e affranti… Difficilmente uomini, ma ragazzi si’: ragazzi in pose plastiche, con i volti mascherati da kefiyeh, in atto di lanciare sassi dalle loro fionde, con sullo sfondo cieli cupi e fiamme dei copertoni delle auto bruciate.

Nell’immaginario collettivo di quelli che hanno seguito attentamente questa fiction negli anni, ma anche di coloro che hanno avuto saltuarie occasioni di darci uno sguardo, il popolo palestinese  è questo: donne, vecchie, vecchi, bambini e adolescenti arrabbiati. La vita vera è stata progressivamente cancellata per lasciare il posto alla “scena drammatica”, quel posto narrativo nel quale nessuno lavora in banca, al supermercato, nelle compagnie telefoniche, nelle ditte edili, nelle concessionarie auto. Un posto dove nessuno fa vacanze, nessuno ascolta musica, legge o guarda film alla tv; un mondo nel quale nessuno è armato con armi vere, non esiste sopruso, non esiste violenza se non quella dell’esercito israeliano. E da sfondo a questa costruzione, un ambiente degradato, misero, sporco, nel quale i servizi essenziali sono inesistenti, fatto di baracche e intreccio di fili elettrici. Un popolo dolente che vive in un enorme slum.

Campo profughi di Balata, Nablus

Campo profughi di Balata, Nablus

E questi luoghi esistono davvero, sono i campi profughi, le “locations” che servono a essere visitate dai solerti “costruttori di pace”, quelli che arrivano in “Palestina” con già stampato nel cervello cio’ che i loro occhi vedranno. Non si pongono domande questi visitatori che scelgono di trascorrere le loro “vacanze di impegno” nei Territori palestinesi; non si chiedono perché l’Amministrazione palestinese continui a mantenere una parte della sua popolazione in condizioni miserabili, quando avrebbe tutte le risorse economiche per evitarlo. Non si chiedono se per caso ci fosse altro, che non i campi profughi, non serve, sappiamo come stanno le cose: Israele occupa, i palestinesi soffrono.

A Balata ci sono 30.000 persone; il campo è un enorme laboratorio di rancore diffuso, contro Israele certamente, ma anche contro Abbas e in generale, contro il mondo.

Ahmed, 30 anni, indica il commerciante di verdura, che ha allestito un negozio di fronte al suo . «Vedi le casse di verdura?” Chiede. “Sono  da due giorni. Lui le lascia così di notte, e vende ciò che è rimasto nel corso della giornata. Queste non sono verdure adatte per gli esseri umani, e pero’ la gente non ha i soldi per comprare niente altro. Nessuno qui ha un permesso di lavoro in Israele, e l’amministrazione palestinese non ci aiuta. Prova a chiedere un prestito bancario! Non li danno ai residenti del campo. ” “Do la colpa ad Abbas per questa situazione“, aggiunge. “Ci sono tonnellate di droga. Perché AP non ci fa affari? “Chiede con rabbia. Il suo amico Samir si unisce alla conversazione. “Non c’è polizia, e non c’è legge. Le persone vanno in giro con le pistole perché hanno paura di se stessi, non degli israeliani. Chiedo, cosa ne è degli aiuti  finanziari che la AP sta ricevendo? Perché non fornisce nulla ai residenti del campo? Perché non investe su di loro? Se le cose stanno così, se la AP ci  continua ad ignorare, la situazione alla fine esploderà.

balata

“Ogni giovane che lavora mantiene almeno cinque, sei famiglie. Questo è impossibile. La rabbia contro la AP è grande, e la gente non ha niente da perdere “, Alaa continua. Il crimine è dilagante, gli spacciatori spuntano in ogni angolo. Così tutti coloro che vogliono approfittare della situazione vengono qui e chiedono ai giovani di aderire. Che si tratti di Hamas, della Jihad e di altri gruppi che vogliono condurre attacchi, o criminali che vogliono arruolare spacciatori.

