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Soldi, soldi, soldi, tanti soldi… di Hamas e altri orrori

dicembre 19, 2014

Dunque, il Tribunale dell’Unione Europea ci fa sapere che non esistono prove certe che Hamas sia un’organizzazione terroristica, ma solo “rumors” su internet e stampa. E depenna l’organizzazione terroristica dalla “lista nera”. Poi i canali politici dell’Unione Europea minimizzano e ci dicono: “Ma no! E’ solo una questione tecnica! Per altri tre mesi Hamas resta associazione terroristica e i suoi fondi congelati”. Ecco, tre mesi durante i quali gli Stati europei (i loro servizi segreti) si dovrebbero dare da fare per trovare le “prove” (sembra che pero’ le rivendicazioni degli attentati non contino) che invece si’, la banda di Meshaal e Haniyeh è proprio associazione terroristica.

 

 

La richiesta di cancellazione dalle liste nere del terrorismo è stata intentata da Hamas stesso, o meglio: dalla sua “ala politica” stanziata in Qatar. Ci torneremo in seguito. Intanto vediamo come Khaled Mashaal, dal suo rifugio dorato qatarino, commenta quello che i politici europei ci spacciano come “atto puramente tecnico”.

“Noi, la leadership del Movimento di Resistenza islamica  di Hamas, accogliamo con favore la decisione del Tribunale dell’Unione europea di eliminare Hamas dalla lista dei terroristi e riteniamo che questo sia un passo nella giusta direzione e un mezzo per rendere giusta un posizione che era sbagliata. Questa posizione, in passato, non era basata su fatti oggettivi. In aggiunta a questo, è stato un atto in violazione e in contraddizione al diritto internazionale, nonché alle norme giuridiche e umanitarie che garantiscono il diritto delle nazioni di resistere all’occupazione. Sarebbe nel migliore interesse dell’Unione europea allinearsi con il diritto internazionale e le norme giuridiche e umanitarie e astenersi dal violare queste leggi sotto la pressione sbagliata di Israele e il suo sfruttamento della comunità internazionale.”

Non male eh? Tutt’altro che un atteggiamento umile e grato, anzi! Tono arrogante, minaccioso e accuse all’Unione Europea di essere manovrata dagli Ebrei (sfido chiunque a dirmi che quando Mashaal parla di “Israele” pensa agli arabi israeliani o ai druzi o ai cristiani). Ma andiamo avanti:

“A questo proposito, esorto i leader dei governi dei paesi dell’UE ad accettare e collaborare con la decisione del Tribunale e di adottare misure per prendere una decisione politica coraggiosa e rimuovere Hamas dalla lista dei terroristi dell’Unione europea, in coordinamento con la decisione della Corte e con i valori di giustizia e di diritto, nonché per rispetto della volontà del popolo e dei loro diritti. Esorto anche i leader e governi in Stati membri dell’UE a evitare lo stallo o perdere tempo con l’adozione di misure e appelli per tentare di aggirare il diritto internazionale e i fatti oggettivi.

E ancora: le parole di Mashaal suonano proprio per quelle che sono, una minaccia. Non tentate mosse inutili -dice – perdereste solo tempo.

” Abbiamo anche la speranza che tutte le forze internazionali, compresi gli Stati Uniti, prendano l’iniziativa e riparino il torto che è stato fatto in passato, che, come tutti sanno, è il risultato della pressione di Israele e non il risultato di fatti sul terreno. Vorrei ricordare a tutti che nel corso della sua lunga storia, fin dalla sua nascita 27 anni fa, Hamas ha limitato la sua legittima resistenza e lotta per la Palestina, contro l’occupazione israeliana, e continua a farlo. Questo è un diritto naturale per il movimento e per tutti i popoli sotto occupazione straniera ed è in conformità con le nostre leggi religiose e internazionali, così come le altre nazioni in Oriente e in Occidente hanno resistito alle loro forze di occupazione.”

 

Si’, Mashaal si puo’ permettere di dire che la “resistenza” c’è stata e continuerà a esserci.

“Crediamo che questo passo da parte del Tribunale dell’Unione europea, insieme alle iniziative prese la scorsa settimana da un certo numero di Stati membri dell’UE e dal governo svedese per il riconoscimento di uno Stato palestinese e dei diritti del popolo palestinese, siano tutti da considerarsi passi importanti che devono proseguire, in un contesto di chiarezza e per non fare di nuovo errori storici contro il popolo palestinese.

