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Romperemo mai il silenzio?

maggio 7, 2015

Shovrim Shtika, meglio noti come Breaking the Silence, sono tornati alla ribalta in merito all’operazione del 2014 a Gaza, Protective Edge, decisa dopo il lancio ininterrotto di razzi su Israele per 50 giorni e allo scavo dei tunnel che dovevano servire a Hamas per infiltrarsi in territorio israeliano. E infatti c’era da chiedersi come mai ancora non si fossero fatte sentire le voci dei “testimoni oculari” più misteriosi del mondo. Breaking the Silence è una ONG politica israeliana, finanziata da paesi esteri, che si descrive come “un’organizzazione di veterani israeliani  che raccoglie testimonianze di soldati che hanno prestato servizio nei Territori Occupati, durante la Seconda Intifada” per dimostrare “il livello profondo di corruzione che si sta diffondendo in campo militare israeliano”. Questi “testimoni” chiave non rilasciano informazioni circa le loro identità, sebbene in Israele chiunque abbia da ridire sulle politiche governamentali o da denunciare abusi o atti ritenuti tali, lo possa fare in tutta sicurezza; neanche denunciano gli abusi ai quali dicono di assistere, perché? Mikhael Manekin ha risposto: Questa è la nostra posizione. Consideriamo noi stessi più come un’agenzia media. Lo scopo è quello di generare una discussione pubblica intorno a quello che sta succedendo lì … (BBC World Service Radio, 15 luglio 2009) If you tell the truth, you don't have to remember anything.   Quindi, dicevamo, ecco di nuovo Breaking the Silence, un po’ in ritardo, accusare l’IDF di non aver avuto nessun riguardo per la popolazione palestinese, e di averla colpita indiscriminatamente. 237 pagine di “rapporto” che hanno fatto la felicità di molta stampa internazionale e di tanti “opinionisti”. CNN, BBC, NPR, The Guardian, Daily Telegraph, Sydney Morning Herald, The Independent , Financial Times (via Google News), e il  London Review of Books (del professore israeliano Neve Gordon). Una copertura massiccia, come non succede con le buone notizie; per esempio, per dare conto dell’intervento israeliano nei soccorsi in Nepal i media ci hanno messo tre giorni. Faceva brutto raccontare subito che Israele è stato uno dei primi Paesi a recarsi con le sue apparecchiature medicali sul luogo del sisma. Ma in questo caso il discorso cambia. Reuters, per esempio: Israele ha inflitto un “danno enorme e senza precedenti” ai civili palestinesi, nella guerra di Gaza del 2014, facendo fuoco indiscriminato e con regole di ingaggio permissive…citando le testimonianze, rese in forma anonima, da decine di soldati.  Il rapporto di 237 pagine del gruppo di pressione israeliano Breaking the Silence, ha descritto come le Forze di difesa israeliane (IDF) abbiano lasciato zone devastate dopo aver invaso Gaza lo scorso luglio, con l’obiettivo dichiarato di fermare il lancio di razzi di Hamas fuori dell’enclave.   “Sparavamo senza uno scopo, tutto il giorno. Hamas non si vedeva da nessuna parte ” ha detto un sergente addetto al carro armato. Il gruppo ha concluso lanciando “seri dubbi sull’etica dell’esercito israeliano”. rockets Quindi: un’agenzia importante come la Reuters pubblica qualcosa che non puo’ in nessun modo verificare, rilasciata in forma anonima, accettando il nemmeno tanto velato dubbio che in realtà di Hamas non ci fosse l’ombra, utilizzando termini come “invaso” mentre su Israele cadevano una media di 150 razzi al giorno ma non solo: mentre da Gaza arrivavano le voci (e i volti) delle persone che denunciavano l’uso di scudi umani da parte di Hamas! Del resto la Clinton dette una spiegazione ragionevole per questo: Hamas usa scudi umani perché Gaza è cosi’ piccola che non saprebbero da dove tirare i missili Bene, se sono anonimi i nomi dei denunciatari, un po’ meno anonime sono le fonti di finanziamento di Breaking the Silence. Follow the money, è il brutto ma efficacissimo sistema per cercare di capirci di più, in mancanza di altri elementi. Breaking the Silence figura come una società per azioni senza scopo di lucro e non una organizzazione senza scopo di lucro. Perché? Che differenza c’è fra le due formule? La differenza è che un’associazione senza scopo di lucro è tenuta, per legge, a dichiarare