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Rabin: un’icona poco conosciuta

novembre 4, 2014

“Israele non puo’ difendere il suo carattere ebraico e democratico, senza la pace”, sono parole pronunciate dall’ex Presidente di Israele, Shimon Peres, al raduno, a Tel Aviv, il 2 novembre 2014, in memoria di Ytzak Rabin, vent’anni dopo il suo assassinio.

 

E Rabin lo fu davvero un grande uomo, uno di quelli che hanno fatto la storia del Paese. La sua memoria, come succede, è stata spesso utilizzata a fini politici, per “dimostrare”, nella narrazione antisionista, che: “l’unico israeliano (da intendersi come “l’unico ebreo”) che voleva la pace è stato ammazzato da un altro ebreo”. E con questo, con rozza approssimazione, il discorso dovrebbe essere chiuso. Ma quanti di quelli che mistificano la storia, conoscono davvero quella di Rabin?

 

 

 

Rabin fu il primo”Sabra” Capo di governo , cioè nato in Israele. Fu tra i fondatori del Palmach (Pelugot Machaz, “squadre d’assalto”) che contribuirono in maniera decisiva alla costituzione dell’esercito del futuro (IDF).  Fu comandante della brigata Harel che conquistò Gerusalemme, quando Israele fu attaccata per la prima volta, poche ore dopo la proclamazione dello Stato.

 

 

Durante la Guerra dei Sei Giorni, divenne Capo di Stato Maggiore. Nel 1973 fece il suo ingresso alla Knesset, come membro del partito Laburista e, dopo aver sconfitto Shimon Peres alle elezioni per la leadership del partito, divenne Primo Ministro. Fu anche quello che autorizzo’ la missione Entebbe, che gli valse enorme popolarità.

 

 

Ma il mondo lo conosce soprattutto come fautore degli Accordi di Oslo, quel periodo di speranza che avrebbe dovuto aprire la strada alla pace. In realtà si potrebbe dire che gli Accordi favorirono l’acuirsi dei problemi esistenti e ne crearono di nuovi. Nulla fu chiaramente determinato, in attesa di quegli accordi definitivi che non vennero mai. Che cosa dicevano pero’, in realtà, quegli accordi? Qual era la visione di Rabin, quella reale, non la leggenda che si è sviluppata dopo?

Knesset, 5 Ottobre, 1995:

“Auspichiamo una soluzione permanente, nel contesto dello Stato di Israele, che comprenda la maggior parte della superficie della Terra di Israele, cosi’ come era durante il dominio del Mandato Britannico, e accanto ad esso una entità palestinese che sarà casa per la maggior parte dei residenti Palestinesi che vivono nella la Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Ci piacerebbe che si trattasse di una entità, qualcosa meno che uno Stato, che governasse in modo indipendente la vita dei Palestinesi sotto la sua autorità. ”

“Entità”, non Stato. “Casa”, cioè l’equivamente di cio’ che gli Ebrei chiedevano al momento del loro riconoscimento ufficiale in Eretz. E che il Mandato Britannico tradusse poi con “focolare ebraico”. Casa, dove vivere, riconosciuti, in sicurezza. Se poi fossero state sviluppate le capacità, questa “casa” avrebbe potuto trasformarsi in Stato.

 

Nessun ritorno a confini del ’67: “I confini dello Stato di Israele, nel corso della soluzione definitiva, saranno al di là delle linee che esistevano prima della Guerra dei Sei Giorni.
Non torneremo alle linee del 4 giugno 1967. ”

Perché? Semplicemente perché dopo la guerra dei Sei Giorni, Rabin sapeva bene che quelle linee sarebbero state indifendibili.

Dopo la guerra del 1967, il ministro degli Esteri israeliano, Abba Eban, disse alle Nazioni Unite: “La mappa di giugno (1967) per noi equivale a insicurezza e pericolo. Non esagero quando dico che è per noi una sorta di memoria di Auschwitz. ”

Il presidente americano Lyndon Johnson respinse ugualmente l’idea che Israele dovesse ritirarsi sulla linea delle frontiere esistenti prima della guerra: “Alcuni hanno sollecitato, come un’unica, semplice soluzione , un immediato ritorno alla situazione come era il 4 giugno …. questa non sarebbe una ricetta per la pace, ma per rinnovate ostilità “.

Più di tre decenni dopo, il tenente generale Thomas Kelly, direttore delle operazioni per i capi di Stato maggiore durante la Guerra del Golfo, ribadi’ la preoccupazione strategica di Israele:

“E ‘impossibile difendere Gerusalemme, senza controllare le Alture del Golan … Un aereo che decollasse da un aeroporto ad Amman sarebbe su Gerusalemme in due minuti e mezzo, quindi è assolutamente impossibile per me difendere l’intero territorio nazionale senza controllare le Alture. ”

 

 

Per gli stessi, identici motivi: “Il confine di sicurezza dello Stato di Israele deve essere situato nella Valle del Giordano, nel senso più ampio del termine.

“Creazione di blocchi di insediamenti in Giudea e Samaria, sul modello di quello di Gush Katif. ”

Gush Katif, tra i primi insediamenti a Gaza, fu quello più esteso, situato sulla costa sud. Questi insediamenti bloccavano l’accesso alla costa dalle principali città Palestinesi: Khan Yunis e Rafah e permettevano il controllo israeliano del cemento che passava al confine tra Egitto e Gaza. E il perché della necessità di controllare l’ingresso di cemento l’abbiamo sperimentata nell’ultimo confitto, quando sono venuti alla luce chilometri e chilometri di tunnels, utilizzati dai terroristi di Hamas per trasportare e stoccare armi, esplosivi, nascondere ostaggi rapiti, mettersi in sicurezza e avere la possibilità di sbucare a piacimento in territorio israeliano.

