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Israele è cio’ che resta degli Ebrei

luglio 15, 2013
ilfatto

Quand’è che un bambino comincia ad avere cognizione di sè e della società che lo circonda? Quando gli sono imposti i primi limiti, quando “sente” (comprendere avverrà molto più tardi, nella migliore delle ipotesi) che non tutto gli è permesso, che ci sono delle regole nella convivenza sociale che lui non ha diritto di infrangere.

Sono tappe a volte dolorose ma necessarie alla crescita. Un bambino crede sia normale e anzi meritorio, tirare pietre alle macchine degli ebrei che vede passare. Li sa riconoscere, sono i suoi vicini, sa come vestono, conosce le targhe delle loro auto. Gli adulti, incaricati della sua educazione, lo incoraggiano, lo trattano da “ometto”, considerano questo suo divertimento un primo passaggio necessario alla crescita. Lui forse non conosce ancora il significato della morte, non sa che le pietre uccidono. Gli adulti che lo circondano si’.

Accorgersi che cio’ che suo padre incoraggiava e non vietava, non è da tutti ritenuto giusto e bello è uno shock per lui, certo. Ma è anche cosi’ che si cresce. Questo è quanto è accaduto pochi giorni fa in Israele. Ad un bimbo è stato impedito di continuare a lanciare pietre, è stato portato – insieme al padre – in una caserma della  polizia palestinese, la quale ha multato l’adulto che avrebbe dovuto pensare a fermarlo per tempo.

Del non-fatto, microscopico avvenimento tra gli accadimenti quotidiani della regione e del mondo, è stato già a sufficienza scritto. Quello che forse è interessante notare sono le reazioni di isteria collettiva che si scatenano nel mondo in occasione di questi accadimenti. Tentare una spiegazione logica a questo è difficilissimo e qualunque approccio apre problemi complessi. Non c’è quindi la pretesa di definire una volta per tutte la questione, solo di dare un piccolo contributo. E lo spunto me lo da un post di Gad Lerner, apparso nella sua pagina Facebook: Lerner, dopo il “fatto”, scrive lapidario: Mi vergogno. Al di là della retorica, che significa? Gad Lerner non è cittadino israeliano, non fa parte dell’esercito israeliano. A che titolo si vergogna? Non è la vergogna di un essere umano qualsiasi posto di fronte a qualcosa che giudica sbagliata. Non si è mai espresso in questi termini, per esempio, in occasione di altri fatti ben più drammatici. Lo chiama in causa il suo essere Ebreo.

E’ interessante notare che Lerner ha sempre sostenuto la libertà, per un Ebreo nella Galut, di non essere identificato con lo Stato di Israele. E’ del resto il punto forte di coloro che si definiscono “solo” anti sionisti e non antisemiti: non con gli Ebrei ce l’abbiamo, ma con Israele. Eppure – in certe occasioni – un Ebreo come Lerner, che si rivolge prevalentemente ad un pubblico di non Ebrei, sente il bisogno di “scusarsi”, di tirarsi fuori, nello sforzo di evitare che chi lo legge possa associarlo a Israele e per farlo ci si identifica.

normale1

Al di là delle ipocrisie più o meno strumentali, Israele è gli Ebrei, nell’immaginario collettivo. Lo è perfino, come abbiamo visto, per quegli Ebrei che lo negano. Sono gli israeliani ebrei chiamati in causa: non i druzi, non gli arabi, non i cristiani di Israele. A nessuno di questi gruppi sono lanciate pietre, nessuno di questi gruppi è chiamato, nella Diaspora, a farsi carico delle “colpe” di Israele. Fuori di Israele gli Ebrei sono spesso irriconoscibili, indistinguibili da qualsiasi altro cittadino. In Israele si riconoscono, perché la società nella quale vivono non chiede loro di nascondersi. Li riconoscono quelli che lanciano pietre, li riconosce la stampa che riporta episodi di “cronaca”. Tentare di negare che di Ebrei si parla quando ci si riferisce a Israele è falso.

E allora, appurato questo, che Paese è Israele? Che immagine ne ha il mondo? O meglio, che immagine DEVE avere? Lo Stato di Israele è un mostro, popolato da mostri che tentano di curare i mali che sono stati loro inflitti torturando, sodomizzando, riducendo a brandelli e divorando i più deboli.

Gli Ebrei di Israele vivono in un ambiente tetro, cattivo, chiuso, perennemente afflitti dalla paura, ossessionati dalla difesa, consci – in qualche modo – delle loro colpe. E’ cosi’ che il Paese è raffigurato. Perché? Perché la necessità di immaginare l’esatto contrario della realtà israeliana?

