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La bugia che dura da un secolo

ottobre 17, 2015

“Gli ebrei vogliono distruggere Al Aqsa e al suo posto costruire il Terzo Tempio”, tra tutte le menzogne inventate da un secolo a questa parte, ai danni degli ebrei prima, e dello Stato di Israele poi, questa sembra essere quella che si è mantenuta più vitale e che ancora riscuote molto successo.

Gli atti di terrorismo che hanno colpito Israele dal 1 ottobre, incessantemente, e che non hanno risparmiato né donne, né vecchi, né bambini, né, perfino, immigrati africani, sono stati “giustificati” da questa antica diffamazione.

Il 6 ottobre va in onda alla TV dell’Amministrazione Palestinese, una dichiarazione di Mahmud Abbas, poi pubblicata sul giornale Al-Hayat Al-Jadida il 7 ottobre 2015:

“In questi giorni difficili, il governo israeliano sta intensificando la sua forte offensiva contro il popolo palestinese, ovunque … Onestamente, non sappiamo quale sia la ragione per questo, dal momento che la parte palestinese non ha attaccato e non ha fatto nulla contro gli israeliani. Se essi [gli israeliani] pensano che il popolo [palestinese] di Gerusalemme stia proteggendo se stesso, questo è il nostro diritto. Dobbiamo proteggere i nostri luoghi sacri, islamici e cristiani. Se pensano di dividere Al-Aqsa, questo è impossibile e non ci riusciranno …”

Questo disse Abbas pochi giorni dopo l’assassinio di quattro civili israeliani. Quanto è vecchia questa accusa e che esiti ha avuto nella storia della regione?

Nel 1928, Hajj Amin era già diventato Gran Mufti’ di Gerusalemme da sette anni. Nel settembre del 1928, un piccolo gruppo di ebrei erige una “Mechitza” (un divisore per separare uomini e donne durante le preghiere) per la preghiera di Yom Kippur al Muro Occidentale. Gli inglesi forzatamente smantellano il divisore, ma Husseini usa questo incidente come pretesto per incitare i musulmani. Accusa gli ebrei di tentare di impossessarsi dei luoghi santi musulmani, tra cui la Moschea di Al Aqsa.

Con una campagna di propaganda virulenta chiama alla jihad contro gli ebrei e provoca il pestaggio frequente e la lapidazione degli ebrei che pregano presso il Muro che culmina con diffusi scontri micidiali in tutta la Palestina nell’agosto 1929. Il 15 agosto 1929 era Tisha b’Av, il giorno in cui gli ebrei commemorano la distruzione del Tempio Santo. Migliaia di ebrei marciano verso il Muro per protestare contro le restrizioni britanniche alla preghiera ebraica, e per riaffermare il loro collegamento ebraico al luogo sacro. Cantano Hatikvah (poi diventato l’inno nazionale di Israele). Il giorno seguente, folle di fedeli arabi armati, infiammati dalle prediche antiebraiche, attaccano i fedeli ebrei al Muro, distruggendo libri di preghiera e le suppliche poste tra le pietre del muro. Il 17 agosto, un ragazzo ebreo è ucciso dagli arabi durante conseguente disordini nel quartiere di Gerusalemme di Bukharan.

Secondo il quotidiano Davar del 20 agosto 1929, l’incitamento contro gli ebrei era dilagante, soprattutto nella zona di Gerusalemme e di Hebron. Le voci diffuse raccontavano che gli ebrei avevano maledetto l’Islam e intendevano impossessarsi dei loro luoghi sacri; i musulmani dichiararono il loro dovere a vendicarsi. “Difendere i Luoghi Santi” divento’ il grido di battaglia.

Il 23 agosto, più di 1000 arabi lanciano attacchi contro gli ebrei in tutta Gerusalemme. Quarantasette persone sono uccise. A questo fanno seguito attacchi diffusi contro gli ebrei in tutta la Palestina. Anche in questo caso, gli inglesi proibiscono agli ebrei di organizzare unità di autodifesa armata e in pochi giorni, 133 ebrei sono uccisi e 339 feriti. Assalti arabi in comunità ebraiche si registrano da sud fino a Hebron a Haifa, Safed, Mahanaim e Pekiin nel nord. Lo stato di emergenza è dichiarato e la legge marziale è imposta dagli inglesi.

