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Ultime notizie…Tutti (o quasi) gli svarioni della cronaca

ottobre 15, 2015

Dal 1 ottobre Israele è sotto attacco. E’ cominciata con l’omicidio a sangue freddo dei coniugi Henkin, ammazzati mentre tornavano a casa con i loro quattro figli, che hanno dovuto assistere all’esecuzione dei genitori, e non si è più fermata la follia omicida che spinge a accoltellare, sparare, tentare di schiacciare con l’auto i civili israeliani.

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La “molla”, la falsa motivazione, la scusa che dovrebbe servire ad ammantare brutali omicidi dell’aura della “sacra missione” puo’ sembrare  incredibile a chi non è pratico del livello di follia che puo’ risultare dal continuo incitamento all’odio e dalle notizie fabbricate appositamente per poter poi essere citate come “giusta reazione” in periodi come questo: gli ebrei vogliono distruggere Al Aqsa! Gli ebrei vogliono dissacrare il nostro luogo sacro e costruire il Terzo Tempio al suo posto. Ridicolo vero? Impossibile da far passare per buona, vero? Al Aqsa fu costruita nel 715, dopo che la chiesa che si trovava sul posto fu rasa al suolo. I danni che ha subito in questi secoli sono stati causati dai  terremoti del 747, del 1927 e del 1936 con conseguenti ricostruzioni. Mai, né prima né dopo la nascita dello Stato di Israele, la sua esistenza è stata messa in pericolo, se non dai missili di Hamas che senza Iron Dome in funzione avrebbero seriamente e più di una volta, rischiato di colpirla. Ci si potrebbe aspettare che una “motivazione” del genere fosse presa a sberleffi, vero? E invece no. Non solo è stata ritenuta, dall’opinione pubblica mondiale, molto verosimile ma ovviamente la vittima è diventata il carnefice. Quindi, mentre i giornali danno conto dei morti ammazzati con lapidarie classificazioni: “due coloni uccisi” “un rabbino accoltellato”, “un ultra ortodosso ammazzato”, i terroristi neutralizzati mentre sono in atto di compiere i loro omicidi, prendono il posto di gala nei titoli: “Ancora quattro ragazzi palestinesi uccisi”, “Salgono a sette i ragazzi palestinesi uccisi”, “Giovane palestinese ucciso dalle forze di polizia israeliane”.

 

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Nulla di nuovo o inaspettato, nessuno in Israele credeva di ricevere la solidarietà del mondo. Quindi nessun “vittimismo” e nessun pianto. Ma se nessuno in Israele si aspettava  dai media e quindi dall’opinione pubblica, qualcosa di diverso da quanto puntualmente avvenuto, ci possiamo almeno dilettare (si fa per dire) con gli svarioni di giornali e televisioni? Possiamo almeno ironizzare un po’ su questi “inviati speciali” che non sono in grado di riportare nemmeno quello che succede a due passi dalle loro stanze di albergo climatizzate, dalle quali lanciano i loro reportages? Si possono prendere in considerazione quei proclami infiammati che fungono da miccia alla violenza e esaltano adolescenti in cerca di gloria e che i reporters fingono di non conoscere?

Per esempio, Abbas ha fatto subito in modo di sigillare con il sigillo della veridicità il tentativo di assalto a Al Aqsa:

“In questi giorni difficili, il governo israeliano sta intensificando la sua forte offensiva contro il popolo palestinese, ovunque … Onestamente, non sappiamo quale sia la ragione per questo, dal momento che la parte palestinese non ha attaccato e non ha fatto nulla contro gli israeliani. Se essi [gli israeliani] pensano che il  popolo [palestinese] di Gerusalemme stia proteggendo se stesso, questo è nostro diritto. Dobbiamo proteggere i nostri luoghi sacri, islamici e cristiani. Se pensano di dividere Al-Aqsa, questo non sarà possibile e non ci riusciranno …”

Nessun inviato ha rilevato questo? Eppure questo video è stato visitato, in quattro giorni, quasi quattromila volte. Abbas puo’ tranquillamente dire che “il governo israeliano scatena un’offensiva” e che lui, pace santa, non si spiega il perché.

