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Quel valzer dell’Occidente sul ponte del Titanic

luglio 15, 2015

In questa estate che comincia a farsi torrida, se non altro per il clima politico, dopo “l’assalto degli immigrati”, durato il tempo di una campagna elettorale, dopo la “rivoluzione greca”, semi-archiviata dai “rivoluzionari all’amatriciana” dopo il “tradimento di Tsipras”, arriva il colpo grosso: l’accordo con l’Iran sul nucleare. “Accordo” forse non è il termine giusto, sarebbe meglio chiamarlo “le condizioni che l’Iran ha dettato all’Occidente”.

drybones

Infatti, l’accordo sembra essere più cio’ che l’Iran esige dai paesi occidentali per permettere quegli affari che non si sono mai interrotti, nonostante la beffa delle sanzioni, risoltesi tutte a scapito esclusivo della popolazione iraniana, alla luce del sole, senza dover perdere tempo in grandi preacuzioni. In cambio gli ayatollah vogliono continuare a costruirsi in santa pace la loro bomba. E’ diventata la loro fissazione, vogliono anche loro la loro bombetta e che cavolo! Perché loro no? Con i soldi che spendono per costruirla, comprese le “spese accessorie”, avrebbero potuto dotare un paese caldo-arido come l’Iran di sistemi ecologici che avrebbero risolto egregiamente il problema dell’energia, e sarebbero avanzati parecchi miliardi di dollari magari per rendere efficienti servizi che sono inesistenti al di fuori delle grandi città. Questo se dovessimo credere che lo scopo delle centrali nucleari è la produzione di energia “buona”. Pare impossibile che qualcuno ci creda? Si’ pare impossibile, eppure…

 

bomba

Intanto diamo una velocissima occhiata a quali sono gli interessi occidentali in Iran; velocissima, perché sono talmente tanti e complessi da richiedere uno studio a parte. Nel 2013 Ahmad Qalebani, ministro al petrolio, stimo’ le riserve iraniane in 1,8 trilioni di dollari, 2.68 milioni di barili al mese, 18,6 miliardi di barili negli ultimi due anni. Ma non solo: affermo’ anche che la probabilità di trovare altro petrolio con le continue trivellazioni effettuate con sistemi tra i più avanzati al mondo, era del 90%. E aggiunse qualcosa che suonava come “ci fanno un baffo le sanzioni”.

La Cina è il più grande partner commerciale iraniano. E ovviamente si è sempre opposta alle sanzioni. Russia, India e Turchia sono stati fra i paesi che hanno “aiutato” l’Iran a aggirare le sanzioni. Cina, India, Giappone e Korea del Sud, hanno continuato a acquistare petrolio iraniano per circa 1.029 milioni di barili al giorno. Nel 2014, le esportazioni tedesche verso l’Iran sono aumentate del 33%, rispetto agli anni precedenti. Solo di grano la Germania ha esportato 119.653 tonnellate  in Iran, nel mese di febbraio del 2013, per un totale -dal mese di luglio 2012 al febbraio 2013- di 1,02 milioni di tonnellate. Nello stesso periodo dell’anno precedente erano state solo 63.000 tonnellate. Di questo vertiginoso aumento di affari, dette notizia anche l’Irna, l’agenzia stampa del regime degli ayatollah: Ali-Reza Sheikh-Attar, Ambasciatore iraniano a Berlino, disse che “nonostante le sanzioni occidentali ingiustamente inflitte, le relazioni economiche fra l’Iran e la Germania sono cresciute bene, in un processo continuo.”
Il commento avvenne durante un Seminario internazionale sulla sicurezza energetica, a Francoforte, sponsorizzato da investitori tedeschi e dirigenti delle industrie del petrolio e dell’energia.

Nella pagina del Centro Iraniano di Cooperazione Culturale ed Economica si legge: I legami tra Italia e Iran sono un antichi di mille anni di tradizioni culturali. La relazione consolidata è basata su amicizia, interesse e rispetto comune, che sono determinanti, oggi più che mai.

