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Chi scrisse davvero il Rapporto Goldstone?

marzo 4, 2015

Chi si ricorda del Rapporto Goldstone? Fu quel rapporto, presentato all’Onu a firma del giudice sudafricano Richard Goldstone (wikipedia specifica “ebreo”, lasciando cosi’ intendere che se lo diceva lui…) in merito all’operazione Piombo Fuso, nel 2008.

500 shoccanti pagine di accuse a Israele e di tentativi di “sbiancamento di Hamas”: razzismo, crimini di guerra, atrocità e abominii, Israele fu accusato di aver preso di mira deliberatamente i civili. Le cifre delle vittime furono “gentilmente” fornite da Hamas e prese subito per buone. Nel 2011 Goldstone “riconsidero‘” il suo Rapporto ma  per cinque lunghi anni ci si è chiesti chi avesse in realtà redatto quel rapporto. Non Goldstone, di sicuro, ma chi furono quegli attivisti che si impegnarono cosi’ a fondo a accusare Israele, non era dato sapere.

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Fino al Rapporto, il giudice Goldstone era considerato un sostenitore di Israele e questo dette un ancora maggiore impatto al suo resoconto che descriveva Israele come uno Stato “canaglia”, predatorio, razzista e malvagio, che preparava a tavolino la messa in atto dei suoi crimini contro l’umanità. Mentre le azioni dell’esercito israeliano erano bollate senza possibilità di appello, Hamas ne usciva tra luci e ombre. Ad esempio, il confondersi con i civili e usarli come scudi umani fu cosi’ spiegato:

Mentre i rapporti esaminati dalla Commissione indicano credibilmente che i membri dei gruppi armati palestinesi non erano sempre vestiti in un modo che li distinguesse dai civili, la Commissione non ha trovato alcuna prova che i combattenti palestinesi si mescolassero alla popolazione civile, con l’intento di proteggersi dall’ attacco.”

Nessuna prova che Hamas nascondesse i suoi terroristi fra la popolazione, facendosi scudo di quest’ultima; nessuna prova delle armi stoccate negli ospedali, nelle moschee, nelle scuole.

Nell’aprile 2010, sul Washington Post, Goldstone ritratta l’accusa più terribile presente nel rapporto: i leader israeliani non prendevano deliberatamente di mira i civili. Un anno dopo, Goldstone pubblica sul New York Times, “Israele e la calunnia di “apartheid”, ritirando un’altra accusa chiave, che compare nella relazione non meno di 40 volte: le misure di sicurezza di Israele sono state motivate ​​non da razzismo, ma piuttosto, come al giurista sudafricano appare ormai chiaro, dalla necessità di “fermare gli attacchi terroristici implacabili.”
Come potrebbe essere lo stesso Richard Goldstone quello che fece queste dichiarazioni e quello che redasse il Rapporto?

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La risposta è semplice: Goldstone non era solo. E di quelli che realmente redassero il Rapporto tutto si puo’ dire ma non che fossero imparziali: Hina Jilani Pakistan:

Credo importante per il mondo capire che nel 21 ° secolo l’occupazione non è assolutamente accettabile e che tipo di occupazione è stata si sa, le pratiche dell’occupazione in Cisgiordania e Gaza in territorio palestinese occupato non sono corrispondenti al tipo di norme che sono state sviluppate per superare i problemi di conflitto e le brutalità del conflitto che abbiamo visto in passato.”

MARK COLVIN: Che cosa ci dice circa l’uccisione deliberata di civili?

HINA Jilani: Penso che questo è un problema molto serio per noi e lo trovo …

MARK COLVIN: In termini di fatto, che cosa ha trovato?

HINA Jilani: In termini di fatto ci hanno fatto notare incidenti in cui i nostri risultati mostrano chiaramente che questi sono stati omicidi intenzionali.” qui

Christine Chinkin, che aveva dichiarato Israele colpevole ancora prima di aver iniziato a lavorare per la Commissione; e il Col.Desmond Travers, quello che dichiaro’ che i “lobbisti ebrei” controllano la politica estera britannica. Travers  entro’ a far parte delle Forze di Difesa irlandesi nel 1961 e si ritirò dopo quarant’anni. In quanto unico ex ufficiale nella  squadra di Richard Goldstone, fu lui il maggiore responsabile dell’analisi militare che forni’ la base per la condanna di Israele per crimini di guerra.

Alla luce delle sue più recenti interviste, gravi carenze sono ormai apparse evidenti nella metodologia che fu seguita, nella raccolta e nell’elaborazione dei dati, e nelle conclusioni che ne risultarono. In passato, i difetti nel rapporto Goldstone, e in particolare la sua mancanza di equilibrio, furono criticati dal London Times, il Washington Post, il Wall Street Journal, e l’Economist, ma i problemi fondamentali della sua analisi militari non furono mai pienamente affrontati.