E perché non sfruttare la Rete, cosi’ utile e veloce nel raggiungere un grande numero di persone? Abbas accusa Israele, in televisione, di aver ammazzato a sangue freddo il “bambino martire” Ahmed Manasra e alla bisogna il suo staff fa circolare in Internet un video, appositamente tagliato, dal quale sono state tolte le riprese che mostravano chiaramente il “bambino” che, in compagnia del cugino, accoltellava un uomo e dopo, non soddisfatto, si gettava su un tredicenne che usciva da un negozio di dolciumi. Entrambe le vittime sono in gravi condizioni. Questo il video originale del fatto:

Ma  non solo! Manasra non è affatto morto, ma al contrario è ricoverato nell’ospedale Hadassah di Gerusalemme, lo stesso ospedale nel quale sono ricoverate le sue vittime! Nessun reporter ci ha fatto caso?

E come evitare di calcare la mano quando si puo’? Circola forsennatamente sul web un’immagine che dovrebbe rappresentare un ragazzo colpito al petto dai vampiri israeliani, durante la Prima Intifada, giusto per dimostrare di che cosa sono capaci questi assassini:

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Ma si tratta di un film, un film prodotto in Libano nel 2012, diretto da un regista tunisino, Chawki al-Mejri

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Va beh, la verità poetica è sempre meglio di quella nuda.

Invece Luke Baker, dell’ufficio Reuters a Gerusalemme, ci fa sapere che “agenti israeliani mascherati da palestinesi, incitano a tirare pietre per poi arrestarli”. Euronews subito riprende il lancio

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e Andrea Bernardi, fresco dalla sua brutta esperienza in West Bank quando, dopo che aveva cercato di filmare le armi di soldati israeliani all’interno delle jeep, ebbe la macchina fotografica rotta da un soldato che si era stufato di ammonirlo a parole, ci si tuffa: “Quelli mascherati da arabi” titola sul suo blog. Ma, sfortunatamente per loro, anche l’IDF sa filmare e inequivocabilmente dimostrare che gli agenti sono arrivati DOPO che gli scontri erano iniziati.

L’Internazionale titola: Altri due ragazzi palestinesi uccisi al confine tra Israele e la Striscia di Gaza, e continua: “altre otto persone sono rimaste ferite negli scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza.” Persone, non terroristi che cercavano di sfondare la rete di sicurezza e penetrare in Israele armati, persone!

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Scrive Rav Punturello:

Uno dei paraventi o paraocchi dell’Occidente è l’analisi della presenza dei bambini o dei ragazzini arabi nel conflitto. Dai tempi di Edmondo De Amicis, o forse ancora prima, ci portiamo nel cuore il tragico romanticismo della “piccola vedetta lombarda”, della vittima patriota di un sistema ingiusto, del piccolo eroe che lotta per la libertà e la dignità del proprio giovane e neonato paese. La tragicità di questo paravento si acuisce in tutta Europa con le storie di resistenza al nazifascismo, storie di giovanissime staffette partigiane che ancora una volta hanno sacrificato le loro vite per la dignità di un paese, l’Italia, che era stato fascista fino al midollo anche in nome del nazionalismo dei tempi della piccola vedetta lombarda ( anni del 1859) e che ha avuto come più giovane vittima partigiana un ebreo, un bimbo ebreo di Bologna, Franco Cesana z’’l. Ipocritamente, l’idea del “giovine patriota” accomuna, per esempio, storie di resistenza partigiana in Francia ( la patria del governo collaborazionista di Vichy che ha deportato con le proprie mani decine di migliaia di ebrei francesi ed anche bambini senza che l’alleato germanico ne avesse fatto richiesta) e storie di resistenza partigiana in Polonia, ( la patria dell’assenso allo sterminio di tre milioni di ebrei polacchi e di nessun aiuto concreto alla ribellione del Ghetto di Varsavia) creando quindi una sorta di condivisa empatia europea per il giovane armato, il tenero bimbo che si alza e si ribella in nome del proprio popolo.

