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Antisemitismo: l’ipocrisia europea

agosto 22, 2015

Prendendo spunto da quanto successo recentemente in Spagna – un musicista ebreo americano, escluso da un festival perché non abbastanza critico verso Israele, una radio di Stato che trasmette un servizio sugli “ebrei adoratori di Satana” e in Norvegia – un regista israeliano cacciato da un festival del cinema a Oslo, per “colpa” della sua nazionalità, è lecito interrogarsi in merito allo stato dell’arte dell’antisemitismo europeo, quello classico, tradizionale, che non ha nemmeno sempre bisogno di mascherarsi da anti sionismo. Naturalmente il discorso sarebbe talmente ampio da richiedere uno spazio meno angusto di un semplice articoletto su un blog. Quindi non si tratta di tracciare quadri esaustivi, ma giusto di “dare un’idea”.

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La prima cosa che salta agli occhi è che in Europa quasi tutti i Paesi si sono dotati di una legge che punisce chi nega la Shoah: Germania, Austria, Ungheria e Romania per esempio. In Gran Bretagna la legge fu proposta e rifiutata. In Austria è reato dal 1947, legge poi emendata nel 1992, con l’aggiunta del reato di “minimizzazione” della Shoah. In Belgio la negazione è reato dal 1999. Nella Repubblica Ceca, dal 2001; in Francia dal 1990. In Spagna la legge che punisce il negazionismo fu annullata nel 2007 , per “vizi di forma”. Nel Paese non è illegale negare la Shoah, ma è considerato reato giustificarla. L’Unione Europea ha adottato un protocollo che condanna razzismo e xenofobia. Quando fu proposto, durante la presidenza tedesca, di estendere la messa al bando anche al negazionismo della Shoah, la proposta fu bloccata da Inghilterra e Paesi Scandinavi che la ritennero lesiva della libertà di espressione!

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Ma attenzione! Non poter, per legge, negare la Shoah non significa quasi nulla. I negazionisti si sono messi al sicuro dalla legge non negando che la Shoah sia avvenuta, ma contestandone tutto, dalla programmazione al genocidio, accuratamente pianificato, al numero di vittime, alle cause di morte. Cosi’ possiamo leggere chi scrive che “si’ certo, la Shoah c’è stata; ha fatto 700.000 vittime, quasi tutte morte non nelle camere a gas, ma per epidemie di tifo.” Impunemente.

Quando si tratta di reati antisemiti, la questione si fa ancora più complicata. Nel 2010, per esempio, Soeren Kern scriveva che la Spagna risultava essere il Paese più antisemita d’Europa:

“La Spagna emerge come uno dei paesi più antisemiti nell’Unione europea, nel 2010, e il governo spagnolo non ha fatto nulla, secondo la relazione annuale che tiene traccia della violenza antisemita nella penisola iberica, per punire gli autori. La crescita “pericolosa” e “straordinaria” dell’antisemitismo giunge in un momento in cui la Spagna è impantanata nella peggiore recessione economica della sua storia moderna, e nella relazione gli autori concludono che gli Ebrei stanno sempre più diventando il capro espiatorio per i problemi economici e sociali  che affliggono la Spagna. Ad esempio, secondo un sondaggio commissionato dal Ministero degli Affari Esteri spagnolo, il 58,4% degli spagnoli crede che “gli Ebrei sono potenti perché controllano l’economia e i mass media.” Questo numero raggiunge il 62,2% tra gli studenti universitari e il 70,5% tra coloro che sono “interessati alla politica.” Più del 60% degli studenti universitari spagnoli dice di non volere compagni Ebrei. “Questi numeri sono tanto sorprendenti quanto preoccupanti: le persone più antisemite sono presumibilmente le più istruite e ben informate”, dice il rapporto… I dati dell’indagine sull’antisemitismo spagnolo sollevano molte domande, tra le quali una che sembra non essere mai stata posta: Quanti spagnoli hanno effettivamente mai incontrato un Ebreo? Non molti, a quanto pare. In realtà, la Spagna ha oggi una delle più piccole comunità ebraiche in Europa; il paese ha solo circa 40.000 ebrei su una popolazione spagnola totale di 47 milioni, cioè meno dello 0,08 per cento.” Cosi’ cade anche l’illusione consolante che la cultura sia l’arma per eccellenza da impiegare contro l’ostilità antisemita, non è vero: la maggior parte degli antisemiti più convinti sono i più acculturati e politicizzati.

Non ci sono leggi per punire questo sentimento nei confronti degli Ebrei e quindi l’antisemitismo, nei report della Guardia Civil, figura non essere assolutamente un problema. Al primo posto nella lista dei “crimini d’odio”, figura il pregiudizio violento contro i gay e gli immigrati: su 452 crimini motivati dall’omofobia e 381 dalla xenofobia, solo 3 (!!!) risultavano a sfondo antisemita. Eppure l’antisemitismo è considerato in “allarmante crescita” in tutta Europa!

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Secondo l’ADL (Anti Defamation League), nel 2014 la Grecia, con il 69% dei greci manifestanti opinioni antisemite, era alla pari con l’Arabia Saudita, più anti-semita dell’Iran (56 per cento) e quasi due volte più antisemita di quello considerato il più antisemita paese d’Europa , la Francia (37 per cento). “Nonostante il sondaggio mostri alti livelli di antisemitismo, si deve osservare che in Grecia, negli ultimi quattro anni, non abbiamo avuto alcuna violenza antisemita contro persone o istituzioni ebraiche”, ha detto Victor Eliezer, il segretario generale della Centrale Consiglio delle Comunità Ebraiche in Grecia.

