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La caverna di Ali Baba: il Qatar in Europa – parte 1: Italia

dicembre 21, 2014

“La nostra strategia in due parole: non avere nessuna strategia.” Ha risposto cosi’ il Dr. Hussain Ali al-Abdulla, vice-presidente della Qatar Holding, all’inizio di quest’anno, al Financial Times che gli chiedeva il segreto della sua strategia commerciale.

La Qatar Holding è l’ente di investimento, fondato nel 2006 e controllato al 100% dalla Qatar Investment Authority – 12° Fondo sovrano al mondo per patrimonio gestito, stimato all’incirca in 80 miliardi di dollari. Un Fondo sovrano è un “veicolo” finanziario, gestito direttamente dallo Stato al quale appartiene, incaricato di investire il surplus commerciale. Nel caso del Fondo sovrano del Qatar, gli investimenti personali della famiglia reale si intersecano, probabilmente, con quelli per i quali sono utilizzati i Fondi dello Stato. Probabilmente, perché la Qatar Investment Authority non rende note le sue partecipazioni sul mercato.

Quello che sappiamo è che dal 2013, il nuovo emiro Tamim bin Hamad Al Thani, salito sul trono in seguito all’abdicazione del padre dopo 18 anni di regno, rimuove i vertici della Qatar Investment Authority (Qia)n quella che si occupa di gestire il fondo sovrano qatarino. Lo sceicco Hamad bin Jassim Al Thani viene così sostituito da Ahmad Al Sayed, giovane avvocato 37enne che negli ultimi quattro anni è stato chief executive di Qatar holding, il braccio operativo degli investimenti del fondo sovrano.

 

Il nuovo assetto della Qatar Investment Authority mira anche a “convincere” della scelta della Casa reale di separare la politica dal settore economico. Nella nuova gestione  troviamo in prevalenza la famiglia Al Thani, i giovani della famiglia

 

qatar

ma anche Executives provenienti da tutto il mondo: Canada, US, Norvegia, Giappone, Cina, Olanda, Russia, Danimarca, Svezia, Francia, Italia (Franco Bassanini), Inghilterra, Australia, Spagna, Irlanda e altri.

Il nuovo staff sembra ancora più efficiente del precedente nel “fiutare” i buoni affari: la Russia per esempio. Con la crisi Ukraina e i conseguenti attriti con UE e USA (ma la UE già sta ripensandoci se sia proprio il caso di fare gli intransigenti) la Russia ha bisogno di soldi, il rublo è ai suoi minimi storici. Per far fronte alla crisi, il governo russo sta dando fondo alle sue riserve auree. Ma ecco che c’è l’opportunità di “stringere i legami con il Qatar” che invece di soldi ce ne ha a palate. Il “fondo per la Russia” sarà di  10 miliardi dollari ed avrà l’obiettivo di ridurre alcuni dei rischi connessi da parte delle società estere, partnership con lo Stato. Tra i grandi progetti infrastrutturali previsti per la Russia sono una nuova tangenziale a Mosca  e una linea ferroviaria ad alta velocità.

 

E in Europa? In Europa il Qatar si è davvero sbizzarrito! Non esiste in pratica più settore commerciale appetibile che non si sia accapparrato. Cominciamo dall’Italia:

Dopo l’operazione in Costa Smeralda, l’acquisto di Valentino, e gli affari immobiliari, i qatarioti avrebbero deciso di mettere le mani sui trasporti italiani. Con l’ingresso di Qatar Holding nella proprietà, Fiumicino diventerebbe un hub arabo nel cuore dell’Europa, con Etihad di Abu Dhabi che (di fatto) controlla Alitalia, e potrebbe attirare altri investimenti internazionali. L’ipotesi è che il fondo Qatar Holding acquisisca più del 40% del capitale di Atlantia. I potenziali advisor dell’operazione saranno Goldman Sachs e Mediobanca. QUI

D’altra parte l’emiro in Italia si “sente a casa”, per citare le sue parole. Per esempio si è comprato il 40% di Porta Nuova a Milano.

