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Il cane abbaia, la carovana passa

novembre 17, 2013

Il 25% circa della popolazione totale del Negev è formata da Beduini; circa 180.000 persone.

Il Dr. Thabet Abu-Ras, docente presso il Dipartimento di Geografia e Sviluppo Ambientale della Ben-Gurion University e sostenitore dei diritti dei Beduini, ne descrive cosi’ le radici storiche e le dispute per la terra nel Negev:

La maggior parte della terra del Naqab [ Negev ] è stata occupata da Beduini che l’avevano “ereditata” , senza alcuna traccia scritta di sorta . Nel 1858 , i turchi emanarono una legge che richiedeva che i nomi dei proprietari terrieri fossero registrati ufficialmente . C’erano cinque categorie di terreno nell’ Impero Ottomano : Mulk ( terreni di proprietà privata ), Miri, ( terreni di proprietà dello Stato, coltivabili ​​pagando una tassa una-tantum) , Mauqufa ( terra amministrata da organismi religiosi o di dotazione islamica) , Metruka ( terreni incolti ) , e Mawat (“terra morta”, inadatta alla coltivazione ) . La maggior parte della terra nel Negev è stata classificata come Mawat . I Beduini del Negev erano contrari alla creazione di una copia scritta di loro proprietà terriere , poiché così facendo si sarebbero resi sudditi di dominio straniero . Come tali, essi sarebbero stati tenuti a pagare le tasse e a servire nell’esercito ottomano .

Nel 1921 , il governo del Mandato britannico, emise un ordine di chiamata per i residenti del Negev, per registrare la loro terra . I Beduini , che avevano avuto una proroga di due mesi , non lo fecero e la terra che consideravano la loro rimase non registrata.

Attualmente, circa la metà della popolazione Beduina in Israele, vive in sette comuni, il resto in villaggi non riconosciuti. Mantengono il tasso di natalità più alto al mondo. Il tasso di criminalità è molto alto e cosi’ l’abuso di sostanze. 

Il 24 giugno 2013, il disegno di legge Prawer-Begin affronto’ la regolarizzazione degli insediamenti beduini nel Negev e quindi la controversa questione della regolarizzazione degli insediamenti illegali. La sostanza della legge include:

1. Riconoscere alcuni dei villaggi attualmente non riconosciuti che si trovano all’interno di una zona a nord-est di Beersheba, nota come il Siyag

2. Trasferimento di quasi 30.000 Beduini dai villaggi non riconosciuti situati al di fuori del Siyag e demolizione in sette comuni all’interno del Siyag

3.Risarcimento per i Beduini reinsediati, fino al 50% del valore originario della terra.

Insediamento Beduino illegale

La legge Prawer-Begin è stata redatta dopo che una commissione in merito alla formalizzazione degli insediamenti Beduini nel Negev, guidata dall’ex giudice della Corte Suprema Eliezer Goldberg, ha pubblicato un rapporto di “raccomandazioni”. Il Governo riteneva necessarie misure che permettessero alle comunità Beduine l’accesso a servizi quali strade, acqua, elettricità, mettendo le popolazioni sulla via della modernità.

Gli oppositori a questa legge includono ONG come Adalah – Il Centro Legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele, l’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI), Bimkom – Progettazione per la Pianificazione dei diritti e Rabbini per i Diritti Umani. Essi ritengono che questa sia una legge razzista che tratta i Beduini diversamente dagli altri cittadini israeliani e non riesce a riconoscere i legami storici e culturali tra le comunità  Beduine e la terra. E’ cosi’?

La legge Prawer-Begin ha lo scopo di riconoscere e “modernizzare” gli insediamenti attualmente non riconosciuti o, eventualmente, abbattere quelli inemendabili. Per anni, lo Stato ha cercato, e non è riuscito, di creare infrastrutture per i Beduini del Negev. Parte della popolazione si trasferì in città riconosciute come Rahat o Lakiya, ma gli insediamenti non riconosciuti e illegalmente costruiti hanno continuato a diffondersi in tutta l’area. Il governo ha cercato di demolire le costruzioni abusive, senza riuscire a risolvere il problema. L’unico modo che è sembrato percorribile è stato risolvere le controversie in corso, riguardanti la proprietà Beduina della terra. Non tutte le comunità Beduine, ovviamente, si oppongono al piano di “modernizzazione”. A Lakiya ad esempio, vicino la città di Be’er Sheva, sono in atto due progetti che vedono protagoniste le donne Beduine: “Desert Embroidery ” e “Desert Weaving “. Il Ministero del Turismo ha recentemente riconosciuto i progetti realizzati dalle donne Beduine della zona come siti turistici. Al momento, più di 250 donne vi sono impiegate.

Il progetto “Desert Embroidery ” permette alle donne Beduine di creare ricami tradizionali in casa, con motivi che attraversano la loro storia . Le donne tengono anche laboratori di ricamo e organizzano eventi per migliorare la conoscenza della tradizione Beduina .

Il “Desert Weaving” è un progetto unico al mondo. Le donne che ci lavorano tessono tappeti , eseguendo tutte le fasi sul posto, dalla filatura e tintura dei fili , all’intreccio , alla tessitura su telai tradizionali, alla finitura . La tradizione della tessitura è passata da madre in figlia . Sul posto si tengono anche giornate di divertimento , conferenze e workshop per gruppi e singoli .

Nel corso degli ultimi anni , c’è stato un costante aumento di attività turistiche in insediamenti Beduini nel deserto del Negev . Oltre ai progetti delle donne Beduine , a Beer- Sheva , Rahat e Kuseyfe si tengono mercati molto affollati da locali e turisti. Per il piano Prawer-Rabin il governo ha approvato 1,2 miliardi di NIS per il programma di sviluppo economico, il cui scopo principale è quello di promuovere l’occupazione tra le donne Beduine e i giovani. Il finanziamento è stato assegnato per lo sviluppo di zone industriali, la creazione di centri per l’impiego e la formazione professionale. Secondo il piano Prawer, le comunità Beduine saranno ampliate, alcune comunità non riconosciute saranno riconosciute e usufruiranno dei servizi pubblici e di infrastrutture rinnovate, nel quadro del piano di sviluppo del Distretto di Beer Sheva. La maggior parte dei residenti saranno assorbiti nel Consiglio regionale di Abu Basma e la natura delle comunità future, siano esse agricole, rurali, suburbane o urbane sarà decisa in piena collaborazione con i Beduini locali.

Ci sono diversi esempi di come il piano Prawer è stato attuato finora (giugno 2013): dopo una serie di complicati accordi con lo Stato, tutto il clan Beduino dei Tarabin si è trasferito in un sito espressamente costruito: il  Tirabin al-Sana. Allo stesso modo, il clan Beduino di al-‘Azazme ha partecipato alla progettazione di un nuovo quartiere, a ovest di Segev Shalom, in collaborazione con l’Autorità per la regolamentazione . Nel 2008, è stata inaugurata una stazione ferroviaria nei pressi della più grande città Beduina nel Negev, Rahat (Stazione Lehavim-Rahat), migliorando notevolmente la possibilità di spostamento.Dal 2009, gli autobus Galim sono operativi a ​​Rahat.

Ogni anno, tra il 5% -10% dei Beduini si arruola volontario nell’esercito israeliano. Circa 1.600 sono attualmente i militari in servizio attivo, i due terzi dei quali provenienti dal nord. 

Ismail Khaldi è il primo Beduino vice console dello Stato d’Israele. Khaldi è un forte sostenitore di Israele:

Sono un israeliano orgoglioso – insieme a molti altri israeliani non ebrei, come drusi, Bahai, Beduini, cristiani e musulmani, che vivono in una delle società più culturalmente diversificate e unica vera democrazia in Medio Oriente. Come l’America, la società israeliana è lungi dall’essere perfetta, ma cerchiamo di operare onestamente. Dalle opportunità educative, allo sviluppo economico, ai diritti delle donne e dei gay, alla libertà di parola e di riunione, le minoranze in Israele se la passano molto meglio che in qualsiasi altro paese del Medio Oriente.

Chi parla di “pulizia etnica”, di “deportazione” di “sradicamento” in merito al tentativo di miglioramento delle condizioni di vita dei Beduini in Israele è in malafede. Il problema è delicato e tocca tutti i nodi cruciali della convivenza tra popolazioni semi-nomadi e società moderne. Sono, con le dovute differenze, gli stessi problemi che l’Europa si trova ad affrontare con la sua popolazione Rom e Sinta. Chissà se chi pretende per i Beduini il diritto alla “vita ancestrale”, difende anche quelli che sono chiamati Zingari, con un certo disprezzo, in questo loro diritto.

From → Israele

7 commenti
  1. jupiter permalink

    Come i rom in italia. Infatti è noto che i rom vivevano da secoli in italia prima che i cattolici che poi diventeranno italiani cominciassero ad affluire in massa in italia e a pretendere sovranità a colpi di bombe negli hotel e di “milizie difensive”.

    • Ahahahaha, accidenti che spirito! Come i Rom in Italia che ci sono da secoli, hanno la loro propria lingua, le loro tradizioni e sono considerati stranieri. Non hanno bisogno di “bombe e milizie”, ci pensa già il pregiudizio.

      • jupiter permalink

        Dici che i rom italiani dovrebbero pretendere uno stato gitano dai monti alle isole come risarcimento delle persecuzioni subite?

      • Dico che i Rom italiani sono cittadini italiani. Che cosa poi dovrebbero pretendere oltre questo, sta solo ai diretti interessati. Qui ci si limitava a notare che quelli che si infervorano per il mantenimento della “cultura beduina”, cioè al loro diritto (che a volte diventa quasi un dovere) al nomadismo, forse sono gli stessi che invece trovano ovvio rinchiudere i Rom in campi nomadi recintati. Si era anche accennato alla difficoltà di convivenza armoniosa tra culture semi-nomadi e culture stanziali. Si è anche accennato al fatto che non tutti i beduini sono chiusi alla possibilità di modificare alcuni aspetti della loro cultura, come ad esempio vivere in appartamenti piuttosto che nelle tende o sfruttare a fini commerciali e divulgativi le loro attività artigianali tradizionali. Si era accennato al fatto che una parte consistente di beduini ha collaborato al miglioramento della propria situazione (scuole, strade, acqua, energia elettrica) e una piccola parte vi si oppone. Tutti i tuoi commenti aggiuntivi, dalle “bombe negli hotel” (!!! farai mica confusione?) alle “milizie difensive (eh?) al “dovrebbero pretendere” mi sembrano non solo fuori luogo, ma parecchio incoerenti e incomprensibili. vedi un po’ tu.

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