"Colonia estiva" dei Pasdaran. Da Progetto Iran https://www.facebook.com/IranLibero?fref=ts

“Colonia estiva” dei Pasdaran. Da Progetto Iran https://www.facebook.com/IranLibero?fref=ts

Nel corso degli ultimi 9 mesi dell’anno iraniano 2012 (21 Marzo – 21 dicembre), le esportazioni del paese sono cresciute a $ 31.9 miliardi, il che mostra un incremento del 37,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’Iran ha importato beni provenienti da 37 paesi europei ed esportato i suoi prodotti in 35 di loro negli ultimi 8 anni. Alcuni stati europei hanno anche espresso interesse per gli investimenti nel settore energetico iraniano dopo che è stato firmato l’accordo per il gas  tra l’Iran e la Svizzera, indipendentemente dalle sanzioni USA.

La National Iranian Gas Export Company e la Svizzera Elektrizitaetsgesellschaft Laufenburg firmarono un accordo della durata di 25 anni, dal marzo 2008, per la fornitura di 5,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’affare più recente è stato firmato da Steiner Prematechnik Gastec, la società di ingegneria tedesca, per la costruzione delle attrezzature per tre impianti di conversione del gas, in Iran.

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Nel 2012, l’Iran minaccio’ apertamente la UE: se porterete avanti l’embargo petrolifero, vi taglieremo le forniture di petrolio iraniano. La minaccia fu trasmessa agli ambasciatori di Italia, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Grecia e Portogallo in riunioni separate presso il ministero degli Esteri di Teheran.

E attualmente?

accordo

Bene, abbiamo capito, c’è più di una ragione per credere alla novella del “nucleare buono”. L’accordo somiglia infatti più a una serie di richieste da parte dell’Iran, che a un’imposizione mondiale a “comportarsi bene” rivolta al regime degli ayatollah. David Horowitz ha citato sedici motivi per i quali l’accordo è un disastro:

Viene chiesto al regime iraniano, come condizione per l’accordo, di rivelare le dimensioni del suo precedente programma nucleare militare – di essere onesto sulle sue violazioni. Anziché svelare le violazioni iraniane, il nuovo accordo afferma solennemente che il Trattato di non proliferazione nucleare, che l’Iran non ha onorato, “rimane la chiave di volta” degli sforzi in atto per prevenire la diffusione delle armi nucleari. L’accordo prevede un meccanismo “per affrontare le questioni passate e presenti che hanno suscitato preoccupazione in relazione al programma nucleare”, ma l’Iran è riuscito a eludere per anni tali sforzi e l’accordo ispira ben poche speranze in un cambiamento in questo campo quando prevede spensieratamente di “chiudere la questione” nei prossimi mesi.

Viene chiesto al regime iraniano di fermare tutto l’arricchimento dell’uranio, comprese le migliaia di centrifughe in funzione nel suo principale impianto di arricchimento a Natanz? No. L’accordo specificamente legittima l’arricchimento, con alcune limitate limitazioni.

Viene chiesto al regime iraniano di chiudere e smantellare il reattore ad acqua pesante e l’impianto per la produzione di plutonio ad Arak? No. Dovrà convertire la struttura, non smantellarla.

Viene chiesto al regime iraniano di chiudere e smantellare l’impianto sotterraneo per l’arricchimento dell’uranio costruito segretamente a Fordow? No

Viene chiesto al regime iraniano di fermare il suo continuo sviluppo missilistico? No.

Viene chiesto al regime iraniano di accettare ispezioni “sempre e ovunque” in ogni impianto sospettato d’essere usato in attività nucleari illegali? No. Al contrario, l’accordo si dilunga molto su un processo assai protratto di preavviso e “consultazione” volto a dissipare le preoccupazioni.

Quindi, se gli ispettori chiederanno di verificare gli impianti, l’Iran potrà semplicemente rispondere NO.

E cosi’ via. Tutti i punti che riguardano diritti civili, crimini commessi da Hizbollah e dall’Iran sponsorizzati, cosi’ come la richiesta di chiusura dei “centri culturali” in sud America che promuovono  il terrorismo, non hanno fatto parte della discussione.

A Vienna, dopo l'accordo

A Vienna, dopo l’accordo

Questo accordo rinforza un regime assassino, a scapito del popolo iraniano e del mondo. Questa è la minaccia che ormai è diventata certezza. Ma gli “utili idioti” sono tranquilli: “Non sarà il massimo ma andiamo avanti”. Si’, andiamo avanti, ma verso dove?

titanic

 

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