Un recente sondaggio ha rivelato che il 63% degli israeliani si considera molto soddisfatto della propria qualità di vita, più di quanto non siano – ad esempio – americani o inglesi. Il 28% della popolazione ha un’età compresa tra 0 e 14 anni e quella over 65 rappresenta solo il 10%. E’ il paese delle innovazioni scientifiche, della tecnologia, della sperimentazione, dell’arte e della cultura. Ma cosi’ è percepito:

“sono malati di paura gli ebrei di oggi vengono allevati a pane e terrore lo avevo capito quando ero stato in Israele prima della passeggiata di Ariel Sharon fece sull’Haram al-Sharif, la spianata delle moschee, io ero ritornato a fine agosto e tutto sembrava tranquillo si assaporava una certa distensione anche se devo dirlo gli ebrei hanno dei problemi collera eccessive regole uso delle armi eccessivo, allora erano tre anni di militare e stanno bene solo fra di loro l’olocausto pesa pesa eccome, vedono nemici ovunque e la terra per loro è promessa purtroppo gli hanno fatto credere che sono il popolo eletto ma i rabbini sanno la verità. Sperare e disperare è la regola. Tutto è costruito per dividere che schifo di mondo è questo che schifo di persone lo abitano.”

C’è tutto in questo commento. C’è l’incapacità di decifrare un mondo (lui era con i palestinesi ed “assaporava” una certa distensione metre Arafat stava preparando la Seconda Intifada che sarebbe scoppiata di li’ a pochi giorni) ma c’è soprattutto la voglia di scrollarsi di dosso la Shoah che dice “pesa, pesa eccome”. Se nel ’67, dopo la Guerra dei Sei Giorni, fu inventata la “causa palestinese” e comincio’ la progressiva demonizzazione di Israele, solo molto più tardi si fece strada apertamente l’insofferenza per il ricordo della Shoah. L’Europa, Germania in testa, sembrava non accettare più di essere messa di fronte alla propria colpa, se ne voleva liberare. Economicamente e soprattutto psicologicamente. I grandi sforzi di negazionisti e revisionisti per presentare la Shoah come un’immensa e redditizia truffa, pur mietendo discreti successi, non riuscivano a penetrare la collettività europea, le resistenze erano ancora troppe. Ci voleva altro, una colpa eguale o forse perfino più grande. Nasce l’equivalenza Israele=nazisti. Con questo stratagemma, manifestare insofferenza al ricordo della Shoah non fa più vergognare: “Loro fanno agli altri quello che i nazisti hanno fatto a loro”. L’idea che la Shoah possa essere riproducibile, che non si sia trattato di un episodio unico nella storia dell’Uomo e che anzi, proprio chi la subi’ puo’ comportarsi alla stessa maniera dei carnefici, libera dal senso di colpa, deresponsabilizza e il 27 gennaio diventa la giornata dell’odio per Israele. Un rito collettivo e liberatorio nel quale milioni di cittadini europei esprimono il loro rifiuto, rigettano la colpa, la ritorcono contro quelli che, per il fatto stesso di esistere, la ricordano loro: Non siete niente di speciale, non vi è successo nulla di diverso da quello che è successo a tutti, siamo stufi delle vostre lagne, siete come i nazisti.

Nel suo racconto amaro, “L’esilio degli Ebrei sulla Luna“, Elisabeth Hainaut immagina un mondo futuro dal quale gli Ebrei sono costretti a fuggire, a causa delle rinnovate persecuzioni. Con grande sforzo partono per la faccia nascosta della Luna e in pochi anni riescono a vincere quell’ambiente inospitale, creandone uno nuovo salubre ed accogliente. Ma, consapevoli delle esperienze passate

“…Certo, dal loro arrivo sulla Luna – basandosi sui seimila anni di esperienza della gelosia per la riuscita ebraica – avevano deciso che ogni notizia riguardante la popolazione della Luna sarebbe stata “scenarizzata” a mostrare solo orribili avvenimenti. L’industria del cinema, diretta da un certo Jordan Spielberg, fatico’ non poco per fabbricare, pezzo su pezzo, clips di informazione che mostravano gli Ebrei sopravvivere a fatica nelle difficilissime condizioni lunari. Artisti e ingegneri si impegnarono a mascherare le grandi riuscite ambientali per mezzo di cupole e altri immensi trompe-l’œil che mostravano vaste zone di Luna desolate e glaciali – nel caso che da Terra avessero inviato un vascello spaziale armato di tele camere per vedere che cosa era successo….”

Quella che doveva essere la “soluzione finale” è fallita, gli Ebrei non furono sradicati una volta per tutte dalla faccia della Terra ma non solo: l’Occidente del dopo-guerra assistette alla nascita dello Stato di Israele. Scrive Werner Bergmann in Geschichte des Antisemitismus. München: Beck 2002, pp.117 e seg:

“..In particolare nella Germania post-nazista è andata sviluppandosi una forma di antisemitismo come rifiuto della colpa, che mirava a trascurare o diminuire la colpa attribuendola “agli ebrei”.