 

 

A Gush Katif furono installate le serre per le coltivazioni di frutta e verdura con i sistemi più innovativi, nel rispetto della salute e della Kasherut. I prodotti biologici che vi si coltivavano erano esportati anche in Europa. 350 agricoltori israeliani fatturavano, con i prodotti di esportazione, il 15% dei prodotti destinati all’esportazione di tutto il Paese. 120 milioni di dollari l’anno solo di fiori. Le fattorie impiegavano 5000 lavoratori ebrei Israeliani e 5000 arabi Gazawi.

Durante la Prima Intifada, gli ebrei di Gush Katif subirono ripetuti e violenti attacchi; durante l’Intifada Al Aqsa furono sparati sull’insediamento più di 6000 missili, le autovetture erano sistematicamente attaccate. Tali Hatuel, incinta di otto mesi, e le sue quattro figlie: Hila , Hadar, Roni e Merav, di 11, 9, 7 e 2 anni, furono uccise in uno di questi attacchi. Una bomba piazzata su uno scuola bus uccise Miriam Amitai e Gavriel Biton, di 35 e 34 anni e feri’ in modo gravissimo molti bambini. Ad alcuni di loro furono amputati gli arti. Fini’ il sogno della verde Gush Katif, l’Innovatrice.

 

spiaggia di Gush Katif

 

Ma torniamo a Oslo e a Rabin.

“Voglio ricordarvi: ci siamo impegnati, vale a dire, siamo arrivati ​​a un accordo, e abbiamo impegnato noi stessi prima che la Knesset, a non sradicare un unico insediamento nel
quadro dell’accordo interinale, e non ostacolare le costruzioni per una crescita naturale.”

Eppure, gli insediamenti sono poi diventati l’ostacolo apparente a ogni accordo di pace. L’accusa di “espansionismo” di Israele è una delle più comuni e abusate tra quelle “classiche”. Ma Arafat non la pensava cosi’ evidentemente, oppure quella pace che sembrava tanto vicina all’epoca era solo un ennesimo bluff arabo che precedeva invece ben altro?

“La responsabilità per la sicurezza esterna lungo ai confini con l’Egitto e la Giordania, così come il controllo dello spazio sopra tutti i territori e sulla zona marittima della Striscia di Gaza , rimane nella nostra mani “.

Chi attacca Israele, siano politici o giornalisti e formano nell’opinione pubblica l’idea che controllare lo spazio aereo e il mare adiacente a Gaza sia una novità imposta dai governi più recenti, mente sapendo di mentire. Rabin da buon militare stratega sapeva benissimo che non si trattava di “umiliare”, ma di assicurare la sicurezza di un Paese.

“…Il popolo ebraico, che ha conosciuto la sofferenza e il dolore, ha anche saputo preservare la sua fede, il suo patrimonio e la sua tradizione nel corso di migliaia di anni di esilio, e ha realizzato il sogno di generazioni. Noi abbiamo, con i nostri occhi, avuto il privilegio di vedere il ritorno a Sion, il ritorno dei figli ai loro confini.

Qui, nella terra di Israele, siamo tornati e abbiamo costruito una nazione. Qui, nella terra di Israele, abbiamo istituito uno Stato. La terra dei profeti, che hanno lasciato in eredità al mondo i valori della morale, del diritto e della giustizia, è stata, dopo duemila anni, riportata ai suoi legittimi proprietari – il Popolo ebraico. Sulla sua terra, abbiamo costruito una casa nazionale straordinaria e uno Stato.

Tuttavia, non abbiamo fatto ritorno in una terra vuota. Ci sono stati i Palestinesi qui che hanno lottato contro di noi per centinaia di anni selvaggi e sanguinari. Molte migliaia di persone, da entrambe le parti, sono state uccise nella battaglia per la stessa terra, nella stessa fascia di territorio, e affiancati dagli eserciti degli Stati arabi. Oggi, dopo innumerevoli guerre e incidenti sanguinosi, controlliamo più di due milioni di palestinesi per mezzo dell’IDF, ed amministriamo la loro vita con un’Amministrazione Civile. Questa non è una soluzione pacifica.

Siamo in grado di continuare a combattere. Siamo in grado di continuare ad uccidere – e ad essere
uccisi. Ma possiamo anche cercare di fermare questo ciclo sanguinoso senza fine. Possiamo anche dare una possibilità alla pace. Il governo ha scelto di dare una possibilità alla pace. Il governo ha scelto di fare qualcosa per realizzarla.”

 

Grazie a IMRA

4 commenti
  1. sollo permalink

    Probabilmente sentiva il peso e il rimorso delle indicibili atrocità commesse in gioventù e dei vari piani Dalet studiati a tavolino da altri macellai. Ma almeno cercava la pace, oggi in Israele governa la peggiore destra razzista, nazionalista e follemente messianica.
    PS ma questo qui era quello del “spezzate le braccia a chi tira le pietre?”

  2. Lore permalink

    grazie per aver ricordato onestamente la figura di Rabin.
    Ricordo, ero piccolo ma lo ricordo, la sera che fu ammazzato. Eravamo sul divano a guardare “Aggiungi un posto a tavola” fatta a teatro e trasmessa in tv, e ricordo lo shock dei miei genitori e mio della notizia fatta dal TG che interrompeva la trasmissione. Era la prima volta per me, e purtroppo non l’ultima.

    Una domanda, ma avete smesso di pubblicare? Vi ho letto a partire dal primo post in momenti di pausa nel giro di poche settimane. Mi piacerebbe molto continuare a leggervi anche in futuro

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