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Sei stato tu o la tua “ala armata”?

agosto 2, 2014

Nel 2006, il giornalista francese Emmanuel Amara da alle stampe il suo libro “Nous avons tué Aldo Moro” (Patrick Robin Éditions, novembre 2006, pp. 175), indagine sull’omicidio Moro. Il “Documento conclusivo”  della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin scateno’ l’interesse e le velleità investigative di un gran numero di personaggi, tra i quali tale Nicola Biondo:

“Durante i lavori della Commissione, Biondo ha vissuto in una sorta di totale anonimato. Raramente è uscito allo scoperto, mai è stato delegato a svolgere attività istruttorie come ricerche d’archivio, in Italia o all’estero, rare le sue comparsate durante le audizioni, sporadiche le sue presenze a Palazzo San Macuto per lo svolgimento di quelle attività di studio e lettura degli atti. Questa sorta di apatia, però, ha subito uno scossone nel luglio del 2005 quando Gian Paolo Pelizzaro, dopo 25 anni di totale segreto, ha trovato negli atti della Questura di Bologna il nome di Thomas Kram, ossia del terrorista tedesco presente in città il giorno della strage.

Da quel momento, Biondo ha ritrovato il fuoco sacro del lavoro di ricercatore, vestendo immediatamente i panni di un inflessibile e zelante investigatore. Ha iniziato ad estrarre copia degli atti depositati in Commissione, ha fatto le ore piccole a leggere, studiare e congetturare. Si è documentato, a modo suo, facendo una sorta di corso accelerato sulla storia del superterrorista Carlos e della sua organizzazione “Separat”, scaricando da internet intere rassegne stampa e quant’altro. Da un giorno all’altro, si è trasformato in un “grande esperto” di terrorismo internazionale e in particolare di quello di matrice arabo-palestinese (per il quale ha tradito una “passione” molto speciale), capace di dispensare – a destra e a manca – patenti e certificati di attendibilità di questo o quel documento, su questa o quella ricostruzione dei fatti….Obiettivo: demolire, anche con informazioni e notizie fasulle, ogni ipotesi di collegamento tra il gruppo del terrorista venezuelano, il terrorismo di matrice arabo-palestinese e l’attentato del 2 agosto 1980“. 

 

 

Nel febbraio 2008, esce la versione italiana del libro di Amara: “Abbiamo ucciso Aldo Moro. Dopo 30 anni un protagonista esce dall’ombra” (Cooper, febbraio 2008, pp. 205), con introduzione di Giovanni Pellegrino, traduzione di Alice Volpi e curato proprio da Nicola Biondo. Mettendo a confronto i due testi, quello originale francese e la sua versione italiana, si scopre una tecnica talmente diffusa da essere diventata prassi comune: l’uso di modifiche che stravolgono completamente il senso del discorso. Biondo ne accenna, nell’introduzione al libro, senza per altro rendere appieno l’importanza della mistificazione:

«La versione originale di questo volume ha subito alcune modifiche nell’edizione italiana. Ciò è dipeso dalla necessità di rendere il testo quanto più comprensibile a coloro che non hanno vissuto direttamente quella storia e a chi l’ha dimenticata. Altre modifiche si sono rese necessarie a causa dell’emergere di documenti e testimonianze successive alla pubblicazione dell’opera in Francia».

E per capirla davvero questa mistificazione, un esempio esplicativo:

 

alarmata

 

 

L’OLP di Yasser Arafat, citato nella versione originale, in quella italiana diventa “Una fazione dell’OLP di Yasser Arafat” ed il gioco è fatto. E’ cio’ che la Comunità Europea si sta sforzando già da un po’ di inculcare nelle zucche dei fruitori di “notizie”, o meglio: di introdurre a forza il concetto nel linguaggio comune. Il risultato di questi sforzi sembra incoraggiante: il termine “ala armata” riferito ad una associazione terroristica non solo è stato pienamente accettato, ma è stato messo agli atti.

Quando l’Unione Europea si è trovata davanti al dilemma se inserire o no Hezbollah nella lista delle associazioni terroristiche (e che dilemma!) ha risolto operando la stessa scelta fatta da Nicola Biondo con la sua traduzione: sono terroristi si’, ma SOLO la loro ala armata. Ecco! Non c’è problema! Le associazioni terroristiche cosi’, ci informa la UE, hanno un’ala armata “cattiva”, è indubbio. Ma le ali sono due di solito, e l’altra? L’altra no, l’altra è un’ala politica e quindi “buona”.

 

 

Eppure nell’ottobre 2012, il Vice  Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem, fu chiaro al riguardo:

“Non abbiamo un’ala militare e una politica; non abbiamo Hezbollah da una parte e il Partito della resistenza da un’altra. Ogni membro di Hezbollah, dai comandanti agli affiliati sono al servizio della resistenza e non abbiamo altro obiettivo che la resistenza”. 

E pero’ in certi casi questa distinzione, diventata cosi’ popolare, puo’ far comodo, eccome. Per esempio: venerdi’ 1 agosto 2014, Hamas accetta la proposta di tregua di 72 ore, caldeggiata dall’Egitto, tregua che avrebbe permesso di “tirare il fiato” e fare mente locale sulle successive mosse diplomatiche. La tregua ufficialmente entrava in vigore venerdi’ mattina, alle 8.

Alle 9, 30, mentre un gruppo di soldati cercava di localizzare i tunnel (in accordo con i termini della tregua, accettati da Hamas) un terrorista imbottito di esplosivo si fa saltare in mezzo al gruppo; nella confusione che ne segue, il Luogotenente Hadar Goldin, di 23 anni, è rapito dai terroristi. Intanto non si fermano i lanci di missili e proiettili di mortaio.

 

 

Hamas dice “Non ne sappiamo nulla”. E chi è stato a rapire il soldato allora? “Boh, sarà stata un’ala armata?”. Chiediamo. Cosi’ Hamas chiede alla sua ala armata: Siete stati voi? Risposta: Dicono che non sono stati loro.

 

wing

 

E Israele dice: Ma chiunque sia stato è responsabile Hamas di questo rapimento! Eh sempre i soliti malfidati! Hamas ha chiesto all’ala armata e loro hanno risposto no, quindi che c’entra Hamas?

Intanto, mentre scriviamo, missili su Tel Aviv e in numerose città del sud. Ma Navy Pillay, Alto Commissario per i Diritti Umani all’Onu, attacca Israele: “Dovete condividere Iron Dome con Hamas! A Gaza non hanno rifugi”. Eh già, i tunnel dove i gazawi potrebbero rifugiarsi sono occupati dai missili e dai leaders di Hamas.

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