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Israele distrugge i pozzi! Che altro avete bisogno di sapere?

febbraio 16, 2014

Gli obiettivi del Movimento per il Boicottaggio contro Israele seguono la moda con le stagioni: avviandoci verso la primavera, il tema è l’acqua, qualcosa di fresco che richiama il bel tempo, come la pioggia di marzo:

è il contro ed il pro voglia di primavera

è la pioggia che scende vigilia di fiera

è l’acqua di marzo è c’era o non c’era

è si è no è il mondo come era

Si sono scatenati in tutte le salse, in tutte le lingue: “Israele toglie l’acqua ai Palestinesi”. L’ultima volta che il “tema” fu affrontato fu d’agosto. E anche allora l’idea di un po’ di refrigerio ci stava bene. In Italia ci ha pensato (gruppi anti-israeliani a parte) il Movimento Cinque Stelle di Roma, quelli che si salutano con la frase “a riveder le stelle”, quelli che non hanno e non hanno mai voluto avere una linea in merito alla politica estera,ma che da un hotel di Gerusalemme ovest scrissero sulla loro pagina Facebook: Buon giorno Palestina! Quelli che per il loro “viaggio-studio” in Israele scelsero come guida l’imparziale Luisa Morgantini, si’ questa:

Bene, la sezione di Roma del Movimento 5 Stelle, ha proclamato “l’intifada grillina” contro la compagnia dell’acqua Mekorot e il Comune di Roma che tramite l’Acea ha con l’impresa stipulato un accordo:

«A seguito delle politiche israeliane di gestione dell’acqua — accusa l’interrogazione parlamentare — i palestinesi che vivono in Cisgiordania possono disporre di meno di 60 litri al giorno (rispetto ai 100 litri minimi secondo gli standard internazionali), mentre i coloni dispongono di almeno 300; la Mekorot è attivamente impegnata nel mantenimento dell’occupazione».

Speriamo che il termine “intifada” sia stato un’aggiunta del giornalista di turno, che davvero non abbiano avuto il coraggio, gli stelluti romani, di evocare un cosi’ tragico periodo di sangue. La risposta di Yigal Palmor, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, è stata secca; evidentemente deve aver pensato che sprecare molte parole sarebbe stato inutile: «Giordani e Palestinesi cooperano con Mekorot. Se sta bene a loro, perché non deve funzionare per gli stranieri. I progetti comuni sono sostenuti dalla Banca Mondiale e la nostra azienda ogni anno fornisce alla Cisgiordania più acqua di quella prevista dagli accordi con l’Autorità di Ramallah: con le nostre tecnologie avanzate e i sistemi di desalinizzazione possiamo permettercelo».

Poi è è stata la volta di Martin Schultz, Presidente del Parlamento Europeo che alla Knesset ha detto:

“Perché un Israeliano può usare 70 litri cubi d’acqua al giorno e un Palestinese solo 17 ?” Ha poi aggiunto: “Non ho controllato i dati. Sto chiedendo se questo è corretto.”

Netanyahu ha risposto: “Ecco, controlla e ne riparliamo”.

Nel 2011 l’agenzia Ma’an riportava:

Il capo della Palestinian Water Authority ha condannato la distruzione di Israele di tre pozzi d’acqua vicino a Nablus, invitando la comunità internazionale ad intervenire. Shaddad Atilli ha detto che i pozzi di Beit Hassan sono stati usati per irrigare 2.000 ettari di terra.. “E’ la capacità di queste famiglie a rimanere sulla loro terra che Israele prende di mira”, ha detto Attili. E ha aggiunto: “La mia preoccupazione immediata è per il benessere di quelle famiglie palestinesi e le comunità colpite dalla distruzione di questi pozzi. Che abbiano acqua è la mia prima priorità.».atilli, beit hassan,

Israele distrugge i pozzi! Che altro avete bisogno di sapere? Ecco una lettera del 2012 da parte del capo delle infrastrutture per COGAT, che cercava di spiegare la verità. Naturalmente, non ottenne la stessa copertura mediatica che ebbero le accuse iniziali:

“Pochi giorni fa il dottor Attili ha inviato una lettera, denunciando la distruzione di Israele di un certo numero di pozzi illegali situati in Beit Hassan, usando questo per spiegare la sua scelta di recedere dal programma di desalinizzazione.