pubblicamente l’identità dei suoi donatori. Una società per azioni non è sempre tenuta a farlo. “Dal nostro lavoro, passando per decine di associazioni israeliane non profit, riteniamo che gruppi come questo che non sono elencati [come] organizzazioni senza scopo di lucro sollevino diversi allarmi”, ha detto il Prof. Gerald Steinberg, il capo della NGO Monitor. In risposta a quanto affermato, Breaking the Silence ha presentato il post con l’elenco dei donatori per il 2008. L’Ambasciata britannica a Tel Aviv ha dato all’organizzazione NIS 226.589, l’Ambasciata Olandese ha donato  19.999 NIS, e l’Unione europea ha dato a Breaking the Silence  43.514 NIS. La ONG ha anche ricevuto un finanziamento del New Israel Fund, per un importo di 229.949 NIS. Nel 2007, Breaking the Silence ha ricevuto un totale di NIS 500.000, e nel 2008 è riuscita a raccogliere NIS 1,5 milioni. “Non abbiamo nulla da nascondere”, ha detto Yehuda Shaul, uno dei capi di Breaking the Silence. “Siamo aperti ad una piena trasparenza e siamo pronti a condividere queste informazioni con il pubblico.”QUI how-to-use-the-internet-to-make-money Quindi, che fossero Paesi europei a finanziare Breaking the Silence si sapeva, anche se si capisce poco: perché Paesi europei che pur avrebbero tantissimo da monitorare in casa loro in tema di diritti umani, razzismo e antisemitismo si preoccupano di finanziare un’associazione israeliana della quale oltre tutto non sono mai riscontrabili le accuse? E va bene; ma chi ha pagato questo ultimo “rapporto”? L’ha pagato il FAHD,  Fonds Arabe pour les Droits Humains. E cos’è? Wikipedia ci dice che è un’organizzazione filantropica, senza scopo di lucro, che si occupa di monitorare i Diritti dell’Uomo nei Paesi arabi. Ma ci spiega qualcosa di più il sito Daleel Madani, nella presentazione dell’associazione, avvenuta a Beirut nel 2008: “Beyrouth, le 7 mars 2008- Le Fonds Arabe pour les Droits Humains (FADH) a été officiellement inauguré au cours d’une conférence de presse tenue aujourd’hui à Beyrouth. Organisme indépendant basé à Beyrouth, le FADH se targue d’avoir des Administrateurs et un personnel entièrement arabes. Il vise à fournir des ressources financières et une assistance technique aux organisations et individus actifs en matière de promotion de tous les droits humains dans la région arabe en conformité avec les besoins locaux et régionaux.” E va bene, pagati da? La Fondation Ford, depuis longtemps un fer de lance des droits humains dans le monde, ainsi que dans le monde Arabe, a fourni les fonds constitutifs du FADH Les sources de financement à l’avenir émaneront de bailleurs de fonds arabes, de la diaspora arabe à l’étranger et des organisations internationales. Oh! Ecco, la Fondazione Ford, as usual! Come l’Ism, come altre decine di associazioni impegnate esclusivamente nell’attacco a Israele. “Origines du Fonds: Le processus de la création du FADH a été initié en 2002 avec la formation d’un comité préparatoire regroupant 4 experts, avec le soutien administratif et financier de la Fondation Ford. Le comité a entamé des études sur la faisabilité d’un fonds de dotation permanent œuvrant à soutenir, à long terme, les efforts de promotion des droits humains et de l’état de droit dans la région arabe. Le cadre juridique du FADH a vu le jour avec l’enregistrement du fonds en tant qu’organisation non-lucrative (« Stichting ») aux Pays-Bas, où est maintenu également l’actif liquide du fonds. Le FADH enregistre actuellement son bureau à Beyrouth, au Liban.”   img77929   Quindi, paga la Fondazione Ford e i fondi sono custoditi al sicuro, nei Paesi Bassi. Bene, questo è FADH. E Breaking the Silence che c’entra? FADH ha anche una “base” a Ramallah e risulta aver versato 300.000 dollari per aiutare Breaking the Silence a compilare questo rapporto che dovrebbe andare sotto la voce: “Violazione dei Diritti umani e violazione del diritto internazionale e umanitario, durante l’assalto militare a Gaza da parte di Israele” QUI e QUI money-shower-460_1_2768598b Chissà se un giorno potremo davvero Rompere il silenzio in merito a queste organizzazioni ossessionate dall’etica, ma solo da quella di Israele.

From → Israele, media, ONG

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