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Arik se n’è andato, lo ricordiamo cosi’

gennaio 11, 2014

Ariel Sharon se n’è andato. Dopo otto anni di coma il suo fisico di leone si è arreso. Non soffre più. Ora è il momento del veleno. Il web si prepara a “festeggiare” degnamente la morte di quello che era diventato l’icona del male assoluto. A lui fu attribuito il “muro della vergogna”, cosi’ è chiamata la separazione che ha salvato migliaia di vite umane dagli attentatori suicidi. A lui fu addossata la responsabilità della Seconda Intifada: non strategia del terrore accuratamente preparata, ma “reazione spontanea” alla sua “passeggiata” sul Monte del Tempio.

Ma soprattutto, a lui fu attribuito il massacro di Sabra e Shatila, compiuto invece dalle milizie cristiane maronite di Elie Hobeika. Eppure è il nome ed il volto di Sharon che il mondo associa a quel massacro. Sharon fu il personaggio politico che pronuncio’ parole di pace che nessuno ha voluto ricordare:

“Non è nel nostro interesse governarvi. Noi vogliamo che siate voi [i palestinesi] a governarvi nella vostra nazione, uno stato democratico palestinese con contiguità territoriale in Giudea e Samaria, con un’economia stabile e che possa condurre normali relazioni di tranquillità, sicurezza e pace con Israele. Abbandonate il sentiero del terrore e fermate insieme a noi lo spargimento di sangue. Dirigiamoci insieme verso la pace”.

“Credo che Ebrei e Arabi possono vivere insieme. Non è una cosa facile, ma credo che possiamo raggiungere un accordo…. credo di essere uno dei pochi qui al momento attuale, che possa avere il potere e la forza di dire ai cittadini di Israele che cosa devono fare e di scendere a compromessi e compromessi dolorosi, guardarli negli occhi e dirlo. ” (5 Novembre 2002 Times Newspaper)

Ora lui non c’è più, le menzogne continueranno a vivere di vita propria ancora a lungo. Lo vogliamo ricordare riproponendo la cronaca del processo per diffamazione che intento’ e vinse, nei confronti della rivista Time, da un articolo del NYT, 17 gennaio 1985.

Una giuria ha deciso ieri la causa di diffamazione intentata contro la rivista Time da Ariel Sharon, per un suo articolo su un massacro in Libano, ed ha continuato ad analizzare altre questioni per arrivare ad un giudizio finale. Il verdetto finale in merito alla diffamazione è stato annunciato in un’aula di tribunale silenziosa, alle 11:00 del terzo giorno di dibattimenti, dopo due mesi di raccolta di prove da parte del Federal District Court di Manhattan.

La giuria, composta da quattro donne e due uomini, ha continuato ad analizzare le domande aggiuntive per stabilire se l’articolo fosse falso e se il Times lo avesse pubblicato senza tenere conto della sua veridicità. Se la risposta della giuria a entrambe le domande fosse affermativa, il processo sarebbe entrato in un’altra fase che si sarebbe occupata di considerare i danni provocati alla reputazione del signor Sharon e quantificarli. Il verdetto della giuria è stato: diffamazione.

L’articolo aveva trattato la storia del presunto accordo di Sharon con i falangisti libanesi, poco prima che questi massacrassero i civili palestinesi di due campi profughi, nella zona occidentale di Beirut, nel settembre 1982. Sharon , che ha citato in giudizio il Time per $ 50 milioni, è un ex generale di 56 anni che divenne ministro della Difesa di Israele  ed è attualmente Ministro dell’Industria e del Commercio.

Lui e sua moglie, Lili, erano seduti sorridenti, nella prima fila dell’aula, quando la decisione iniziale è stata annunciata. La signora Sharon ha detto più tardi di essere stata più emozionata di suo marito, che sembrava completamente composto. L’avvocato di Sharon, Milton S. Gould, ha detto ai giornalisti che ”io ed il generale Sharon siamo felici.” Prendendo atto che la giuria aveva risposto alla prima delle tre domande di base, il signor Gould ha aggiunto,” Una è andata, tocca alle altre due.”

L’avvocato del Time, Thomas D. Barr, e il caporedattore della rivista, Ray C. Cave, hanno risposto a una raffica di domande dei giornalisti, fuori dal tribunale. Entrambi gli uomini hanno difeso con veemenza  l’articolo contestato. Una dichiarazione rilasciata da Time Inc., recita: “Il Time continua a ritenere che l’articolo sia sostanzialmente vero, e lo avremmo potuto dimostrare, se avessimo avuto adeguato accesso ai documenti segreti israeliani e alle testimonianze.” Per provare l’intento diffamatorio, cosi’ come il giudice ha istruito la giuria, cio’ che il Time ha stampato è stato interpretato come avesse voluto dire che Sharon avesse “consapevolmente compreso” o  avesse “attivamente incoraggiato” i falangisti a uccidere i civili nei campi. Riguardo a questa accusa, la giuria ha completamente frainteso quello che ha detto il Time.”

