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Premio “Reporter Disonesto 2014”

dicembre 24, 2014

Eccoci di nuovo alla fine di un altro anno; è tempo di speranze in un futuro prossimo migliore. E’ anche tempo di bilanci, di riepiloghi, di premi. Per esempio: Chi si è aggiudicato il premio “Reporter Disonesto 2014”? Vediamo. La gara quest’anno è stata più serrata che mai.

The winner is….

1) I reporters da Gaza, primo premio disonestà in assoluto!

Durante l’ultima guerra contro Hamas, gli uffici di Gaza sono stati presi d’assalto da ogni sorta di reporters: dai freelance ai nomi celebri, ai giornalisti itineranti, tutti ansiosi di strappare lo scoop che avrebbe potuto accrescere la loro fama o farli conoscere “nell’ambiente”. A digiuno o quasi di qualunque informazione in merito al conflitto e al territorio sul quale si combatte, hanno superato in numero i giornalisti accreditati e basati in Israele. L’Ufficio Stampa israeliano ha dichiarato di aver gestito i contatti con 777 giornalisti stranieri “paracadutati” nella regione, oltre i 750 accreditati. Matthew Kalman, veterano dei giornalisti accreditati e basati in Israele, a proposito dei giornalisti “paracadutati” a Gaza :

“Immaginate un giornalista russofono atterrato in Texas che, parlando solo russo, proceda ad analizzare, commentare e riferire sulla politica americana; questa è la situazione che abbiamo in Medio Oriente “.

La metà dei reporters presenti non ha neanche capito che cosa stava documentando.

Hamas ha ammesso le intimidazioni contro i giornalisti. E le ragioni erano evidenti. Non era nell’interesse di Hamas far vedere al mondo le immagini di razzi lanciati da aree civili, combattenti armati in abiti civili, o le scuole, moschee, e cliniche utilizzate per coprire i tunnel, depositi di armi, e postazioni di cecchini. Una piccola manciata di giornalisti ha denunciato queste minacce ma sono stati un’eccezione.

 

E inoltre un altro aspetto è apparso chiaramente come risultato di queste minacce: la totale assenza di foto o video di combattenti di Hamas.

La mancanza di immagini di uomini armati nella densamente popolata Striscia va al cuore della “dottrina dello scudo umano” di Hamas: provocare deliberatamente “danni collaterali” durante le operazioni dell’IDF. Hamas conta sul mondo per condannare Israele, uccisore di vittime civili.

 

 

Il filmato più notevole tra quelli che Hamas non ha voluto vedere è stato quello di NDTV di Nuova Delhi: un terrorista di Hamas che sparava missili, a fianco di un hotel dove erano alloggiati i giornalisti stranieri. Significativamente, il video non è stato trasmesso fino a quando il team di NDTV era di nuovo al sicuro, in India.

 

Scudi umani a difesa di postazioni di Hamas

 

 

I fotografi palestinesi sotto il dominio di Hamas non godevano del lusso di poter lasciare Gaza. I fotografi stranieri hanno chiuso un occhio, o tutti e due. L’ex corrispondente Associated Press Matti Friedman:

La maggior parte dei giornalisti a Gaza crede che il suo compito sia quello di documentare la violenza di Israele contro i civili palestinesi. Questa è l’essenza della storia di Israele. Inoltre, i giornalisti sono al limite massimo del rischio, e molti non parlano la lingua e hanno solo una pallida percezione di quello che sta succedendo. Dipendono dai colleghi palestinesi, collusi con Hamas o che ne temono le rappresaglie o entrambe le cose.
Non è un caso che i pochi giornalisti che hanno documentato i terroristi di Hamas e i lanci di razzi in aree civili di questa estate non erano, per la maggior parte, inviati dai grandi organi di informazione, basati in permanenza a Gaza. Erano per lo più sconnessi, periferici e appena arrivati. Queste povere anime non hanno avuto nota.

Peter Beaumont, del The Guardian:

Nella maggior parte delle guerre che ho coperto, ci si imbatteva in una delle due parti combattenti, spesso in entrambe, ma a Gaza, dove la morte cade dal cielo, i combattimenti sono in gran parte invisibili, tranne per l’impatto delle armi. Il risultato è che si vede una guerra di Gaza attraverso il prisma della sofferenza delle vittime.