E ‘un peccato che il dottor Attili abbia scelto di intraprendere tale azione, soprattutto, in quanto è solo il popolo palestinese che soffrirà a causa della sua decisione.

Deviazione abusiva

In risposta alla sua accusa, penso che sia essenziale informarvi di una serie di punti cruciali che il dottor Attili ha omesso e che mettono in evidenza non solo le difficoltà che dobbiamo affrontare per quanto riguarda la cooperazione nel settore idrico, ma anche nell’esporre le consuete, noiose tattiche di pubbliche relazioni palestinesi, che siamo costretti ad affrontare in maniera regolare. La decisione di chiudere i tre pozzi illegali a Beit Hassan è stata concordata da entrambe le parti, Israeliani e Palestinesi, presso il Comitato Congiunto per l’Acqua (JWC) nell’incontro tenutosi il 2.12.2007, (vedi allegato firmato MoM, comma 3)

Diversi pro-memoria di questa decisione sono stati inviati al Palestinian Water Authority che ha ribadito l’intenzione di proseguire nella decisione sopra indicata e ha anche promesso di presentare una relazione sulla sua attuazione ( vedi allegato JWC MoM firmato dal 7.7.09 , punto 28) .

In diverse occasioni la parte palestinese ha sottolineato il suo impegno per combattere il fenomeno delle trivellazioni illegali , affermando che è nel migliore interesse di entrambe le parti ( vedi allegato speciale decisione del JWC dal 13.11.07 )

Nel marzo del 2011 , quattro anni dopo la decisione iniziale congiunta di chiudere i pozzi , abbiamo chiesto ancora una volta che la decisione JWC fosse attuata ( vedi lettera allegata) . Abbiamo ricevuto una perplessa risposta nel mese di aprile , dove JWC affermava che

” … qualsiasi decisione di demolire un bene è inaccettabile per il PWA … ” .

La decisione di chiudere i pozzi in Beit Hassan , approvata dal JWC nel 2007, non è una questione politica – è sopravvivenza – poiché volta a proteggere la nostra risorsa naturale vitale collettiva più grande e più importante . Un esempio inquietante dei rischi connessi alle trivellazioni non monitorate è la distruzione della falda acquifera di Gaza , conseguenza della grande quantità di perforazioni non autorizzate .

Questo non può e non deve essere ripetuto con la falda acquifera montana, ed è un mistero per noi il perché la parte Palestinese non abbia a cuore la propria sopravvivenza.

E ‘anche importante sottolineare che le perforazioni non autorizzate sono in contraddizione con l’articolo 40 dell’allegato III dell’accordo interinale, che Israele attua pienamente, superando anche i suoi obblighi derivanti dal contratto, ad esempio fornendo ai Palestinesi quantità di acqua ben oltre l’obbligo . Le misure adottate da Israele in questa materia sono state l’unica opzione possibile dopo molti sforzi per trovare una soluzione a questo problema attraverso il dialogo e il negoziato – una soluzione che era già stata ideata e riconosciuta da entrambe le parti – ma sulla quale, per qualche motivo, le autorità palestinesi sono poi tornate indietro. Sarebbe stato di gran lunga preferibile per il PWA risolvere il problema, come originariamente concordato.

Di solito cerchiamo di risolvere i nostri disaccordi all’interno del JWC, come indicato dall’accordo interinale, piuttosto che tirare in ballo terzi. Mentre normalmente non saremmo tenuti a rispondere a tali tattiche di relazioni pubbliche, riteniamo che sia importante che i fatti siano chiaro a tutti, in modo da evitare qualsiasi interpretazione potenzialmente errata. Israele incontra volentieri e continuerà a incontrarsi con la parte Palestinese nel quadro del JWC per discutere di problemi comuni, come previsto dall’articolo 40 dell’allegato III dell’accordo interinale, come ha fatto finora, a beneficio di entrambe le parti.

