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“Oh Signore, sostituisci noi agli Ebrei!”

ottobre 4, 2013

Che la politica della Santa Sede non sia mai stata propensa a tutelare le ragioni di Israele, è cosa nota. Basti pensare al tardivo e, in un certo senso, “obbligato”, riconoscimento di Israele da parte del Vaticano, avvenuto solo nel 1993, cioè dopo ben 45 anni dalla proclamazione dello Stato!

Quando Israele nacque, il Vaticano – rimasto in silenzio fino a quel momento – ruppe il riserbo, tramite il suo organo ufficiale, l’Osservatore Romano, che scrisse stizzito:

“La Terra Santa e i suoi luoghi santi appartengono al Cristianesimo, il Vero Israele”.

Da allora è stato tutto un susseguirsi di “bracci di ferro” più o meno garbati, di Sinodi avvelenati, di appoggio irrazionale (all’apparenza) e incondizionato alla narrazione palestinese. Gerusalemme è stata sempre l’oggetto del contendere, la “città che siede solitaria“, il cuore stesso di Israele:

“La cosa peggiore, dal punto di vista cattolico, è che Gerusalemme finisca sotto il controllo ebraico”, ebbe a dire Sir Alan Cunningham, l’ultimo dei commissari britannici in Palestina, nel 1947. E dello stesso avviso sembra essere stato il Vaticano finora.  Cosi’ nel ’48, il Vaticano chiari’ che:

“Il sionismo moderno non è il vero erede dell’Israele biblico ma uno stato laico. La Terra Santa e i suoi luoghi santi appartengono al Cristianesimo, il Vero Israele.»

Il riconoscimento dello Stato di Israele avvenne solo a seguito dell’Accordo con la Santa Sede per il raggiungimento della definizione dello status giuridico delle istituzioni ecclesiastiche in Terrasanta e delle relative esenzioni fiscali. Accordo che, andando per le lunghe, provoco’l’attacco sferzante di monsignor Pietro Sambi, rappresentante di Benedetto XVI presso l’amministrazione Bush, ambasciatore in Israele.

Fu nell’ambito delle possibili alleanze che Arafat si reco’ nel 2000 da Giovanni Paolo II; sul Corriere della Sera del 15 febbraio 2000, l’incipit e la chiusa di un articolo a firma di Luigi Accattoli ne tracciano l’affresco storico:

“Yasser Arafat viene oggi a Roma, incontra Carlo Azeglio Ciampi e Massimo D’Alema e va per la nona volta in Vaticano: lì assisterà alla firma di un importante «accordo» tra l’Autorità palestinese (di cui è presidente) e la Santa Sede, che dovrebbe avere – nei confronti del mondo palestinese – lo stesso rilievo che ebbe l’accordo del 30 dicembre 1993 con Israele. […] «Non era necessario che Arafat venisse a Roma per la firma dell’accordo», dicono ancora in Vaticano. È Arafat che ha chiesto di vedere il Papa in questa occasione e Giovanni Paolo II ha accettato di riceverlo «come fa sempre volentieri». Secondo fonti palestinesi, l’accordo conterrebbe anche una clausola su Gerusalemme, nella quale il Vaticano si impegnerebbe a «non riconoscere» eventuali «decisioni unilaterali» di Israele su «Gerusalemme orientale».

Ed è un susseguirsi di dichiarazioni e Sinodi sempre più apertamente sbilanciati; il gesuita Samir Khalil Samir, che oggi è il più ascoltato consigliere vaticano per il Medioriente, può tranquillamente dire, nel preparare il viaggio di Benedetto XVI, che:

“il problema [israelo-palestinese] risale alla creazione dello stato d’Israele e alla spartizione della Palestina nel 1948, decisa dalle grandi potenze senza tener conto delle popolazioni presenti in Terra Santa. È questa la causa reale di tutte le guerre che ne sono seguite. Per porre rimedio a una grave ingiustizia commessa in Europa contro un terzo della popolazione ebraica mondiale, la stessa Europa, appoggiata dalle altre nazioni più potenti, ha deciso e ha commesso una nuova ingiustizia contro la popolazione palestinese, innocente rispetto al martirio degli ebrei”.