” Questa è solo la prima delle tre questioni che la giuria dovrà decidere in questa parte del processo, e rimaniamo fiduciosi che vinceremo.” Più tardi sui gradini del tribunale, Sharon ha detto,” Mi dispiace che la rivista Time vada gridando che la giuria non capisce un inglese semplice.” Lunedi’, poco prima che le deliberazioni iniziassero, il giudice Abraham D. Sofaer ha reso edotta la giuria in merito alle leggi che disciplinano il caso complesso. Ha spiegato che la prima questione per la giuria era di rispondere alla domanda: l’articolo in questione aveva un significato diffamatorio? Il punto contestato in questo articolo risulterebbe diffamatorio, ha detto il giudice, solo se avesse indicato che Sharon avesse ” consapevolmente compreso” o avesse “attivamente incoraggiato” l’uccisione di civili. “Nel leggere il paragrafo in questione”, ha detto alla giuria,” è necessario dare al suo linguaggio un’interpretazione naturale, senza forzature di senso, mettersi nella posizione del lettore medio.”

Nel paragrafo era detto che ” The Time sapeva” che un documento segreto israeliano, chiamato Appendice B, conteneva dettagli sulla visita di Sharon alla famiglia di Bashir Gemayel, presidente del Libano, assassinato un giorno prima. ” Sharon avrebbe detto ai Gemayel che l’esercito israeliano si sarebbe spostato verso Beirut Ovest e che aspettava le forze cristiane per andare nei campi profughi palestinesi,” . ”Sharon ha anche riferito di aver discusso con i Gemayel della necessità che i falangisti si vendicassero per l’assassinio di Bashir, ma i dettagli della conversazione non sono noti.”

Il Giudice Sofaer ha fornito la giuria di un foglio contenente le domande a cui rispondere. Non ha spiegato perché abbia chiesto alla giuria di rispondere alle domande una alla volta. Alla questione se il senso diffamatorio fosse dimostrato da ”una preponderanza di prove” e se il paragrafo contestato, letto nel suo contesto, avesse diffamato Sharon, la risposta della giuria è stata” sì”. In merito all’intenzione diffamatoria, la questione secondaria ha chiesto se il punto dove era detto che, nel permettere ai falangisti di entrare nei campi, Sharon avesse “consapevolmente inteso” o” attivamente incoraggiato” i falangisti a commettere atti di vendetta ”estendendola all’uccisione deliberata di non combattenti”, la giuria ha risposto ”sì” per quanto riguarda l’aver ”consapevolmente inteso” e” no” per quanto riguarda l’aver “incoraggiato attivamente.” Entrambi sufficienti a sostenere una constatazione di diffamazione. Un’altra domanda ha chiesto se la diffamazione fosse stata ”aggravata” dal punto nel quale era detto che la presunta discussione in merito alla vendetta  era riportata in una Appendice B. La risposta della giuria è stata” si”’.

In conformità con le istruzioni, la giuria ha consegnato la decisione in merito alla diffamazione in busta chiusa, al giudice Sofaer, che l’ha letta in pubblica udienza. Il giudice ha poi portato la giuria in aula, dove ogni giurato ha affermato che la decisione è stata unanime. La giuria ha ripreso in considerazione le restanti domande poco dopo le 11:00 Le deliberazioni sono terminate alle 20:45  per riprendere questa mattina.

Riposa in pace Arik.

3 commenti
  1. jesca permalink

    Sarà laggiù con i suoi degni compari impegnato in orge di sangue e pus.

    • Ci ho pensato un po’ prima di decidere di approvare il tuo commento. Deliri anti-giudaici ne ho letti a iosa, non mi fanno particolare impressione. Ma il tuo ha in sé qualcosa di repellente in più. Ho deciso di pubblicarlo, proprio per questo, per mostrare a che punto puo’ arrivare l’immaginario malato di chi si considera, probabilmente, “normale”. In tre parole hai concentrato tutto:l’orgia, ed è ovvio che la tua “mente” vada in quella direzione fantastica; il sangue, che deve essere sempre presente nelle immagini di morte associate agli Ebrei e tu ci hai aggiunto il pus, il marcio, la decomposizione. E’, nel suo squallido ritratto, perfetto per illustrare che cosa deve essere la tua vita, la tua maniera di vederti nel mondo. E’ un esempio importante. Grazie.

      • Jesca non ti affannare a spammare, sei stato perfettamente inquadrato per quello che sei: un disgraziato. D’ora in poi, come dovresti immaginare, i tuoi “commenti” saranno trattati per quello che sono: spam. Se invece continuassi con le offese e le minacce, finirai direttamente dalla Polizia Postale

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