E quindi? L’antisemitismo c’è, cresce ma finché non si estrinseca in atti di violenza fisica, come successe a Toulouse o a Parigi con l’omicidio di Ilan Halimi z”l, o al museo ebraico in Belgio, non ci sono leggi che possano colpirlo. Nell’indagine dell’ADL, dei 579 greci intervistati, l’85%  ha detto che gli Ebrei hanno troppo potere nel mondo degli affari, l’82% che gli Ebrei hanno troppo potere nei mercati finanziari e il 74 % che gli Ebrei hanno troppa influenza sugli affari globali. In Grecia, i punti di vista antisemiti sono spesso diffusi dai media, in particolare l’idea che gli Ebrei controllino l’economia globale e la politica. Nel 2012, quando Kasidiaris della Golden Dawn lesse in Parlamento il falso antisemita “Protocolli dei Savi di Sion”, non subi’ nessuna condanna morale dagli altri legislatori presenti.
Né vi è stata condanna pubblica quando Golden Dawn, pretese che la recente visita del direttore esecutivo del Comitato ebraico americano, David Harris, fosse un viaggio per garantire ulteriormente “l’influenza ebraica sulle questioni politiche greche” e per tutelare gli interessi degli “strozzini internazionali.”

Dal fronte politico opposto, il candidato del partito di sinistra Syriza  per il governo regionale, Karypidis, ha accusato il primo ministro greco Antonis Samaras di capeggiare un complotto ebraico per una “nuova Hanukkah contro i greci.”
Al cuore della teoria di Karypidis sta il tentativo di Samaras di chiudere la Broadcasting Authority ellenica, accusata di corruzione e sostituirla con la New Hellenic Radio and Television, conosciuta con l’acronimo greco NERIT. Secondo Karypidis, NERIT deriva dalla parola ebraica candela, “ner”, e da questo il collegamento a Hanukkah. Abbastanza contorto vero? Eppure non ha fatto questa impressione in Grecia.

una vignetta antisemita di Le Corbeau

una vignetta antisemita di Le Corbeau

E a nord? La Danimarca fu una delle pochissime nazioni, insieme all’Albania , a proteggere i suoi Ebrei, durante la Shoah. E oggi? Oggi la piccola comunità ebraica danese si è arresa all’evidenza che i sentimenti dei loro connazionali nei loro confronti sono cambiati. Dopo l’attacco alla sinagoga di Copenaghen i danesi hanno cominciato a guardare in faccia un antisemitismo che sembrava aver risparmiato il paese scandinavo. Si sono chiesti: perché? Le risposte non convincono: un’elevata aggressività antisemita europea, la facilità di condividere discorsi d’odio e complottismi, via internet e la solita “scusa” del conflitto israelo/arabo. La realtà è che la Danimarca ha scoperto di avere un problema che ignorava di avere.

Per la Norvegia, invece, l’antisemitismo è tradizione. La Norvegia è fra i 184 paesi nel mondo nei quali negare la Shoah è perfettamente legale. Non ha una legislazione specifica contro i reati a sfondo antisemita e quando cio’ che resta della comunità norvegese ebraica l’ha chiesta, è stata respinta.  La Norvegia è il Paese più accanitamente anti-israeliano d’Europa. In Svezia tra il 2013 e il 2014 sono stati registrati 137 attacchi antisemiti, più della metà di quei reati che sono catalogati genericamente come “reati d’odio”.  Dice Shneur Kessleman, rabbino capo a Malmö: “Nello stesso giorno ho avuto tre, quattro attacchi, in due tre ore, mentre ero fuori città. E’ folle.” Ma Thomas Bull, che coordina l’unità “crimini per odio” della polizia di Malmö ha ammesso alla televisione SVT di non essere stato a conoscenza di casi di minacce verbali nella contea di Skåne, quella della quale fa parte anche Malmö. “Non per quanto riguarda i crimini antisemiti”, ha detto.

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Questa Europa che da una parte onora gli Ebrei che mando’ al macello e dall’altra si rifiuta di considerare reato e minaccia grave alla sua stessa stabilità l’attacco ai suoi Ebrei vivi; che maschera la rivitalizzazione dell’antisemitismo classico e lo chiama “indagine storica”, che lo assimila a generici “reati d’odio”, che cerca in ogni modo possibile di far coincidere l’ostilità anti-ebraica con un conflitto combattuto altrove, del quale spesso ha solo informazioni parziali e distorte; che pretende l’invisibilità dei suoi cittadini ebrei e le abiure da quelli che invece sono visibili, questa Europa è quella che manda in onda un programma che informa sui legami “naturali” degli Ebrei con Satana e che si condanna alla debolezza estrema, intellettuale e morale, ripiegandosi su se stessa, fingendo che tutto dipenda dai soliti, ben noti.

 

6 commenti
  1. luciano tanto permalink

    Una ventina di secoli di persecuzioni e protervia vaticana contro l’ebraismo hanno raggiunto il suo scopo.

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