 

massacre

Secondo il giornalista olandese-canadese Pierre Van Passen che si trovava in Palestina al tempo, immagini falsificate di luoghi santi musulmani in rovina furono distribuiti agli arabi di Hebron che stavano lasciando le loro moschee il Venerdì, 23 agosto 1929. Le didascalie sulle foto sostenevano che la Cupola della Roccia fosse stata bombardata dai sionisti. Quella sera stessa, gli arabi armati fecero irruzione nella Yeshiva (accademia talmudica) e uccisero l’unico studente che trovarono. Il giorno seguente, una folla inferocita brandendo coltelli, asce e sbarre di ferro distrugge la Yeshiva e massacra il resto degli studenti. Un gruppo di residenti ebrei fu linciato da una folla araba, mentre stava recandosi alla stazione di polizia . La folla poi procede a compiere la strage degli ebrei di Hebron – sia sefarditi che ashkenaziti – che avevano vissuto in pace con i loro vicini arabi per anni. Con un solo ufficiale britannico di sorveglianza, la polizia araba non fa alcun tentativo per impedire il massacro. Il capo della comunità ashkenazita di Hebron, Rabbi Ya’akov Slonim, era stato in buoni rapporti con i suoi colleghi arabi e offri’ la sua casa come rifugio per gli ebrei di Hebron, nella convinzione che sarebbero stati risparmiati. Ma la folla irruppe e uccise il rabbino, i membri della sua famiglia e tutti quelli lì riuniti.

 

willing

Appena una settimana dopo la strage di Hebron, Safed, una delle quattro città sante ebree, fu soggetta agli stessi attacchi. Il 29 agosto 1929, gli arabi di Safed e villaggi vicini aggrediscono e uccidono i loro vicini ebrei, bruciando e saccheggiando le loro case. Diciotto ebrei furono uccisi, 40 feriti, e 200 case sono state bruciate e saccheggiate. 1936-1939

 

mufti

Nel dicembre 2000, solo due mesi dopo lo scoppio della Seconda Intifada,
Mahmoud Abu Samra, un ufficiale dei servizi segreti con il grado di colonnello in Fatah, invio’ una lettera al suo presidente, Yasser Arafat, che a quel tempo governava dalla Mukata, a Ramallah. Abu Samra, che era allora capo di un corpo chiamato il Centro per l’informazione, la ricerca e la documentazione a Gerusalemme, chiese che Arafat fosse informato di un “piano sionista per distruggere Al-Aqsa con un terremoto artificiale.

“Rapporti militari e americani recentemente pubblicati dal quotidiano “Arab Star” scriveva Abu Samra ad Arafat, “dicono che è stato formato un comitato israeliano, sono scienziati provenienti da: il Technion di Haifa, l’Istituto Weizmann di Rehovot,e l’Istituto Negev a Beersheba. Questo comitato è autore di un piano per distruggere la moschea di Al-Aqsa, senza lasciare tracce per mezzo di:

a. creando un terremoto artificiale;

b. utilizzando in collisione onde sonore (che provengono da fuori di un muro e si spingono verso l’interno);

c. utilizzando la creazione di un vuoto aereo;

d. con la creazione artificiale di tempeste.

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Abu Samra aggiunse:

“La maggior parte di questi esperimenti è in atto già dal 1999, sotto le acque del Mar Morto e nel deserto del Negev. Le relazioni indicano le fondamenta della moschea sono state scavate da archeologi israeliani.
Gli esperti
sionisti si aspettano il crollo della struttura a seguito dei danni all’equilibrio tra la pressione esterna dell’aria e la pressione interna. Chiedo istruzioni.

La lettera di Abu Samra fu trovata da Israele, durante un controllo all’ Orient House, a Gerusalemme Est durante l’operazione anti terrorismo del 2002 Defensive Shield. La lettera reca anche un’aggiunta di Arafat che conferma di averla letta.
Arafat prende molto sul serio il rapporto di Abu Samra. Ordinò
che le informazioni fossero trasmesse ad un gruppo di persone, compreso
il leader di Gerusalemme Est, Faisal al-Husseini, lo sceicco Yusuf Salama, al membro del governo palestinese Ziad Abu Ziad, e all governatore del distretto di Gerusalemme per l’Autorità palestinese, Jamal Otman.