Beit Jibrin, Beth Lehem

Beit Jibrin, Beth Lehem

Mahmoud Abu Jima afferma che la situazione non è mai stata così brutta. “Questo non è un modo di vivere; la morte è meglio. Vi prometto che se si desse alla gente di qui uno stipendio di 3.000 shekel al mese (circa $ 780), nessuno farebbe difficoltà. Ma guardate ciò che sta accadendo ora come risultato del nostro abbandono da parte della AP! Ogni tipo di farmaco del quale tu abbia mai sentito parlare puoi trovarlo qui: hidra, ecstasy, cocaina, hashish. Finché ne offrono alla gioventù, loro lo prendono. “

Jenin, campo profughi

Jenin, campo profughi


Akhsin Kandil, 27 anni, è il padre disoccupato di due figli. Ha cercato due volte di ottenere un posto di lavoro nei servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese. «Hanno detto che non era accettabile, perché sono stato in prigione” – non dice per cosa – “e io sono un residente del campo. Viviamo per volontà di Allah. Non abbiamo stipendi, non abbiamo l’aiuto della AP. Non c’è niente. Siamo in un vicolo cieco, e nessuno nella AP ci ascolterà. Vogliono che la situazione rimanga così. Al tempo di Arafat non era cosi’. Ma con Abu Mazen è diverso. ”

Perché “vogliono che la situazione rimanga cosi'”? Dice Jamal Tirawi, AP di stanza a Nablus: “La questione dei rifugiati è una parte della soluzione più ampia tra Israele e i palestinesi” . Quindi servono cosi’ i campo profughi, iconografia necessaria a “l’immaginazione narrativa” e carne da porre sulla bilancia del ricatto a Israele, anche se poi più volte Abbas ha fatto sapere che in ogni modo, ci dovesse essere un accordo con Israele, i rifugiati dei campi, dentro e fuori il futuro stato di Palestina, non saranno accettati come cittadini.  

Campo profughi a Deheishe, Beth Lehem

Campo profughi a Deheishe, Beth Lehem

E’ questa la “tela” da mostrare, il fondale scenico necessario, quello che frutta ed ha fruttato finora ad Abbas e prima ad Arafat, milioni di dollari di “aiuti”. Ma che altro c’è da vedere? Che cosa non sono portati a visitare i “pelligrini di buona volontà”?

C’è un’altra West Bank, agli antipodi di quella dei campi profughi, la West Bank del lusso. Auto ultimo modello, appartamenti costosi, negozi di abiti firmati.

Marwan Asmar, un giornalista giordano, con un dottorato in scienze politiche alla Università di Leeds, nel Regno Unito, ha descritto questo fenomeno al suo ritorno in Cisgiordania dopo 30 anni:

“C’è stata una trasformazione totale da quando sono stato l’ultima volta a Howara, in Cisgiordania, nel 1985.  C’è un’attività fervente nei negozi, ristoranti, uffici e caffè. Questo non è più il sonnolento villaggio che ho visto tempo fa. Edifici, ville, moschee e aree di sosta sono stati costruiti ovunque. C’è anche una piscina. Non è certo l’immagine che avevo in mente. Non è l’immagine che i media presentano palestinesi che sopravvivono con 2 dollari al giorno, come ha sottolineato la Banca mondiale, di elevata disoccupazione e sacche di povertà. Le persone con cui ho parlato lavorano come operai in Israele e sono pagati con alti salari giornalieri. Questo è il motivo per il quale hanno potuto costruire le loro case, mi hanno detto.

Una casa a Mazraa Sharqiya, Ramallah

Una casa a Mazraa Sharqiya, Ramallah

Quali sono gli indicatori della qualità della vita in West Bank?