Ci auguriamo che nel tempo, i Palestinesi si uniranno a noi nel pensare e agire di conseguenza, i nostri interessi vitali collettivi piuttosto che compromettere la speranza di aumentare il sostegno pubblico.

Lt.Col Grisha Yakubovich, Responsabile della Branch Infrastructure COGAT, Ministero della Difesa

La tesi di laurea di Lauro Burkart contiene questo e molti altri appunti che mostrano quanto sforzo Israele ha impiegato per tentare di risolvere il problema dell’acqua. Burkart dimostra in modo convincente che la parte Palestinese avrebbe sempre usato la questione dell’acqua per ottenere vantaggi politici a spese della sua gente.

La questione dell’acqua è un ottimo argomento di strumentalizzazione politica ed è usato a piene mani, periodicamente. Il 15 giugno 2011, Shaddad Atilli (Palestinian Water Authority) scrisse sul Jerusalem Post un atto di accusa, sempre il solito: Israele asseta i Palestinesi.

Yochanan Visser, direttore del Missing Peace Information:

“… Di recente la nostra organizzazione, Missing Peace Information, , ha ottenuto i documenti autentici che attestano le riunioni del comitato misto israelo- palestinese per l’Acqua (JWC), e la corrispondenza tra il colonnello Avi Shalev, capo della sezione Relazioni internazionali della COGAT e il Dr.Atilli. Questi documenti dipingono un quadro completamente diverso.

Contrariamente alle accuse oltraggiose di Atilli, è semmai l’Autorità palestinese ad aver sabotato la soluzione dei due Stati, impedendo lo sviluppo di una infrastruttura idrica indipendente per il futuro Stato palestinese. Esaminiamo alcune delle affermazioni nell’articolo di Atilli e confrontiamole con il quadro che emerge dai documenti JWC e COGAT.

‘Israele ha posto il veto e ritardato i progetti idrici palestinesi’, dice Atilli. Prima di tutto, l’articolo 40 (14) degli accordi di Oslo, afferma chiaramente che tutte le decisioni JWC sui progetti idrici in Cisgiordania hanno bisogno di un accordo reciproco. Una volta approvati, i progetti JWC per i territori sotto controllo palestinese (aree A e B) non necessitano di alcun ulteriore coinvolgimento israeliano. I progetti in Area C, dove Israele ha il controllo, hanno bisogno di approvazione da parte della Amministrazione Civile israeliana (ICA).

Dal 2000 la PWA ha presentato 76 richieste di permessi all’ufficio dell’amministrazione civile. Successivamente 73 permessi sono stati rilasciati da ICA e tre negati perché non presentavano progetti adeguatamente sviluppati. In una lettera dell’8 giugno 2009, Shalev ha risposto alla denuncia di Atilli che l’ICA non ha onorato le richieste PWA per il rilascio di 12 di questi permessi. Shalev ha scritto che tali permessi erano già stati rilasciati nel 2001, e che ICA aveva chiesto perché il PWA non eseguisse questi progetti.

Altri 44 progetti -approvati dal JWC, la maggior parte nelle aree A e B, come la costruzione di un impianto di trattamento delle acque reflue in Jenin che ha ricevuto l’approvazione nel 2008 – non sono stati attuati. Il governo tedesco ha anche ritirato un piano per la costruzione di un impianto di depurazione a Tulkarem, quando ha concluso che la PWA non riusciva a gestire il progetto. Quando, nel novembre 2009, la PWA ha lamentato la mancanza di fondi, il governo israeliano ha offerto di finanziare progetti idrici per le comunità palestinesi. La PA deve ancora rispondere a questa offerta.

‘Israele assegna solo il 10% delle fonti idriche comuni ai palestinesi’ afferma Atilli. La quota di acqua per la Cisgiordania è stata concordata negli accordi di Oslo. Come risultato, il 33% delle acque nelle falde acquifere sotto la West Bank è assegnato ai Palestinesi. Nel 1993 i Palestinesi avrebbero potuto pompare 117 milioni di metri cubi e Israele ne avrebbe forniti ancora 31 milioni. Nel 2007, sono stati assegnati alla PA, 200 milioni di metri cubi, 51,8 milioni dei quali forniti da Israele. Tuttavia, di questi 200 milioni di metri cubi, solo 180 milioni sono stati effettivamente utilizzati.