Il messaggio finale del Sinodo dei Vescovi nel Medio Oriente, invoca nel paragrafo 11 l la pace nel Medio Oriente con queste parole:

«Abbiamo avuto coscienza dell’impatto del conflitto israelo-palestinese su tutta la regione, soprattutto sul popolo palestinese che soffre le conseguenze dell’occupazione israeliana: la mancanza di libertà di movimento, il muro di separazione e le barriere militari, i prigionieri politici, la demolizione delle case, la perturbazione della vita economica e sociale e le migliaia di rifugiati. Abbiamo riflettuto sulla sofferenza e l’insicurezza nelle quali vivono gli Israeliani. Abbiamo meditato sulla situazione di Gerusalemme, la Città Santa»

Nei confronti di Hamas e della sua ostentata “missione” di cancellare lo Stato ebraico dalla faccia della terra, Hamas avamposto delle mire egemoniche dell’Iran nel vicino oriente, Hamas alleato di Hezbollah e della Siria, le autorità vaticane non hanno mai acceso l’allarme rosso. Non hanno mai mostrato di giudicare Hamas un rischio mortale per Israele, un ostacolo alla nascita di uno Stato Palestinese, oltre che un incubo per i regimi arabi dell’area, dall’Egitto alla Giordania all’Arabia Saudita.

I motivi di disaccordo con Israele non si limitano all’aspetto puramente simbolico e sacro della città Santa a tre religioni, ma toccano anche interessi molto più terreni, come gli introiti derivanti dai pellegrinaggi. Cosi’ si espresse Don Nandino Capovilla, Pax Christi, in merito all’accordo tra la compagnia aerea israeliana El Al e l’organismo incaricato dei pellegrinaggi ( a prezzi stracciati) in “Terra Santa”:

“Roma, 27 gennaio 2012. Un’altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all’apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili. Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell’impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l’appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.

Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra Santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l’accordo prevede che circa 2.000 malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell’occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna”. (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta) (…) Chi avrà il coraggio di dire loro che, acquistando il volo El Al e soprattutto accogliendone acriticamente tutto l’apparato di contorno, i gadget, le informazioni delle guide adeguatamente istruite, le cartine ‘a senso unico’, non solo contribuiranno a mettere a tacere crimini inenarrabili, ma non potranno ascoltare quel grido di dolore che ci raggiunge dai fratelli di fede della Terra santa? (…)”

“L’aspetto più raccapricciante dell’accordo, poi, è che tutti i pellegrini dell’Unitalsi, attraverso il gesto di donare e piantare un alberello, contribuiranno alla decennale opera di devastazione della terra palestinese e della distruzione di centinaia di villaggi. Nello stesso accordo compare infatti la famosa organizzazione “sionista verde” KKL, Keren Kayameth El-Israel, il Fondo Nazionale Ebraico, creato nel 1901 per comprare e sviluppare terra nella Palestina ottomana, poi divenuto un ente no-profit dell’Organizzazione Sionista Mondiale con poteri para-statali, che anche oggi non esita a dichiarare di “lavorare per la colonizzazione di Israele”. Pax Christi Italia, Campagna Ponti e non muri, 2 febbraio 2012 ”

Non male eh? Sembra di leggere Electronic Intifada!

Cosi’ come alcune dichiarazioni dei Vescovi in “Terra Santa” contenute nel documento “The Kairos Palestine Document” non si discostano poi molto da quelle di gruppi islamisti:

“La paura e la sicurezza sono un pretesto per l’aggressione: Chiediamo a Israele di rinunciare alla sua ingiustizia verso di noi, per non distorcere la verità della realtà dell’occupazione facendo finta che si tratti di una battaglia contro il terrorismo. Le radici del terrorismo sono nell’essere umano. Nell’ingiustizia commessa e nel male dell’occupazione.”

Quindi, Israele non descritto come unica forza in Medio Oriente in grado di difendere e proteggere la cristianità ma, al contrario, Stato ingiusto e oppressore verso i Cristiani.

Ed oggi? Il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC), l’organizzazione ecumenica che rappresenta 590 milioni di cristiani nel mondo, si appresta a sponsorizzare un evento che sostiene la spartizione e l’islamizzazione di Gerusalemme. E’ iniziata il 22 settembre la Settimana Mondiale per la Pace in Palestina e Israele. Ecco il programma:

« Settimana annuale di preghiera, di formazione e sostegno. Si invitano i partecipanti ad adoperarsi per mettere fine all’occupazione illegale della Palestina, affinché Palestinesi e Israeliani possano vivere in pace. Da più di 64 anni la spartizione della Palestina si è trasformata in un incubo permanente per i Palestinesi. Da più di  45 anni l’occupazione di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e di Gaza ha azzerato la visione pacifica di un paese per due popoli . »

Che questo revisionismo storico lo pratichino gruppi islamisti, ovviamente interessati a liquidare lo scomodissimo Stato Ebraico, lo si puo’ facilmente comprendere; ma che sia la Chiesa a farlo suo? Con che faccia tosta la Chiesa parla di “occupazione”? Qual era lo Stato “occupato”? Come si chiamava? E se Gerusalemme Est è stata “occupata” da Israele, l’occupazione da parte della Giordania che nome avrà avuto? E quella egiziana di Gaza?

A che cosa mira questa volta l’attacco “santo”? A cancellare la presenza di israele nei Luoghi detti Santi, alla collaborazione tra autorità islamiche e Custodi del Santo Sepolcro, escludendo gli Ebrei dal Monte del Tempio. Perché? Perché si fanno affari con quelli più facilmente disposti a trattare.

Due anni fa, lo stesso Consiglio Mondiale delle Chiese organizzo’ quattro giorni di conferenze, nella città greca di Volos. Ci presero parte luterani americani, cattolici protestanti di Bethlehem e di Nazareth, cristiani ortodossi greci e russi, relatori libanesi ed egiziani. La conferenza stabili’ che lo Stato di Israele è un “peccato e una forza d’occupazione” ed accuso’ gli Israeliani di disumanizzare i Palestinesi, insistendo sull’erroneità di considerare quindi gli Ebrei “popolo eletto”.

Definendo la “resistenza” un “dovere” di tutti i cristiani, i partecipanti scelsero di ignorare completamente la specificità di Israele Stato Ebraico, condannando la presenza ebraica in Giudea Samaria che descrissero come regione a prevalenza cristiana e musulmana, con alcuni (forse) Ebrei.  Non è niente di nuovo, la “teologia della sostituzione” da lungo tempo propone la Chiesa come il “vero Israele” e gli Ebrei i corrotti occupatori che ne hanno preso il posto. Certo, con i secoli difficilmente gli Ebrei avrebbero potuto continuare a essere rappresentati come diavoli con la coda. Ma modernizzando il linguaggio, ben volentieri passa il messaggio di “entità sionista occupante”, novello Satana che si nutre dei legittimi proprietari di “Terra Santa”.

La settimana scorsa, Vincent Nichols,arcivescovo di  Westminster e Primate della Chiesa Cattolica di Inghilterra e del Galles ha evocato lo Stato di Palestina:

« Chi ha visto la barriera di protezione che divide gran parte della Terra Santa e separa la gente dalla loro terra e dai mezzi di sussistenza, chi ha sentito la paura e l’insicurezza che affliggono questo paese, chi ha visto il contrasto tra abbondanza, da una parte, e mancanza stessa di una fonte sicura di approvigionamento d’acqua dall’altra, quello non puo’ avere alcun dubbio in merito all’importanza di trovare il cammino verso la pace, il più rapidamente possibile. »

E Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, a Roma per la Conferenza dei Vescovi latini delle Regioni Arabe si esprimeva in termini di « occupazione, barriere e check-points ».

E poi i libretti di preghiere, come da tradizione. Anche il Consiglio Mondiale delle Chiese ne ha redatto uno. Incaricati, il Rev. Hosam Naoum (Chiesa Anglicana), il Rev.Ashraf Tannous (Chiesa Luterana di Giordania e Terra Santa), il Dr. Charlie Abu Sa’da ( Chiesa Cattolica Melkita), il Comitato della Giornata Mondiale della Preghiera in Palestina, diretto da Aida Haddad, e Nora Karmi (Kairos, Palestine). Un esempio:

« Oh Signore, vieni a vedere le sofferenze e il dolore delle famiglie in lutto, i corpi torturati e  sfigurati dei loro cari. Vieni a condividere la pena delle famiglie alle quali è impedito di sotterrare i propri morti, a causa del muro».

Nel libretto religioso del Consiglio si legge:

« Per quelli che non attribuiscono alcun valore alla vita, per quelli che proteggono i loro propri interessi a detrimento delle sofferenze altrui, preghiamo affinché si pentano e perché la loro vita vada verso la virtù e la giustizia ».

Bello no? Sembra la versione riattualizzata della preghiera per i “perfidi giudei”! Come la potremmo chiamare? La “Teologia dell’Odio”?

Grazie a Desinfos, Terre d’Israel e Sionismo, Istruzioni per l’uso

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11 commenti
  1. ceres permalink

    Vedi un po’ che perfino il vaticano a volte ne imbrocca una giusta. Per inciso, le parole di samir kalil samir sono sacrosante. A meno che… i palestinesi non fossero stati consultati dalla società delle nazioni. Furono consultati vero? È impossibile che la decisione di dividere la palestina fu presa senza consultare gli abitanti della palestina? Ma no, non è possibile, altrimenti israele non avrebbe alcuna legittimità.
    Ah aspetta, ma i palestinesi non esistevano! La palestina era vuota, lo dicevano anche i sionisti che farneticavano di una terra senza popolo. Ah, allora tutto ok.

    • Ti piacciono eh? ma sai che ci avrei giurato? certo! tutte le parole di chi revisiona la storia sono accettabili per quelli come te. Ma cero che NON furono consultati! Mica c’era il Mufti’ che li rappresentava no? Sai quel Mufti Hajj Amin cosi’ amico di Hitler, quello che si macchio’ del Porrajmos degli zingari in Yugoslavia, quello che certamente a te piace molto! Oh no! Non c’era vero? Ah ok! Qui di vuota c’è solo la tua triste retorica. Ah ti va bene cosi’? Ah allora tutto ok

      • Guarda un po’ chi si erano scelti i palestinesi come rappresentante, di’ la verità, glielo avresti invidiato eh? 🙂 http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/History/muftihit.html
        http://www.fantompowa.net/Flame/yugoslavia_collaboration.htm

      • cyrus permalink

        È ovvio che il mufti cercasse sponde coi nazisti, dove li trovava altri che combattessero in un colpo solo inglesi ed ebrei? Si era in piena attuazione del piano sionista, nel caso non lo sapessi. Pensa, oggi si dice che israele e arabia saudita collaborino a livello d’intelligence in chiave anti iraniana. Ho preso appositamente una situazione limite per dire che il principio del nemico del mio nemico che è mio amico vale da quando si combatteva con le clave.
        Cmq mi incuriosisce la storia del parere dei palestinesi. Dici che fu loro chiesto se fossero d’accordo sulla spartizione. E cosa risposero di grazia? Se sì mi sembra strano. Se no, allora poi perchè si procedette lo stesso? Cavolo serve choedere il parere se poi cmq è tutto deciso? Ah aspetta, ma probabilmente non risposero. Tacquero, e si sa: chi tace acconsente. Deve essere andata così.
        Detto per inciso, ammesso che ti interessi, vosto che credo tu abbia già deciso che sono un antisemita, io NON voglio la distruzione di israele che ormai è una realtá pluridecennale, sostengo solo che la sua creazione sia stata un colpo di mano. Per me avrebbero dovuto fare un referendum o qlcs del genere. Se gli abotanti della palestina (tutti non solo gli arabi) avessero voluto la spartizione ok, se no niente. Io credo che londra non avesse alcun diritto di decidere del destino di una terra che occupava. Mettiti un attimo nei panni dei palestinesi dell’epoca: già sono occupati dagli inglesi, giá subiscono ondate migratorie imponenti (pensa se in italia arrivassero non centinaia ma tipo due miliono di migranti), e un giorno scopri che chi ti occupa ha deciso senza consultarti che metà della nazione in cui vivi sarà destinata agli ebrei presenti e a quelli in arrivo. Quale persona sana di mente non si opporrebbe? Io mi sarei opposto, e sicuramente anche tu.
        Ah, e per reinciso, sono d’accordo con la frase di samir non con tutte.
        Ti ho detto come la penso, se questo è suffociente a far di me un simpatizzante dei nazisti (a proposito vacci piano con le accuse. Una cosa è dire ignorante, un’altra è dire nazista, siamo a livelli di dare del pedofilo) me ne farò una ragione. Se scrivo qui non è certo per farti cambiare idea ma perchè sento tutte le campane. Certo i miei commenti sono provocatori, ma questo è il mio stile.
        Sqluti.

      • Ovvio! Dici che fu ovvio allearsi con Hitler, dargli una mano decisiva alla propaganda antisemita nel mondo arabo e partecipare al Porrajmos con una propria compagnia di SS? Ah beh, è un punto di vista. Quando dici “chiesero ai palestinesi” cosa intendi? Andarli a interpellare uno a uno? Trattare con il loro rappresentante? Io direi la seconda e la risposta è si’, certo che fu chiesto, non da Israele, dall’Onu. Che cosa risposero? Vatti a cercare la guerra del 48, la risposta fu quella. Referendum? ma guarda! Nel 2013 a Gaza e Ramallah si sono scordati cosa significa votare e tu credi che nel 48 ci fosse qualcuno tra i rappresentanti palestinesi che tenesse di conto il parere del “popolo”? Eh beh no, non funziono’ cosi’. La risoluzione Onu non fu votata solo da “Londra”, la votarono tutte le nazioni facenti parte dell’Assemblea prima fra tutte la Russia che dopo qualche anno cambio’ politica e si dette da fare per finanziare semmai i nemici di Israele e della democrazia, come ancora fa. I palestinesi dell’epoca erano fellah, conosci il termine? Operai agricoli che lavoravano le terre di ricchi arabi libanesi e siriani. La spartizione, che oltre tutto era più di quanto potrebbe oggi Abbas sperare di strappare, dato che c’erano città importanti come Haifa e Akko e agli ebrei tocco’ in massima parte territorio desertico, avrebbe significato essere finalmente non più i lavoranti di qualcuno ma padroni in casa propria. Invece che preferirono? Credere a quei paesi arabi che promisero la cacciata totale e rapida degli ebrei da tutto Israele e in tempi brevi. Non era fantascienza: cinque eserciti ben attrezzati attaccarono Israele il giorno stesso della proclamazione dello Stato e gli ebrei che combattevano invece erano malissimo armati e erano per lo più scampati ai lager, di sicuro non saranno stati in forma ottimale. Dopo aver perso (in quel caso “Londra” invece che li aiuto’ più o meno scopertamente fu “brava”?) che fecero? Dettero una bella pedata nel didietro ai loro “fratelli” palestinesi, come continuano a fare tuttora. Li schiaffarono in campi profughi, senza diritti, peggio che paria e li’ si trovano ancora. Quelli che rimasero in Israele invece? Cittadini israeliani. L’atteggiamento dei Paesi arabi nei confronti dei palestinesi se non l’hai capito finora difficilmente lo capirai. Mentre tu e molti altri siete impegnati a dare addosso a Israele loro li tengono in condizioni disumane (informati un po’ sui campi profughi libanesi), vietano loro l’accesso all’istruzione, alla sanità, al lavoro e se alzano la testa li massacrano come ha fatto Assad nel silenzio di tutti. L’Egitto si è stufato di mantenerli i palestinesi di Gaza, per esempio. Ha chiuso il valico di Rafah, ha bombardato i tunnel del contrabbando, ha chiuso i rubinetti di gas e benzina. Lo sai che benzina usano a Gaza? Quella dell’odiata “entità sionista”. hai protestato tu? hai sentito manifestazioni per questo? NO, a te e a quelli come te interessa solo Israele. Tel Za’atar ti dice nulla? No vero? Informati. Non ho rigiuardato i miei commenti precedenti ma difficilmente do del nazista a qualcuno alla leggera. Forse posso aver detto che ti affanni (e non solo tu) a difendere nazisti e nazi islamisti ed è vero. Il perché te lo devi chiedere tu. I tuoi discorsi non sono provocatori, sono chiaramente di chi si è voluto (VOLUTO perché i mezzi ci sono) “informare” come gli ha fatto piacere credere sia la storia. Saluti anche a te

  2. ceres permalink

    Semti un po’ patetico propagandista. A me i nazisti fanno e hanno sempre fatto schifo. Sicuramente anche a te, ma probabilmente solo perchè se la prendevano con gli ebrei. Se se la fossero presa con gli arabi…. Ma aspetta un attimo, i nazisti che se la prendono con gli arabi esistono, e effettivamente ti piacciono molto. Ci dedichi un blog addirittira.

    • Senti un po’ ignorante contento di esserlo, tu gli arabi li hai visti forse al cinema, io ci vivo accanto e se li odiassi mi dovrei suicidare. Sei patetico, mortifero, privo di qualunque argomento che non siano propaganda e parole d’ordine delle più becere. Lascio anche questo tuo commento a dimostrazione di quanto si puo’ bere il cervello un individuo della tua fatta. D’ora in poi, siccome lo spazio per dialogare volendo l’hai avuto ma ignori proprio il senso del termine, ti considerero’ spam quale sei. Torna a giocare con le figurine e lascia i discorsi da grandi agli adulti.

  3. Lore permalink

    Benedetto XVI si è speso parecchio contro il jihadismo (vedi quel magnifico discorso di Ratisbona…). Trovo sia stolto che una parte della gerarchia viva così male l’esistenza di Israele. Posso capire che il loro gregge si trovi ad avere problemi derivanti dalla situazione, ma ho sempre pensato che il pericolo maggiore per i cristiani del Medio Oriente venisse proprio dal jihadismo (e infatti si può notare nella diminuzione costante dei cristiani nei territori sotto amminastrazione civile palestinese e a Gaza, e più drammaticamente nelle cronache sull’ISIS)

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