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La caverna di Ali Baba: il Qatar in Europa – parte 2: Francia

dicembre 22, 2014

Geopolitica, definizione di Yves Lacoste:

“Viene considerata geopolitica quella situazione nella quale due o più attori politici si contendono un territorio. In questo contendere, le popolazioni che abitano il territorio conteso, o che sono rappresentate dagli attori che se lo contendono, devono essere coinvolte in questo conflitto attraverso l’uso degli strumenti di comunicazione di massa”.

Per Robert E. Harkavy: «La geopolitica è la rappresentazione cartografica delle relazioni tra le potenze principali in contrapposizione tra loro»

Ma Dwight David “Ike” Eisenhower definiva la geopolitica con la teoria “dell’effetto domino”: nel caso in cui una nazione chiave in una determinata area fosse stata presa da forze politiche comuniste, le nazioni vicine sarebbero cadute anch’esse come pezzi di un domino, entrando nell’orbita di Mosca, l’una dopo l’altra.

Eisenhower si riferiva all’ossessione americana per la minaccia comunista, durante la Guerra Fredda, ma il nocciolo della teoria potrebbe, forse, essere applicato anche agli affari: se una nazione chiave in una determinata area entrasse in crisi economica, le nazioni vicine cadrebbero anch’esse come pezzi di un domino, entrando sotto l’influenza di chi, nel momento della crisi, avesse il coraggio di farsi carico dei loro debiti.

La geopolitica sono gli affari, gli investimenti che costringono i Paesi bisognosi in un’orbita di “sudditanza”. Al momento, l’Europa in crisi si trova esattamente nell’orbita del Qatar. Non i carri armati della Guerra Fredda, ma soldi. Il Qatar è un paese minuscolo, non ha esercito e non crede sia necessario averlo per conquistare il mondo.

 

 

Soldi, cash, tanti, piovuti come la manna su tutta Europa, e la Francia è fra i paesi più “beneficiati”, dal grazioso intervento regale.

Nel 2012 il Qatar acquisisce il 2% del capitale Total; la Borsa rimonta. Investimento naturale per un paese che è il primo produttore di gas liquido: il Qatar è di gran lunga il primo nella produzione e l’esportazione di gas naturale liquido: 77 milioni di tonnellate, due volte i consumi italiani di un anno, il 30% della produzione mondiale. Il secondo produttore, la Malesia, ne fa 25 milioni. Il gas garantisce più del 70% del reddito nazionale del Qatar. «L’idea di sviluppare la produzione di gas liquefatto fu dell’emiro al Thani, alla fine degli anni 80: allora era il ministro dell’Energia nel governo di suo padre», spiega al Sada. «Non avevamo le tecnologie, non c’era banca disposta a farci credito né prezzi sostenibili, ancor meno acquirenti interessati. Gli analisti dicevano che stavamo commettendo un grave errore. Non capivano perché loro cercavano una logica, noi avevamo una visione»dice Mohammed bin Saleh al Sada, ministro dell’Energia e dell’industria, presidente di Qatar Petroleum, supremo responsabile della produzione. In Asia il Qatar già vende 34 milioni di tonnellate di gas l’anno, e dovrebbero diventare una cinquantina in meno di un decennio.

 

 

Ma non si puo’ vivere di solo gas; una delle caratteristiche del Qatar è la diversificazione degli investimenti e allora, per esempio, c’è l’immobiliare di lusso e la Francia si è venduta i suoi gioielli di famiglia. Vediamo che cosa ha comprato il Qatar negli ultimi anni:

 

L’Hotel Raffles Royal Monceau a Parigi, VIII° arrondissement; inauguato nel 1928, è stato mèta di artisti e celebrità. Ci hanno soggiornato Ho Chi Min durante la conferenza di Fontaineblue, Golda Meir e Ben Gurion ci firmarono l’atto della nascita dello Stato di Israele, Eisenhower e tutta una serie di nomi del jet set mondiale.

 

 

Hotel Gray d’Albion, a Cannes, tra boulevard de la Croisette e Rue d’Antibes. La sua storia comincio’ nel 1863, con il turismo dell’aristocrazia inglese ed europea.

 

 

L’Hotel Majestic,  a Cannes, sulla Croisette. Costruito nel 1926, in puro stile “art deco”

 

 

35000 mq sugli Champs Elysées a Parigi

 

 

Il Grand Hyatt Cannes Hôtel Martinez, altro gioiello di art deco sulla Croisette. Nato nel 1927 è l’Hotel dalle suites più care del mondo.

 

 

Le Palais de la Méditerranée a Nizza, dal 1989 classificato Monumento storico.

 

 

Hotel Concorde La Fayette, XVII arrondissemént, a Parigi, 950 camere.

 

L’Hotel del Louvre, a Parigi.