 

 

 

Il numero delle vittime e la distinzione tra civili e combattenti sono stati forniti da funzionari di Hamas o delle Nazioni Unite.

Sfortunatamente i numeri delle Nazioni Unite provengono da organizzazioni non governative ostili a Israele, come il Centro Palestinese per i Diritti Umani.

Una verifica indipendente delle vittime, nelle difficili circostanze di Gaza, è un compito arduo. Pero’ non è ammissibile che la grande informazione deleghi il controllo delle fonti a terzi. Matti Friedman:

A suo tempo, ho appreso che il nostro rapporto con queste [organizzazioni non governative] non è giornalistico. I miei colleghi ed io non cercavamo di analizzare o criticare. Per molti giornalisti stranieri, questi non sono gli obiettivi; gli obiettivi sono le fonti e gli amici-colleghi, in un certo senso parti di un’alleanza informale. Questa alleanza è composta da attivisti e membri dello staff internazionale della Nazioni Unite e le ONG; i corpi diplomatici occidentali, in particolare a Gerusalemme Est; e giornalisti stranieri. (C’è anche una componente locale, costituita da un piccolo numero di attivisti per i diritti umani israeliani che sono a loro volta in gran parte finanziati da governi europei e membri dello staff palestinesi dell’Autorità palestinese, le ONG, e le Nazioni Unite).

 

 

Di volta in volta, abbiamo visto infografiche, editoriali, titoli o semplici righe “usa e getta” ripetere l’idea che i civili palestinesi sono stati gli unici a sostenere il peso delle vittime. A loro volta, i grandi media sono diventati i giudici d’Israele, presentandolo come sanguinario e/o incompetente.  Jon Snow, di Channel 4, ha accusato Israele di entrambe le cose mentre intervistava il portavoce israeliano Mark Regev.

 

 

In sostanza, il conto delle vittime è diventato un barometro morale falso, che è stato successivamente smentito da Richard Col. Kemp, Eric Yoffie, e Bret Stephens. Wall Street Journal (via Google News):

Quando le statistiche minuziosamente esatte sono fornite in circostanze caotiche, questo suggerisce che le statistiche siano spazzatura. Quando un organo di informazione ci si basa, senza chiarire che sono dati forniti da un organo burocratico di una organizzazione terroristica, c’è qualcosa di sbagliato.

Ma ammettiamo per ipotesi che i numeri siano esatti. Questo significa che i palestinesi sono le principali vittime, e gli israeliani i principali carnefici, nel conflitto? Con questa logica stupida dovremmo ripensare le azioni morali della Seconda Guerra Mondiale, in cui oltre un milione di civili tedeschi sono morti per mano degli Alleati contro soli 67.000 britannici e 12.000 civili americani. La reale utilità del conteggio dei morti è offrire ai giornalisti e commentatori la possibilità di attribuire la colpa implicita a Israele ed eludere le domande circa i responsabili primi delle uccisioni.

N. 2 (la scelta dei lettori di Honest reporting): Il New York Times

Perché il NYT, secondo i lettori, merita questo Premio ormai diventato ambito?

Ecco un campionario di motivazioni:

“Vincono perché sono i più prestigiosi.”

“Nessun altro candidato è stato come sempre e ripetutamente sbilanciato nella sua copertura, e nessuno ha più ampia diffusione da influenzare con questa tendenza costante.”

“Il New York Times è il giornale di riferimento. Dobbiamo pretendere sia in possesso dei più alti standard di professionalità. ”

“Perché l’NYT non sostiene il diritto di Israele?”

Amato o odiato, il New York Times è il giornale più influente negli Stati Uniti, e forse nel mondo. La readership della stampa, il pubblico digitale e i social media fanno della “Gray Lady”, come viene talvolta chiamato, uno dei giornali più letti in tutto il mondo. Gli scoop del Times coprono tutte le aree, che si tratti di politica, finanza, cultura, o sport, rendono il giornale una lettura obbligata. La sua collezione di 118 premi Pulitzer (più di qualsiasi altro giornale), attestano una vera e propria tradizione di eccellenza.