Qatar Holding entra nel progetto di sviluppo immobiliare Porta Nuova, uno dei progetti di riqualificazione urbana più prestigiosi in Europa, con una quota del 40 per cento. Lo comunicano il fondo e Hines Sgr in una nota congiunta che annuncia la nascita di una «partnership strategica» in un progetto dal valore di mercato «superiore ai due miliardi di euro». Il restante 60% di Porta Nuova, il cui simbolo è rappresentato dalla nuova sede di Unicredit, resterà in mano agli attuali soci. In Italia, prima della partnership con Hines Italia SGR, Qatar Holding ha stretto una collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti.

Sceicco Suhami-Al Thani: «A Milano, prima di tutto per sentirmi a casa, e magari, perché no, per cercarmi anche una casa. Diciamo però che gli affari ci hanno chiamato anche in quest’occasione. Il fondo sovrano Qatar Holding ha già ufficializzato l’acquisto del 40 per cento di Porta Nuova, il piano di sviluppo immobiliare da oltre due miliardi di euro che si sta sviluppando su 290 mila metri quadrati del centro città, nei quartieri Garibaldi-Repubblica. Poi siamo appena diventati proprietari dello storico Hotel Gallia. L’albergo è completamente rinnovato e siamo sicuri che avrà grandi standard di accoglienza. Diciamo che alberghi, grattacieli, shopping center di spessore internazionale e nuovi avveniristici edifici oltre ai più popolari brand del fashion italiano ci interessano non poco nel nostro piano di investimenti. Diciamo che altri progetti coming soon, arriveranno molto presto».

Come mai l’Italia? Ma per lo stesso motivo che sarà sempre citato in merito agli altri paesi europei: per aiutarla, sostenerla, svilupparla. Noi la amiamo!

«Proprio per sostenerla. Per sostenere un Paese che noi abbiamo sempre apprezzato, ammirato per la sua genialità e per la sua creatività e perché l’Italia, a nostro parere, merita fiducia. È un Paese straordinario che va apprezzato in ogni sua sfaccettatura: dalla cucina all’arte, alla moda. È un Paese con cui ci lega una storia d’amicizia e di relazioni millenaria»

Milano, certo, ma anche un po’ di mare! Dove? Mah, vediamo… in Costa Smeralda?

Il braccio finanziario della famiglia reale del Qatar è infatti a un passo dalla conquista della Costa Smeralda Holding con i terreni e gli alberghi che già un tempo, dal lontano 1962, erano dell’Agha Khan. A vendere sarà l’attuale socio di maggioranza, cioè la Colony Capital del magnate americano, di origine libanese, Tom Barrack. Bene, aggiudicata.

Poi? Un po’ di moda, l’Italia è famosa per il gusto dei suoi stilisti.

Valentino Fashion Group (Vfg, che comprende il marchio omonimo e la licenza per il marchio M Missoni), è passato per oltre 700 milioni di euro (i dettagli dell’operazione restano segreti) alla Mayhoola for Investment, società del Qatar riconducibile allo sceicco Hamad bin Kahlifa al Thani. A vendere è stata la società lussemburgese Red&Black, che fa capo per l’80% al fondo londinese di private equity Permira e per il 20% ad alcuni membri della famiglia Marzotto, azionisti di minoranza dal 2007, quando la Red&Black acquistò Valentino Fashion Group per 2,6 miliardi. Un’operazione che, in quell’anno pre-crisi Lehman Brothers, stabilì un record in Europa e per la moda. Advisor di Permira sono stati questa volta Mediobanca e UniCredit e gli studi legali Bonelli Erede Pappalardo e Freshfileds Bruckhaus Deinger, mentre Mayholla ha avuto al suo fianco Perella Wieinberg Partners e lo studio Chiomenti. Bene, aggiudicato.

