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Ridateci la terra!

giugno 19, 2015

Partendo dalla premessa che la questione dei confini dovrà essere definita una volta per tutte; prendendo atto dell’ennesimo rifiuto di Abbas di sedersi a un tavolo e discutere in merito agli insediamenti ebraici in Giudea Samaria; considerando che quest’ultimo rifiuto si aggiunge alla lista infinita dei no che ogni leader palestinese, da Hajj Amin in poi, ha opposto a ogni offerta di pace; sapendo e tenendo conto di tutto questo, nessuno si chiede mai che cosa ne è stato degli insediamenti che Israele ha sgomberato con la forza? Perché ce ne sono stati e non pochi.

Sgombero dell'insediamento Neveh Dekalim, Gaza 2005

Sgombero dell’insediamento Neveh Dekalim, Gaza 2005

Nel 2005 Gaza fu sgomberata da ogni presenza israeliana; 8000 persone furono allontanate e ricollocate. Anche allora sembrava risiedere in quegli insediamenti l’ostacolo alla pace. Quattro anni dopo l’uscita degli israeliani, del lavoro di anni non restava più nulla, solo squallore e miseria. Le serre, gli allevamenti, le case, tutto distrutto. “Stavamo sognando” disse Basil Eleiwa, proprietario di uno dei ristoranti più trendy di Gaza. Credeva che il ritiro avrebbe dato il via a una nazione vivace, a una Mecca del turismo di lusso. Le cose andarono ben diversamente: gli insediamenti vuoti diventarono un’enorme rampa di lancio per gli attacchi contro Israele.

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L’insediamento di Gush Katif da solo, impiegava 4000 palestinesi. Centinaia di serre che producevano più di 75 milioni di dollari annui, furono fatte a pezzi e abbandonate. L’esito che ebbe l’evacuazione di Gaza ha contribuito a creare un clima di sfiducia tra i cittadini israeliani che avevano sperato davvero in una risoluzione pacifica del conflitto. Cio’ nonostante, secondo un sondaggio del 2010 condotto dal Harry S. Truman Research Institute for the Advancement of Peace , il 60% degli israeliani si diceva d’accordo a smantellare la maggior parte degli insediamenti illegali, in un piano di pace serio. Dal 2010 sono sicuramente aumentati i motivi per non crederci più.

Scontri tra abitanti degli insediamenti e l'esercito

Scontri tra abitanti degli insediamenti e l’esercito

Ma nessuno si chiede mai: che ne è stato di quegli insediamenti che Israele ha smantellato, nella West Bank? I palestinesi hanno potuto finalmente riappropriarsi di quella terra che cosi’ tanto amano da condurre una guerra senza quartiere per liberarla dalla presenza giudea?

Elior Levy è andato a vedere che ne è stato dei due insediamenti Homesh e Sar-Nur, evacuati dieci anni fa. Quella che descrive è una “no land zone”. La strada che conduce ai due villaggi è di terra, non indicata e facile da smarrire. All’ingresso del primo insediamento, accanto ai segni ancora evidenti di veicoli dati alle fiamme, un cartello con scritto “Benvenuti a Homesh” in ebraico, e dall’altro lato “Fatah, Hamas, Fronte Popolare” in arabo.

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Erbacce dove sorgevano case, mucchi di pietre, case distrutte, due pali della luce che testimoniano come un tempo ci fosse vita. Silenzio e abbandono. La cisterna dell’acqua ancora visibile con la sua scritta “W Homesh” e il disegno di una Mennorah, accanto a scritte in arabo inneggianti al Fronte di Liberazione Popolare.

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Sa-Nur all’apparenza potrebbe sembrare in condizioni migliori, c’è un tratto di strada che conduce a quello che era un insediamento. Quella che era stata, durante il Mandato Britannico, la roccaforte della polizia è ancora in piedi, circondata da alberi e sterpaglia. Dopo essere stata adibita a ovile, al momento dell’evacuazione dell’insediamento, ora è completamente vuota e abbandonata a se stessa.

Scontri durante l'evacuazione di Homesh

Scontri durante l’evacuazione di Homesh

Fra odore d’urina e feci, graffiti che ricordano guerre “Morte agli arabi” e “Brigate Izz ad-Din al-Qassam” a fianco. Un essere umano, vivo in questa desolazione:  Nadam Halilia, residente a Nablus che dice di essere salito fin li’ a prendere un po’ di fresco e godere della vista. “Una volta ogni due settimane, i coloni vengono qui. Vanno negli edifici e fanno rumore. Di tanto in tanto, ci sono scontri con i palestinesi, ma tutto è sotto controllo”, dice, giustificando in questo modo l’abbandono dei luoghi: “Non possiamo viverci anche se Israele non c’è più”. Israele, è sempre colpevole, è sempre responsabile, che ci sia o non ci sia.

“Guarda Homesh”, dice, indicando a sud. “Che vista fantastica da lì.”

 

From → Israele, Palestinesi

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