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E la “bambina palestinese che piange” inizio’ la sua carriera

luglio 29, 2015

Questo nostro povero mondo non si pacifica nemmeno d’estate; in Iran continuano a morire tutti quelli che si oppongono in qualche modo al regime, come il dottor Asghar Pirzadeh, un oncologo che stava indagando  sull’acqua contaminata di Ardabil; 694 sono state le condanne a morte eseguite in Iran dall’inizio dell’anno, secondo Amnesty International, tre al giorno. Erdogan per non far torto a nessuno bombarda Daesh ma soprattutto i Kurdi che lo combattono; in Siria continuano a tagliare teste come nulla fosse e cosi’ via, tutto il repertorio degli orrori ai quali si spera di non dover mai fare l’abitudine. Ma cio’ che davvero ha scandalizzato, stupito, fatto piangere mezzo mondo e di sicuro l’Europa,  è stata la “crudeltà della Merkel nei confronti della bambina palestinese”!

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Quella “culona” – come  ebbe a definirla uno “statista” italiano – non paga di aver rovinato la Grecia e l’Europa tutta (che senza di lei andava a gonfie vele) ha osato far piangere una “bambina” palestinese. La “bambina”, cresciutella per essere definita tale, Reem Sahwil, è una ragazza libanese di origine palestinese, frequenta un liceo tedesco ed è portata in televisione per fare da “portavoce” delle istanze di altri “rifugiati” che non hanno potuto godere, come lei, della modifica alla legge che regola la permanenza dei richiedenti asilo, come ben spiegato da Aydan Oezoguz, ministra per le Politiche migratorie, i rifugiati e l’integrazione. Una legge del governo di grande coalizione, già approvata da Bundestag e Bundesrat e che entrerà in vigore entro l’estate, prevede infatti che giovani o adolescenti stranieri i quali abbiamo vissuto per almeno quattro anni senza interruzioni in Germania possano avere il permesso di soggiorno. La nuova legge, più in generale, viene incontro a tutte gli stranieri che da tempo vivono in Germania, si sono integrati, ma non hanno visto accolta la domanda d’asilo (circa 125mila persone attualmente). E d’altra parte facilita invece le espulsioni per chi non ha rispettato le regole, o non si è integrato nel tessuto sociale tedesco.

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Reem, ovviamente, sapeva di questa sua possibilità; parlava a “nome” di altri. E che cosa aveva detto la Merkel di cosi’ atroce da farla piangere (e sappiamo bene che una bambina palestinese che piange è qualcosa di intollerabile)?

Ecco:

MERKEL: “Beh, non tutti sono qualificati come te, ma devo dire – primo: imparare la lingua è l’ABC. Secondo: dipende anche da quanti bambini sono presenti in classe. Sono appena stata in una scuola a Berlino, dove il 95% degli studenti ha origine da altri Paesi, e il 5% degli studenti è tedesco. Ciò rende, al momento, il lavoro degli insegnanti molto più difficile. Ci sono molti rifugiati, molti dei quali non parlano una parola di tedesco, e integrarli non è facile. Quello che devo dire, però, è che bisogna fare attenzione a considerare… ha dimenticato di dire qualcosa?”

REEM: “Ora finalmente abbiamo un permesso – siamo andati all’ambasciata libanese a Berlino e abbiamo ritirato i passaporti libanesi, e adesso stiamo aspettando la decisione delle autorità. Vorrei rivedere la mia famiglia, è molto triste non poter vedere la mia famiglia da quattro anni, mia zia, mio nonna, mia nonno, è una delle cose che mi rende più triste.”

MERKEL: “Dobbiamo osservare il processo di richiesta di asilo e capire le ragioni che spingono un individuo a fare domanda. Ciò che dobbiamo cambiare – e ne ho già discusso con i Bundeslaender – è che quando qualcuno ha vissuto qui per quattro anni, non è possibile dirgli: “Adesso hai imparato il tedesco, ti sei integrato bene, ma ci siamo resi conto dopo quattro anni che non hai diritto all’asilo”. Dall’altro lato, però, bisogna anche dire che molte persone vengono – tu vieni direttamente dal Libano? O prima ancora dalla Siria?”

REEM: “Libano”

MERKEL: “Il Libano è un Paese dove al momento non c’è una guerra civile. Ci sono molte persone laggiù che abitano in campi profughi, come i palestinesi. Sappiamo che le condizioni di vita non sono buone, lo sappiamo, ma dall’altra parte ci sono persone che hanno problemi ancora più grandi, fuggono da una guerra civile, e a quelle persone dobbiamo dare protezione internazionale per prime. Ciò che non va, ovviamente, è che il tutto impieghi così tanto tempo. Questo lo dobbiamo cambiare, e ne abbiamo già parlato con i Bundeslaender. Poi penseremo a cosa fare con quelli che vivono qui già da quattro anni, e che si trovano in un limbo. Vogliamo introdurre un processo accelerato, del quale potresti trarre beneficio anche tu per esempio, e dopo di ciò decideremo se è “sì” o “no”. Ma non possiamo accogliere tutte le persone che vivono nei campi profughi palestinesi da 25 anni, giacché ne abbiamo molti ancora che provengono da zone direttamente in guerra.”

Qualcosa cioè di ben diverso da quanto hanno riportato i giornali. Ma Reem scoppia a piangere e parte il “boycott Germany“, di corsa, senza perdere tempo! Questo nonostante gli indicatori mostrino come la Germania abbia ricevuto il 40% di tutte le domande di asilo rivolte al vecchio continente e il numero dei rifugiati che ospita sia di 187.567 per un incidenza sulla popolazione dello 0,23% (in Italia, tanto per capirsi, ci sono 78.061 rifugiati per un’incidenza dello 0,13%).

C’è da dire che la vicenda ha avuto anche interpretazioni magistralmente comiche, come questa di Jackal

Insomma, la Merkel si è confermata quella brutta cattiva che è, la “bambina” palestinese ha vinto e resta in Germania… Finita qui? Ma no!!! Certo che no! Reem ha mostrato di promettere bene. E quindi? E quindi si è potuta permettere un’intervista un pochino più “piccante”: «La mia speranza è che prima o poi Israele non ci sia più, e che esista solo la Palestina. Quella terra non dovrebbe più essere chiamata Israele, ma piuttosto Palestina». Eccola là la “piccola” Reem affranta!

Reem-Sahwil-2-

Consideri la Germania casa tua?” ORRORE! NO! “No, no, la mia casa è la Palestina” Eh beh, certo! Se il pronipote di un istriano esule, nato e cresciuto lui e due generazioni della sua famiglia in Italia, dicesse la stessa cosa, lo prenderebbero per matto. Ma Reem lo puo’ dire. L’intervistatore le ricorda che in Germania esistono speciali relazioni con Israele e una legge severa sull’antisemitismo. “Certo- replica la “bambina”- ma qui c’è libertà di parola e io posso dire questo”. Ma certo “bambina Reem”! Certo che lo puoi dire e lo dirai ancora, con massima soddisfazione di quelli che la pensano come te, anche senza essere “di origine palestinese”. Certo che lo puoi dire, anzi! se non vuoi che la tua comparsata sparisca nei meandri tortuosi della comunicazione mediatica, lo DOVRAI continuare a dire. Hai una carriera davanti, non sprecarla.

 

One Comment
  1. giuseppe permalink

    la “povera” bambina islamica che vuole la distruzione di Israele, occupando Samaria, Galilea.
    Lei,come la maggior parte dei falsi profughi (a questa qui non le piace Abu Mazen?), ma veri invasori d’Europa!

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