Poi? Se ci fosse da fare una scappata a Firenze e non si sapesse dove pernottare?

Il «Four Seasons» di Firenze, il secondo hotel più grande d’Italia, il più bello della catena che gli ha dato il nome, custodito nel rinascimentale Palazzo della Gherardesca di Borgo Pinti, il cuore nobile del capoluogo toscano, e firmato nel 1485 da Giuliano da San Gallo. 150 milioni di euro. Insieme con l’immobile – 21mila metri quadrati coperti a dieci minuti a piedi dal Duomo e dagli Uffizi, occupati da 117 camere e suite e arricchiti da piscina e maxi centro benessere nel parco – passano sotto le insegne arabe anche i 200 dipendenti del prestigioso hotel, considerato uno dei più belli al mondo della catena americana e finora gestito dalla Fingen dei fratelli Fratini con la formula del management contract . E il riposo è assicurato.

Poi?

C’è in ballo un 2% in Finmeccanica, per esempio, oltre a parecchie commesse del colosso della difesa cui i qatarioti sarebbero interessati. Poi c’è la quota del 2,59% in Unicredit. E non si può dimenticare il 7,5% della Juventus, squadra di cui il figliol prodigo di sua maestà al Khalifa è un accanito tifoso.

Le televisioni e le banche italiane non sembrano invece attrarre; il Qatar è già proprietario di Al Jazeera che gran servigio gli rende ma anche un mucchio di grattacapi, per esempio quando inneggia ai Fratelli Musulmani e fa arrabbiare la giunta militare egiziana e l’Arabia Saudita.  Pero’ per la 7 e la Telecom un pensierino ce lo stanno facendo. In quanto alle banche, Thani possiede anche il 6% Credit Suisse e un pezzo di Barclays. A parte Unicredit,  il resto il settore bancario italiano non ispira granché fiducia in questa fase. I margini sono al minimo, la raccolta di risparmio langue e i titoli di Stato in pancia rischiano un’altra volta di diventare zavorra pesante sui bilanci. Meglio lasciar fare alle banche stesse. Deutsche Bank ha scelto l’accoppiata fra Hines e il gruppo Qatar Holding per valorizzare il suo patrimonio immobiliare tramite un fondo.
Si tratta di un’operazione positiva per Deutsche Bank, che punta quindi a focalizzarsi sul business bancario italiano, mentre resterà in affitto nelle filiali italiani cedute al fondo.

E poi la Sicilia, sempre restata nel cuore degli arabi! Lo sceicco , ha incontrato il 26 giugno 2014, presso la sede di Confindustria Sicilia, il presidente degli industriali, Antonello Montante, il vicepresidente Nino Salerno, e un centinaio di imprenditori. Prima una visita a Palazzo dei Normanni, ricevuto dal presidente Giovanni Ardizzone, e un pranzo alla sede dell’Ance Palermo con il presidente Fabio Sanfratello, a cui hanno preso parte imprenditori locali e il sindaco Leoluca Orlando. Un incontro nel quale si è parlato del coinvolgimento di alcune imprese palermitane in opere da realizzare in Qatar. In mattinata, lo sceicco ha visitato in forma privata il museo del caffè Morettino, dove ha sorseggiato il suo primo espresso italiano. L’azienda di San Lorenzo sta preparando una miscela ad hoc da proporre sul mercato arabo. Obiettivo della visita dello sceicco selezionare le aziende da invitare a Brand Italy, il salone dell’italian style che si svolgerà a Doha dal 10 al 12 novembre e che prevede oltre a incontri b2b, workshop e conferenze, la partecipazione di oltre 30 mila visitatori tra buyer, dealer, imprenditori e rappresentanti della business community del Qatar e degli atri Paesi del Medio Oriente.

“Daremo un caloroso benvenuto alle imprese italiane che nei prossimi 10 anni vorranno collaborare con noi a costruire le nuove infrastrutture”

Prossimamente il resto dell’Europa.

 

 

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