Il popolo palestinese, così come altri che hanno sofferto e continuano a soffrire un’occupazione ingiusta, guardano con ansia il giorno, in un prossimo futuro, quando la comunità internazionale e le superpotenze globali chiameranno le cose con il loro vero nome ed esplicitamente esporranno quali sono le vere forze terroriste, i paesi e i soggetti che esercitano il vero terrorismo contro l’umanità. Tali forze lavorano insieme per commettere atti di terrorismo nelle sue forme più orrende, in nome dello Stato, davanti agli occhi e alle orecchie del mondo, senza alcuna responsabilità o deterrenza, iniziando dal terrorismo israeliano.”

Ecco qua, per niente velatamente Mashaal invita a considerare che i “veri terroristi” non sono loro, ma America, Israele e quanti li appoggino.

Non fa cenno invece,  in questa sua arrogante reazione, ai fondi congelati che, se dovesse essere confermata la cancellazione come associazione terroristica, rientrerebbero in possesso suo e degli altri leaders di Hamas (a seconda del loro ruolo, ovviamente) e che non potrebbero in futuro più essere congelati.

Non ne ha parlato quasi nessuno, come fosse un dettaglio irrilevante. Ma abbiamo un’idea di che cosa parliamo? Chi e in che misura fa affluire soldi nelle casse di Hamas, anche mentre i “resistenti” si affannavano a sparare centocinquanta missili al giorno su Israele?

 

 

Scriveva nell’ormai lontano 2009,  Rachel Ehrenfeld su Forbes:

“La comunità mondiale che rimprovera Israele di difendersi dai continui attacchi da parte del gruppo terroristico, ne facilito’ la vittoria nelle elezioni del 2006 dell’Autorità Palestinese, quando fu loro permesso di parteciparvi sotto il nome di “Lista del Cambiamento e della riforma“.

Da allora, nonostante siano state ripetute le promesse di tagliare i fondi ad Hamas, le organizzazioni umanitarie internazionali di molti paesi continuavano a mandare soldi a Gaza, con il pretesto degli aiuti umanitari.The United Nations Relief and Works Agency,  UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, raccoglie fondi per Gaza attraverso il suo sito web; i pagamenti passano attraverso WorldPay (parte della Royal Bank of Scotland Group), l’Arab Bank PLC a Gaza e HSBC in Amman , Giordania. Questi fondi si aggiungono al budget annuale dell’UNRWA di $ 400 milioni.

A metà degli anni 1990 -poco dopo la nascita dell’Autorità palestinese, lo scrittore palestinese Fawaz Turki descrisse il regime come “la dissoluzione della società civile, di tutte le norme civili e di ogni speranza.” Nonostante tutto questo, la maggior parte delle organizzazioni internazionali e la comunità mondiale in generale continuano ad ignorare le violazioni dei diritti umani e civili perpetrati contro i palestinesi dalla loro leadership, compresa la distruzione di Gaza e la morte di centinaia di suoi cittadini.

Crediti e contanti per Hamas sono arrivati da tutto il mondo, non solo dall’Iran. Il 3 gennaio, il re dell’Arabia Saudita, Abdullah bin Abdulaziz, ha donato 8 milioni di dollari, più 26,7 milioni dollari raccolti  in un telethon nazionale per “Aiuti al popolo palestinese a Gaza.” Il Qatar, che ha impegnato 50 milioni dollari quando Hamas è stato eletto nel 2006, ha promesso di inviare più.”

Sembra di leggere la cronaca di questi mesi e non di cinque anni fa! Sempre tutto uguale, sempre lo stesso sistema: Hamas attacca Israele, Israele risponde, Hamas intasca. E cosi’, da un anno all’altro.

 

 

E poi? E poi dal 2012 l’Intelligence israeliana ci dice che la Turchia ha rimpiazzato l’Iran nei finanziamenti a Hamas. Le fonti ci dicono che il governo del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha supervisionato il trasferimento di $ 250 milioni all’anno a Hamas, e in particolare per il suo apparato di governo a Gaza. “Il denaro è incanalato soprattutto attraverso fonti private, ma con il pieno coordinamento di Erdogan e dei suoi collaboratori”.

