Skip to content

Artè ci informa: gli Ebrei sono Arabi come gli altri

novembre 13, 2013

« Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo niente. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»

(Gen. 11, 1-9)

Il nazismo, precursore dell’odierno complottismo

Viviamo nell’epoca delle parole, siamo sommersi da parole, le parole hanno perso e perdono continuamente qualsiasi senso. Utilizziamo parole, nomi, termini senza farci più caso: non c’è tempo per analizzare cio’ che diciamo. Lo diciamo e basta, dando per scontata l’esistenza di un lessico comune, universale che riesca a far comprendere cio’ che intendiamo dire, cio’ che pensiamo. La confusione che ne deriva rende le parole, i segni, le “categorie” strumenti della manipolazione politica, “oggetti” che perdono la loro vita propria per diventare semplici servitori.

Il termine “antisemitismo” nacque nel 1879, a Berlino, da Wilhelm Marr, comunista, anarchico ma soprattutto convinto nazionalista. Il movimento del Burschenschaft si opponeva alla partecipazione degli ebrei ma concedeva la possibilità che la minoranza ebraica (e le altre) partecipasse allo Stato tedesco, a patto di abbandonare tutti i segni distintivi di appartenenza etnica e religiosa e di essere assimilata completamente nel Volk tedesco. Marr uso’ il termine nel suo “La strada verso la vittoria del Germanismo sul Giudaismo, da una prospettiva aconfessionale“, come eufemismo di Judenhass («odio degli ebrei»). Ovviamente commise l’errore di utilizzare un termine che sarebbe potuto essere riferito anche ad altri popoli considerati “semiti”, mentre intendeva solo ed esclusivamente utilizzarlo per il popolo ebraico.

Propaganda nazista

Shmuel Trigano si pone il problema da anni. Come chiamare correttamente l’odio per gli Ebrei e come spiegarlo. All’ambiguo termine “antisemitismo”, Trigano preferisce quello di Giudeofobia, anche se in genere (almeno in Italia) il termine indica piuttosto la rottura e l’ostilità della Cristianità nei confronti degli Ebrei. E, dice Trigano, se la giudeofobia indica l’insieme delle persecuzioni subite dal popolo Ebraico, i loro carnefici sarebbero impropriamente chiamati antisemiti, poiché i loro atti non si rivolgono contro i “semiti” in generale, ma solo contro gli Ebrei. Che cosa caratterizza gli “antisemiti”? Le loro credenze, le loro percezioni e i loro atti. Il loro “antisemitismo” si identifica a diversi livelli: con i pregiudizi e gli stereotipi; con modi di vita (collettivi o individuali); con funzionamenti istituzionali; nella qualità del pensiero; nelle ideologie e nella visione del mondo. Fra gli “antisemiti” poi, dobbiamo distinguere gli ideologi, gli organizzatori e gli esecutori degli atti di violenza. E poi i testimoni, che con la loro presenza inattiva rendono possibile l’esecuzione di tali atti.

Le violenze “antisemite” possono prendere la forma dell’aggressione fisica o della segregazione, passare dalle minacce alle ingiurie, alle aggressioni omicide: l’esclusione simbolica, tra l’ingiuria e la minaccia. Trigano distingue diversi modi di “far violenza”: quella fisica, ovviamente, ma anche quella simbolica, la coercizione sociale.  La stigmatizzazione permanente, la conversione o assimilazione forzata, la discriminazione, la segregazione o separazione forzata, l’espulsione di massa, gli attentati, i pogrom, lo sterminio di massa, la Shoah.

Minacce e ingiurie basate su pregiudizi e stereotipi, accompagnano tutta la storia delle violenze anti ebraiche: “gli Ebrei sono avidi, rapaci, sono un “clan”, sono sovversivi”. Per quanto concerne la teorizzazione delle violenze, le rappresentazioni di ordine teologico (deicidi, assassini rituali, profanatori), prendono – nel periodo moderno – la forma di costruzioni ideologiche o di una visione del mondo incentrata su determinate accuse: parassitismo sociale, cosmopolitismo, cospirazione per la dominazione del mondo.

