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Susiya, e fu subito mito!

luglio 23, 2015

Di Susiya, Wikipedia scrive: “E’ il sito di un antico villaggio ebraico, posto a sud delle Montagne di Giuda, nella West Bank. Dal 1830 è un villaggio palestinese e dal 1983 è un insediamento ebraico sotto la giurisdizione del Har Hebron Regional Council”.

I dati dei residenti palestinesi a Susiya provengono da B’tselem e significativo è rilevare che mentre una lunga parte della scheda di Wikipedia è dedicata alle tracce dell’antica Susiya ebraica, corredata dagli articoli di archeologi, storici dell’antichità, demografi, quando si arriva a “l’epoca moderna”, cioè quella che dovrebbe testimoniare la natura araba-palestinese del sito, i “pareri” provengono da ONG come Rabbi for Human Rights, sociologi di origine palestinese, Jews for Justice for Palestinians, Gideon Levy, Amira Hass ecc. Diciamo, non il massimo dell’imparzialità, ma è una nota a margine.

Manifestazione di Jews for Justice for Palestinians

Manifestazione di Jews for Justice for Palestinians

Andiamo avanti. Come sappiamo il territorio della Giudea Samaria, Yehuda ve’Shomron, soprannominato West Bank o Cis-Giordania, dai giordani stessi nel 1950, è diviso in tre zone, secondo gli accordi di Oslo, firmati da entrambe le parti, Stato di Israele e Arafat: zona A,  zona B e zona C. La zona A ricade sotto il pieno controllo dell’Amministrazione Palestinese; la zona B è controllata congiuntamente da Israele e Amministrazione Palestinese; la zona C è a pieno controllo israeliano. Come sappiamo, nessun israeliano è ammesso a entrare nella zona controllata dall’Amministrazione Palestinese. Lo ricordano, se qualcuno fosse cosi’ stolto da scordarlo, cartelli rossi in tre lingue: l’entrata è pericolosa per la tua vita.

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Susiya è in zona C, quella a pieno controllo israeliano. Quindi? Dove sta la questione? La questione sta nell’aver inventato le “antiche radici arabe di Susiya” che giustificherebbero il periodico tentativo di costruirci nuovi insediamenti e nella conseguente stigmatizzazione di Israele che distrugge queste costruzioni abusive. La situazione è ciclica, si ripresenta regolarmente e periodicamente. Il 16 luglio a dare nuova linfa alla “discussione” fatta di denunce e ricorsi decennali,  il portavoce del Dipartimento di Stato americano, John Kirby, ha intimato a Israele di non proseguire nella distruzione dell’accampamento abusivo arabo di Susiya, nonostante l’Alta Corte israeliana l’avesse ritenuta legittima -la distruzione- nel maggio 2015.

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L’ignoranza americana dei fatti è palese, come lo è la pretesa di ingerire nelle decisioni dell’Alta Corte di un Paese sovrano. L’Autorità palestinese, con il finanziamento diretto dell’Unione europea e l’accettazione cieca dei media, sta inghiottendo una vasta area tra Kiryat Arba-Hebron e Arad-Be’er Sheva. Come? Con la tecnica nella quale l’Amministrazione Palestinese è maestra:
re-inventare la storia. Come? Semplice: Una famiglia araba alza una tenda, illegalmente, nei pressi del sito archeologico dell’antica città di Susiya. Col passare del tempo, la tenda diventa una struttura di fortuna che si espande in diverse strutture. Con il sostegno dei sempre presenti “attivisti dei diritti umani”,  ecco che “l ‘antica città palestinese di ‘Susiya” è inventata.

