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Chi invento’ il boicottaggio?

giugno 10, 2015

Era il primo aprile 1933: Hitler dette ufficialmente il via al boicottaggio delle merci vendute dagli Ebrei. “Compra ariano” fu la parola d’ordine che dalle Università tedesche, attraverso i giornali di regime, martello’ le menti dei tedeschi, fino ad essere completamente assimilata e accettata.

Boycot_of_Jewish_shops_april_1_1933

Dal 1931 al 1932 i nazisti impedirono fisicamente l’ingresso nei negozi tenuti da Ebrei. La stessa cosa succedeva in tutta Europa, in Germania a livelli di isteria collettiva. Davanti ai negozi furono affissi cartelli che recitavano:

Kauf nicht bei Juden! Non comprate dagli Ebrei

Die Juden sind unser Unglück! Gli Ebrei sono la nostra disgrazia

Geh nach Palästina! Tornate in Palestina

Il boicottaggio nazista ispirò boicottaggi simili in altri paesi. In Polonia, il capo della Chiesa cattolica, il cardinale Hlond chiese un boicottaggio degli Ebrei e furono organizzati boicottaggi di aziende ebraiche in tutto il paese. La macellazione kasher fu vietata in Polonia nel 1936 (in Germania  dal 1930). In Palestina, la leadership araba organizzò boicottaggi delle aziende ebraiche dal 1929 in poi, con la violenza, spesso diretta contro gli arabi che avevano fatto affari con gli ebrei. In Quebec, i nazionalisti franco-canadesi organizzarono boicottaggi degli ebrei negli anni Trenta.

Nationalsozialistische Boykott-Posten vor dem Warenhaus Israel in Berlin.

Nationalsozialistische Boykott-Posten vor dem Warenhaus Israel in Berlin.

“Compra cristiano” urlava in America padre Charles Coughlin, sostenitore del nazismo. In Austria, come in Germania, i nazisti picchettarono i negozi ebrei, nel tentativo di evitare che i clienti li utilizzassero.

Il boicottaggio fu, per la Germania nazista, un’importante prova del nove: la verifica dell’appoggio popolare alle ideologie naziste e la preparazione della Shoah.  Il Manifesto che annuncio’ il boicottaggio fu affidato all’infame rivista Der Sturmer:

BOICOTTAGGIO

di tutti i negozi, grandi magazzini, uffici, studi, ecc. appartenenti ad ebrei. Vi esortiamo, uomini e donne, ad aderire a quest’azione! Non acquistate in negozi e grandi magazzini di proprietà di ebrei! Non consultate avvocati e medici ebrei!

Fate vedere agli ebrei che essi non possono impunemente avvilire la Germania e infrangerne l’onore. Chi non aderirà a questo invito darà prova di essere dalla parte dei nemici della Germania.

ariano

Questo è il “nonno” dell’attuale Boycott, Disinvest, Sanction moderno. Le analogie sono impressionanti. Anche nel moderno “compra ariano” l’attivismo si è formato nei campus delle università mondiali; anche adesso chi non aderisce è “nemico”, non più solo della Patria, ma addirittura dell’umanità! Il motto “stay human” resta umano, cioè: evita gli Ebrei e non fare come loro, ne è perfetta esplicazione. La “motivazione” che i boicottatori propongono per le loro azioni è “l’occupazione israeliana della West Bank”. E’ vero? E’ plausibile come motivo? Senza “l’occupazione” non ci sarebbero stati problemi per lo Stato ebraico? E come mai allora non fu boicottata la Giordania quando invase la zona che sarebbe diventata West Bank? Perché “l’occupazione” non c’entra nulla. Il primo boicottaggio di Israele nacque insieme allo Stato, nel 1948, promosso dalla Lega Araba. Non esisteva ancora nemmeno il nome fittizio di West Bank.

Il boicottaggio agiva su tre livelli: divieto ai cittadini di un Paese membro della Lega Araba di acquistare, vendere stipulare un contratto di affari con il governo israeliano o con un cittadino israeliano.

In un secondo tempo il boicottaggio fu esteso a qualsiasi entità che volesse fare affari con Israele, in tutto il mondo. Una lista nera di imprese globali che svolgevano attività con Israele era conservata dall’Ufficio Boicottaggio centrale, e diffuso ai membri della Lega Araba.