Israelasoctopus

Anche le autorità religiose dei Paesi arabi circostanti, notoriamente totalmente indifferenti alla sorte del “popolo palestinese”, vista l’occasione la colgono e piuttosto che calmare gli animi, gli “infiammano”, conoscendo bene i loro polli.

“Il Gran Mufti del Libano Abd Al-Latif Daryan ha affermato, durante l’omelia, che: L’acquisizione e l’espulsione [dei palestinesi] dalle case è iniziata con l’occupazione della Palestina, e dal 1967 noi [i palestinesi] veniamo perseguitati per la nostra religione. [Gli israeliani] hanno diviso la moschea di Ibrahim (cioè, la Grotta dei Patriarchi) a Hebron e ora vogliono distruggere al-Aqsa o dividerla, dicendo che vogliono che la Palestina sia una patria e uno Stato per i soli ebrei e che vogliono distruggere al-Aqsa per ricercare il presunto Tempio! per che cosa le persone vivono e muoiono se non per la patria e per la religione?
[WAFA (l’agenzia di stampa palestinese ufficiale), 24 SETTEMBRE 2015

“Il Gran Mufti dell’Arabia Saudita, AbdulAziz ibn Abdullah Al ash-Sheikh, ha dichiarato ieri durante il sermone sul monte Arafah (vale a dire, una collina ad est della Mecca, una tappa obbligata sul percorso di pellegrinaggio per i musulmani ), che l’Al Aqsa si lamenta con Allah oggi, e poi con la nazione islamica, perché gli ebrei contaminano e scacciano i [musulmani] fedeli, li feriscono e metteno ostacoli sulla loro strada. ‘Oh servi di Allah, siate in allarme.
AlQuds, 24 set 2015

L’imam del santo santuario della Mecca: Gli attacchi sionisti ad Al-Aqsa sono una dichiarazione di guerraL’imam e predicatore presso il santuario sacro della Mecca, lo sceicco Saleh Bin Hamid, ha dichiarato che gli attacchi dei sionisti contro la moschea di Al-Aqsa costituiscono una dichiarazione di guerra all’identità islamica del luogo.’
Egli ha condannato gli attacchi criminali, le azioni barbariche e la politica razzista attuata.
Nel sermone del venerdì, alla Kaaba, Bin Hamid ha condannato il silenzio e l’impotenza del mondo di fronte al piano degli ebrei per dividere la benedetta AlAqsa. Ha aggiunto che i sionisti hanno scelto di attaccare la moschea di Al-Aqsa in questo momento, a causa dello stato di inimicizia, la separazione e la guerra settaria terrorista, in cui la nazione islamica è attualmente impegnata.
Al-Hayat AlJadida, 19 SETTEMBRE 2015

murabitat

E’ un ritornello che funziona sempre, da un secolo. Khaled Mismar, presidente del comitato politico del Consiglio nazionale palestinese, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) ha ribadito la calunnia il 30 marzo 2014, alla Tv palestinese ufficiale:
Ora vogliono dividere la Moschea di Al-Aqsa. Inoltre, essi vogliono distruggere Al-Aqsa e costruire quello che chiamano il Tempio’ su Al-Aqsa“, ha sottolineato Mismar.

Com’è possibile che una menzogna del genere, totalmente priva di qualunque fondamento, smentita dall’evidenza del divieto per gli ebrei di pregare al Monte del Tempio, secondo la legge dello Stato di Israele, e di aver diritto solo alla visita “turistica”, possa vivere cosi’ a lungo e soprattutto essere presa per buona da politici e media occidentali? Com’è possibile che in nome di una bugia si possa perfino arrivare a “giustificare” e “spiegare” il terrorismo più brutale e becero? Com’è possibile che le parole di Abbas, pronunciate giusto all’inizio delle violenze, siano passate come “normali”, nel silenzio totale dei media occidentali?