La doppia funzione attesa da queste costruzioni è da un lato legittimare e razionalizzare le violenze anti ebraiche, dall’altro mobilizzare le masse, stimolando l’odio e la paura nei confronti di un popolo considerato “straniero” per natura inassimilabile e intrinsecamente ostile e corruttore. Cio’ che caratterizza, seppur interpretata nel tempo in maniera variabile, “l’ossatura” delle accuse al popolo Ebraico è “l’odio per il genere umano”. Nell’antichità interpretata come espressione di esclusivismo, poi di xenofobia, di etnocentrismo (stanno tra di loro, ci disprezzano e ci odiano), accompagnata dalla volontà di “dominazione” (l’imperialismo ebraico), “l’odio per il genere umano” è rivalutato e riattualizzato dalla propaganda anti sionista degli ultimi trent’anni del XX° secolo, quando il sionismo sarà condannato come “forma di razzismo e di discriminazione razziale”, come citava la Risoluzione 370 adottata dall’Onu il 10 novembre 1975 e abrogata poi il 16 dicembre 1991.

Cosi’ è nel nome dell’antirazzismo che si perpetua, ormai, lo stereotipo dell’Ebreo razzista, del sionista, aggiunta moderna all’elenco delle demonizzazioni tradizionali.

Il XIX° secolo, il “secolo dei Lumi”, il “secolo del Progresso” fu anche quello dell’emancipazione degli Ebrei, in un contesto nel quale trionfava il principio nazionalista che imponeva una “omogeneità” che escludeva i “particolarismi”. Gli Ebrei si trovarono davanti alla scelta: o assimilarsi completamente, cessando di essere Ebrei, fondandosi senza riserve sulla nazione di accoglienza o lasciare il territorio nazionale, pena accettare la discriminazione e l’esclusione sociale. Il principio razzista poi, trasformando gli Ebrei in una “razza ” pericolosa, impediva di rispondere nello stesso tempo a assimilazione e separazione. In questa situazione difficile, un certo numero di Ebrei europei videro nel nazionalismo ebraico, il sionismo, la soluzione che poteva permettere di sfuggire l’alternativa assimilazione/espulsione. Ma, paradossalmente, allorché il progetto sionista fu portato a termine e la creazione dello Stato di Israele fu un fatto, tutti gli antichi stereotipi anti ebraici riaffiorarono con rinnovata virulenza. Israele è il nuovo “pericolo ebraico”.

In Francia è in atto una grande campagna pubblicitaria ed ideologica allo stesso tempo. Il tema sono gli Ebrei sefarditi o meglio, come vengono designati, “gli Arabi ebrei”! Quattro episodi trasmessi dall’emittente Artè, lanciati con un massimo di pubblicità, dal titolo: Ebrei e musulmani: cosi’ vicini cosi’ lontani. Il film vorrebbe essere la messa in scena di un libro “Storia delle relazioni tra Ebrei e Musulmani: dalle origini ad oggi” di Abdelwahab Meddeb e Benjamin Stora, lavoro pubblicato in simultanea in America ed Europa.

Il progetto del film è chiaro: accostare Ebrei e Arabi in opposizione all’ostilità di un Terzo multiforme: l’Europa cristiana, l’Occidente, gli Ebrei occidentali, accusati di aver “de-solidarizzato” gli Ebrei dai loro “fratelli” arabi. Ed ovviamente, in contrapposizione ai sionisti ed allo Stato di israele. Per ottenere questo scopo, il film cancella completamente la memoria e la voce degli Ebrei del mondo arabo e riscrive la loro storia in modo etnocentrista e paternalista, la famosa “tolleranza”. Gli “esperti” intervistati sono per buona parte degli anti sionisti dichiarati. Anche la voce degli Arabi è stata “normalizzata” scegliendo gli “esperti” tra quelli Arabi che vivono in Europa o in America ma non in Medio Oriente né in Africa del Nord. Alcuni, ad esempio, sono Indiani o Pakistani, lontani le mille miglia da un’esperienza Medio orientale. Tali testimoni evidentemente sono impiegati per difendere la loro immagine in un Occidente che si confronta con la Jihad mondiale; esperienza completamente diversa da quella dei loro correligionari medio orientali che ogni giorno fanno udire in Francia e in Europa le loro voci ostili agli Ebrei, attraverso le televisioni satellitari.