Eppure i sostenitori di Israele hanno un rapporto gelido con il NYT.

Tra i problemi più rilevanti per la nomination:

• Un corrispondente la cui icona Facebook era Yasser Arafat. (Fares Akram da allora ha cambiato l’immagine e si è trasferito a AP.)

 

• Un report di dichiarazioni non confermate del figlio di un funzionario di Hamas.

• Un “opinion editor” che ammette il doppio standard.

• L‘ammissione pubblica di un editor: il Times deve fare il suo meglio per sbilanciarsi in favore dei palestinesi.

• Un articolo  che “perde palla” in merito agli scudi umani di Hamas.

• Un articolo che non chiarisce come Hamas abbia costruito una vasta rete di tunnel.

• Un articolo che rappresenta una falsa realtà.

• Foto che raccontano solo una parte della storia.

• Una infografica semplicistica sulle vittime di Gaza.

• Jodi Rudoren che nega le intimidazioni da parte di Hamas.

 

 

3) Il più “infetto” nella stampa medica: The Lancet

 

Da tempo non corre buon sangue tra The Lancet e Israele. I nodi sono venuti al pettine durante l’operazione Pretective Edge, quando la rivista medica britannica ha pubblicato una “lettera aperta al popolo di Gaza,” accusando in modo emotivo Israele di massacrare i palestinesi e criticando aspramente il blocco israeliano nella Striscia.

Più di 20.000 persone hanno aggiunto la loro firma a una versione più corta della lettera. Si è saputo poi che due dei principali autori della lettera, la Dott.ssa Paola Manduca e il dottor Swee Ang, avevano simpatie con il suprematista bianco David Duke, e avevano anche diffuso un suo video antisemita su YouTube, prodotto dall’ex Grand Wizard del Ku Klux Klan.

 

 

Dopo aver inizialmente nicchiato, l’editore, Richard Horton, si è reso conto che il video antisemita avrebbe danneggiato la credibilità del Lancet. Horton si reco’ allora in Israele per tentare di ricucire lo strappo e chiedere scusa.

4) Peggior video: Jon Snow su Channel 4

Dopo aver trascorso cinque giorni a Gaza per coprire l’operazione Protective Edge, il veterano dei presentatori dei notiziari di Channel 4, Jon Snow è tornato a Londra, dove ha subito registrato un appello emozionato per Gaza.

 

Particolarmente insolita è stata la decisione di non mandarlo in onda normalmente in televisione, ma di diffonderlo solo online. Le leggi inglesi sull’imparzialità dei media non si applicano ai video online, anche se questo è stato girato in una struttura di Channel 4 e firmato come una sua produzione. Discutendo il numero di vittime tra i bambini palestinesi, Snow ha detto:

Questo è qualcosa che ognuno di noi deve affrontare. Dobbiamo sapere che in qualche modo abbiamo qualche responsabilità di quelle morti. . . Non possiamo passarci sopra… Insieme possiamo fare la differenza.

 

5) Il più “deragliato” op-ed: Sydney Morning Herald

Il  Sydney Morning Herald accusa Israele di genocidio e pulizia etnica a Gaza. Il giornale si è poi scusato per la vignetta del disegnatore Glen LeLievre e l’ha rimossa.

 

 

L’editorialista Mike Carlton si è dimesso piuttosto che accettare una sospensione di 4-6 settimane per la pubblicazione di e-mail e tweet  disgustosi ai lettori; non è stato licenziato, e la sua partenza non è conseguenza del suo articolo. Carlton ha poi minacciato azioni legali contro un giornalista che aveva scritto “è stato fatto fuori per giornalismo antisemita”.

 

6) La foto più disonesta: per European Pressphoto Agency il fotografo Jim Hollander

 

Gerusalemme era già abbastanza tesa per “l’intifada delle macchine“, gli scontri di piazza e l’incitamento palestinese che sosteneva falsamente che Israele stava invadendo il Monte del Tempio.

