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Perché nessuno aiuta i Palestinesi contro Hamas?

novembre 17, 2013

Difficilmente capita di sentire una delle cosi’ dette Ong umanitarie, centinaia basate nella Striscia di Gaza e nei Territori a controllo Palestinese, alzare la voce contro una o entrambe le “amministrazioni” Palestinesi.

Molto attente a rilevare ogni minima scorrettezza, o presunta tale, dell’esercito israeliano, preferiscono non inimicarsi coloro nel territorio dei quali lavorano e risiedono. Comprensibile: come abbiamo visto, uno “sgarro” puo’ costare la vita. E’ quindi con soddisfazione che apprendiamo l’azione della Ong PCHR (Centro Palestinese per i diritti dell’Uomo), basata a Gaza, che ha denunciato un’ondata di arresti di oppositori al regime sanguinario di Hamas. L’associazione ha testimoniato di “torture e trattamenti degradanti” da parte dei miliziani nei confronti degli arrestati.

Il ministro degli Interni di Hamas, Fathi Hammad, ha ovviamente minimizzato l’importanza del movimento “Tamarrod” (ribellione), che dai social network aveva chiamato a manifestare lunedi’ a Gaza, contro il movimento islamista. L’appello non ha avuto seguito e Hammad l’ha qualificato come “bolla più fragile di quelle di sapone”.

In un comunicato, il PCHR si è detto “inquieto per la campagna di convocazioni e arresti, lanciata contro dozzine di persone, compresi membri di Fatah e bambini, nella Striscia di Gaza, nelle ultime settimane”. Secondo il comunicato, questa campagna si è intensificata “dopo l’appello di Tamarrod per l’11 novembre, data dell’anniversario della morte di Yasser Arafat”, fondatore di Fatah, rivale storico di Hamas.

Persone arrestate e poi rilasciate hanno testimoniato di “essere stati sottoposti a torture, compresi colpi di bastone su mani e piedi, percosse su tutto il corpo, di essere stati incatenati e di essere stati forzati a restare in piedi per delle ore.” Altri “sono stati costretti a firmare impegni a rispettare la legge, a non partecipare a manifestazioni ed a non farsi trovare in zone eventualmente interessate da scontri con la polizia”.

Intervistato dall’agenzia di stampa AFP, il porta parola del ministero degli Interni ha rifiutato di commentare. “Non c’è posto per i collaboratori, gli ipocriti e i ribelli”, ha dichiarato in un discorso davanti alle forze di sicurezza di Gaza.

Hamas si era felicitato lunedi’ sera per il “fallimento del sedicente Tamarrod Gaza che tentava di provocare il caos nella Striscia di Gaza, dove la vita segue il suo corso normale”.

Ispirato dal movimento egiziano Tamarrod che porto’ alla destituzione del presidente Morsi, i Gazawi hanno creato un loro proprio movimento e incitato alla mobilizzazione contro Hamas, definito “banda che opprime Gaza”.

Il gruppo di oppositori al regime ha una sua pagina Facebook “Tamarrod contro l’oppressione a Gaza”, seguita da più di 38000 lettori e non è affiliato a nessun partito. In un video messo on line su You Tube il 19 agosto, quattro uomini mascherati affermano di “non sopportare più di stare zitti” davanti “l’ingiustizia del regno di Hamas a Gaza”.

Il gruppo denuncia con vigore l’oppressione esercitata dai “Fratelli” di Hamas, costola dello storico movimento dei Fratelli Musulmani egiziani. Senza mezzi termini, il gruppo accusa Hamas di “uccidere, torturare, di essere corrotti, di dedicarsi ad ogni genere di traffici illeciti” in “nome della religione, della nazione e della resistenza”. Tamarrod annunciava che dall’11 novembre, Hamas non “avrebbe più governato”. “Siamo pronti a tutto meno che a utilizzare armi, perché siamo diversi da voi, non spianeremo le armi contro i nostri fratelli, vi affronteremo a petto nudo”.

Come abbiamo poi visto, la repressione di Hamas ha avuto la meglio: alla manifestazione, la popolazione impaurita non ha partecipato. Onore a questa associazione che ha diffuso la notizia, cercando forse di scuotere un’opinione pubblica ottusamente decisa a non vedere. Resta da chiedersi che cosa ci facciano a Gaza le altre centinaia di cooperanti, come ad esempio Rosa Schiano, che mai riportano notizie del genere.

QUI e QUI

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