La ragione principale di ciò è che il PWA non ha attuato progetti per la falda acquifera orientale che avrebbe risolto gran parte della crisi idrica palestinese. Più della metà dei pozzi autorizzati per lo sfruttamento della falda orientale non sono ancora stati perforati. I permessi sono stati rilasciati nel 2000. In una lettera scritta il 4 aprile 2001, l’amministrazione civile ha invitato la PWA ad eseguire questi progetti. Una lettera l’ 8 Giugno 2009 ha ribadito che richiesta. Atilli ha anche mentito sul consumo idrico palestinese. Nell’articolo al JPost ha affermato che i palestinesi sono ‘costretti a una media di soli 60 litri.’ Tuttavia, nel 2009 proprio la PWA ha pubblicato un rapporto che menzionava una fornitura media di 110 litri pro capite al giorno.

Un’altra ragione per la perdita di acqua è la scarsa manutenzione delle infrastrutture idriche palestinesi. Un incredibile 33% della fornitura d’acqua dolce si perde a causa di perdite, furti e scarsa manutenzione. Altri documenti hanno fornito prove solide che la chiusura di 250 pozzi illegali è stato concordato nelle riunioni JWC. Ad esempio, il verbale della riunione JWC il 13 novembre 2007 mostra una decisione consensuale di distruggere ‘forature e connessioni illegali.’ Tuttavia, Atilli ha agito come se non avesse mai partecipato a queste riunioni o cofirmato le decisioni comuni.

Non sono decine ma centinaia, i punti di deviazione dell’acqua abusivi, utilizzati dai Palestinesi. I tubi che i Palestinesi collegano ai condotti principali dell’acqua alimentano vasche di irrigazione, serbatoi improvvisati di acqua rubata. I Palestinesi usano questi serbatoi per le esigenze agricole. Episodi di questo genere sono stati segnalati nelle condutture Shiloh-Migdalim così come in altri settori. Ogni anno, 3,5 milioni di metri cubi di acqua in Giudea e Samaria vengono rubati in questo modo. Un nuovo studio condotto dal professor Haim Gvirtzman, che dirige l’Hebrew University’s Hydrology Studies Program e la cui relazione è stata pubblicata dal Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici presso la Bar-Ilan University, rivela che Israele perde circa 10 milioni di metri cubi di acqua all’anno in questo modo. In pieno giorno, i palestinesi trapanano illegalmente senza ricevere le necessarie autorizzazioni da parte della commissione dell’Autorità israelo-palestinese che gestisce le questioni idriche congiuntamente. Ramallah ignora volontariamente questi incidenti o tacitamente li approva. Israeliani e palestinesi sono impegnati nel gioco del gatto e del topo ..

Il prof. Gvirtzman, che ora lavora per l’Autorità delle Acque, rivela che “il comitato congiunto israelo-palestinese ha concesso quasi 80 permessi di trivellazione ai Palestinesi, la maggior parte dei quali per attingere l’acqua dalla falda orientale. Eppure, i Palestinesi utilizzano meno della metà di questi permessi “, preferendo invece perforare senza permesso nella falda acquifera di montagna, soprattutto nel settore settentrionale nella zona di Jenin, e nel quartiere occidentale circostante Qalqilyah e Tul Karem. “Come risultato, Israele è stato costretto a ridurre la portata di acqua alle pompe di questa falda, al fine di evitarne la salinizzazione. “

Gvirtzman ha anche scoperto che dei 52 milioni di metri cubi di acque reflue che i Palestinesi producono ogni anno, solo due milioni sono trattati nell’impianto di depurazione che hanno costruito in Al-Bireh. “Il resto del liquame scorre negli affluenti e inquina l’ambiente e il terreno “, scrive. E’ un allarme conosciuto da tempo e finora ignorato dall’Autorità palestinese.

