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Le colonie sono la causa dei mali del mondo?

dicembre 7, 2013

Le “colonie” sono la causa dell’instabilità in Medio Oriente! Non c’è nulla da sorridere, c’è chi lo pensa davvero. E quali sono queste “colonie” cosi’ nocive al mondo? In pratica, almeno per molti tra coloro che oltretutto si considerano “ben informati”, tutta Israele, fatta eccezione forse per città come Tel Aviv e Haifa. Il resto è “colonia”.

Quando, per esempio, fu annunciata la costruzione di un “corridoio” che avrebbe collegato la città di Ma’ale Adumim a Gerusalemme (7 km di distanza), i “giornali” titolarono cosi’:

Strada coloniale per collegare Gerusalemme all’insediamento di Ma’aleh Adumim :

Le autorità Israeliane hanno avviato i lavori per collegare la colonia di Ma’aleh Adumim, uno dei principali insediamenti in Cisgiordania, con la città occupata di Gerusalemme

Israel To Build, Legalize, 800 Units In Illegal West Bank Settlements :

[Monday November 25, 2013] Israeli sources have reported that the Israeli government of Benjamin Netanyahu has decided to build, and legalize, more than 800 units in illegal Israeli settlements in the occupied West Bank.

“Israele aveva molti mezzi per “punire” i palestinesi. Senza aspettare che passassero 24 ore dal voto all’Onu, ha scelto di colpire al cuore del problema: Gerusalemme. Il Governo ha autorizzato la costruzione di 3mila nuove case dentro insediamenti ebraici che già esistono nella parte araba della città e nelle immediate vicinanze. Di un altro migliaio di progetti saranno accelerate le pratiche di approvazione….. Le nuove case saranno costruite fra la Gerusalemme araba, e il grande insediamento di Maaleh Adumim, a Est della città, sulla strada che scende verso la depressione del Mar Morto. È la zona che la burocrazia del processo di pace chiama “E1″. Quel corridoio ora non abitato fra Gerusalemme e Maaleh Adumim è l’unica strada che collega il Nord e il Sud della Cisgiordania. Se gli israeliani costruiscono, uno Stato palestinese sarebbe spezzato in due.”

Ugo Tramballi – Il Sole 24 Ore

Gerusalemme est sarà circondata da colonie

Israele annuncia ventimila nuovi alloggi in Cisgiordania: a picco i negoziati di pace

“Punizione”, “pace a picco”, “circondare”, “spezzare”, “colpire al cuore”… i termini impiegati sono questi. Eppure, Ma’ale Adumim era già stata dichiarata Israele durante gli accordi di pace di Camp David, nel 2000, accordi firmati dalle due parti. Da notare che la polemica sul “corridoio E1” scoppio’ in un momento nel quale non c’erano in vista colloqui di pace ma anzi, da Gaza sparavano razzi quotidianamente, razzi che arrivarono alle città di Gerusalemme e Tel Aviv. Sempre negli stessi giorni l’Egitto era in rivolta e la Siria insanguinata. Ma il mondo guardava a quella collina disabitata e la riteneva “essenziale” per la pace globale. 

Allora, sarà forse utile smascherare alcuni di questi “miti”? Ci aiuta la Jewish Virtual Library:

GLI INSEDIAMENTI ISRAELIANI SONO ILLEGALI

Gli Ebrei hanno vissuto in Giudea e Samaria (West Bank) fin dai tempi antichi. L’unica volta che è stato loro vietato viverci, negli ultimi decenni, fu durante il governo  di Giordania 1948-1967. Stephen Schwebel, già Presidente della Corte internazionale di giustizia, rileva che un paese che agisce per legittima difesa può confiscare e occupare un territorio, se necessario, per proteggere se stesso. Schwebel osserva inoltre che uno Stato può richiedere, come condizione per il suo ritiro, le misure di sicurezza volte a garantire i suoi cittadini. (American Journal of International Law, (April, 1970), pp. 345–46) Secondo Eugene Rostow, ex sottosegretario di Stato agli Affari Politici presso l’Amministrazione Johnson, la Risoluzione 242 dà a Israele il diritto legale di essere in Cisgiordania. Rostow ha osservato che “Israele ha il diritto di amministrare i territori” che ha conquistato nel 1967 fino a” una pace giusta e duratura in Medio Oriente”.  (New Republic, (October 21, 1991), p. 14)

GLI INSEDIAMENTI SONO UN OSTACOLO ALLA PACE

Non lo sono mai stati, vediamo perché:

*Dal 1949-1967, quando agli Ebrei era proibito vivere in Cisgiordania,  gli Arabi rifiutarono la pace con Israele.