Ovvio che questa empatia, accomunata da una antica cultura terzomondista per la quale il popolo più “povero” (anche quando in realtà non è povero per niente) è sempre “vittima”, ha messo sul podio del “giovine patriota” i ragazzi palestinesi. Sono ormai anni che l’Occidente, il luminoso Occidente, ha scelto di parteggiare per loro. Loro sono l’espressione arcaica di una coscienza occidentale che non vuole porsi domande e che accomuna il piccolo morto nella campagna di Voghera nel 1859 con l’immagine di Franco Cesana, il suo ricordo in benedizione, e le giovani lame che oggi assalgono le gole di noi ebrei israeliani. Ma non solo. Quando i bimbi dell’Isis sono stati filmati mentre sgozzavano vittime occidentali sotto gli occhi orgogliosi dei papà, poche voci occidentali hanno protestato per questa drammatica infanzia rubata. Sempre in Occidente sono in pochissimi a lottare contro la realtà dei bimbi soldato. Perché?

 

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C’è di sicuro più simpatia per il “bambino martire” armato di accetta, che cerca in tutti i modi di massacrare almeno un ebreo e assurgere cosi’ alla ribalta che non per l’israeliano che, sebbene immaginato come una specie di Ufo-Robot super armato, va a fare la spesa con il mattarello nella borsa o lo spray al peperoncino, o l’ombrello per difendersi.

Intanto una delegazione di Hamas vola in Iran da dove avverte: Israele sparirà entro il 2027

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E quella che ci ostiniamo a chiamare “stampa”. Libération, giornale francese tutt’altro che di secondo piano, illustra, con tanto di mappa, la città di provenienza di un terrorista, dopo la strage compiuta a Gerusalemme: la città di Bezek

 

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Si impara sempre qualcosa di nuovo! Bezek, antica città canaanita, citata due volte in Samuele e Giudici. Questo perché il terrorista era un impiegato della compagnia telefonica  israeliana, Bezeq. Nella stampa francese diventa città. Del resto Il Messaggero aveva scambiato la Porta di Damasco a Gerusalemme con Damasco, città siriana. Uffa questi mediorentali che complicati!

Facebook dal canto suo fa del suo meglio per respingere ogni segnalazione delle pagine che incitano ad ammazzare più ebrei possibile: non violano i suoi standard… si’, ne avevamo avuto un vago sentore.

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E quindi, che c’è di male se un impiegato UNRWA (agenzia Onu eh) cambia la foto del suo profilo facebook con un coltello e un disegnino con scritto “L’Intifada è cominciata”? Nulla, ci puo’ stare, non viola ecc. ecc.

 

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E il Los Angeles Time che titola “Quattro adolescenti israeliani morti nelle violenze israeliane”? Che ne pensate? Ottimo vero? Poi, POI, dopo le proteste cambiano titolo.

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Ma on line si possono anche trovare dettagliate istruzioni su come fare un accoltellamento sicuro, le indicazioni in merito ai tipi di coltelli da usare, e tutto quanto puo’ servire sapere a un terrorista in erba.

 

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Beh, andiamo avanti, la vita è bella, domani è un altro giorno; gli israeliani intanto cantano Hatikvah

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4 commenti
  1. non ho capito il passaggio sul Los Angelse Times…forse c’è un errore nel vostro testo?

    • nessun errore. Il LA Times ha titolato “Quattro adolescenti palestinesi morti nelle violenze israeliane”, le VIOLENZE ISRAELIANE! Non terroristi morti durante gli scontri con la polizia. Poi dopo le proteste di CAMERA hanno cambiato in “Two Palestinian teenagers were shot to death in Jerusalem on Saturday, officials said, after they carried out separate stabbing attacks on two Israeli civilians and two police officers.” http://www.camera.org/index.asp?x_context=2&x_outlet=33&x_article=3134

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  1. Dai Libération! Forse ce la fai a aggiudicarti “l’asino d’oro per il cattivo giornalismo”! | Bugie dalle gambe lunghe
  2. UN ALTRO PAIO DI DOZZINE COME QUESTA | ilblogdibarbara

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