Propaganda antisemita di Hamas

L’argomento centrale è l’inesistenza dell’antisemitismo nel mondo arabo, tara occidentale “importata” dalla dominazione coloniale e favorita dalla “invasione” della Palestina, mentre il nazionalismo arabo contava, secondo il film, anche Ebrei nelle sue fila di sostenitori. Quindi l’idea è che i musulmani siano stati vittime degli Ebrei (emancipazione degli Ebrei di Algeria) e delle manovre dell’Occidente. Il sionismo è trattato come inesistente nella religione e nel messianesimo ebraico e quindi non corrispondente affatto agli “Arabi ebrei”. Cio’ che è chiamato “pogrom” in Occidente – nel film ci viene spiegato – non è considerato tale nei Paesi arabi: conflitti inter-etnici, inter-tribali, risalenti ai tempi di Muhammed, questo sono. I pogrom nella Palestina del Mandato Britannico, nel 1929, sono “nazionalisti”: colpa degli Ebrei occidentali averli assimilati con i pogrom della Russia zarista. Michel Abitbol conferma, parlando di “razzismo ashkenazi” nei confronti degli Arabi ebrei. I pogrom scatenati dal mufti’ di Gerusalemme, poi divenuto dignitario del Terzo Reich, sono presentati come la più “grande rivolta anti coloniale” che sia mai esistita nell’Impero britannico. La condizione dei dhimmi è definita “accordo con i conquistatori”.

La politica anti ebraica dell’Islam delle origini è trattata come “reazione all’inimicizia tribale”, “naturale” all’epoca, il pogrom di Cordova (4000 morti) addossato a “fanatici” ma non all’Islam, l’antisemitismo contemporaneo reazione al colonialismo ed all’invasione ebraica della Palestina: colpa del sionismo. Chi sono gli Ebrei trattati nel film? “Gli Ebrei sono Arabi come gli altri” questo l’assunto, confermato da un professore dell’Università ebraica che afferma: “gli Ebrei sono Arabi di religione ebraica”.  « Arabo » designa un’origine etnica; « musulmano», una religione praticata anche da non-Arabi, come i Turchi o gli Indiani. Che il Corano sia in arabo in effetti accomunerebbe l’Islam all'”arabità”. « Arabo » puo’ anche designare una causa politica ed ideologica (il panarabismo dei nazionalisti arabi). Questa manipolazione terminologica implica un’affermazione conseguente: non esiste popolo ebraico. Ci sono Arabi ebrei da una parte e Ashkenaziti occidentali, sionisti, dall’altra che sono venuti a turbare la tolleranza, la simbiosi e l’universalismo dell’Islam.

Chi ha pagato la serie televisiva? « l’Alliance des civilisations », cioè l’Organizzazione della cooperazione islamica; l’Agence Nationale pour la Cohésion Sociale et l’Egalité des chances (ACSE-images de la diversité) che si batte per “migliorare le immagini stereotipate delle quali possono essere vittime gli abitanti delle banlieus”. E le regioni francesi: Bretagne, Ile-de-France, Nord Pas de Calais… Il film, in effetti, mira alla Francia. La scena finale si svolge su un métro parigino dove sono seduti, fianco a fianco, una Algerina e un Ebreo ch si ignorano, con un sottofondo di commento che li invita a riconoscersi al di là delle loro “prigioni identitarie”, loro, gli indigeni, che i coloni francesi avevano diviso e separato. Questa prigione chiusa da una parte dal “nazionalismo arabo” e dall’altra dal “sionismo”: due “prigioni identitarie”!

Arabia Saudita

Scegliendo come esempi gli Ebrei di Algeria, questa argomentazione di una violenza infinita, ricorda ai nuovi cittadini Francesi di origine algerina che ora loro sono tanto francesi quanto gli “Ebrei d’Algeria”, come a mostrar loro che non ci sono preferenze per gli Ebrei. Per farlo, 144 anni di storia sono annullati. Gli Ebrei d’Algeria diventano cosi’ altrettanto “immigrati” che gli Algerini… e’ una forma di de-nazionalizzazione.

« La mia lingua è incollata al mio palato. Tu mi stendi su polvere di morte. Potrei contare tutte le mie ossa,  essi mi disprezzano e si allontanano dalla mia vista… si spartiscono i miei abiti, tirano a sorte le mie vesti  »

Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: