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Che fareste senza Israele?

luglio 30, 2014

Due o tre “fattarelli”, tanto per informare i signori che ci scrivono dando sfogo alle loro mal represse frustrazioni, eroi di cartone,  combattenti di latta, strateghi del Monopoli e prima una brevissima considerazione: ma come fareste se Israele non esistesse? Su chi riversereste il vostro odio incontrollabile? Che nemico vi scegliereste al quale addossare la responsabilità dei vostri fallimenti e di quelli del mondo? Ringraziate Israele che sta facendo l’enorme lavoro sociale di catalizzare le vostre violenze interiori, le vostre fantasie malate, il vostro sadismo nemmeno tanto occulto. Chissà cosa succederebbe se non aveste più questo formidabile bersaglio!

 

 

Bene, veniamo ai fatti. Durante la “tregua umanitaria” chiesta da Hamas e da Hamas non rispettata, sono stati ammazzati senza processo di sorta, come cani rabbiosi, trenta palestinesi colpevoli, secondo Hamas, di “collaborazionismo con Israele”. Le “prove”? Delle carte telefoniche SIM israeliane , trovate (dicono) in possesso dei malcapitati. Cosi’ Hamas si libera di eventuali oppositori. Questo mentre nella Striscia di Gaza stazionano centinaia di reporters da tutto il mondo che pero’ sono troppo impegnati a mettere in posa i soggetti che forniranno loro il materiale per concorrere al prossimo Prize Award, per poter riportare una simile sciocchezza.

 

 

Del resto, un giornalista internazionale, in un attimo di sincerità ha detto: “Sappiamo che Hamas usa i palestinesi come scudi umani, ma perché riportare questa notizia, quando si è seduti nel bel mezzo della Striscia di Gaza, circondati da uomini armati di Hamas?”

 

I patiboli di Hamas

 

Hamas gambizza altresì i sospetti “collaborazionisti” per impedire loro di muoversi. Molti altri, tra cui gli attivisti di Fatah, sono stati messi agli arresti domiciliari per volontà di Hamas. Lo sanno tutti i reporter internazionali presenti a Gaza e tacciono. Nemmeno uno dei giornalisti stranieri presenti nella Striscia di Gaza ha menzionato, nei suoi servizi, le uccisioni brutali. Forse temevano di essere allontanati dal teatro di guerra e di essere inviati a svolgere il loro lavoro in un luogo anonimo.

Hamas è riuscita a evitare che i mezzi di comunicazione internazionali fornissero informazioni sulla perdita di vite umane tra gli appartenenti all’organizzazione. Ai reporter è stato permesso di parlare solo delle vittime civili nella Striscia di Gaza. Avete visto qualche foto o avete letto qualche pezzo sugli uomini armati di Hamas? Ovviamente, no. La versione ufficiale è che non esistono.

I giornalisti stranieri presenti nella Striscia di Gaza hanno soddisfatto le richieste di Hamas e continuano a evitare le notizie o le foto che mostrano un cinico sfruttamento dei civili innocenti in tempo di guerra da parte del movimento islamista. I mezzi di comunicazione si sono ancora una volta schierati nel conflitto israelo-palestinese. Così facendo, i media stanno aiutando Hamas a farla franca con i crimini di guerra.”

Ma perché un giornalista accetta questi dictat, quando il suo compito sarebbe informare? Semplice: perché ne va della sua carriera. Essere allontanati da Hamas dal fronte delle “notizie” equivale a perdere un’occasione, a fare un passo indietro nella “carriera”. E la carriera avanti tutto!

 

Altro fatterello che i media principali preferiscono ignorare: un sondaggio condotto su 450 Gazawi ha rivelato che una larga maggioranza di Palestinesi si oppone alle azioni di Hamas. Il 73% degli intervistati crede che Hamas dovrebbe opporre forme di resistenza non violenta; l’88% vorrebbe che Abbas prendesse il controllo di Gaza e Hamas deponesse le armi; il 71% considera Hamas “un problema grosso”. L’82% vorrebbe lavorare in Israele o con Israele. Hamas è in calo di popolarità; il rapimento dei tre studenti non ha incontrato il gradimento popolare, nonostante le immagini di propaganda che ci tenevano a mostrare un popolo compatto nel giubilo. Haniyeh e Mash’al insieme, raggiungono il 15% di gradimento. Anche questo non sembra significativo abbastanza da giustificare una copertura da parte dei media.

Il 28 luglio un razzo colpisce il campo profughi di Shati, a Gaza. Restano uccisi sette bambini. I media addossano ovviamente la colpa a Israele. Nessun sospetto potesse trattarsi di un razzo di Hamas che ha “sbagliato” traiettoria, Hamas è buono (ricordate?), Israele è cattivo. Ma poi esce un tweet di Gabriele Barbati, free lance a Gaza, accanito oppositore di Israele, un tweet che i media non recepiscono:

 

Naturalmente nella storia ufficiale di questa crisi, resterà Israele colpevole, per sempre.

 

E Hamas è cosi’ soddisfatto del servizio reso dai media che rispettano alla lettera questo vademecum di comportamento:

  • Mettere in risalto molto di più le nostre sofferenze di quelle di chiunque altro. I nigeriani, per esempio, devono morire in quantità ben maggiore prima che ne prendiate solamente nota, quindi siamo molto contenti che apprezziate maggiormente le nostre, di vite.
  • Ridurre al minimo le notizie, se e quando le forniate, su quegli attacchi da parte nostra che provocano le risposte militari di Israele, di solito fornendo anche così poco contesto da portare il vostro pubblico a pensare che gli israeliani uccidano i palestinesi per puro divertimento. Siamo particolarmente grati ai media francesi per questo. Le loro distorsioni del conflitto sono così unilaterali da incitare i musulmani in tutta la Francia ad attaccare gli ebrei e le sinagoghe, cosa benvenuta nella nostra antisemita concezione del mondo (anche se, purtroppo, tali attacchi ricordano a tutti quel sia il motivo per cui gli ebrei hanno davvero bisogno di un proprio stato).
  • Enfatizzare il numero delle nostre vittime civili, senza mai spiegare che (1) i nostri report sulle vittime sono frettolosi e gonfiati, e (2) noi massimizziamo quel totale utilizzando i palestinesi per proteggere le nostre armi e esortandoli a rimanere nelle stesse esatte aree che l’IDF – nel suo fastidioso sforzo per ridurre al minimo le nostre vittime civili – avvisa i Gazawi di sgombrare.
  • Non menzionare mai il fatto che se fossimo in grado di uccidere gli israeliani a milioni, noi lo faremmo (dopo tutto, il nostro statuto invoca la distruzione di Israele). Proprio come i dirottatori dell’11/9 hanno fatto del loro meglio ma avrebbero voluto uccidere molti più americani (per esempio, con l’aiuto di armi di distruzione di massa), anche a noi piacerebbe uccidere molti più israeliani. Infatti, abbiamo volutamente mirato a un reattore nucleare di Israele in diverse occasioni, esattamente con quell’obiettivo in mente. Per fortuna non evidenziate mai l’intento genocida dietro i nostri attacchi quando parlate della risposta “sproporzionata” di Israele.
  • Non chiamarci mai jihadisti anche se perseguitiamo i cristiani (come fa ISIS, che ha appena costretto i cristiani di Mosul a convertirsi all’Islam). La conversione forzata, l’espulsione o uccisione di cristiani e di altre minoranze religiose da parte degli islamisti sono avvenute per più di un millennio, come assiduamente documentato in “Crucified Again”, ma tale contesto storico è fortunatamente assente dalla vostra narrativa sul nostro conflitto con Israele.
  • Sminuire così tanto quale male noi rappresentiamo per gli abitanti di Gaza da non denunciare, per esempio, il nostro attacco alla molto israeliana centrale che fornisce l’elettricità a 70.000 abitanti di Gaza. Fortunatamente è anche completamente ignorato come gli israeliani – nella loro stupida dimostrazione di buona volontà  – espongano i loro lavoratori ai pericoli dei nostri razzi solamente per poter ripristinarne la fornitura a Gaza.
  • Minimizzare la nostra corruzione, i nostri illeciti arricchimenti o le spese faraoniche per dei tunnel finalizzati ad attaccare Israele, mentre i palestinesi comuni diventano sempre più poveri.
  • Soprassedere su come – per massimizzare il numero di vittime palestinesi – accumuliamo i nostri missili in scuole a conduzione UNRWA e di come, quando l’UNRWA li scopre, ci restituisce i nostri missili.
  • Trascurando tutti gli arabi che hanno il coraggio di criticarci – come per esempio il Dr. Tawfik Hamid, un ex-islamista trasformatosi in un riformatore, che assegna la responsabilità della sofferenza dei palestinesi interamente a noi.
  • Ignorare la follia umanitaria degli israeliani nel fornire assistenza medica agli stessi terroristi che cercano di ucciderli.
  • Non riuscire a riconoscere l’immensa moderazione di Israele. Se noi avessimo combattuto il regime siriano di Assad, a quest’ora Gaza sarebbe stata rasa al suolo – devastata dalle bombe a barile, dai gas tossici e da altri attacchi che sono molto più indiscriminati dei colpi guidati dall’intelligence di Israele. E, naturalmente, se la Siria ci stesse uccidendo, ben difficilimente ve ne sareste occupati. Ma per fortuna abbiamo a che fare con Israele – il paese che tutti amano odiare – in modo tale che qui possiamo contare sulla vostra utile copertura.
  • Tralasciare come Israele abbia scelto di sacrificare decine dei propri soldati nell’opera di distruzione delle nostre gallerie e delle nostre armi, in aree densamente popolate come Shejaiya, perché facendolo invece con attacchi aerei (in cui non si rischia nessun soldato) avrebbe ucciso molte migliaia di palestinesi. La vostra amichevole omissione di tali fatti cruciali ci ricorda di quanto meravigliosamente avevate dato copertura a Jenin nel 2002, quando (di nuovo) – invece di lodare la decisione umana, ma costosa, di Israele di utilizzare le truppe di terra al posto degli attacchi aerei – siete stati così utili nell’accusare falsamente Israele di un massacro, durante un’altra operazione dell’IDF volta a fermare gli attacchi terroristici palestinesi contro i civili israeliani.
  • Non condividere con i con il vostro pubblico, nella sua lingua, quello che noi apertamente diciamo in arabo: che noi consideriamo qualsiasi tregua solo come un’opportunità per riarmarci per la nostra prossima guerra contro Israele (come il nostro portavoce, Musheer Al Masri, ha recentemente dichiarato in TV).
  • Non sottolineare che Israele non può fare nulla per fare la pace con noi (dopo tutto, gli israeliani avevano concluso la loro occupazione di Gaza nel 2005 e noi non abbiamo mai smesso di tirargli i razzi). È un po’ seccante che Israele utilizzi i suoi controlli alle frontiere per limitare la nostra capacità di riarmarci e ricostruire gallerie d’attacco che attraversino il confine, ma – con il vostro aiuto – forse con il prossimo cessate il fuoco Israele rimuoverà il blocco, in modo tale che potremo più facilmente ricostituire i nostri armamenti e restaurare i nostri tunnel, per i nostri prossimi attacci. E sì, ci imbarazza che i nostri vicini arabi musulmani in Egitto scelgono anche loro di bloccarci, a causa di tutti i problemi che abbiamo causato loro.
  • Non ricordare al vostro pubblico che, quando si parla di possibili accordi di tregua, le potenze mondiali non sono in grado di assicurare una Gaza smilitarizzata più di quanto non fossero in grado di disarmare Hezbollah nel sud del Libano.

 

Si puo’ anche sorridere dell’astronauta NASA tedesco Alexander Gerst, che pubblicava “lo scatto più triste che aveva mai fatto dallo spazio”. A detta sua infatti da lassù si vedevano i lampi delle esplosioni causate a Gaza dall’esercito israeliano. L’astronauta lasciava all’immaginazione degli utenti l’idea che le luci rappresentassero proprio quelle esplosioni e così lo hanno interpretato tutti quelli che hanno condiviso quell’immagine, che in poco tempo è diventata letteralmente virale.
In realtà, dallo spazio non si vede nessun lampo riferibile a bombe e missili a Gaza. Si tratta infatti di una semplice foto notturna della regione, e ciò che si vede è identico a qualsiasi altro momento dell’anno. Nei cerchi sono indicate per chiarezza le principali regioni della zona. Da Beersheva a Haifa, da Gaza ad Amman in Giordania.
Ancora una volta si cerca di drammatizzare il conflitto in modo artificiale, introducendo elementi di fantasia con l’obiettivo di indurre al risentimento nei confronti di Israele sollevando l’indignazione degli utenti inconsapevoli.

Inconsapevoli si’, ma quanto inconsapevolmente? 

 

 

 

8 commenti
  1. laura kamesar permalink

    comefaccio a pubblicarlo su FB? Non c’e’ il modo di farlo qui

  2. rtl permalink

    La leggo da un po’. Lei ha subito una vera e propria deriva psicologica regredendo a vista d’occhio e lasciandosi andare sempre più spesso a insulti e cattiverie verso chi non la pensa come lei. Sa cosa dice la psichiatria moderna delle persone che insultano sempre?

    • ah davvero? si figuri che invece a me sembrava che parecchi lettori entrassero solo per insultare, in mancanza di argomenti; un po’ come sta facendo lei, ecco

  3. bell’articolo, ma toglierei la foto degli impiccati ai ganci che è del 2008 e non è Hamas ma è teheran http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/iran-lapidazione/ventinove/ventinove.html

  4. Aha, vedo che abbiamo un troll in comune. E sempre con la stessa ricchezza di argomenti.

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