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“ La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità. „

febbraio 22, 2015

La cosa più difficile del successo è che devi continuare ad avere successo” diceva Irving Berlin. Nel caso dell’antisemitismo, del pregiudizio antisemita, il successo sembra non temere declino. Pochi punti, fondamentali, che superano la prova del tempo. Dei “dieci punti chiave” del successo nazista nell’Europa di inizio Novecento, la maggior parte è perfettamente riproponibile, a quasi un secolo di distanza. Al limite con dei piccoli “aggiustamenti”.

 

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Il “volk”, il Popolo e la sua essenza legata a una Terra,  è in realtà rimasto appannaggio di una parte politica europea di estrema destra, populista e complottista. L’Ebreo è il nemico per eccellenza del “volk”: “straniero” per sempre, si infiltra nel tessuto “autentico” della società autoctona per minarne le fondamenta, corromperla, assoggettarla con il potere del suo denaro. Chi sostiene questa teoria sono i complottisti che postulano un mondo governato dagli “Illuminati”, una sorta di setta satanica che “ha sviluppato la teoria sul controllo mentale delle masse”.

A questa teoria abbastanza rozza e tutta appannaggio di fruitori incapaci di vagliare le fonti delle loro informazioni, alimentata da miti e leggende prive di fondamento ma adatte ad evocare ancora l’antica minaccia dello “strapotere ebraico”, si è affiancata quella ormai ultra cinquantennale, proveniente da posizioni politiche opposte, che ha cercato di ricreare il mito dell’innocenza per antonomasia del “volk” e la difesa della Terra, trasponendoli al popolo palestinese e alla terra di “Palestina”. La “teologia della liberazione della Palestina” ha messo d’accordo marxismo e fautori della “teologia della liberazione”; la Palestina è diventata il “volk” da difendere a ogni costo dall’oppressione coloniale/economica ebraica; i Palestinesi diventano Davide che si batte contro il mostro Golia, armato solo di fionda. Scrive Mitri Raheb: “Se l’Esodo è la storia di un popolo è in realtà la storia di noi palestinesi”.

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Il contributo dei mass-media: se il nazismo aveva  il Der Sturmer a disposizione, quanti sono oggi i siti internet, i video youtube, i twitt che martellano circa la NECESSITA’ di un “franco antisemitismo”? Durante gli ultimi scontri Israele/Hamas, i ministri degli Affari Esteri di Francia, Germania e Italia, dichiararono congiuntamente:

“La retorica antisemita, l’ostilità verso gli Ebrei, l’attacco alla religione ebraica e alle sinagoghe, non trovano spazio nelle nostre società.” Ribadendo il diritto di manifestare e di critica, affermarono che avrebbero combattuto:

“Atti e propositi che sconfinano nell’antisemitismo, il razzismo e la xenofobia”.

Eppure, a Berlino dalla Potsdamer Platz partirono in 500 al grido di “Morte a Israele”, “Israele bombarda, la Germania finanzia”.

 

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Scrive David Mikics:

“Sia a livello nazionale che individuale, gli ebrei sono presi di mira con straordinaria ferocia: sentiamo israeliani (ma nessun altro) raffrontati ai nazisti; ci viene detto che il nazionalismo ebraico è oppressivo e arcaico; che Israele è inequivocabilmene un paese razzista; che i misfatti terribili di Israele spiegano perché la gente odia gli ebrei. ..gli ebrei sono visti come portatori di un male unicamente trascendente. Nessun altro gruppo di persone sul pianeta è accusato tanto e di tali torti fantastici. Per alcuni decenni dopo la Shoah, sembrava che l’antisemitismo sarebbe potuto diminuire o addirittura scomparire. Quella speranza ora è stata sconfitta. Può tutto quello che facciamo o diciamo arginare la marea, o l’odio per gli ebrei si manterrà sino a quando ci saranno ebrei da odiare?”

Pochi giorni fa, il Parlamento italiano era chiamato a discutere sulla mozione del PD in merito al riconoscimento unilaterale della Palestina. La senatrice Laura Puppato, dell’area DEM del PD (quelli di Beppe Civati, per capirsi), intervistata nel merito, ha dichiarato:

“Ho notato molta resistenza e difficoltà ad esprimere chiaramente una linea su questo per le mille e più ragioni, anche per il senso antico di colpa nei confronti degli ebrei che però non può consentire di ignorare angherie e barbarie israeliane. Non c’è confronto nella proporzione di armamenti e forze messe in campo. Possibile che non ci si renda conto della tragedia impari vissuta da quel popolo palestinese che si è visto espropriato di tutto?”.

“Quell’antico senso di colpa nei confronti degli ebrei”… ecco qua servita la Shoah! Un “senso di colpa” che gli ebrei e Israele tenterebbero di sfruttare per sottoporre il popolo innocente per antonomasia, a angherie e barbarie, come è nella loro natura! Sono esattamente le tesi dei peggiori antisemiti e dei negazionisti. La Shoah non una tragedia che dovrebbe far riflettere tutti, meno che gli ebrei che l’hanno solo subita, ma una comoda “scusa”, un “paravento” che sfrutta i sensi di colpa. Azzerati più di cinquant’anni di conflitto, azzerato il diritto più che legittimo di Israele a una pace concordata e a uno Stato palestinese frutto di trattati congiunti. Per la Puppato è l’ora di scrollarsi di dosso gli ebrei e il senso di colpa che provocano! Sarà questo uno dei motivi di tanto odio? Gli ebrei, con la loro stessa esistenza, ricordano le colpe di chi pervicacemente si è ingegnato di distruggerli attraverso i secoli?