Aiuti esteri
Dal momento dell’istituzione dell’autogoverno palestinese in Cisgiordania e a Gaza, a metà degli anni 1990, il governo americano ha impegnato circa $ 5 miliardi in aiuti bilaterali ai palestinesi, tra le più grandi cifre pro capite del mondo Nel complesso, i palestinesi ricevono circa $ 2 miliardi di aiuti ogni anno. Analisti economici palestinesi stimano che la AP abbia ricevuto un totale di $ 25 miliardi di dollari in aiuti finanziari nel corso degli ultimi due decenni.

Palestinian Trade Tower, Ramallah

Palestinian Trade Tower, Ramallah

Povertà
La CIA World Factbook ha riportato il tasso di povertà in Cisgiordania al 18% nel 2011a differenza del tasso di povertà di Israele nel 2012, del 21% .

Aspettativa di vita

Nel 2015, l’aspettativa di vita in Cisgiordania è di 76 anni Notevolmente superiore alle aspettativa di vita negli stati arabi 71 anni (al 2012), e di quella media in tutto il mondo che è di 70 anni.

Banca, Ramallah

Banca, Ramallah

Mortalità infantile

Nel 2015, il tasso di mortalità infantile in Cisgiordania e Gaza è stata di 13 ogni 1.000 nati vivi, rispetto ai 27 ogni 1.000 nati vivi negli stati arabi nel 2013 e 36,58 ogni 1.000 nati vivi nel mondo nel 2014.

Asal Technologies, Ramallah

Asal Technologies, Ramallah

Alfabetizzazione

Nel 2015 il tasso di alfabetizzazione a Gaza e West Bank è risultato essere il 96,5%

Ramallah

Ramallah

Educazione

Nel 2011, quando ai palestinesi è stato chiesto Sei soddisfatto o insoddisfatto del sistema di istruzione?” Il 63,5% ha risposto soddisfatto”, una percentuale superiore a quella degli Stati Uniti (62,8), Olanda (60,3), Svezia (61,6) o del Giappone (54,6) La percentuale complessiva negli stati arabi è stata 50,0% .

Compagnia telefonica a Al Bireh, Ramallah

Compagnia telefonica a Al Bireh, Ramallah

Risorse idriche

I palestinesi insistono sul fatto che soffrono di scarsità d’acqua a causa delle politiche israeliane. Tuttavia, i dati dimostrano che Israele ha rispettato tutti i suoi obblighi secondo gli accordi firmati con la AP. Lo sviluppo di sistemi di approvvigionamento idrico per le comunità palestinesi è stato effettuato su vasta scala, molto più esteso di quello richiesto dall’accordo interinale israelo-palestinese.

Dal 1967-1995 (prima della firma dell’accordo), la quantità totale di acqua fornita ai palestinesi in Giudea e Samaria è aumentata da 66 a 120 milioni di metri cubi all’anno. Questa acqua addizionale è stata utilizzata principalmente per il consumo interno. Durante questo periodo, il numero di città e villaggi collegati ad acqua corrente attraverso moderni sistemi di approvvigionamento è aumentato da quattro a 309 comunità. Nel marzo del 2010, 641 di 708 comunità palestinesi, oltre il 96 per cento della popolazione palestinese, sono state collegate ad una rete di acqua corrente. Reti di approvvigionamento idrico per altri 16 villaggi (che comprendono un ulteriore 2,5 per cento della popolazione) erano in costruzione.

I palestinesi sostengono che il consumo degli israeliani è di quattro volte superiore a quello della media palestinese. Tuttavia, questa affermazione non è di fatto supportata. Nel 1967, ci fu davvero un grande divario nel consumo pro capite di acqua tra israeliani e palestinesi a causa degli antichi sistemi di approvvigionamento idrico esistenti in Cisgiordania sotto il dominio britannico e poi giordano, che avevano bisogno di aggiornamento. Questa lacuna, tuttavia, è stata ridotta durante il periodo di amministrazione israeliana e la differenza è ormai trascurabile. Il consumo pro capite di acqua fresca naturale in Israele è di 150 m3 / C / Y e nella PA 140 m3 / C / Y.