*Dal 1967-1977, il partito laburista costrui’  solo pochi insediamenti strategici nei Territori, ma gli Arabi non furono disposti a negoziare la pace.

*Nel 1977, mesi dopo che il governo del Likud prese il potere, il presidente egiziano Sadat andò a Gerusalemme e in seguito firmò un trattato di pace con Israele. Per inciso, esistevano insediamenti israeliani nel Sinai e furono rimossi, come parte dell’accordo con l’Egitto.

*Un anno dopo, Israele congelo’ la costruzione degli insediamenti per tre mesi, sperando che il gesto avrebbe invogliato altri Paesi arabi ad unirsi al processo di pace di Camp David, ma non accadde.

*Nel 1994, la Giordania firmo’ un accordo di pace con Israele e gli insediamenti non furono un problema.

*Tra il giugno 1992 e il giugno del 1996, durante i governi laburisti, la popolazione ebraica nei territori crebbe di circa il 50 per cento. Questa rapida crescita non impedi’ ai Palestinesi di firmare gli accordi di Oslo nel settembre 1993 e l’accordo di Oslo 2 nel settembre 1995.

*Nel 2000, il primo ministro Ehud Barak offrì di smantellare decine di insediamenti, ma i Palestinesi non accettarono comunque di porre fine al conflitto.

*Nel mese di agosto 2005, Israele abbandono’ tutti gli insediamenti nella Striscia di Gaza e quattro nel nord della Samaria, ma gli attacchi terroristici continuarono.

*Nel 2008, il primo ministro Ehud Olmert offri’ il ritiro da circa il 94 per cento della Cisgiordania, ma la proposta fu respinta.

*Nel 2010, il primo ministro Benjamin Netanyahu congelo’ la costruzione degli insediamenti per 10 mesi ma la leadership Palestinese rifiuto’ i negoziati fino allo scadere del periodo. Dopo aver accettato di parlare, si ritirarono quando Netanyahu rifiuto’ di prolungare il congelamento.

LA CONVENZIONE DI GINEVRA PROIBISCE LA COSTRUZIONE DI INSEDIAMENTI EBRAICI NEI TERRITORI OCCUPATI

E’ falso: la Convenzione di Ginevra impedisce lo spostamento FORZATO di popolazione dal territorio di uno Stato ad un altro, occupato come risultato di una guerra. L’intenzione era quella di assicurare che le popolazioni sotto occupazione, non fossero costrette a muoversi. Non c’entra nulla con gli insediamenti. Gli Ebrei non sono costretti ad andare in Cisgiordania, al contrario: chi ci vive sceglie volontariamente di tornare in luoghi in cui, i loro antenati, una volta vivevano prima di esserne espulsi da altri. Inoltre, questi territori non appartennero mai giuridicamente alla Giordania o all’Egitto, e tantomeno ai Palestinesi, che non hanno mai avuto autorità sovrana in nessuna parte della Palestina. “Il diritto ebraico di insediamento nella zona è equivalente in ogni modo al diritto della popolazione locale di vivere lì”, secondo il professor Eugene Rostow, ex Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici. (Eugene Rostow, “Bricks and Stones: Settling for Leverage,” The New Republic, April 23, 1990).

Inoltre, Israele non requisisce terreni privati ​​per la creazione di insediamenti. La costruzione di alloggi è consentita su terreni privati ​​solo dopo aver determinato che nessun diritto privato sarà violato. Gli insediamenti, inoltre, non spostano gli Arabi che vivono nei territori. I media a volte danno l’impressione che per ogni Ebreo che si muove in Cisgiordania, diverse centinaia di Palestinesi siano costretti a lasciare. La verità è che la stragrande maggioranza degli insediamenti sono stati costruiti in zone disabitate e anche i pochissimi nelle zone di città arabe non forzano nessuno ad andarsene.

