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Nudi alla mèta

settembre 17, 2015

Ogni tanto e per fortuna, si puo’ anche sorridere.

Spesso, chi “sposa” la causa palestinese si sente in dovere di ammannire più o meno benevoli consigli in merito al modo di “affrontare” il conflitto. Parlo ovviamente di quegli attivisti “pacifici”, quelli che non cercano di sublimare le loro carenze affettivo-sessuali adottando il linguaggio terrorista ed esibendo “cipigli” guerreschi. Pieni di solerte buona volontà questi “costruttori di pace” consigliano, a chi il conflitto lo vive in prima persona, l’atteggiamento giusto da tenere in proposito.

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“Impara a conoscere il tuo vicino”, “apri il tuo cuore alla pace”, “la conoscenza reciproca abbatte i muri” e cosi’ via. Naturalmente nessuno di questi consiglieri in pectore ha mai visto nemmeno da lontano l’oggetto dei suoi desideri, mai conosciuto un palestinese se non forse uno o due in qualche centro sociale, mai conosciuto un israeliano, mai visto Israele e mai visitato i Territori o se l’ha fatto è stato con l’ausilio di guide palestinesi che passavano il tempo a loro disposizione a illustrare quanto buoni sono i palestinesi (e quanto simili a loro) e quanto cattivi sono gli israeliani, nulla in comune con loro. Quando si “resta umani” a che serve la conoscenza culturale de “l’altro”? A che serve informarsi di storia, geografia, lingua, letteratura? Ci si guarda negli occhi ed ecco, il contatto è stabilito, senza bisogno di parole.

Stabiliti questi trait-d’union che resta da fare per coronare questo amore virtuale? Tentare una “conversione alla bontà” del perfido israeliano, tentativo quasi sempre senza speranza, per mezzo appunto dei “buoni consigli”.

A meno che non si sia giovani e intraprendenti e si creda che la “causa” meriti uno sforzo in più. Questo devono aver pensato otto giovani spagnoli pro-palestinesi che per attirare l’attenzione internazionale sulle terribili condizioni dei palestinesi, costretti in un regime di apartheid, hanno pensato di posare nudi davanti al “muro della vergogna”: “Davanti a questo vergognoso muro l’umanità è nuda. La decisione di posare nudi ci ricorda che chi accetta simili barriere, ha perso il rispetto per l’umanità”, questa la motivazione.

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Bene, ovviamente saranno stati salutati dai palestinesi con giubilo e gaudio verso chi si esponeva a tal punto, in prima persona, per loro, per i loro diritti, vero?

Ah no? Eh no! I palestinesi, quelli che gli israeliani che ci vivono quotidianamente a fianco dovrebbero imparare a conoscere, cosi’ come qualunque pro-palestinese sa fare, si sono imbestialiti:

“E’ una solidarietà ributtante”, ah ecco. “Se ne stavano come animali”, ah! “Questi sono maiali, nient’altro. La nostra nazione è troppo pura per la visita di questi maiali” Uh! C’è chi si è spinto, con un sarcasmo veramente tutto medio-orientale, oltre: “Ecco, probabilmente non avremo pioggia questo inverno, per punizione a questo atto”.

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Ma…ma… allora che avevate capito dei palestinesi? Chi erano quelli che interpretavano il vostro sogno virtuale? Israeliani e palestinesi si chiamano reciprocamente e con un certo sarcasmo “cugini”, ma questi europei non dovevano essere qualcosa di più? Che so, fratelli? Prova di convivenza e di reciproca conoscenza molto scadente, rimandati al prossimo anno cari “costruttori di pace” e non consigliate nulla, non ne siete in grado. Al massimo ci strappate un sorriso a noi, “cugini”.

Grazie a Ynet

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