In Giordania e in Siria, la maggior parte delle città e dei villaggi non sono ancora allacciati all’acqua corrente. Ad Amman e Damasco, la distribuzione dell’acqua avviene solo una volta o due ogni settimana. Secondo la AP, ammontano a circa il 33,6 per cento le loro perdite di acqua dalle condutture interne, rispetto al 11 per cento in Israele. Inoltre, i palestinesi hanno violato la loro parte degli accordi per l’acqua rifiutandosi di costruire impianti di depurazione (nonostante fossero disponibili finanziamenti internazionali). Così, i liquami scaricati dalla comunità palestinese fluiscono liberamente in molti corsi d’acqua in Cisgiordania.

Plaza Mall, al Bireh, Ramallah

Plaza Mall, al Bireh, Ramallah

Occupazione lavorativa palestinese in Israele

Nel 2014, Al-Hayat Al-Jadida, il quotidiano ufficiale dell’Autorità palestinese, ha pubblicato un articolo lodando i datori di lavoro israeliani per il loro trattamento dei lavoratori palestinesi in Israele. L’articolo ha dichiarato: “Ogni volta che i lavoratori palestinesi hanno l’opportunità di lavorare per datori di lavoro israeliani, sono pronti a lasciare il loro lavoro con i proprietari palestinesi – per ragioni che hanno a che fare con gli stipendi e gli altri diritti … .Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti dai palestinesi ammontano a meno della metà degli stipendi di coloro che lavorano per i datori di lavoro israeliani “.

“Le condizioni di lavoro [israeliane] sono molto buone, e comprendono il trasporto, l’assicurazione medica e i fondi pensione. Queste cose non esistono con i datori di lavoro palestinesi … .Muhammad Al-Hinnawi, un operaio edile, dice: ‘. Ricevo un salario giornaliero di 70 shekel, senza pensione, e non ho altra scelta’, invece, Thaer al-Louzi, che lavora per una fabbrica di cemento in Israele, osserva: ‘Ho ricevuto uno stipendio di 140 shekel al giorno. Ora, dopo essermi infortunato, ricevo uno stipendio dall’assicurazione. ‘”

Secondo Bassem Eid, fondatore del gruppo per i diritti umani palestinesi Monitoring Group, 92.000 arabi si spostano per lavoro dalla Cisgiordania in Israele ogni giorno.

Kerish Motor Mall, Beitunia, Ramallah

Kerish Motor Mall, Beitunia, Ramallah

 

Felicità

Secondo l’indagine 2012 dell’Happy Planet Index un sondaggio condotto dal Forum New Economics per misurare la felicità di tutto il mondo i Territori palestinesi sono il terzo paese più felice tra i paesi arabi e il 30 ° nel mondo, più di molti paesi sviluppati come gli Stati Uniti, Regno Unito, Svezia, Australia e Canada.

Algeria – 52.2
Giordania – 51.7
Autorità palestinese 51.2
Iraq 49.2
Tunisia – 48.3
Marocco – 47.9
Siria 47.1
Arabia Saudita 46.0
Yemen – 43.0
Libano 42.9
Libia 40.8
Egitto – 39.6
Sudan – 37.6
Gibuti – 37.2
Comoros 36.5
Mauritania – 32.3
Emirati Arabi Uniti 31.8
Kuwait – 27.1
Bahrain – 26.6
Qatar – 25,232

Centro Culturale, Ramallah

Centro Culturale, Ramallah

 

Nablus, shopping centre

Nablus, shopping centre

Jacir Palace Hotel, Beth Lehem

Jacir Palace Hotel, Beth Lehem

Piazza Manara, Hebron

Piazza Manara, Hebron

Università, Hebron

Università, Hebron

“Ascoltami Truman: là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te… le stesse ipocrisie, gli stessi inganni… ma nel mio mondo tu non hai niente da temere… io ti conosco meglio di te stesso!” (The Truman Show)

Grazie JCPA

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: