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Da Gaza fuggono, dove? In Israele

settembre 1, 2015

Gaza è nelle mani di Hamas dal 2006. Le “elezioni” che portarono al potere l’associazione terroristica, riconosciuta tale da UE, Canada, Giappone, Stati Uniti, Israele, Australia, Giordania, Regno Unito, Egitto, sancirono in realtà  la vittoria nella guerra civile combattuta tra fazioni: Hamas contro Fatah. Il 15 agosto del 2005, Israele si ritiro’ unilateralmente da Gaza, come atto di buona volontà, sperando in quella pace che sembrava dipendere tutta, secondo l’opinione pubblica mondiale, dalla cessazione de “l’occupazione”. Perché Israele era a Gaza? L’aveva davvero occupata, manu militari, come il termine sembra sostenere?

bimbo palestinese 3

No, Israele non occupo’ un bel nulla. Fu l’accordo del 1949 con l’Egitto, alla fine della prima guerra di aggressione che Israele subi’, a stabilire la presenza israeliana a Gaza. La Guerra del Sinai del 1956 confermo’ questa presenza. La popolazione di Gaza intanto, durante la guerra del 1948, aumento’ 4,5 volte, da 80.000 persone a 360.000, a causa dei palestinesi che fuggivano Israele e cercavano protezione dall’esercito egiziano. Furono creati otto campi profughi, nacque l’UNRWA che cosi’ tanto avrebbe poi inciso negli sviluppi politici successivi. La disoccupazione era altissima, nonostante l’Egitto avesse, nel 1952, accettato l’entrata di lavoratori palestinesi nel Paese. Lo sviluppo economico vero comincio’ con le aziende agricole, gestite in modo moderno, dagli israeliani che si insediarono nella Striscia.

Nel 2005 Israele si ritiro’ da Gaza, lasciandone la gestione all’Amministrazione Palestinese, mantenendo il controllo dei confini, come da accordi tra le due parti. Fu allora che scoppio’ la guerra tra Fatah e Hamas, nel 2007, dopo due anni nei quali le tensioni, cioè gli scontri e i morti, non fecero che inasprirsi. Comincio’ nella West Bank, dopo che Fatah espulse i membri di Hamas dal territorio. I fedelissimi di Muhammed Dahlan cercarono di assassinare Ismail Haniyeh, allora Primo Ministro. Anche allora fu tentata quella “riconciliazione” impossibile, la prima di una lunga serie di tira-e-molla che sono arrivati fino a oggi. Fu l’Arabia Saudita, l’8 febbraio 2007, a proporre un piano, firmato dalle parti, che avrebbe dovuto porre fine alle violenze.

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Il 17 marzo fu formato il governo d’unità: da marzo ad aprile furono uccise circa 90 persone. A maggio era di nuovo guerra aperta, nelle strade di Gaza. A giugno Hamas controllava i principali collegamenti tra nord e sud della Striscia e la costa. Abbas sciolse il governo di unità (come tenterà di fare più volte, nel corso degli anni) e dichiaro’ lo stato di emergenza.

Questa che a leggerla puo’ fare l’effetto di una delle tante guerre civili medio-orientali fu vissuta dai gazawi come un bagno di sangue.

Ormai era il terrore: gli omicidi, le torture, le violenze non si contavano. In pratica nessuna famiglia scampo’ all’orrore di quel periodo.

Hamas dichiaro’ vinta la guerra

Da allora i gazawi hanno perso anche l’idea stessa di libere elezioni. Ogni tentativo di ribellione a Hamas è stato represso nel sangue. Nel 2013, sulla scia del movimento Tamarrud egiziano, tento’ la nascita un movimento che si chiamava “Ribellione contro la tirannia a Gaza”, immediatamente decimato.

Nel 2013, il giornalista giordano- palestinese, Mudar Zahran, scrisse:

“Gli scontri tra Gaza e Israele sono un buon affare per Hamas, che fa un sacco di soldi sulla miseria della gente. Hamas è responsabile di tutto cio’ che succede a Gaza. A loro non importa del sangue e dell’umanità della loro gente “, afferma Zahran.” Hamas sta creando una situazione nella quale la carestia e la povertà spingano la gente a sostenerli. E’ da incubo. L’unico lavoro che gli abitanti di Gaza possono sperare di avere è unirsi a  Hamas “.

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L’Institute for Palestine Studies ha stimato siano stati 160 i bambini di Gaza morti per scavare i tunnel di Hamas, durante gli ultimi scontri con Israele, nel 2014. Impiegati per il loro fisico minuto, pagati pochi dollari per un lavoro massacrante, spesso non ce la fanno e soccombono. La stima è al ribasso.

Lasciati soli dalle Ong occidentali che affollano la Striscia, oltre 860, delle quali solo 70 arabe,per una cifra di affari annua stimata 300 milioni di dollari, preoccupate di non dispiacere a Hamas e perdere cosi’ posto di lavoro e occasione di carriera nel settore; lasciati soli dai giornalisti, spesso scaraventati in veste di free-lance in un territorio che non conoscono, sotto-pagati e esposti in prima persona alle minacce di Hamas, i gazawi sanno di non poter contare su nessuno.

Ma… c’è una novità! Un numero sempre in crescita di abitanti della Striscia, cerca di sfuggire a Hamas rifugiandosi in Israele! Gli interrogatori dell’IDF hanno rivelato che i rifugiati sono anche disposti a rischiare di andare in prigione – o di essere uccisi dalle forze di sicurezza, che potrebbero scambiarli per terroristi – a causa della fame diffusa e della paura di Hamas. Chi scappa racconta che Hamas fa di tutto, ovviamente, per impedirne l’uscita, temendo possano diventare collaborazionisti di Israele. Da quando Hamas ha creato una strada amministrativa vicino alla recinzione di confine con Israele, custodita dai terroristi, sono costretti a strisciare sotto la recinzione, per evitare di essere catturati e giustiziati.

Forza, finché c’è vita c’è speranza e solo da voi puo’ venire la vostra liberazione!

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