Il boicottaggio di terzo livello vietava a un membro della Lega araba ed ai suoi cittadini di fare affari con una società che facesse affari con una delle società inserite nella lista nera dalla Lega Araba.

Gli Stati Uniti fin dal 1959 espressero legislativamente la loro opposizione al boicottaggio di Israele. Il boicottaggio promosso dalla Lega Araba moralmente ebbe il “merito” di essere il primo passo nella scelta di questo tipo di guerra contro Israele, ma sul piano pratico-economico falli’. Falli’ per la ristrettezza degli ambiti, per la debolezza della Lega Araba, di recente costituzione e per i sempiterni contrasti esistiti al suo interno. Ci voleva un’altra idea, un’altra forza: ci voleva l’Occidente, l’Europa. Ancora una volta tutto parti’ dalle Università. Per decenni la comunità americana pro-israeliana aveva lamentato il trattamento che l’immagine di Israele riceveva nei campus.

Già nel 1950, fu chiaro come il futuro dell’alleanza US-Israele potesse essere messo in pericolo dai detrattori nei campus, infaticabili nel convincere gli studenti che Israele era la radice di tutti i mali del Medio Oriente e che gli Stati Uniti avrebbero dovuto abbandonare tale alleanza. Eleanor Roosevelt osservo’ nel 1955 che:

“la propaganda araba nei campus universitari americani di tutto il paese è al di là della più fervida immaginazione. ”

Negli Stati Uniti i campus universitari sono stati a lungo l’unico posto nel quale l’attività anti-Israele era tollerata. Il modello nazista non era più esportabile, l’Europa non lo avrebbe tollerato apertamente. Fu preso a modello il boicottaggio anti-apartheid sud-africano che presentava anche il vantaggio di offrire alla psicologia di massa un’immediata e semplice immagine: le “vittime”, i palestinesi e i “carnefici”. Non più gli “Ebrei nemici della Patria” ma “gli israeliani, nemici dell’umanità”. Era il 1959. E questa volta fu il successo. Gli Stati europei scelsero l’ipocrisia di una politica che da un lato non appoggiava legislativamente il boicottaggio ma dall’altro lo finanziava, lo coccolava e sicuramente non faceva nulla per reprimerlo. Nel 2002 nasce il movimento mondiale di boicottaggio e nel 2005  quello che abbiamo imparato a conoscere con la sigla BDS: Boycott, Disinvests, Sanctions

Scrive il Simon Wiesenthal Center in proposito:

“Un malcelatoboccone avvelenato anti-israeliano e anti-semita , il cui obiettivo è la demonizzazione, la delegittimazione e la definitiva scomparsa dello Stato ebraico”. Natan Sharansky lo ha ben illustrato in quello che ha chiamato “il test delle tre D”:

“Doppio Standard – mira alla critica di Israele, ignorando i comportamenti più palesemente violatori dei diritti umani nel mondo arabo e musulmano e altrove.

“Demonizzazione di Israele – distorce le azioni dello Stato ebraico per mezzo di confronti insidiosi e falsi con i nazisti e / o il regime di apartheid del Sud Africa.

“Delegittimazione – quando il diritto fondamentale di Israele ad esistere è negato, solo fra tutti i popoli del mondo, questo è antisemitismo.

esempio di propaganda non violenta

esempio di propaganda non violenta

 

I metodi che sfacciatamente sono definiti “non violenti” sono noti: in Francia le farmacie sono state minacciate di ritorsioni se avessero continuato a vendere farmaci Teva.

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Artisti, musicisti, cineasti, compagnie di ballo, accademici israeliani hanno ricevuto minacce ogni qual volta si sono presentati al pubblico europeo e lo stesso le organizzazioni che avevano osato invitarli. I clienti dei supermercati europei che mettono in vendita prodotti israeliani sono stati intimiditi, minacciati, ingiuriati. Inutile starne a fare qui la lista, qualunque sito on line ne riporta le modalità. Non sono più affissi cartelli con la scritta “compra ariano”, ma forse è solo questione di tempo. In Francia, Jean Claude Lefort, ex deputato comunista, ha esortato a stampare la dicitura “kasher Bet Din Paris” sui prodotti francesi rivolti a consumatori in prevalenza Ebrei.

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Prodotti francesi, fabbricati in Francia, colpevoli di essere certificati kasher! La tradizione è tradizione, difficile sottrarcisi.

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