Una nuova provocazione era l’ultima cosa della quale israeliani e palestinesi avrebbero avuto bisogno, ma un fotografo irresponsabilmente giocava con il fuoco, pubblicando una foto con una bandiera israeliana sventolante (apparentemente) sulla moschea Al Aqsa.

 

 

Fotografando il Monte del Tempio da un punto di vista favorevole dal Monte Scopus, Jim Hollander dell’Agenzia European Pressphoto è riuscito ad allineare in una falsa prospettiva la Cupola della Roccia e una grande bandiera israeliana che sventolava in cima a un edificio nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme.

L’effetto è noto come prospettiva forzata, ma è spesso indicato come fotografia “trompe l’oeil” . Si crea una falsa associazione tra due soggetti che non ne hanno alcuna. Se questa tecnica ha il suo spazio nella foto d’arte, non ne dovrebbe avere davvero nessuno quando si tratta di notizie e per di più sensibili. La BBC ha eliminato la foto che aveva inizialmente pubblicato. Un portavoce della BBC ha spiegato perché al Jewish Chronicle:

“Ci siamo resi conto subito che la foto poteva essere fraintesa e travisata, e data la natura delicata della storia, abbiamo aggiornato con un’immagine diversa.”

 

7) Il peggior giornalismo obnubilante: Ha’Aretz

Di solito i giornali non si vantano della loro parzialità. Diverso il caso di Amos Schocken, proprietario di Ha’aretz, che pubblica un messaggio per promuovere la campagna abbonamenti:

Potrai diventare un partner nel sostenere attivamente la soluzione dei due Stati e il diritto all’autodeterminazione palestinese che permetterà ad Israele di sbarazzarsi del peso dell’occupazione territoriale e del controllo di un altro popolo.

Ha’aretz è il giornale che l’Occidente considera il più autorevole.

Seth Frantzman: Il problema principale di chi legge Haaretz all’estero è non capire la conversazione alla quale si uniscono. Pensano di star leggendo una pubblicazione di centro-sinistra, simile ai maggiori giornali esteri, come il Times, El Pais, il Corriere Della Sera, Le Monde, o Die Welt. Ma tutti questi giornali, che hanno certamente ideologie politiche e  lettori che riflettono alcuni dati demografici socio-economici e etnici, non sono in nessun modo paragonabili a Haaretz. Per capire Haaretz, si deve sapere che la sua diffusione in Israele è in una sola cifra in percentuale alla popolazione (20-30.000 lettori , rispetto al più grande quotidiano, Yediot, che viene letto da circa il 60% degli israeliani ), e che viene letto e scritto per e all’interno del milieu di un gruppo estremista gretto.

Alcuni momenti salienti che il giornale ha vissuto quest’anno: La guerra verbale senza precedenti di Schocken con il suo editorialista, Ari Shavit.
Amira Hass buttata fuori da una conferenza a Bir Zeit semplicemente perché era israeliana. Stava partecipando in qualità di avversario all’ “occupazione” o come giornalista?

8) La vignetta più insensibile: The Guardian

Dopo i funerali dei tre ragazzi israeliani rapiti, Naftali Fraenkel, Gilad Shaer, e Eyal Yifrah, il disegnatore esclusivo del The Guardian, Steve Campana, dice la sua: Quanti israeliani devono morire per equilibrare la bilancia?

 

9) La gaffe più memorabile: la CNN

La CNN vince il premio gaffe memorabile 2014 per aver commentato la strage nella sinagoga di Har Nof a Gerusalemme: “attacco mortale in una moschea di Gerusalemme.” Rossi di vergogna, si sono poi scusati.

 

Ci attende un nuovo anno di reporters e reportages disonesti. Tanti auguri!

Grazie a Honest Reporting

From → infopalle, media

3 commenti
  1. nagasaki permalink

    Ma andatevi a nascondere! Addirittura il lancet non è affidabile. Lo è invece il ministero della propaganda sionista. Fate ridere.
    La Palestina ai palestinesi: TUTTA la Palestina, anche quella occupata nel 48 da stranieri che nulla avevano a che fare col <Medio Oriente!!!

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