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Che senso ha la quenelle?

gennaio 5, 2014

Sembra arrivato il momento di parlare di Dieudonné. Non perché il personaggio in sé sia poi cosi’ interessante, ma per i risvolti sociali che la sua “crociata” anti ebraica sta provocando in Francia. Sembrerebbe quasi che una parte della Francia aspettasse l’arrivo sulla scena di un personaggio del genere per emergere, farsi contare tra quelli che “ci sono”.

Dieudonné, negli anni ’90, lavorava con un Ebreo: Elie Semoun. Elie ha talento, ma è Dieudonné che gestisce gli introiti del duo e i rapporti con i media e lo fa a modo suo, abbastanza “liberamente”. Il duo si scioglie; Elie continua la sua carriera di successo, Dieudonné rischia il dimenticatoio delle “spalle” lasciate sole. Ma a tre anni dallo scioglimento del duo, Dieudonné tira fuori l’asso vincente: l’antisemitismo. E risorge. E che fa, lui che negli anni ’90 si definiva a sinistra e si era presentato alle elezioni legislative a Dreux nel ’97 contro il Front National e nel 2001, sempre a Dreux, con gli ecologisti? Si avvicina progressivamente a quella destra che fino ad allora aveva accusato per il suo passato coloniale e schiavista.  Trova che le convergenze con la destra antisemita e con l’Islam politico gli rendano molto di più delle sue alleanze passate. E da allora il salto decisivo. Diventa la nuova icona dei neo fascisti e delle terze generazioni di immigrati musulmani delle banlieus francesi che individuano in lui un portavoce. La “quenelle”, quello che è definito il gesto nazista all’inverso, esordisce nel 2009, quando Dieudonné si presenta alle elezioni europee con il suo “partito anti sionista”. E’ già in un certo senso “arrivato” alle alleanze che “contano”. Alain Soral, per esempio, è al suo fianco. Ex-militante comunista negli anni ’90, entra nel comitato centrale del Fronte Nazionale di Le Pen nel 2007. La forma che sceglie la definisce “anti comunitarista”, un discorso populista che si scaglia contro quella che chiama “l’ideologia del desiderio” provocata da pubblicità, consumismo, televisione. E’ lui che nel 2005 è incaricato dal Front National di tenere i rapporti con le banlieus, serbatoio di possibili consensi che fa gola ad ogni forza politica francese, democratica o meno che sia.

Si stringono i rapporti tra Dieudonné, Soral e Yahia Gouasmi, algerino, presidente della comunità Shiita francese. Dieudonné e Soral cominciano a viaggiare insieme in Siria e Libano; cercano soldi. Sembrano trovarli in Iran, 3 milioni di euro. E nel 2011 aprono anche una propria casa editrice che si puo’ dedicare a tempo pieno a pubblicare “opere” come La France Juive, di Drumont, il più noto antisemita di Francia, fondatore della Lega antisemita; Le Juif international, di Henry Ford e altri dello stesso tenore.

“Complément d’enquête” un programma diffuso da France 2, lunedi’ 20 settembre 2004 dedica a Dieudonné il suo spazio e Alain Soral dichiara :

« Quando con un Francese, Ebreo sionista cominci a dire “forse ci sono problemi con voi. Forse avete fatto degli errori. Non è sistematicamente la colpa degli altri se nessuno vi  sopporta, ovunque mettiate piede”. Perché in pratica è questa più o meno la loro storia. Sono 2500 anni che ovunque abbiano messo piede, in capo a cinquant’anni si sono fatti sbattere fuori. Bisogna pur dire: strano! Che tutto il mondo abbia sempre avuto torto tranne loro. Se dici questo a un Francese Ebreo e sionista il tipo si mette a abbaiare, a urlare, a dare di matto. Non ci puoi dialogare. E’ come, credo, qualcuno che ha una psicopatologia, il giudaismo sionista che confina con la malattia mentale.”

Questo più o meno il contesto. Ma cio’ che è interessante è tentare un’analisi del perché questo enorme successo. Che cosa “dice” la quenelle ai sostenitori di Dieudonné? Secondo Jean-Yves Camus,

“Dieudonné si porta dietro un movimento trasversale, antisistema e complottista, del quale l’antisemitismo resta la colonna vertebrale. La loro visione del mondo è quella di un ordine mondiale dominato dall’asse  Washington–Tel-Aviv”.

E la popolarità di un tale “discorso” appare chiara a chi frequenta il web. E’ l’assunto che sta alla base del populismo dei tanti Movimenti auto-nominatisi “della gente”.

la “quenelle”

E’ Dieudonné il fautore di questa rinascita antisemita in Francia? O ne è semplicemente il prodotto? Shmuel Trigano parla di “antisemitismo divenuto movimento popolare”. E la “quenelle” diventa segno di riconoscimento di tale movimento. “Molti simboli passano da questo saluto: tanto il saluto nazista, quanto il “fottetevi” di Alberto Sordi ne “I Vitelloni.” E nel caso del saluto nazista, la mano sinistra impedisce il braccio destro, come ad indicare la censura. Ma i luoghi scelti per farsi fotografare “glisser une quenelle” dissipano i dubbi: la quenelle è anti ebraica: davanti alla scuola Ozar HaTorah a Toulouse, dove si consumo’ il massacro di tre bambini e di un insegnante, nei luoghi della Memoria e perfino davanti al Kotel.