 

 

L’Hôtel Lambert, a Parigi, costruito fra il 1640 ed il 1644, per il finanziere Jean-Baptiste Lambert. Negli anni 1740, la marchesa du Châtelet e Voltaire, suo amante, usarono l’Hôtel Lambert come loro residenza parigina quando non erano nella casa di campagna di Cirey. Successivamente la marchesa vendette il Lambert a Claude Dupin ed a sua moglie Louise-Marie Dupin, che continuarono la tradizione del salotto. I Dupin furono degli antenati della scrittrice George Sand, che a seguito del suo rapporto con il compositore polacco Fryderyk Chopin è stata anche un’ospite frequente dei proprietari polacchi della casa.

Il Casino Barriere Croisette a Cannes

 

Il Casino Barrière Les Princes a Cannes

 

L’Hotel Carlton, a Cannes

 

 

Il Virgin Megastore, sugli Champs-Elysées a Parigi

L’Hotel d’Evreux, Place Vendôme a Parigi

 

Lo storico immobile de Le Figaro, a Parigi

Il centro di Conferenze Internazionali, Kleber a Parigi.

C’è di che essere soddisfatti, sono buoni affari. Poi? Il Qatar acquista quote di minoranza del gruppo Lagardère; Lagardère SCA è un conglomerato francese, conosciuto in passato come Matra, con partecipazioni nel campo editoriale, vendita al dettaglio, nei media e nell’industria aerospaziale. E di Veolia Environnement, azienda francese di servizio pubblico, quotata alla Borsa di Parigi e parte dell’indice CAC 40.

Il gruppo si compone di quattro divisioni, ed è attivo nei cinque continenti:

  • Acqua, tra i leader mondiali del trattamento e distribuzione dell’acqua potabile.
  • Rifiuti, fornisce servizi di raccolta, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti.
  • Energia, produzione di energia e servizi accessori.
  • Trasporti, primo operatore privato di treni in Francia.

Poi, il Paris-Saint- Germain, quote del 70%. Praticamente la squadra è diventata proprietà totale dell’Emirato.

“La Francia per noi è amore e investimenti” “Napoleone, il Louvre, De Gaulle, i formaggi…”  Ali ben Fetais al-Marri, procuratore generale del Qatar, quarto personaggio più potente del paese, giubila. E questo amore è ben ricambiato. Se Sarkozy era il “loro uomo”, Hollande e il suo entourage non sfigurano. I socialisti che hanno accettato con gioia l’invito in Qatar non si contano:  Ségolène Royal, Bertrand Delanoë, Najat Vallaud-Belkacem, Manuel Valls, Arnaud Montebourg,Laurent Fabius… nessuno ha voluto restare indietro. Del resto è dal 2006 che Mohamed al-Kouwari, ambasciatore del Qatar in Francia, Cavaliere della Legion d’Onore francese dal 1998,  consiglia di tenere “gli occhi aperti su quel signore” e quel signore era François Hollande.

 

 

E poi la “questione” banlieues. Durante la sua campagna elettorale Hollande aveva investito molte parole sugli abitanti delle banlieues e aveva promesso che dalle parole sarebbe passato ai soldi. “Qui c’è la Francia che intraprende, che emerge, che s’impegna!” “Nessun territorio deve essere lasciato solo, nessun cittadino deve essere abbandonato”. Otto “punti” che hanno fatto la forza della sua campagna elettorale, dalla formazione, al “contratto di solidarietà”, agli alloggi, alla fine delle zone ZUS, zone urbane sensibili, quelle parti delle grandi città francesi dove neanche la polizia ha coraggio di entrare, autogestite da gruppi integralisti islamisti che dettano le regole di convivenza. Insomma grandi promesse e grandi aspettative. E le banlieues gli credono. Alle elezioni è un plebiscito. In tutte le cités delle grandi città francesi Hollande fa il pienone. Sarkozy li aveva chiamati “racaille”, Hollande promette soldi, formazione, alloggi, imprese, dignità. Poi? Poi i soldi non c’erano. A Clichy-sous-Bois gli abitanti delle banlieues hanno votato Hollande al 78%. Non hanno visto nulla: “Non lo abbiamo votato per questo! Non ha fatto nulla per migliorare la vita dei cittadini”. “Dove sta il cambiamento?”. E la collera delle banlieues di solito non fa piacere a chi governa la Francia, a qualunque colore politico appartenga.

 

 

Che fare? Niente paura! C’è qui il Qatar! 300 milioni di euro (una sciocchezza per l’Emirato) da investire nelle banlieues. Naturalmente cercando di far passare l’idea che la somma servirà “per tutte le regioni” e non avrà un beneficiario unico. Cosi’ le banlieues cadono sotto l’influenza di chi “ci aiuta davvero”. Chi si azzarda a sollevare dubbi nel merito, è trattato da islamofobo: Nicolas Beau e Jacques-Marie Bourget accusano il Qatar di fare proselitismo all’Islam più retrogrado nei sobborghi francesi, approfittando dei soldi che hanno investito. Scrivono un libro “Opa sur l’Islam de France”; sono immediatamente tacciati da complottisti: “si puo’ criticare il Qatar senza essere qualificati da islamofobi, ma a patto che non ci si prenda troppe libertà con la realtà dei fatti”, sono accusati sul Nouvel Observateur. Le ZUS restano e sono sempre più impraticabili.

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