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All’Onu la cultura ha ancora un senso?

maggio 14, 2015

Quando assistiamo a dibattiti in merito a razzismo, antisemitismo, omofobia e in genere riguardo  tutte le teorie dell’esclusione e dell’odio, sentiamo sempre dire che la cultura è l’unico strumento in grado di sconfiggerle. Gli oppositori alla proposta di legge che avrebbe dovuto punire manifestazioni antisemite e negazioniste, fondavano la base del loro discorso proprio su questo assunto: la cultura non ammette razzismi, la cultura deve essere l’arma per combatterli, la legge non serve a nulla.

Decine di evidenze storiche smentiscono decisamente questa pur affascinante idea: la cultura non solo non basta, ma a volte diventa uno strumento per avvalorarle certe tesi. Un esempio per tutti: i firmatari del Manifesto della razza furono le menti considerate le più illustri dell’epoca: antropologhi, neuropsichiatri, demografi, fisiologi, tutti si trovarono d’accordo nel sottoscrivere che: ESISTE ORMAI UNA PURA “RAZZA ITALIANA”, È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI, GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA.

 

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E se ne potrebbero citare decine e decine di queste “grandi menti”, filosofi, scrittori, poeti, politici, che non si sono vergognati di esprimere apertamente il loro antisemitismo. Le Corbusier, per esempio, definì l’arrivo dei tedeschi come «la miracolosa vittoria francese. Se avessimo vinto con le armi, il marciume avrebbe trionfato». E salutò la « pulizia » che si stava preparando in questo modo : «I soldi, gli ebrei (in parte responsabili), i massoni : tutti subiranno adesso la giusta legge. Queste fortezze vergognose verranno smantellate. Dominavano tutto». E ancora : «Hitler può coronare la sua vita con un’opera grandiosa: la riorganizzazione dell’Europa».

Theodor Fritsch, uno degli intellettuali antisemiti tedeschi più attivi negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, fu uno degli ispiratori delle ideologie naziste di Hitler. In una sua lettera a a Marr (il giornalista tedesco che inventò il nuovo termine antisemitismo, per distinguere la nuova ostilità, di matrice razzista, dal tradizionale antigiudaismo, di matrice religiosa) del 8 maggio 1884, scriveva: “non posso accettare l’ebreo come uomo, perché non ci trovo nulla di autenticamente umano. Mi ispiro un po’ alla concezione del mondo teleologica. Dio ha creato gli animali nocivi affinché costituiscano uno stimolo. Dove si accumula lo sporco si moltiplicano gli insetti; per liberarci dai parassiti che ci molestano, dobbiamo cercare di tenere lontano lo sporco. Così gli insetti costituiscono un incitamento alla pulizia e con ciò la spinta a tutti gli sviluppi ed affinamenti della civiltà. Il distorto intelletto ebraico trarrebbe la conseguenza che occorre onorare e curare gli animali nocivi in quanto portatori di civiltà .  (M. Ferrari Zumbini, Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 424)

 

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No, la cultura non mette al riparo da questi mali antichi. Eppure continuiamo a crederci, a sperarci, a sostenere quegli intellettuali che incessantemente denunciano, spiegano, raccontano, condannano. E’ giusto farlo: se la cultura non basta, l’ignoranza nemmeno aiuta, anzi! Non sapere, non essere abituati a riflettere, non leggere e non conoscere, è il modo migliore per rendersi schiavi del “pensiero” populista che tanto successo ha nell’epoca attuale. Quindi chi si oppone all’oscurantismo del pensiero deve per forza, nonostante i poco incoraggianti pregressi, sostenere la cultura e gli organismi nati per diffonderla.

La Librairie des Nations Unies à Genève è la più grande esposizione dedicata alle pubblicazioni delle Nazioni Unite. Martin van Diermen, responsabile della Libreria:

“Le pubblicazioni sono il riflesso della grande attività dell’Onu: Diritti dell’Uomo, sviluppo umano, diritto internazionale,  ambiente, trasporti, economia.”

Vi trovano posto anche, naturalmente, le pubblicazioni Unesco dedicate all’infanzia. Sono 25 le agenzie Onu che espongono i loro lavori alla Libreria delle nazioni Unite a Ginevra.

Percorrendo i suoi scaffali si trova un reparto dedicato tutto alla delegittimazione di Israele, alla narrazione dei conflitti con Hamas da un punto di vista completamente sbilanciato e i consigli di Shlomo Sand “Come ho smesso di essere ebreo”  che definisce la tradizione ortodossa (lui la chiama Yahvestica!) “genocidaria”. C’è da dire che a queste pubblicazioni anti israeliane se ne affiancano altre anti americane, per esempio del solerte Noam Chomski.

 

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Se all’Onu non sapessero che il conflitto arabo/israeliano è da decenni preso a giustificazione per attacchi antisemiti contro gli ebrei di tutto il mondo e che questi attacchi si sono andati progressivamente intensificando, si potrebbe pensare a un’ingenuità, a una svista. Se a Ginevra non sapessero che nel nome dei “bimbi di Gaza” sono stati ammazzati bambini francesi, turisti, ragazzi. Sono stati compiuti attentati “coperti” dalla motivazione aberrante del “sei ebreo? devi pagare”, si potrebbe passarci sopra. Ma chi puo’ credere a questa innocenza?

 

Grazie a jforum

 

 

 

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