“La quenelle -continua Trigano – si presenta come un gesto di sfida lanciato alla società, all’ordine sociale; è cio’ che fa passare il sentimento che il “problema con gli Ebrei” sia qualcosa che fa parte della vita quotidiana. Il simbolo anti-ebraico della quenelle, puo’ rinviare a tutt’altro che agli Ebrei e Israele, ma accusa specificatamente e unicamente gli Ebrei, verso i quali questo simbolo diviene espressione del malcontento e del risentimento generale diffuso. E’ il tipico dispositivo del “capro espiatorio”. La crisi economica, colpa degli Ebrei, il comunitarismo, gli Ebrei, l’eco tassa gli Ebrei e cosi’ via. ”

“Niente è più potente di un simbolo. Puo’ cristallizzare un’emozione forte (ad esempio la depressione dovuta alla crisi), drenare con una potenza concertante masse intere di persone. Come regola generale, il simbolo si radica nelle mentalità sullo base di uno scambio emozionale tra cio’ che si desidera e che non puo’ realizzarsi e la situazione di frustrazione che ne risulta. Il simbolo appare allora come sostituto dell’oggetto desiderato. Ad esempio possiamo ricordare il famoso slogan: si deve scegliere tra il burro e i cannoni, cioè barattare la vita facile, desiderata contro l’obbligo che giustifica, in tempo di guerra, il sacrificio dei piaceri individuali a beneficio della collettività. La quenelle mette sui piatti della bilancia la libertà e il riconoscimento di se stessi (gli “esclusi”, i musulmani, i neri, i poveri) con i privilegi accordati agli Ebrei.  Come dire che questi pseudo privilegi degli Ebrei (e la Shoah ne diventa simbolo-guida) ostacolano il riconoscimento dell’identità del pubblico di Dieudonné, considerato oppresso dall’ordine sociale, sentimento ravvivato dalla crisi che Dieudonné sfrutta a suo beneficio e a beneficio de “l’antisionismo”.

Dieudonné ha saputo trasformare i suoi nemici di ieri, nei suoi migliori alleati di oggi: Faurisson, il più conosciuto negazionista nel mondo, Serge Thion e Pierre Guillaume, principali animatori del sito negazionista Aaargh, domiciliati all’estero con divieto di accesso in Francia; Ginette Skandrani, ex militante dei Verdi, cacciata per la sua collaborazione con Aaargh; Charles-Alban Schepens, dirigente di “Renouveau français”, un gruppuscolo di estrema destra che si dichiara “cattolico, nazionalista e contro-rivoluzionario”, nostalgico di Petain e dei falangisti spagnoli. Anti-imperialisti e destra estrema, skin heads e islamisti delle banlieus, ex-Verdi e anti comunitaristi. Né destra né sinistra, il sogno del populismo che si avvera. Questo è l’aspetto fondamentale del successo di Dieudonné e della sua quenelle.

Scrive Trigano: “Cosi’, l’Ebreo stigmatizzato come responsabile di tutto cio’ che non va bene, porta all’equazione malessere sociale=Ebrei che si proietta su tutta la società e diventa capace di strutturare tutta un’attitudine e un comportamento, fino alla costituzione di un movimento organizzato, di un partito.” E’ già successo con la croce uncinata e con la falce e il martello, ad esempio e sta succedendo in tutta Europa. Nel 2009, un sondaggio mostrava che il 31% degli Europei pensava che la crisi fosse colpa degli Ebrei, che gli Ebrei hanno troppo potere, che governano il mondo tramite le loro banche ecc. Forse, stando a quanto leggiamo sul web, oggi ci si potrebbero aspettare percentuali molto più alte.

Grazie a Desinfos

5 commenti
  1. Chris permalink

    Dalle mie parti si dice: ” Quant a che ne mia denta a poo gnanca vegnin fora”!
    Tradotto significa che un ignorante puo’ solo produrre altra ignoranza.

  2. larissa permalink

    il tizio che tiene questo vomitevole blog di hasbara infarcito di bugie andrebbe messo in galera. Perché non solo racconta palle su palle, facilmente smontabili con poche righe di documentazione, ma istiga anche all’ odio verso certe personalità politiche come Grillo, Le Pen, accusa gli arabi di accuse infami, si prodiga per essere col dito puntato contro la Chiesa Cattolica, e insomma è passabile di denuncia perchè, piangendo all’ antisemitismo, invece offende tutti, specie la Società Europea e i suoi valori, che non sono quelli del suo amato ‘occupante ebraico’ in Palestina.

    Insomma, questo blog, oltre ad essere un cumulo di stronzate e di manipolazioni per far apparire malvagi i palestinesi, la Chiesa, gli esponenti politici, gli artisti come Povia, e altri che semplicemente esprimono il loro parere contrario a quello ebraico sionista e talmudico, è pure diffamatorio. Lo segnalerò.

  3. larissa permalink

    p.s: il Professor Faurisson NON è un negazionista. E’ un serissimo REVISIONISTA. Che voi hasbara, intellettualmente disonesti, cerchiate di mescolare le due cose non è una novità: ma un negazionista è uno che nega a priori senza aver visto fatti. Un Revisionista, invece, è uno storico che dopo aver vagliato migliaia di prove, controprove, fatti, è giunto alla conclusione che la versione ufficiale di un dato avvenimento non collima con le prove sul territorio, analizzat dalla critica storica. Questo per mettere chiarezza laddove voi invece tentate di mettere zizzania.

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