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Denuncia Israele e vivrai felice!

gennaio 25, 2015

Cosa è successo a Parigi lo sappiamo tutti. Prima l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, dodici morti; subito dopo l’attacco all’Hypermarché Kasher, quattro morti più il terrorista.

 

Charlie Hebdo “punito” per la sua satira, l’Hypermarché preso di mira in quanto negozio di ebrei per gli ebrei. Se per il massacro a Charlie Hebdo l’opinione pubblica ha sentito il bisogno di aprire un dibattito sulle “ragioni” che possono aver spinto cittadini francesi a compiere un gesto simile in nome “dell’onore”, leso dalle vignette satiriche su Mohammed, meno domande ci sono state in merito al massacro in un negozio qualsiasi, che non disturbava nessuno, che non si era distinto né per particolari prese di posizione politiche, né aveva criticato nessun aspetto di nessuna religione.

 

 

La strage a Charlie Hebdo ha imposto alla Francia e all’Europa, se non al mondo intero, d’interrogarsi in merito alla libertà di espressione, all’opportunità o meno di mettere dei limiti, di ricercare affannosamente di definire dove finisce la satira e comincia l’incitazione all’odio. Per l’assalto all’Hypermarché niente di tutto questo. Perché? Forse perché l’assassino, Amedy Coulibaly, ha pronunciato quelle due paroline magiche che da sole bastano ormai a spiegare qualsiasi atrocità ai danni di cittadini ebrei, in tutta Europa e nel mondo: L’ho deciso “au nom de la Palestine”. Ah d’accordo, tutto spiegato! Come Mohamed Merah, come Nemouche: “in nome della Palestina” e questo deve bastare a motivare perché cittadini ebrei che vivono a migliaia di km da Gaza sono destinati (DESTINATI) a diventare il bersaglio di ogni psicopatico islamista a giro per il mondo, o a coprire ogni attacco antisemita , ovunque avvenga, sotto il mantello della “motivazione umanitaria”!

 

teschio

 

Esagerazioni? Vittimismo giudeo? No, no, è proprio vero. Deborah Maccoby è una dei leaders di Jews for Justice for Palestinians (JfJfP), un gruppo anti-israeliano inglese; il loro impegno si puo’ riassumere in queste parole, scelte dal gruppo stesso per rappresentarsi

“Israel must withdraw from all the settlements and dismantle the wall within Palestinian territory. Then, perhaps, we may at last see some justice for Palestinians.”

Israele deve ritirarsi da tutti gli insediamenti e smantellare il muro nel Territorio palestinese. Dopo, forse, (chissà, se mai…) vedremo alla fine giustizia per i Palestinesi. (giustizia per gli israeliani non importa, è un dettaglio)

Bene, dicevamo, Deborah Maccoby, la quale tra i suoi molti impegni è anche assistente di produzione per la BBC World Service e collabora con l’Arabic Service del network, non è l’ultima venuta nel mondo della propaganda mediatica, tutt’altro che la vecchietta rimbambita, antisionista, che uno potrebbe farsi venire in mente.

 

La Maccoby dunque ha una sua ricetta contro l’antisemitismo e l’aveva, per la verità, già accennata nel 2009. In una sua lettera, aveva infatti specificato che cosa fare:

Se gli ebrei vogliono davvero ridurre l’antisemitismo, devono parlare chiaro contro le politiche distruttive e autodistruttive di Israele.

Lei aveva avvertito, ma essendo gli ebrei popolo di “dura cervice”, non avendo essi dato ascolto alle parole della Maccoby, non devono poi meravigliarsi se un Coulibaly qualsiasi decide di intervenire per mettere fine alle atrocità sioniste. Non c’è da chiedersi per la Maccoby, che mai possa entrarci un ebreo francese con le politiche di un governo israeliano! Per lei è tutto chiaro, innanzi tutto i colpevoli:

Ma il governo israeliano, con il suo nuovo progetto di legge che propone di rendere Israele la nazione-stato di tutti gli ebrei del mondo, e le organizzazioni ebraiche, come il Consiglio dei Deputati, con la loro pretesa che la maggioranza degli ebrei sostengano le politiche oppressive di Israele, contribuiscono all’amalgama tra ebrei e Israele, con il conseguente aumento dell’ antisemitismo e degli attacchi contro gli ebrei.

Ecco, chiarissimo, deve essere proprio quello che ha pensato anche Merah, o Coulybali. Dice la Maccoby:

Se le organizzazioni ebraiche mondiali  imparassero dalle loro controparti musulmane a dire forte e chiaro, in risposta alle atrocità israeliane, “non in mio nome”, questo potrebbe contribuire a ridurre l’antisemitismo e rendere il reclutamento di giovani musulmani jihadisti più difficile. Nonostante l’affermazione di Freedland che gli ebrei non hanno “nessun controllo” sulle politiche israeliane, la condanna potrebbe anche esercitare una forte pressione sul governo israeliano a  fermare le sue atrocità e avviare negoziati di pace veri, con il governo di unità nazionale palestinese.

Cioè la Maccoby invita a reagire cosi’ come hanno fatto tanti paesi musulmani, dopo l’attacco a Charlie Hebdo:

“E ‘stata una cospirazione progettata dagli ebrei per mettere in cattiva luce i musulmani . “

Bene, ora abbiamo un’ottima ricetta, sappiamo cosa fare. Nel frattempo, per evitare di essere aggrediti, lapidati, o solo ricoperti di sputi mentre ci rechiamo a fare la spesa o addirittura a pregare in sinagoga, c’è questo semplice e pratico accessorio che eviterà di mettersi troppo, inutilmente in mostra: la kippah di capelli

 

Shalom Koresh

A tutto c’è una soluzione, basta aver chiaro il problema.

Grazie a Cifwatch e Simply jews

2 commenti
  1. A87 permalink

    Oggi l’antisemitismo è tornato pericolosamente di moda, e purtroppo Israele ha le sue colpe come le hanno i palestinesi.

    • Infatti è come per i razzisti: non sono loro a essere razzisti, sono gli altri a essere neri e cosi’ per l’antisemitismo. Non è una malattia endemica europea; sono gli altri a essere ebrei

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