LA DIMENSIONE DELLA POPOLAZIONE EBRAICA IN CISGIORDANIA, IMPEDISCE QUALSIASI ACCORDO TERRITORIALE

Complessivamente, l’area di insediamento abitato è inferiore al due per cento dei territori contesi. Si stima che circa il 70 per cento dei coloni vivano in quelli che sono in effetti le periferie delle maggiori città israeliane come Gerusalemme.I presidenti Clinton e Bush anticiparono che sarebbero rimaste comunque sotto la sovranità israeliana permanente. (Haaretz, (September 13, 2001); President George W. Bush’s Letter to Prime Minister Ariel Sharon, April 14, 2004).

Quando i colloqui di pace arabo-israeliani iniziarono, alla fine del 1991, più del 80 per cento della Cisgiordania non conteneva insediamenti o solo alcuni scarsamente popolati. Oggi, circa 300.000 Ebrei vivono in 122 comunità in Cisgiordania. La stragrande maggioranza di questi insediamenti hanno meno di 1.000 cittadini, il 40 per cento ne hanno meno di 500 e molti hanno solo poche decine di residenti. (Tovah Lazaroff, “Frontlines: Is settlement growth booming?” Jerusalem Post, December 30, 2010) Contrariamente all’ isteria palestinese  in merito all’espansione degli insediamenti, la verità è che solo cinque insediamenti sono stati costruiti a partire dal 1990. Gli analisti hanno notato che il 70-80 per cento degli Ebrei potrebbe essere portato all’interno dei confini di Israele con lievi modifiche della “Green Line“. Ironia della sorte, mentre i Palestinesi si lamentano degli insediamenti le 35.000 persone che vi lavorano sostentano una popolazione di più di 200.000. (Avi Issacharoff, “PA lightens ban on working in settlements to ease Palestinian unemployment,” Haaretz, December 28, 2010)

DURANTE GLI ACCORDI DI CAMP DAVID, BEGIN PROMISE UN CONGELAMENTO DELLE COSTRUZIONI PER CINQUE ANNI

Il periodo di cinque anni accettato a Camp David riguardava il tempo assegnato all’autogoverno Palestinese nei territori. La moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania, concordata dal primo ministro Menachem Begin, fu solo per tre mesi. La posizione di Israele sulla questione ricevette il sostegno inaspettato del presidente egiziano Anwar Sadat, che disse: “Abbiamo deciso di mettere un blocco alla creazione di insediamenti per i prossimi tre mesi, il tempo necessario a nostro avviso per la firma del trattato di pace. ” (Middle East News Agency, September 20, 1978) I Palestinesi rifiutarono gli accordi di Camp David e, pertanto, le disposizioni relative non furono mai attuate. Se avessero accettato le condizioni offerte da Begin, è molto probabile che l’autogoverno si sarebbe sviluppato in uno stato Palestinese indipendente.

ISRAELE DEVE SMANTELLARE TUTTI GLI INSEDIAMENTI O LA PACE SARÀ IMPOSSIBILE

Quando negoziati seri cominceranno, sarà trattato quali insediamenti saranno incorporati ad Israele e quali dovranno essere evacuati. Nell’agosto del 2005, il primo ministro Ariel Sharon ha riconosciuto che “non tutti gli insediamenti che si trovano oggi in Giudea e Samaria rimarranno israeliani” ed i documenti negoziali trapelati indicavano che  i Palestinesi erano disposti ad accettare che alcuni insediamenti fossero attribuiti ad Israele. (Greg Myre, “Middle East: Sharon Sees More West Bank Pullouts,” New York Times, August 30, 2005). Il disimpegno da Gaza coinvolse solo 21 insediamenti e circa 8.500 ebrei. Più di 100 insediamenti con una popolazione di circa 300.000 si trovano in Giudea e Samaria. Ogni nuova evacuazione dalla Cisgiordania comporterà una decisione dolorosa alla quale la maggior parte degli abitanti e dei loro sostenitori si opporrà con maggiore ferocia del disimpegno da Gaza. La maggior parte degli israeliani, tuttavia, è favorevole al ritiro totale a parte le grandi comunità:

Ma’ale Adumim

6 comunità, 40,210 abitanti, 28 miglia quadrate

Modiin Illit

4 comunità, 51,773 abitanti, 2 miglia quadrate

Ariel

15 comunità, 41,720 abitanti, 47 miglia quadrate

Gush Etzion

18 comunità, 54,939 abitanti, 10 miglia quadrate

Givat Ze’ev

5 comunità, 12,916 abitanti, 3 miglia quadrate

Totale

48 comunità, 201,558 abitanti, 90 miglia quadrate

Non sarà l’ora di smetterla con i miti e ragionare un po’ di più sui fatti?