In merito alle testimonianze degli psicologi palestinesi nella Striscia di Gaza, Travers chiese loro di spiegare come i soldati israeliani potessero uccidere bambini palestinesi di fronte ai loro genitori. In un’intervista con Middle East Monitor, il 2 febbraio 2010, egli affermo’ che, nel passato, soldati israeliani avevano “preso di mira e deliberatamente sparato” sulle forze di pace irlandesi nel sud del Libano. Entrambe queste dichiarazioni di Travers sono completamente false. Va sottolineato che una delle conclusioni più feroci e infondate della relazione Goldstone fu il tentativo di suggerire che Israele deliberatamente uccidesse civili palestinesi.
Ma Travers, mentre condannava l’esercito israeliano, lodava Hamas per la loro collaborazione con la Commissione. Quando gli fu chiesto se ci fossero state  intimidazioni di Hamas durante le indagini della Commissione, rispose che che non c’era stato “nulla del genere.” Tuttavia il rapporto Goldstone ha osservato nel Paragrafo 440 che gli intervistati a Gaza apparivano restii a parlare della presenza di gruppi armati palestinesi per “paura di rappresaglie.” Travers rifiutava l’idea dell’uso di scudi umani da parte di Hamas e negava che Israele stesse affrontando una guerra asimmetrica.

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Travers affermo’ che l’IDF aveva velivoli senza pilota (UAV), che potevano rilevare la presenza di persone all’interno delle case di Gaza per mezzo di un sensore termico. Da questo, affermo’ che alcuni case “piene di gente,” furono deliberatamente prese di mira dall’esercito israeliano. Israele non ha UAV che possono rilevare valori termici. Travers contestava che Israele avesse iniziato le operazioni militari contro la Striscia di Gaza il 27 dicembre 2008 come un atto di auto-difesa, in risposta ai razzi di Hamas. Parlo’ di due razzi caduti  su Israele. In realtà furono 32 i razzi lanciati da Gaza su Israele solo in tre giorni, tra dicembre 16 e 18, 2008. Invento’ una tregua chiesta da Hamas, quando invece le brigate Izz al-Din al-Qassam annunciarono il 17 dicembre che la tregua sarebbe finita due giorni dopo e non sarebbe stata rinnovata. Il capo dell’ufficio politico di Hamas all’epoca a Damasco, Khaled Mashaal, annuncio’ la fine della tregua il 14 dicembre.

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Da non sottovalutare in tutta questa farsa, il ruolo giocato da l’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR). Per capire l’OHCHR, si deve capire la stretta relazione tra due entità dell’ONU distinte, ma strettamente connesse. Una è il Consiglio dei diritti umani, formato da 47 Nazioni, un organo politico fortemente influenzato dal potere dei petrodollari degli stati arabi e islamici. Si riunisce regolarmente tre volte l’anno.
Su iniziativa degli Stati arabi, e con vari gradi di complicità da parte dell’UE e gli altri, la metà delle deliberazioni assunte dal HRC condannano Israele; vi è un punto speciale nell’ordine del giorno contro Israele ad ogni riunione HRC; e la HRC ha prodotto più sessioni di emergenza e richieste nei confronti di Israele rispetto a qualsiasi altro paese del mondo.
L’OHCHR è basata vicino a Ginevra. Si tratta di un migliaio di burocrati che servono il consiglio per lo svolgimento delle inchieste, per scrivere le relazioni richieste, tenere attiva la segreteria. Dal 2008 fino a questa estate, l’ufficio è stato guidato dall’ Alto Commissario Navi Pillay, che notoriamente ha detto che “il governo israeliano considera il diritto internazionale con disprezzo perpetuo.”

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Chi lavora nel OHCHR si considera agenzia delle Nazioni Unite indipendente e neutrale, dedicata alla promozione e protezione dei diritti umani. In alcuni casi, frange marginali dell’OHCHR hanno cercato di resistere ai dictat politici che interferiscono con il loro lavoro, ma quando si tratta di Israele, la posizione del OHCHR sotto Navi Pillay è stata più in linea con la HRC che mai. Le note più velenose presentate da interlocutori arabi al Consiglio hanno trovano la loro eco nelle relazioni redatte dai cittadini europei che lavorano per l’OHCHR, molti dei quali laureati nelle università britanniche e provenienti da organizzazioni come Amnesty International. Se ciò non bastasse, il loro lavoro è soggetto al controllo e alla costante pressione esercitata dal blocco islamico formato da 56 nazioni.

Un’altra che collaboro’ al rapporto fu Sareta Ashraph, il cui lavoro, come lei stessa lo ha descritto, fu di contribuire alle indagini, condurre interviste con le vittime e testimoni, e raccogliere reperti. Ashraph ha anche rivelato che fu “responsabile della stesura di diversi capitoli della relazione finale.”
Quando si tratta di Israele, Ashraph è, per usare un eufemismo, meno che imparziale. Era e rimane un membro di Amnesty International, uno dei principali gruppi che accusarono Israele di crimini di guerra nel 2009, e che spinse e difese l’inchiesta delle Nazioni Unite. Lei era il principale organizzatore di una conferenza a Londra, per conto di avvocati per i diritti umani palestinesi, con gli attivisti anti-israeliani Raji Sourani (capo del Centro Palestinese per i Diritti Umani) e Daniel Machover. Ha anche lavorato in Cisgiordania su “le presunte violazioni del diritto umanitario internazionale in seguito all’Operazione Scudo Difensivo nel 2002.”