Diciassette milioni di metri cubi di acque reflue attraversano la linea verde. La maggior parte di questa acqua viene assorbita e trattata in Israele, ma solo dopo che ha danneggiato l’ambiente e inquinato le falde acquifere. Questo stato di cose si trova in totale contraddizione con gli accordi che i Palestinesi hanno firmato con Israele. Ci sono piani (rimasti sulla carta) per la costruzione di decine di impianti di depurazione in città come Nablus, Hebron, Betlemme e Tul Karem. Tutti questi progetti sono sovvenzionati dai paesi donatori, ma ora i Palestinesi hanno deciso che non vogliono costruire nelle aree A e B, ma nell’ Area C (che è sotto il pieno controllo militare amministrativo israeliano).

Visto Schultz? Visto Pentastelluti? Le cose sono un pochino più complicate di come le immaginate ed il consiglio di Netanyahu “informatevi” è un ottimo consiglio. Ed ora lasciamo che le immagini ci parlino della sete che attanaglia la Giudea Samaria Palestinese.

Questa è la piscina dell’Haddad Tourist Village a Jenin

Questa è quella del Ein Almarj Tourist Resort in Ramallah:

Questa quella del Palestinian Park

E’ finita qui? Ma no! Ce ne sono decine di altre:

SNOWBAR GARDEN POOL & BAR

Snow Bar, Ramallah

Al-Karmel Swimming Pool & Park, Beit Kahil, Hebron

Piscina pubblica, Ramallah http://pamolson.org/photos.htm

Grand Hotel, Ramallah , cinque stelle

Grand Park Hotel, Hevron

Al-Antoori Swimming Pool & Park, Sofin, Qalqilia

Hevron

Al-Batroun Swimming Pool & Park, Al-libban Al-gharbi, Ramallah

Golden Park resort, Bethlehem

Al-Dhahiriya Swimming Pool & Park, Jorat Al-dammeh, Al-dhahiriya

Hevron

Al-Nakheel Swimming Pool & Park, Main St., Downtown, Jericho

Ramallah

Al-Qarawan Swimming Center, Al-Mal’ab St., Zoo, Ghayyadha, Qalqiliyah

Bab Al Shams Resort, Jericho

Bab al Shams Resort, Jericho, cinque stelle

Al-Qemmah Swimming Pool & Park, Jericho, Jericho

Jericho

Al-Shaghour Swimming Pool, Main St., Beit Iba, Nablus

Nablus

Al-Snowbar Diving Pool, Restaurant & Resort Near Y-College, Al-masayef, Ramallah

Ramallah

Al-Waha Swimming Pool & Park, Al-Quds St. Downtown, Jericho

Al-Waha Swimming Pools & Park, Qalqilia St.,Far’un Crossroad, Far’un, Tulkarm

Qalqiliyah

Aqua Viva, Ramallah 

Aqua Viva

Aroos Al-Shamal Park, Swimming Pool & Hall, Nablus St.,Near Al-Quds Open University Al-sweitat, Jenin

Beit Jalla

Beit Jalla

Aqua park in Jenin

Beit Ummar Swimming Pool & Park, Municipality St.,Near Beit Ummar Municipality Beit Ummar, Hebron

Intercontinental, Jericho

Jericho

Besan Swimming Pool & Park, Ein Al-Sultan St. Ein Al-sultan, Jericho

Bethany, Ramallah

Moon City Hotel, Jericho 

Dream Land Tourist Resort & Swimming Pool Nuba, Hebron

Dream Restaurant & Swimming Pool Main St. Jifna , Ramallah

 Jifna, vicino Ramallah

Moevenpick Hotel Ramallah

Moevenpick Hotel Ramallah, cinque stelle

Jericho Resort Village

Howara Country Swimming Pool, Howara, Nablus

E cosi’ via… E allora? E allore se le cose non le sapete informatevi.

Grazie a Elder of Ziyon per il contributo

4 commenti
  1. John Fischetti permalink

    Ottimo articolo, esaustivo e ben documentato. Complimenti. L’ho condiviso nella mia pagina su facebook.

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