7 commenti
  1. Gideon permalink

    Buon Lavoro… Eccetto che avete pubblicato i dati del 2008 sugli ebrei in Giudea e Samaria, sono passati quasi sei anni e quindi alla vostra cifra di 300.000 vanno aggiunte parecchie decine di migliaia… Piú di tre volte tutti gli ebrei italiani solo nella differenza…
    Dimenticate poi che solo in quella parte di Gerusalemme (di cui Pisgat Zeev, Givat Zeev e Neve Yaakov fanno parte, mentre voi li avete messi fra gli insediamenti dei cosiddetti “grandi blocchi”) che i nemici d’Israele chiamano Gerusalemme Est o Gerusalemme Occupata, ci sono ALTRI 350.000 ebrei
    Per info sugli insediamenri ebraici: http://settlementsofisrael.netzah.org
    Fate un po’ i conti e un’idea di dove e quanti sono… Per quest’ultima arriverete a una cifra intorno agli 800.000. Chiunque parli di pace al prezzo dell deportazione di 800.000 ebrei, o anche solo la pulizia etnica di altre decine di migliaia, è un nemico d’Israele, oltre a proporre una cosa insostenibile e contraria a ogni diritto umano tranne che quello islamico. Deportare 8.500 ebrei è costato oltre 15 miliardi di dollari fino ad ora. Deportarne 10 volte tanto sarebbe la fine d’Israele anche da un punto di vista economico oltre che di sicurezza, e deportarne di piú come vogliono i nostri nemici un suicidio.
    Poi, non è assolutamente vero che gli Israeliani sono in maggioranza favorevoli ad un ritiro totale, per esempio, da posti come gli insediamenti dell’area di Hebron, dove vivono oltre diecimila ebrei.
    A dire il vero ormai poco piú del 30% degli Israeliani crede nel concetto di “territori in cambio di pace”, che si è dimostrato mendace e fallimentare, una pia illusione propagandata dai nemici d’Israele.
    Per fortuna siamo noi Israeliani a votare in Israele e non altri.

    • Grazie dell’aggiornamento e del link, mi verrà utile. “Terra in cambio di pace” ovviamente non ha funzionato, e quindi è ovvio che nessuno ci creda più. Quello che intendevo è che in Israele, a differenza di altri Paesi, c’è fiducia nella legge e nella magistratura; quindi, se un giudice come Levy, internazionalmente riconosciuto, ritiene la maggior parte degli insediamenti legali, non resta che prendere atto di quelli considerati (da Israele, non dal resto del mondo) illegali. In quanto alla cifra, 800.000 furono (per difetto) gli Ebrei cacciati dai Paesi arabi, costretti a lasciare ogni loro avere e andarsene da Paesi nei quali vivevano da secoli e nessuno se ne è preoccupato. Buona giornata anche a te.

  2. Antonio permalink

    Dai, ditelo, lo fate per lavoro di cacciare balle così grosse. Vi mantengono da Tel Aviv, spararne di così grosse solo per hobby non è possibile, sono troppo grosse!

  3. Carlo permalink

    E’ giusto ragioniare sui fatti, ma fatelo anche voi. Non è il 2% del territorio palestinese occupato delle colonie israeliane il male del mondo, ma il fatto che la POSIZIONE strategica di queste colonie di fatto inglobano la città di Gerusalemme ad Israele e spezzettano la continuità territoriale di un futuro stato palestinese, questo si che è un problema non tanto per il mondo, al quale evidentemente interessa poco, ma per una soluzione equa e duratura si. Scrivere “le colonie occupano meno del 2%” e mostrare quella cartina in fondo all’articolo non fa onore ad un sito che lotta contro la disinformazione. Basta guardare su google maps vista satellite per rendersi conto della REALE situazione nei territori occupati.
    Saluti e buon lavoro.