“AlAqsa è nostra e così è la Chiesa del Santo Sepolcro. Non hanno diritto di dissacrarle con i loro sporchi piedi. Non permetteremo loro di farlo e faremo tutto il possibile per difendere Gerusalemme », ha detto Abbas nel suo ufficio a Ramallah durante un incontro con attivisti a Gerusalemme Est.

Abbas ha detto che i palestinesi sono determinati a impedire a Israele di far passare il suo progetto per “dividere” la moschea Aqsa.
“Non ci sarà alcuno stato palestinese senza Gerusalemme”, ha sottolineato. “Siamo a Gerusalemme e ci rimarremo, per difendere i nostri luoghi sacri islamici e cristiani. Non abbiamo intenzione di lasciare il nostro Paese.
Ha poi elogiato le donne e gli uomini musulmani, il cui compito è quello di infastidire i visitatori ebrei al Monte del Tempio.
Ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme è sangue puro fintanto che è per amore di Allah. Ogni shahid (martire) sarà in cielo e ogni persona ferita sarà ricompensata, per volontà di Allah.

Un secolo, un secolo della stessa bugia che provoca la stessa reazione, sempre. Quando impareranno gli arabi a non cadere nelle trappole di chi li manovra come fossero pupazzi, carne da macello, utili solo al consolidamento del loro potere? Quando smetteranno di usare l’icona del “martire bambino” e capiranno che i loro figli meritano qualcosa di più che essere armati di un coltello e spediti a uccidere? Quando la smetteranno di accettare che impiegati dell’UNRWA, piuttosto che occuparsi dell’istruzione dei loro figli, intaschino soldi occidentali promuovendo la loro morte?

Scrive Eitan Haber, su YnetNews: «Se tutto questo non avesse a che fare con reali tragedie di israeliani uccisi e feriti nella recente ondata terroristica, avrei cominciato questa breve nota descrivendo il presidente palestinese Abu Mazen come “una figura tragica”. Quest’uomo avrebbe potuto entrare nei libri di storia come l’artefice della pace definitiva tra Israele e palestinesi o, in alternativa, come l’uomo di guerra che ha cercato di spezzare i sogni degli israeliani. Invece, l’uomo che rappresenta il popolo palestinese se ne va in giro per il mondo a incontrare personaggi influenti, re e dignitari vagando per i luoghi più lussuosi dell’universo, e noi ancora non sappiamo che cosa vuole. Chi e che cosa sostiene? Vuole che continui la situazione attuale? E’ a favore o contro il terrorismo dei coltelli? Nel frattempo, è capace soltanto di dar fiato alla bocca e parlare, e inveire, e diffondere menzogne. Giacché non è uno stupido né un ignorante, sa che si tratta di bugie. Eppure non esita ad incolpare gli israeliani di una miriade di accuse false e infondate. Non permette che i fatti gli intralcino la strada. Nel suo velenoso discorso di mercoledì sera ha accusato gli israeliani d’aver ucciso a sangue freddo un 13enne palestinese, mentre le immagini delle telecamere mostrano chiaramente cosa aveva fatto e cosa aveva intenzione di fare. E tutti sanno che non è morto, ma viene curato in un ospedale israeliano. Abu Mazen ci sta ingannando tutti. Una volta sostiene la pace, un’altra sostiene il terrorismo. E’ un maestro dell’allusione ambigua, quella che noi chiamiamo doppiezza. La mattina dice una cosa, la sera dice il contrario. Avrebbe potuto portare a casa i terroristi, impedendo loro di scagliarsi contro gli israeliani. Ha invece deciso di far saltare tutte le regole, o di fare sostanzialmente entrambe le cose. E’ sia a favore che contro. E’ un leader debole, alla fine del suo mandato, troppo vecchio per lasciare in eredità ai suoi successori una terra tranquilla e fiorente, anche se non l’esatta realizzazione dei suoi sogni e dei sogni di milioni di palestinesi. Abu Mazen è all’origine del male in quest’ultima riedizione che divampa in questi giorni. Oggi non possiamo che prenderne atto, con un senso di delusione e di disperazione». (Da: YnetNews, 15.10.15)

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