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Al mercato dei bambini

settembre 6, 2015

Dopo quattro anni di immagini di una Siria rasa al suolo, dopo quattro anni della disperazione di un Paese stretto in una morsa tra il regime sanguinario di Assad e i terroristi di Daesh; dopo che a milioni sono stati feriti e a migliaia uccisi, gli europei hanno scoperto che c’è una guerra in Siria e che quelle città che guardavano senza vederle, quelle città sventrate, uccise, martoriate contenevano anche persone.

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Se ne sono accorti perché un bimbo kurdo di tre anni è andato a morire su una spiaggia turca e il suo piccolo corpo, i colori della sua maglietta e dei suoi pantaloncini lambiti dall’acqua del mare che lo aveva rigettato, il visino affondato nella sabbia, come dormisse dopo aver giocato ed essersi stancato, hanno offerto al fotografo di turno l’occasione di farne un simbolo e di diventare famoso.

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Ne sono morti più di undicimila di bambini, dall’inizio della guerra. Più di 600 sono morti nelle galere di Assad, per le torture. Poi ci sono quelli che come Aylan sono morti mentre cercavano di non morire, lontani da casa.

Di questa guerra si è perso completamente il ricordo dell’inizio, di come fu che mentre l’Occidente del mondo esultava per le Primavere Arabe, in Siria un ragazzino, forse immaginando fosse arrivato il momento, oso’ scrivere su un muro della sua scuola una frase contro il regime e fu arrestato e torturato, dando il via alla rivolta. Si è perso il ricordo dello spiazzamento -o forse non è mai stato rilevato,  che la “ribellione” in Siria provoco’ fra le “potenze occidentali”: la Siria! Scherziamo? Se cade la Siria sarà un macello! La Siria se ne deve stare al suo posto, “buffering zone” dell’Iran, sotto il tallone di Assad figlio come lo fu sotto quello di Assad padre. “Che si fa? Si interviene? Non si interviene? Si fa un rabbuffo a Assad? Gli si dice di smetterla coi gas? Di rispettare un po’ di più il suo popolo? Mah???” Poi ci pensarono Russia e Cina a cavare le castagne dal fuoco: Assad non si tocca! Veto all’Onu, per due volte, contro ogni possibile intervento. Ah meno male! Ecco, non si puo’ agire perché Russia e Cina non vogliono. L’America se la cavo’ con un po’ di dollari ai “ribelli”. Ma quali ribelli? Boh, i ribelli.

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Quelli che avevano cominciato la rivolta, illudendosi di potersi liberare del loro dittatore, furono presto schiacciati. Il gioco divento’ tra Assad e centinaia di sigle islamiste più o meno feroci che si contendevano la piazza, finché arrivarono i più feroci di tutti, Daesh, e azzerarono tutta la concorrenza. I siriani hanno continuato a morire, nell’indifferenza più totale dei ricchi arabi degli Emirati e dell’Occidente, ormai assuefatto alle immagini di barbarie e dolore.

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I bambini siriani hanno continuato a morire senza nome né storia, salvo quando la propaganda anti-israeliana (basterà ancora definirla cosi’?) li usava, spacciandoli per palestinesi morti per mano del “mostro sionista”. Non c’è bisogno di riproporre qui i loro corpi fatti a pezzi, i loro nomi, la loro età. Si è già detto abbastanza di loro.

Ora, Aylan Kurdi ha detto al mondo: “Esistiamo, siamo siriani, stiamo morendo”.

Ma finisce qui? Certo che no! Come farsi sfuggire la ghiotta occasione? Ecco qua, immediata, la riproposizione del dramma di Aylan in salsa pallywoodiana. Perché loro sono come lui! Gaza è come Idlib, Aleppo, Homs, Damasco, Kobane! Stessa guerra, stessa distruzione, stessa disperazione. Presto! Tiriamo fuori i nostri bambini, quelli che ci vengono cosi’ comodi, quelli che sanno scavare i tunnel di Hamas, fare da scudi umani, essere fantocci nelle mani degli attivisti che li brandiscono come clave contro il “mostro sionista”.

Bambini forse palestinesi mimano la morte di Aylan Kurdi

Bambini  palestinesi mimano la morte di Aylan Kurdi

Presto, che ora “va di moda” il siriano, prima che il mondo si scordi di noi e allora addio quattrini e “popolo martire”! Magari si accorgono che i popoli martiri sono altri.

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“Ribadiamo il concetto: I VERI martiri siamo noi! Gaza è la vera città martire. Non cominciamo a abusare dei titoli!”

Gaza

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Siria

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Al Mashtal Hotel, Gaza

Al Mashtal Hotel, Gaza

Siria

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A Gaza il quartiere Shujaya, quello davvero distrutto perché sede delle milizie di Hamas e piattaforma di lancio, è stato fotografato da tutte le angolazioni, in mille particolari diversi, per dare l’idea della distruzione totale. Anche se sullo sfondo si vedevano benissimo palazzi e case intatti. In Siria di intatto non c’è più nulla.

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Cosi’, mentre in Europa ipocritamente si discetta se sia o no il caso di mostrare la foto di Aylan morto, ma difficilmente si ammette che l’unico modo per non farlo più morire è fermare la guerra, a Gaza rilanciano e offrono al mercato i loro di bambini.

Grazie a Il Borghesino

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