    • Mi sembra che il tuo discorso parta male, quando dici “queste colonie di fatto inglobano la città di Gerusalemme”. L’unico periodo nel quale Gerusalemme fu nettamente divisa tra ebrei e arabi (i primi scacciati, uccisi e interdetti all’accesso a ogni luogo sacro) fu durante l’occupazione giordana, dal 1949 al 1967, quando l’esercito israliano libero’ la città. Gli ebrei che abitano a Gerusalemme est non “inglobano” Gerusalemme in Israele, semplicemente perché Gerusalemme, est e ovest, E’ Israele, e la parte est non fa altro che ricalcare cio’ che avviene a Gerusalemme ovest, dove arabi e ebrei vivono insieme. Perché una parte di Gerusalemme dovrebbe essere judenfrei e l’altra essere aperta a tutti? Anche il discorso della “continuità territoriale” è falso, nel senso che in un piano serio di accordi la continuità territoriale andrebbe inventata, perché fisicamente non esiste. Che continuità territoriale ci puo’ essere tra Gaza e Ramallah? La cartina in fondo mostra i più grossi insediamenti, quelli riconosciuti dal governo israeliano che, nonostante tutta la propaganda, non sono molti: dal censimento del luglio 2014 la popolazione totale della West bank, inclusa Gerusalemme est, era di 2,731,052. Di questi 83% sono arabi e il 17% ebrei. Tra gli arabi, i cristiani sono rappresentati tra l’1.0 e il 2.5%. I musulmani tra 80 e l’85%. Questo è quanto. Che poi google satellite mostri una miriade di piccoli e piccolissimi moshavim, composti a volte di tre sole famiglie, non cambia i numeri. Esistono poi 102 insediamenti non riconosciuti dal governo di Israele che sistematicamente li distrugge. Ovviamente poi, come in un accordo serio nessuno si sognerebbe di radere al suolo Ramallah o Rawabi che sorgono anch’esse su territori contesi, non assegnati, e che rimarranno comunque all’amministrazione palestinese, cosi’ nessuno, se non la retorica dei movimenti armati terroristici, si sognerebbe di distruggere Pisgat Ze’ev, o Ma’ale Adumim o Talpiot che già con gli accordi di Camp David erano considerati Israele e tali rimarranno. Non credo siano questi insediamenti gli ostacoli alla pace, quanto il rifiuto, pervicacemente portato avanti negli anni dall’amministrazione palestinese, di non discutere seriamente dei confini, in pratica il rifiuto a avere uno Stato palestinese. Che invece la maggior parte degli israeliani auspica, perché quando la convivenza diventa sanguinolenta, meglio un divorzio. A Gaza, quando Israele si ritiro’ unilateralmente, gli insediamenti smantellati furono un problema solo per il governo, che dovette evacuare gli abitanti ebrei, dislocare i cimiteri e le sinagoghe e ricollocare chi era rimasto senza nulla. Non vedo perché dovrebbe andare diversamente nella West bank. Pero’ permettimi una annotazione a margine: tu commenti oggi questo articolo, oggi mentre Israele è investito da un’ondata di terrorismo che colpisce indistintamente e che si “motiva” con l’antico libello degli ebrei che vogliono distruggere Al Aqsa e commenti come se ai tuoi occhi l’unico ostacolo alla pace, o almeno il più importante, fossero gli insediamenti. Sinceramente, non ti sembra paradossale? Non ti sembra che uno degli ostacoli principali sia il terrorismo usato sempre nei momenti di crisi, come deterrente alla pace e per stornare l’attenzione dei palestinesi dai loro problemi interni? Hamas è ancora al 50% nel Governo di Unità. Non ha mai rinunciato a fare le scarpe a Abbas e levarselo di torno, assumendo il controllo della West Bank. Abbas, non eletto da nessuno e con il suo mandato provvisorio scaduto da sei anni, promette elezioni, poi cerca di farsi succedere il figlio, poi si rimangia la promessa, poi si preoccupa che il mondo occidentale si interessi troppo ai rifugiati siriani, soprattutto in termini economici, e trascuri la sua “causa”. Cavalca l’onda, dichiarando che “ogni goccia di sangue versato a Gerusalemme è benedetto”, mentre si litiga con Hamas la paternità degli attentati e mentre gli scissionisti di Gaza sparano missili tentando di creare un po’ di casino supplementare. Tu scrivi oggi questo, mentre i bambini di dodici anni sono spediti a accoltellare loro coetanei, vecchie e soldati, pagati (30 dollari un lancio di pietre, anche se molti lamentano i mancati pagamenti promessi) o infiammati dalla retorica del martirio, sono spediti al confine di Gaza e muoiono mentre cercano di ammazzare e a volte prima di morire ci riescono. Non sono ostacoli alla pace questi? Saluti anche a te.

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  1. A proposito delle cosiddette “colonie”: forse non tutti sanno che… | Focus On Israel

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