Nell’estate del 2009, testimoni israeliani e palestinesi furono invitati a Ginevra per dare testimonianza davanti a Goldstone e agli altri tre commissari. Una nota informativa amministrativa, rilasciata ai testimoni e ottenuta da UN Watch, rivela che c’erano solo due membri del personale di segreteria designati come referenti su “questioni di merito.” Uno era Ashraph. Lei era stata responsabile della raccolta delle dichiarazioni di testimoni israeliani, e a quanto pare scrisse un capitolo relativamente minore della relazione sul lancio di razzi di Hamas.
L’unico altro nome riportato accanto a Ashraph era quello di Grietje Baars, professore di diritto, olandese di origine, che insegna a Londra. A differenza di Ashraph, il cui nome apparve subito in chiaro, Baars ha avuto cura di oscurare la sua partecipazione.
Per qualche tempo il suo profilo LinkedIn è stato accessibile solo a lei e informava dei suoi incarichi con un  generico “ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ” mentre lavorava alla relazione Goldstone. (Adesso dichiara che era “un membro della segreteria” della Commissione Goldstone e di aver fatto “ricerca & analisi giuridica .”) Non è difficile capire il perché di questa “discrezione”. Se si fosse saputo chi era la Baars ed il suo ruolo nella relazione, ci sarebbe stata giustificata indignazione verso l’ OHCHR che l’aveva scelta.

Il Dr. Baars insegna diritto internazionale dei diritti umani al City Law School di Londra e in precedenza ha insegnato presso l’Università di East London e University College London (UCL). Ha conseguito una laurea in letteratura inglese presso l’Università di Utrecht, un Master di Diritto di UCL,  ed è un avvocato qualificato. Ha completato il suo dottorato di ricerca presso UCL nel 2012, e ha tenuto visite di studio in numerose università. Cio’ significa che, quando OHCHR la assunse per lavorare alla relazione Goldstone, doveva essere noto il suo percorso accademico, doveva essere noto che si auto descriveva come  marxista la cui tesi di dottorato fu “una critica marxista radicale del diritto e del capitalismo”, e certamente era al corrente della sua attività anti-israeliana, ad esempio il suo articolo del 2007  nel  Yearbook of Islamic and Middle Eastern Law, dal titolo ““Corrie et al. v Caterpillar: Litigating Corporate Complicity in Israeli Violations of International Law in the US Courts.” L’articolo analizzava la giurisprudenza e suggeriva le migliori pratiche in materia di sforzi legislativi  contro Israele e a favore del movimento di boicottaggio delle aziende che fanno affari con Israele, con numerosi confronti con il processo di Norimberga contro i nazisti. Baars è un’attivista accanita contro Israele, divenuta nota per tentare, attraverso l’uso improprio del linguaggio e dei meccanismi del diritto internazionale, di smussare la capacità di Israele di difendersi mettendo il paese sull’avviso che tutte le misure adottate contro i terroristi saranno messe sotto la lente internazionale.
Entro il 2009, Baars aveva già un curriculum inquietante di estrema ostilità contro Israele. In altre parole, era l’esatto contrario del membro imparziale, neutrale e obiettivo previsto ai sensi della Carta delle Nazioni Unite.

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In un messaggio in un forum pubblico nel 2007, Baars offriva  suggerimenti su come i viaggiatori con qualcosa da nascondere avrebbero potuto eludere i servizi di sicurezza di Israele. Dopo aver avuto il portatile confiscato all’aeroporto Ben-Gurion, consigliava, “Non prendere il vostro computer portatile. Se lo fate, assicuratevi che sia libero da tutto ciò non volete si veda.”
In un messaggio del 2008, Baars consigliava a un fotoreporter freelance come eludere il blocco di Gaza, suggerendo di “fare un giro” con una delle barche Free Gaza, che tentavano con successo di forzare il blocco israeliano in quel momento, o di “provare i tunnel” che passano sotto il confine tra Gaza con l’Egitto.

Ecco chi scrisse il rapporto Goldstone che fu una delle mosse più infamanti condotte contro lo Stato Ebraico. Ecco perché il giudice Goldstone non poté fare altro che cercare di metterci una “pezza” dopo, quando ormai purtroppo il danno era fatto, irreparabile.

Per approfondire qui e qui

From → E in Europa?, Israele, ONG, Onu

3 commenti
  1. Tutte queste spiegazioni non giustificano il giudice Goldstone,ebreo senza spina dorsale,per non essersi dimesso e aver rifiutato di convalidare, con la propria firma, false testimonianze e accuse.Ha causato un danno irreparabile alla verita’,al suo onore e al suo popolo!Che D-o non lo perdoni!

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  1. Le Ong, gli attivisti umanitari e il boia | Bugie dalle gambe lunghe

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