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Due miliardi a Abbas in quattro anni. Ora la UE si interroga

ottobre 14, 2013

Che per chiunque sia stato a capo della leadership Palestinese il “conflitto” sia stato e sia tuttora un buon affare, è innegabile. La morte di Arafat, per esempio, scateno’ una vera e propria “caccia al tesoro” , accuratamente nascosto nei recessi sicuri e segreti delle banche svizzere.

Al sesto posto nella lista dei “più ricchi re, regine e despoti”, con una fortuna stimata in almeno 300 milioni dollari dalla rivista Forbes nel 2003, Arafat non credette necessario rendere noto lo stato  del suo patrimonio, accumulato in anni e anni di “aiuti” mondiali e affarucci di vario genere.

Che fatica quella ricerca! Un miliardo di dollari, passate dalle tasche di cittadini – spesso ignari –  di tutto il mondo, nelle tasche capienti del leader maximo. Ma dove finirono? Di sicuro c’è che non furono utilizzati in favore del popolo Palestinese, quel “popolo martire” per il quale si sono sprecati fiumi d’inchiostro ma del quale in definitiva non importa nulla a nessuno. “Abbiamo dato, che se la vedano loro”. E infatti Arafat penso’ bene che posto migliore delle sue tasche, quei soldi non potevano trovare. Un investimento accorto qui, un altro là e il capitale cresce, al riparo di occhi indiscreti, nei caveau delle banche elvetiche. Una fabbrica per l’imbottigliamento della Coca-Cola a Ramallah, buono. Una società tunisina di telefonia mobile, yes good! Fondi in joint- ventures americane e nelle Isole Cayman. Nessun controllo, nessuna pretesa, nessuna richiesta di “pezze d’appoggio”. Che diamine! Soffrono già cosi’ tanto i Palestinesi sotto l’occupazione sionista! Mica vorremo disturbarli anche con queste quisquilie! Fu Salam Fayyad che rivelo’ la maggior parte dei business di Arafat e della sua “amministrazione”.

La solfa è stata sempre quella: “Abbiamo bisogno di soldi per pagare i funzionari delle pubbliche amministrazioni”, cosi’ postulava Arafat quando batteva cassa e cosi’ continua Abbas. E’ una tecnica sperimentata, perché lasciarla?

Soldi rubati al mondo, ma soprattutto ai palestinesi. Monopolio delle materie prime, come farina e cemento, utilizzate come “premio” da far arrivare ai fedelissimi, come ogni mafia che si rispetti. Lo scandalo della General Petroleum Corporation, benzina acquistata a Israele e “allungata” con kerosene che faceva incassare bei dollaroni a Arafat ma derubava i palestinesi e spaccava i motori delle loro automobili. Fayyad porto’ alla luce il furto con raggiro e i palestinesi pagarono la loro benzina il 20% in meno. Mohammed Rachid, ex consigliere economico di Arafat, vista la brutta parata fuggi’ all’estero e collaboro’ (almeno questo diceva) alle indagini di Fayyad.

Poi Fayyad, che riusci’ a traghettarsi, alla morte di Arafat, nel governo Abbas e fu nominato da questo (in un momento di fortissima crisi con Hamas) a dirigere l’esecutivo d’emergenza, unico o raro personaggio che non si macchio’ mai le mani di sangue, stimato dal popolo – grato di aver rivelato la corruzione di Fatah al mondo – e dall’Occidente (fu lui a proporre che gli “aiuti” non fossero più versati cash) fu costretto a dimissionare nel 2013. Fine della “trasparenza” o perlomeno del percorso in quella direzione. Un occhiuto in meno.

Fine del piccolo riassunto. E ora? Ora la Comunità Europa si è accorta (eh ci vuole il suo tempo) che almeno due miliardi di euro sono stati inghiottiti dall’Amministrazione palestinese, tra il 2008 e il 2012. Le Commissioni di controllo della UE hanno inviato loro relatori a Gerusalemme, Gaza e Ramallah per verificare che fine avessero fatto quel bel mucchietto di soldi. Che cosa hanno trovato? Investimenti in favore dei Palestinesi? Infrastrutture? Misure di contrasto alla povertà e alla disoccupazione? Oh NO! “Gravi lacune“, cosi’ si sono espressi. “Alto rischio che i fondi finiscano nei canali della corruzione”. Eh si’, alto rischio… Quando piove, per esempio, i Palestinesi si possono solo augurare che l’IDF intervenga a salvarli dalle loro auto intrappolate dalle acque e dalle loro case allagate. Non esistono fogne a Ramallah? Non se ne è preoccupato Abbas? Nelle scuole, i soldi destinati ai libri di testo sono impiegati in volumetti che si preoccupano, più che contribuire alla formazione degli scolari, ad istigare l’odio per i loro vicini. Invece di combattere la disoccupazione e aggiornare salari e assistenza, l’amministrazione palestinese si preoccupa di pagare stipendi ai terroristi rinchiusi nelle carceri israeliane.

E l’impero di Abbas, come già fu quello di Arafat, cresce, cresce, cresce… L’Unione Europea si scuote dal suo torpore (che mantiene solo quando si tratta di coprire le magagne delle amministrazioni palestinesi) e si interroga: allora c’è davvero corruzione nei “Territori occupati?” Scrive Khaled Abou Toameh, un giornalista palestinese:  La moglie di un funzionario dell’Amministrazione palestinese ha speso 20.000 dollari per un trattamento dentistico a Tel Aviv, mentre non c’è di certo carenza di dentisti a Ramallah, Nablus o Bethlehem. E si chiede retoricamente il perché.

11 commenti
  1. L’ha ribloggato su Scelti per voie ha commentato:
    Quando un popolo è “povero”, la responsabilità è quasi sempr del suo governo.

  2. laura permalink

    ma quanto ci costa il terrorismo palestinese?
    Sono decenni che manteniamo una popolazione(perché chiamarli Popolo è un’enormità) inutile a se stessa ed alloa società civile, che non ha il coraggiuo di ribellarsi ad una leadership affamatrice capace solo di chiedere e rovesciare odio sugli altri.
    Come gettare miliardi nella pattumiera, pur di non temere il terrorismo di questa GENTAGLIA.
    L’Europa ha paura? bene, si allei davvero con Israele e la piaga sarà curata in meno di un anno.

    • mah, non sono affatto d’accordo che si possa giudicare un popolo (ma nemmeno una popolazione) “inutile”. prima di tutto perché cos’è che dovrebbe fare “utile” invece? Non so, mi vengono in mente esempi banali, ma l’Olanda ti è “utile”? In cosa? Poi perché prima di poter definire “utile” o “disutile” un popolo (o popolazione) bisognerebbe essere più che certi di conoscerne – e a fondo – tutto, dai progetti a cio’ che effettivamente c’è in atto. E non è cosi’, visto che nessuno si prende la briga di diffonderli. Ti invito, a questo proposito, a leggere l’articolo sui progetti avviati con Israele https://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2013/10/19/il-mondo-fantastico-dei-boicottatori/
      Poi, punto non meno importante, perché i soldi tuoi e di tanti altri, 99,9% non finiscono nelle tasche del popolo (o popolazione) ma in quelle dei mafiosi che fingono di governarli. Sul “non ha il coraggio di ribellarsi ad una leadership affamatrice” vale un po’ la stessa cosa che dicevo rispetto ai progetti: sicura di sapere tutto quello che avviene nei Territori e a Gaza, tentativi di ribellione compresi? Non dovrebbe essere compito, la denuncia dei soprusi, delle centinaia di Ong (anche quelle pagate con i soldi tuoi) che sono accampate da decenni nei Territori e a Gaza? I paragoni sono sempre un po’ surreali, ma ti ricordo che l’Italia ci mise vent’anni a ribellarsi alla sua dittatura (non meno sanguinaria di queste) e ebbe bisogno per farlo, di alleati forti. Non so se serve analizzare cosi’ la questione, con pressapochismo e disprezzo. Secondo me no. E non c’è bisogno di pencolare tra l’immagine del “popolo martire” e della “GENTAGLIA”. Magari un po’ più di equilibrio aiuterebbe a capire e farsi venire anche delle idee.

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