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Il nemico dentro e fuori

agosto 2, 2015

In questi giorni Israele è in lutto. Come lo fu lo scorso anno per l’assassinio del ragazzo Muhammad Abu Khdeir, ammazzato per “vendetta” a seguito del rapimento e l’uccisione a sangue freddo dei tre studenti israeliani che facevano l’autostop per tornare a casa, credendo di essere al sicuro, nel loro Paese.

Ancora una volta a farne le spese sono stati i più deboli, come Muhammed: pacifici cittadini che partecipavano al castissimo e gioioso “gay pride” di Gerusalemme; un bambino di diciotto mesi, ucciso da una molotov che ha incendiato la sua casa, di notte ed i suoi familiari che ancora versano in gravi condizioni all’ospedale.

bimbo

Più di qualunque parola di condanna, e ovviamente le condanne sono state unanimi, commentiamo questi orrori con le parole di Yair Lapid che come ministro delle Finanze non fece particolarmente parlare di sé ma che in questa occasione sembra proprio aver centrato il punto:

“Chi brucia un bambino Palestinese dichiara guerra allo Stato di Israele. Chi pugnala giovani a un gay pride dichiara guerra allo Stato di Israele. Chi brucia una chiesa dichiara guerra allo Stato di Israele. Chi minaccia di attaccare la Corte Suprema con un bulldozer D9 dichiara guerra allo Stato di Israele. Colui che lancia pietre contro i servizi di sicurezza dichiara guerra allo Stato di Israele.

I membri del ‘Lehava‘ sono dei traditori che aiutano il nemico in tempo di guerra. I giovani che hanno attaccato gli arabi di Gerusalemme, sono traditori. Chi canta ‘Morte agli arabi’ a una partita del Beitar Jerusalem, è un traditore della nostra patria.

Nell’altra stanza mio figlio sta mettendo la sua uniforme. E’ tornato a casa ieri sera e ora ha ricevuto una telefonata. “Chiamata di emergenza”, mi dice con un volto severo. E’ stato richiamato perché il nemico ha agito ieri sera a Duma. I terroristi sono entrati di notte e hanno dato fuoco a un bambino. Come sempre, l’IDF sta andando in guerra contro il nemico solo che questa volta il nemico è qui, dentro, fra di noi. Sono una quinta colonna. Sono i partner naturali di Hamas, di Hezbollah, di ISIS. Sembrano come noi, ma non sono come noi. Sono traditori di tutto ciò che per noi è sacro, traditori della idea stessa sulla quale lo Stato di Israele è stato fondato, traditori al giudaismo.

E stanno cercando – come il nemico cerca sempre – di distruggere lo Stato di Israele. Non lasceremo che questo accada.

Questa non è una guerra tra destra e sinistra, ma tra il centro israeliano sano di mente e le frange folli. La nostra arma è la legge. La nostra fortezza è la Corte Suprema. Il nostro esercito è tutte le persone che si rifiutano di rimanere in silenzio mentre lo Stato di Israele si sgretola di fronte a una leadership debole e titubante.
Siamo in guerra. Per il futuro, per il sionismo, per la nostra esistenza. Come in ognuna delle guerre di Israele, non possiamo permetterci di perdere. ”

lehava

 

Yishai Schlissel, l’ultra ortodosso che ha pugnalato sei persone al gay pride di Gerusalemme, è in galera. Ne era uscito da poche settimane dopo aver scontato dieci anni per un fatto analogo. La sua pericolosità è stata sottovalutata, l’ambiente nel quale fecondano i suoi deliri non è stato monitorato a sufficienza. Tutto questo entra a far parte dell’indagine e interroga la stragrande maggioranza degli israeliani che hanno combattuto, in prima persona o tramite i propri familiari, tutte le guerre che Israele ha dovuto affrontare per rimanere fedele ai principi della propria fondazione: democraticità, libertà, laicità. Sarà, come dice Lapid, una battaglia fra quelli che vorrebbero distruggere lo Stato di Israele e quelli che saranno pronti a difenderlo, soprattutto dai nemici interni.

L’orrore per il fatto mostruoso e lo sgomento per l’evidenza di un “nemico dal di dentro” sono i sentimenti che animano gli israeliani in questi giorni. Ieri, primo agosto, ci sono state manifestazioni in tutto il Paese per dire NO al terrorismo. Non sono molti, probabilmente, quelli che si sono concentrati, in Israele, sull’attacco mediatico che ovviamente ha fatto seguito a questi episodi. E in effetti, constatare come l’opinione pubblica e le due “amministrazioni palestinesi” si siano gettati sulla notizia come cani che addentano un osso, non dovrebbe mai rappresentare un tentativo di minimizzare o paragonare: “noi” e “loro” non è accettabile. Pero’ siccome puo’ accadere che un giornalista di Radio Tre definisca  i fatti di questi giorni “il gravissimo episodio che ha scosso il Medio Oriente”, saltando bellamente le cataste di morti giornalieri in Siria, Iraq, Yemen, per esempio; siccome Abu Mazen, quello che per anni ha finanziato una vera e propria pedagogia dell’odio nelle scuole palestinesi, a cominciare dalla scuola materna; quello che intitola piazze e centri per la gioventù a terroristi, quello che non ha fatto nulla per assicurare alla giustizia gli assassini dei tre studenti israeliani, quell’Abu Mazen li’ ha annunciato di ricorrere alla Corte dell’Aja per “crimini contro l’umanità”; siccome i giornali europei e di tutto il mondo hanno sfruttato questi lutti per “dimostrare” la natura assassina di Israele, siccome i “commenti dei lettori” si sono sbizzarriti nel trovare accuse e offese più sanguinose possibile, tutte finalizzate all’evidenza dell’illiceità dello Stato di Israele, vorremmo ricordare brevemente quegli assassinii che Israele ha subito da solo, senza nessun coro solidale intorno, senza nessun media costernato, senza nessun giornalista addolorato, senza nessun lettore infuriato. E lo faremo con nomi e cognomi, nella speranza che non siano dimenticati.