Yigal Dilmoni, vice direttore generale del Consiglio Yesha:”Quindici anni [cioè 1998] foto aeree mostrano chiaramente che non c’era un villaggio arabo in questo sito … Gli arabi sono venuti dal villaggio di Yatta. ”

Chi paga per queste bugie? Ma l’Unione Europea, ovviamente! E gli Stati Uniti, attraverso le loro ONG, presenti a bizzeffe sul territorio. Fino al 1983, l’area ha registrato una crescita pari allo zero. Estati calde, inverni freddi, con neve occasionale, e la mancanza di strade e risorse idriche hanno tenuto lontane le persone. Ogni terra coltivata da arabi lo è stata solo durante la primavera e l’estate e abbandonata dopo il tempo del raccolto, fino all’anno successivo. Nessun terreno è stato mai registrato come di proprietà di nessuno. Durante l’Impero Ottomano, e sotto il mandato britannico, i governanti di Hebron sedevano nei loro salotti e dividevano le terre arbitrariamente. Questo è quanto risulta in merito ai “titoli di proprietà”. Quando gli ebrei si insediarono a Beit Yatir, gli arabi seguirono. Tre famiglie di Yatta, città adiacente a Hebron, fuggirono a causa dei crimini di famiglia, e si accamparono su una collina adiacente a Yatir; il loro villaggio divenne ben presto noto come il “Villaggio dei ladri”, per ovvie ragioni. Essi sostengono, ovviamente, di aver vissuto lì da tempo immemorabile.

 

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“Il villaggio palestinese di Khirbet [rovine di] Susiya è esistito nel sud di Hebron almeno a partire dal 1830.” L’International Solidarity Movement ha scritto la settimana scorsa, “Gli abitanti di Susiya includono più di 30 famiglie, che sono state tutte evacuate dalle loro case nel vecchio villaggio di Susiya e costrette a trasferirsi a 200 metri a sud-est, nel 1986,” E chi è l’ISM  lo sappiamo bene!

Si tratta di una menzogna. Non hanno mai vissuto lì, non nel 1830 e non nel 1986 e non nel 1996. Un gruppo di arabi seminava in primavera, raccoglieva a fine estate e tornava a Yatta. Queste sono le “antiche radici arabe di Susiya”.

“Susiya è stato il sito della resistenza non-violenta per anni, la resistenza che si scontra continuamente con la brutalità”, secondo l’ISM.

Attivisti ISM "mascherati" da "coloni" israeliani, con terroristi della Brigata dei Martiri di AlAqsa http://israelmatzav.blogspot.co.il/2006/09/ism-not-just-human-shields.html

Attivisti ISM “mascherati” da “coloni” israeliani, con terroristi della Brigata dei Martiri di AlAqsa http://israelmatzav.blogspot.co.il/2006/09/ism-not-just-human-shields.html

 

Parte della “resistenza non violenta” fu l’assassinio a sangue freddo di Yair Har Sinai nel 2001. Sparato nella testa e alla schiena dai terroristi mentre, disarmato, stava custodendo il suo gregge di pecore.

Come si inventano i miti? Cosi’, con l’appoggio di chi ci campa sui miti.

 

Update: Per completezza di informazione riportiamo la notizia apparsa oggi sia su Ha’aretz che sul blog Times of Israel: è al vaglio della Commissione tecnica un documento dell’epoca ottomana, datato 1881, dal quale risulterebbe la proprietà palestinese della zona nella quale Susiya è compresa. Le demolizioni sono state sospese in attesa degli esiti degli accertamenti.

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One Comment
  1. John Fischetti permalink

    Scusate ma non ho trovato una mail o un form non collegato a una notizia su cui scrivervi. Vi segnalo l’ennesimo video diffamatorio nei confronti degli israeliani, In questo caso poliziotti.

    A proposito di rispetto e amore per i bambini, se osservate prima l’uomo tiene la bambina stretta a sé per usarla come scudo per impedire l’arresto, col rischio di farle grossi danni, e quando i poliziotti riescono a separarla e metterla al sicuro la donna araba è disposta a far del male alla bambina pur di strapparla via dal poliziotto con violenza. Gente malata.

    Ovviamente i commenti al filmato travisano completamente il senso di quel che si vede (tranne qualche eccezione). Idioti oltre che criminali.

    Vedete voi se e dove inserire questa notizia.

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