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Mikics:

“L’antisemitismo è un oggetto inerte, di un genere di solito non incontrato nelle scienze sociali. Mentre gli storici cercano di vedere tutto nel suo contesto e di mostrare come il nostro ambiente umano altera le nostre convinzioni, l’antisemitismo resiste al contesto; si tratta di una convinzione così persistente e monomaniacale che, nonostante cio’ che possiamo dire, non potrà mai finire. Nelle parole di Edouard Drumont, il propagandista anti-ebraico del 19 ° secolo: “Tutto viene dall’Ebreo; tutto ritorna all’Ebreo.” Eppure quando riconosciamo questa persistenza, entriamo, inquieti, in un dibattito con l’anti-semita. L’odiatore dell’Ebreo e l’ Ebreo diffamato si affrontano in eterno, uno giocando in offesa e l’altro in difesa.”

Costringere l’ebreo a difendersi, “Davide discolpati!” l’imperativo che sentiamo da secoli. E più l’ebreo cerca di “discolparsi”, più avvalora la tesi del suo “vittimismo”, del suo saper usare ai propri fini la “lamentazione”. In questo sta una delle vittorie degli antisemiti. Costringere l’ebreo a difendersi e attaccarlo quando lo fa.

L’Anti Defamation League: L’antisemitismo è un problema globale. E’ quello che emerge da un sondaggio in tutto il mondo sponsorizzato dall’Anti-Defamation League, visto che circa un quarto della popolazione considera “probabilmente veri” alcuni stereotipi sugli ebrei. Dal sondaggio che sarà pubblicato in giornata, di cui parla in anteprima il Wall Street Journal, emerge che il 26% degli intervistati in 101 Paesi più i territori palestinesi sostiene la correttezza di almeno sei giudizi negativi sugli ebrei, tra cui quello secondo cui “sono più fedeli a Israele che alla loro patria” e che “hanno troppo potere nel mondo degli affari”.

Sembra di leggere uno scritto di Drumont! Il tempo non significa nulla rispetto allo stereotipo antisemita.

Scrive Fiamma Nirestein:

Evitiamo, per favore, la sfilza di comunicati e di esclamazioni di orrore che adesso, dopo gli ultimi episodi di vergogna antisemita, si stanno già accumulando nei computer dei giornalisti. Si limiti a vergognarsi questa Europa che, proprio nei dintorni di casa mia a Roma, indice liste di proscrizione dei commercianti ebrei, si pasce di dichiarazione in stile Vattimo o in stile neonazista, dichiarando che gli ebrei sono come Hitler, che Israele «massacra» i palestinesi innocenti con gusto, specie le donne e i bambini. La Notte dei Cristalli fu il segnale dell’aggressione totale all’ebraismo e della distruzione della mente europea. Il caos avanzava. Sta accadendo lo stesso, si trova spazio vitale nell’odio per gli ebrei, nell’odio per Israele, lo si vede dalle dichiarazione dei neonazisti come da quelle di Ferrero. Basta essere contro Israele e fai la folla, che c’è di più classico di un bel «morte agli ebrei» a Berlino; si può anche per aver successo urlare «gasiamo gli ebrei» a Parigi fascisti e islamisti insieme… Il Newsweek mostra una ragazza ebrea che fugge con una valigia in mano, e ci ripete che su 53mila adulti in 102 Paesi, il 26 per cento è profondamente antisemita (Grecia 69 per cento, Francia 37, Belgio 27, Polonia 45, Ungheria 41, Palestinesi 93 per cento, Iraq 92). Dieter Graumann, presidente del consiglio ebraico della Germania testimonia che «sono i tempi peggiori dal nazismo», se indossi una stella di Davide puoi finire picchiato, se sei una giornalista come me scrivono: «Ti ammazzeremo, brutta…», a Londra si urla «ebrei al gas». Tutte queste storie portano un segno: quello della disgregazione dell’Europa. Non sappiamo più distinguere gli amici dai nemici, la parola islamismo è impronunciabile, temiamo l’identità occidentale d’Israele, odiamo negli ebrei la limpida determinazione a difendersi. L’antisemitismo è un segno di demenza. Accade quando una società è in crisi, quando non ha abbastanza energia per informarsi, capire, criticare.

