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Le Ong sono tante, milioni di milioni…

luglio 10, 2015

Parafrasando un vecchio spot di Carosello, si potrebbe canticchiare che nella West Bank e a Gaza “le Ong sono tante, milioni di milioni…”. Difficile anche averne un’idea approssimativa. Ogni segmento della società palestinese vive con accanto i suoi “angeli custodi”: ci sono le Ong “specializzate” nella “protezione” dell’infanzia, decine, tutte con programmi simili, si differenziano solo per le loro impostazioni politiche, a volte veramente impercettibili. Ong di aiuto allo sviluppo, Ong per il monitoraggio dei Diritti Umani, Ong per i detenuti, Ong che si occupano di sostegno scolastico, Ong per le donne, Ong di solidarietà, Ong in memoria di… Ong, Ong, fortissimamente Ong.

Ismayl Haniyyeh con un leader dell'ONG Palestinian Return Center (PRC)  basata in Inghilterra e accreditata all'Onu

Ismayl Haniyyeh con un leader dell’ONG Palestinian Return Center (PRC) basata in Inghilterra e accreditata all’Onu

Naturalmente anche molte Ong italiane sono presenti in queste che, a dispetto dei massacri perpetrati nel mondo, sono considerate le zone “più calde” del pianeta Terra. La pagina della Cooperazione italiana allo sviluppo ne elenca solo 23, le più conosciute. Tutte molto impegnate a “spiegare” al mondo quanto Israele sia colpevole e quanto il “popolo martire” innocente. Soldi chiesti e dati per progetti a volte nati morti, come quello (sei Ong impegnate) del Centro per l’Ascolto delle donne di Gaza, dato per spacciato già a poche ore dal suo varo. Quando poi le “autorità” locali chiudono, direttamente o indirettamente questi centri, la colpa è di Israele che “bombarda, esaspera, chiude”. Lo ha detto anche Navi Pillay, Alto Commissario all’Onu per i Diritti Umani: Se i palestinesi picchiano le mogli, la colpa è di Israele. Ecco.

Teachers stand among school girls during a queue exercise at al-Qahera school in Gaza City April 2, 2013. New rules from the Education Ministry of the Islamist Hamas movement ruling the Gaza Strip will bar men from teaching at girls' schools and mandate separate classes for boys and girls from the age of nine. REUTERS/Mohammed Salem (GAZA - Tags: POLITICS EDUCATION) - RTXY5MN

Teachers stand among school girls during a queue exercise at al-Qahera school in Gaza City April 2, 2013. New rules from the Education Ministry of the Islamist Hamas movement ruling the Gaza Strip will bar men from teaching at girls’ schools and mandate separate classes for boys and girls from the age of nine. REUTERS/Mohammed Salem (GAZA – Tags: POLITICS EDUCATION) – RTXY5MN

Alcune di queste Ong ogni tanto esagerano e salgono all’attenzione dei media, ma intendiamoci! solo di ALCUNI media, dato che le notizie circa le attività delle Ong devono essere cercate con il lanternino, altrimenti passano inosservate. E’ successo al Reading Palestine Solidarity Campaign  una Ong inglese, il cui leader Toni Gratrex, è talmente imparziale da rilasciare dichiarazioni in merito al controllo ebraico del mondo della finanza, allo sfruttamento della Shoah e robetta del genere. Eccolo sorridente in compagnia di Raed Salah, leader del Islamic Movement in Israel, finanziatore di Hamas e in contatto con i servizi segreti iraniani.

Toni Gratrex e Raed Salah

Toni Gratrex e Raed Salah

Ecco, tanto per fare un esempio di Ong accreditata all’Onu: il Palestinian Return Center (PRC) lo è. L’ambasciatore israeliano all’Onu, Ron Prosor, si chiese giustamente perché non invitare direttamente Hizbollah o Daesh a votare nelle sessioni dei Diritti Umani dell’Onu! Nel giorno della Memoria sulla pagina facebook di Gratrex apparvero simpatiche vignette come questa:

 

gratrexzionistbrain1

Queste sono le Ong delle quali l’Onu si serve per stilare i suoi Rapporti di condanna senza appello nei confronti di Israele.

Poi ci sono i giornalisti, free lance a volte catapultati sul posto senza nessuna conoscenza né della storia del conflitto, né del territorio. Ma anche centinaia di reporters accreditati da tutte le maggiori testate mondiali. Una folla. Nei cosi’ detti “territori occupati” affittare case ai giornalisti stranieri a cifre astronomiche è diventato un bel business. Il Foreign Press Association pubblica proprio un vademecum per orientare i giornalisti alla bisogna.

E allora perché tutti questi personaggi che si piazzano sul posto per informare e per denunciare, non raccontano la storia di Shadi Mohamed Obeidallah e Hazem Yassin Udwan? Entrambi trovati morti, “suicidati”, ha dichiarato l’Autorità Palestinese, nelle prigioni di Beth Lehem. Perché nessuno ha parlato di Khaled Hammad al-Balbisi, morto nelle prigioni di Hamas? Perché i giornalisti onnipresenti non raccontano mai delle intimidazioni che ricevono dalle autorità palestinesi? Perché non spiegano che se manifestare violentemente contro l’esercito israeliano puo’ essere pericoloso, manifestare contro Abbas e Hamas puo’ significare imprigionamento, tortura e morte? Perché non dicono che Mamdouh Hamamreh è stato condannato a un anno di prigione per una vignetta satirica contro Abbas, ancora prima di averla pubblicata? Perché i blog critici verso l’aspirante “angelo di pace” sono chiusi e i blogger arrestati nel silenzio generale? Perché nessuno parla dell’esistenza di un crimine chiamato “diffamazione del signor Abbas“? Non esistono ancora le linee di finanziamento necessarie per farlo?

 

From → media, ONG, Palestinesi

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