La Turchia ha coordinato i trasferimenti di denaro con il Qatar, che ha ospitato la leadership di Hamas dopo la sua espulsione dalla Siria alla fine del 2011, secondo il rapporto.

Secondo fonti del Tribune, Ankara ha ospitato una presenza di Hamas, guidata da Salah Al Arouri, per facilitare le operazioni e trasferimenti di denaro, soprattutto in Giudea e Samaria.

Nel 2012, il Qatar ha promesso 400 milioni di dollari al regime di Hamas a Gaza. Ma le fonti hanno detto che la maggior parte del denaro non è riuscito ad arrivare a causa della crisi di Doha con il nuovo regime militare al Cairo. Hamas aveva dichiarato in giugno che i rapporti con il suo sponsor di lunga data, l’Iran, avevano subito una crisi a causa del sostegno di Hamas ai ribelli che combattono il presidente siriano Bashar al-Assad, che l’Iran sostiene con le sue truppe e quelle di Hezbollah. Una fonte diplomatica nella regione ha detto alla  Reuters che al momento l’Iran ha fornito ad Hamas fino a $ 20 milioni al mese per aiutare a pagare gli stipendi di quasi la metà dei 50.000 dipendenti del governo di Gaza.

Intanto, dopo il voto Ue e la decisione del Tribunale Europeo, l’Iran ha riaperto le braccia ai suoi figliuol prodighi: pace fatta.

Anche ad uno sguardo approssimativo si vede dunque che la corsa al finanziamento di Hamas, in cinque anni si è spostata: dall’Arabia Saudita il maggiore donatore è diventato il blocco Qatar-Iran. Quei fondi che il Qatar tentava di trasferire in giugno 2012 furono bloccati. Una fonte diplomatica degli Stati del Golfo commento‘: “Questo è strano, dato che i fondi dal Qatar non sono mai stati bloccati in passato”, riferendosi al pacchetto di aiuti, 400 milioni dollari, promessi dal sovrano del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa, durante la sua visita a Gaza nel mese di ottobre del 2012.

Il Vice capo dell’ufficio politico di Hamas, Moussa Abu Marzouk,  biasimo’ la Arab Bank per aver trascurato di elaborare i fondi, nei commenti postati sulla sua pagina Facebook, il 28 giugno. Eh si’, anche Hamas ha la sua bella paginetta Facebook!

Dunque, riassumendo: il Qatar negli ultimi anni è riuscito a soppiantare l’Arabia Saudita nel finanziamento a Hamas, e quindi ha esteso la sua area di influenza. Nel 2011 il Washington Times ha riportato che il Qatar stava fornendo armi e finanziamenti a Abdelhakim Belhadj, leader del gruppo terroristicoGruppo combattente islamico libico (LIFG) e poi leader del conservatore islamista Al-Watan partito. Nel mese di dicembre 2012, il New York Times ha accusato il regime del Qatar di finanziare il Fronte Al-Nusra.

La squadra di calcio spagnola FC Barcelona è stata sotto pressione affinché annullase il contratto di sponsorizzazione di 125m sterline con la Qatar Foundation dopo le affermazioni che il cosiddetto ente di beneficenza finanzia il gruppo terrorista Hamas. La polemica segue le affermazioni fatte dal quotidiano spagnolo El Mundo, secondo il quale la Fondazione Qatar avrebbe finanziato l’ estremista religioso Yusuf al Qaradawi, che è un sostenitore del terrorismo, e dell’antisemitismo.

Nel gennaio 2013, alcuni politici francesi sollevarono di nuovo le accuse al governo del Qatar di dare sostegno materiale a gruppi islamici in Mali e il quotidiano francese Le Canard enchaîné quoto’ una fonte anonima dell’intelligence militare francese dicendo che “Il MNLA [secolari separatisti Tuareg], legati ad al Qaeda Ansar Dine e al Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale avevano tutti ricevuto denaro da Doha.

Prossimamente un articolo su gli investimenti del Qatar in Europa, più simili a un vero e proprio acquisto in blocco. Che altro? Ah si’, Hamas ha ricominciato a sparare razzi.

 

 

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