17 gennaio, 2001 – Ofir Rahum, sedici anni, di Ashqelon, attirato in una trappola da una conoscenza on line, ammazzato con quindici colpi di pistola.

Ofir_Rahum

26 marzo 2001, Shalhevet Pass, dieci mesi, uccisa da un cecchino.

shalhevet

28 marzo 2001, Eliran Rosenberg-Zayat, di Givat Shmuel, quindici anni e Naftali Lanzkron, di Petah Tikvah, di tredici, uccisi in un attentato suicida a Mifgash Hashalom.

9 maggio 2001, Yossi Ish-Ran, 14 anni, and Kobi Mandell, anche lui 14 anni, di Tekoa, lapidati a 200 metri dal loro villaggio.

yossi

yacob

1 giugno 2001, Marina Berkovizki, 17 anni, Anya Kazachkov, 16 anni, di Holon; Katherine Kastaniyada-Talkir, 15 anni, di Ramat Gan; Aleksei Lupalu, 16 anni, Ukraine; Mariana Medvedenko, 16 anni, di Tel Aviv; Irina Nepomneschi, 16 anni, di Bat Yam; Yulia Nelimov, 16 anni, di Tel Aviv; Raisa Nimrovsky, 15 anni, di Netanya; Liana Sakiyan, 16 anni, di Tel Aviv; Maria Tagilchev, 14 anni, di Netanya; e Irena Usdachi, 18 anni, di Holon, ammazzati nell’attacco alla discoteca Dolphinarium a Tel Aviv.

dolphi

 

11 giugno 2001, Yehuda Shoham, 5 mesi, di Shilo, ucciso a pietrate.

yehuda

26 luglio, 2001 – Ronen Landau, 17 anni, di Givat Ze’ev, morto sparato da un terrorista.

ronen

9 agosto, 2001 -Michal Raziel, 16 anni, di Gerusalemme; Malka Roth, 15 anni, di Gerusalemme, Ra’aya Schijveschuurder, 14 anni, di Neria; Avraham Yitzhak Schijveschuurder, 4 anni, di Neria; Hemda Schijveschuurder, 2 anni, di Neria; Tamara Shimashvili, 8 anni, di Gerusalemme; Yocheved Shoshan, 10 anni, di Gerusalemme, tutti morti nell’attacco suicida alla pizzeria Sbarro, in King George a Gerusalemme.

sbarro-bombing

 

9 agosto, 2001 – Aliza Malka, 17 anni, morta sparata all’ingresso del suo kibbutz, Kibbutz Merav.

aliza

4 novembre, 2001 – Shoshana Ben Ishai, 16 anni, di Betar Illit e  Menashe (Meni) Regev, 14 anni, di Gerusalemme, uccisi alla fermata dell’autobus. 45 persone ferite.

shoshana

1 dicembre , 2001 – Assaf Avitan, 15 anni, di Gerusalemme, Ya’akov Danino, 17 anni, di Gerusalemme, Golan Turgeman, 15 anni, di Gerusalemme, Adam Weinstein, 14 anni, di Givon Hahadasha, uccisi in un attacco terrorista in Ben Yehuda, Gerusalemme.

Attacco in Ben Yehuda, 1997

Attacco in Ben Yehuda, 1997

Qui tutti i nomi dei bambini morti dal gennaio 2001 a ottobre 2003.

victim

 

treanni

 

unanno

 

upto1yearolds

 

 

22 ottobre 2014, Chaya Zissel Braun, 3 mesi, schiacciata da un’auto lanciata su un gruppo di persone che aspettavano l’autobus.

chaya

22 agosto, 2014, Daniel Tregerman, 4 anni, ucciso da un missile lanciato da Hamas sulla sua casa in Shar-HaNegev

daniel

Sono tanti, troppi da elencare tutti. Nel 2011 muore Yonathan Palmer, un anno, di Kyriat Arba, insieme a suo padre, Asher, quando la macchina sulla quale viaggiavano è presa a pietrate da terroristi, vicino Hebron.

palmeryonatan

 

2 aprile 2009, Shlomo Nativ, tredici anni, di Gush Etzion, ucciso a colpi d’ascia nella sua casa.

Nativ-shlomo

 

Muoiono sgozzati nei loro letti i fratelli Fogel, a Itamar, Hadas, tre mesi, Yoav, undici anni, Elad, quattro anni e i loro genitori. Le famiglie dei due assassini si dissero orgogliose del gesto. La polizia quando entro’ nella casa, parlo’ di “giocattoli che navigavano in un mare di sangue”. Di loro i giornali scrissero: “Uccisi cinque coloni”.

The_victims_Itamar_massacre_

Non ci sono paragoni da fare, non c’è nessuna “conta dei morti” che possa rimettere al mondo questi bambini. C’è solo da piangerli, qualunque sia stata la loro nazionalità, la loro lingua, i loro giochi, le loro famiglie.  Ma in loro memoria, per favore, ricacciatevi in gola le vostre ipocrisie.

 

 

 

2 commenti
  1. laura permalink

    E Shira da Donna Ebrea diventa Bambina Palestinese

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  1. SENZA PAROLE | ilblogdibarbara

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