 

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Mikics:

“La forma canonica odierna dell’antisemitismo è quella formalmente diretta verso lo Stato di Israele. Eppure, come l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer ha osservato, “L’anti-sionismo porta inevitabilmente all’antisemitismo.” Agli occhi dell’antisionista, i torti reali israeliani non sono genericamente simili ai torti commessi da altri stati sovrani, come l’America, la Cina , o la Grecia, ma piuttosto metastasi, prova di colpevolezza mostruosa. Goldhagen ha ragione a dire che gli ebrei vivono in un paese che è visto da gran parte del mondo come “auto-invalidante” …Come scrive Goldhagen, le sofferenze dei palestinesi per mano di Israele sono il “simbolo unificante” per quei molti nel mondo che non si sono mai turbati per l’oppressione dei palestinesi in Libano e Siria, o per il destino di molti altri popoli senza Stato, in tutto il mondo, come i kurdi , i tamil, i tibetani, o i ceceni.”

Durante e dopo l’ultimo scoppio di ostilità tra Hamas e Israele, nell’estate 2014, mentre lo Stato ebraico era bersaglio giornaliero di oltre cento missili che partivano dalla Striscia di Gaza, Nathan Norman Gelbart, presidente del Keren Hayesod tedesco, scrisse:

L’atmosfera nel Paese è simile a quella del 1933. «Perché la polizia tedesca non controlla queste persone che gridano in modo aggressivo ‘Morte agli ebrei?»

“Abbiamo un’industria anti-sionista in Europa che sta tirando fuori la legittimità di diffondere l’odio attraverso l’uso della parola ‘sionista’”

 

 

E mentre The Economist titola “Il ritorno dell’odio per gli Ebrei”, l’Huffington Post, seguendo il main stream del pensiero unico di maggior successo, addossa agli ebrei la responsabilità degli attacchi recenti. Ce ne parla Cifwatch e forse gli esempi restano  ancora il miglior modo per tentare di capire.

Un commentatore di nome Barry Lando ha pubblicato un editoriale sul World Post (un brand Huffington Post) il 16 febbraio, dal titolo ‘BiBi Netanyahu: Il Re della facciatosta’. Lando, ex produttore di 60 Minutes, incolpa Israele di alimentare l’antisemitismo in Europa, ma non solo: in realtà sembra giustificare gli attacchi islamici contro gli ebrei!

“L’unica parola giusta per lui è “faccia tosta”: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivolto l’invito agli ebrei europei di fuggire in Israele dalle grinfie di un nuovo, dilagante, antisemitismo che si suppone attraversare l’Europa.

Perché faccia tosta? Poiché una delle principali cause della recrudescenza degli attacchi anti-semiti in Europa nel corso degli ultimi anni sono state le azioni di Israele – sotto la presidenza di Netanyahu.”

L’appello di Netanyahu agli ebrei della Diaspora ha suscitato riconoscenza e criticità. Chi ha interpretato l’appello come un semplice segno di solidarietà e un voler ricordare agli ebrei europei che non sono soli, chi invece ci ha visto un invito a “mollare la presa”, a prendere atto che non c’è più futuro in Europa per gli ebrei e si è ribellato all’accettazione di questa visione della realtà. Discussione aperta quindi; ben altra cosa dall’addossare la responsabilità degli attacchi terroristici a Israele! Eppure tutti gli indicatori mostrano in che misura l’antisemitismo europeo sia in costante crescita, dal 1990 almeno, con qualunque governo in Israele:

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E allora come si spiega che la vittima sia diventata il colpevole? Non ci sono risposte univoche. Scrive Bensoussan:

“Ci sono ambiti della società in cui il livello medio culturale è in aumento; allo stesso tempo assistiamo a un “acculturamento” generale grazie a Google e Internet. Tuttavia non sono per niente convinto che ci siano generazioni più colte: al contrario, penso che lo siano di meno. Cosa sta accadendo? Che ci sarà un’élite più raffinata, che legge molto e quindi portata all’elaborazione del pensiero e alla riflessione, da un lato; dall’altro ci sarà sempre di più una massa incolta che basa tutta la sua cultura su Internet, vale a dire la cultura dell’emozione, dell’istante e dello zapping. E questo equivale a un’assenza della riflessione. Perché per riflettere bisogna leggere, prendere del tempo e confrontare i testi. La cultura presuppone la lentezza e il silenzio. E noi viviamo nella società della rapidità e del rumore…è vero che i media, in generale, tendono ad amplificare le sofferenze dei palestinesi e a considerare Israele sempre come quello forte e aggressivo. Anche qui ci sono molte risposte: se Israele non fosse stato forte oggi Israele non esisterebbe. È molto semplice. Se l’esercito israeliano non fosse stato il più agguerrito, Israele sarebbe stato cancellato dalla cartina geografica perché il mondo arabo ha un progetto genocida nei confronti di Israele, non vuole riconoscere il suo diritto di esistere. Per quanto riguarda i media, soprattutto quelli di sinistra, hanno sempre cercato una figura che rappresentasse il Bene e il Giusto sulla terra: una volta era il proletariato per il comunismo; dopo erano Cuba, il Vietnam e così via, tutti i luoghi che rappresentavano i poveri e gli oppressi sulla terra. Oggi è la Palestina a rappresentare l’oppressione sulla terra. Questa è la prima ragione. La seconda è la colpevolizzazione della Shoah. Se si riesce a dimostrare che gli israeliani si comportano come i nazisti, allora la colpa degli europei viene cancellata.”

“La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.” ci insegnava Goebbels.
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