Israele, come dice Aaron Appelfeld è “cio’ che resta degli Ebrei”. Intollerabile l’immagine di questo popolo che ha saputo sopravvivere e si è ripresentato davanti ai suoi antichi carnefici con un Stato nuovo di zecca, giovane, moderno, progredito, democratico, libero. Disse Haim Herzog nel suo discorso all’Onu del 1975, in merito alla risoluzione 3379 che equiparava il sionismo al nazismo (risoluzione poi cancellata):

“..Noi, in Israele, abbiamo cercato di creare una società che si sforza di attuare gli ideali più alti di società -politica, sociale e culturale – per tutti gli abitanti di Israele, a prescindere dal credo religioso, razza o sesso… Nel corso dei secoli è toccato in sorte al mio popolo essere la cartina al tornasole della decenza umana, il metro di paragone della civiltà, il crogiolo in cui duraturi valori umani devono essere testati. Il livello di umanità di una nazione potrebbe sempre essere giudicato dal suo comportamento verso la sua popolazione ebraica. E’ sempre cominciata con gli ebrei, ma non si è conclusa con loro.”

E’ questo che l’Europa non perdona a Israele?

32 commenti
  1. Splendido pezzo, e lo rivendo subito.
    Di chi è la citazione degli ebrei allevati a pane e terrore?

    • Grazie, è di un tale che commentava su una pagina pubblica in merito alla “tragedia” del bimbo con i sassi

      • Sembrava la Fallaci di Insciallah, anche se lì in realtà diceva l’ebreo educato al rancore – frase sua, non messa in bocca a qualche personaggio. La quantità di antisemitismo che schizza fuori da quel libro è roba da dare le vertigini. Comunque questa citazione sì, è davvero un intero campionario di tutti i peggiori stereotipi dell’antisemitismo.

  2. chiara permalink

    Chi scrive certe cose non sa nulla di Israele, mai trovato un popolo così straordinario, giovane, aperto e amante di tutto il bello che c’è! Lunga vita a Israele e ad una Palestina che convivano in pace

  3. cyrus permalink

    Ahahah. La miss araba, l’ambasciatore druso (della norvegia, mica cazzi!), il giudice arabo della corte suprema. Ma perchè i siti di hasbara fanno solo qiesti esmpi? Perchè non parlano mai di tutti i pm, i ministri, gli ambasciatori usa o cinesi, i capi di stato maggiore arabi?

    • ahahahah che ridere eh? peccato che l’hasbarah araba questi esempi con personaggi israeliani nei loro paesi non possa farli eh? ahahahaha che ridere vero?

      • cyrus permalink

        In effetti fa ridere. Gli arabi sono il 20% in israele quindi ci si aspetterebbe, per esempio, che circa il 20% dei ministri, o degli ambasciatori sia arabo.
        Vedere che si sbandiera ai quattro venti la nomina di un ambasciatore della norvegia arabo fa ridere, sì.

      • Ahahaha, vuoi dire come in Italia? Dove le minoranze sono chiamate “oranghi”? O come in Francia? O come in Germania, dove infatti al Parlamento siedono molti ministri turchi? Ahahahah si’ è vero! Figurati che in Israele ci sono solo tre partiti arabi! Buffo no? In Italia quanti sono i partiti che rappresentano le minoranze? Ah nessuno? Ma almeno avrete un diplomatico africano in qualche sperduta isoletta del mondo, no? Ah no? Ahahhhahah, si fa ridere hai ragione!

  4. cyrus permalink

    Vabbè non te la prendere, sei tu che hai scelto di difendere l’indifendibile. In italia non ci sono minoranze del 20% ed è una terra a maggioranza italiana da secoli non dall’altro ieri. La cosa che fa ridere è che gli arabi stanno a casa loro. Poi la kyenge viene chiamata orango non dagli italiani ma dalla destra più becera che poi, en passant, sono quelli che sono con israele senza se e senza ma. A meno che non prendiamo le dichiarazioni di lieberman o di quel rabbino folle che non ricordo e diciamo che gli israeliani la pensano così. È un evergreen.

    • Ahahahah, va beh dai, non te la prendere! Sei tu che hai scelto di commentare senza avere uno straccio di argomento se non i tuoi pregiudizi che, almeno fossero tuoi, potresti argomentarli un po’ meglio. Ma invece sono solo parole d’ordine che ripeti a pappagallo. Anche gli Ebrei stanno a casa loro. Quelli che stanno con Israele senza se e senza ma non possono essere razzisti né xenofobi, è un controsenso. Lascia perdere cio’ che non ricordi o ricordi male. Un evergreen è l’inconsistenza assoluta di gente come te che crede di muovere “critiche”! Va beh, resta nel tuo regno che non c’è e sii felice

      • No, dai, è così, gli ebbrei sono cattivi, e questo lo sanno tutti, e poi scannano i bambini palestinesi perché gli serve il sangue per impastare le azzime e infatti è per quello che da sessant’anni di bambini palestinesi non ce ne sono più (tanto è vero che ogni volta che hanno bisogno di mostrare alle telecamere un po’ di cadaveri bambini gli tocca andare a fregare quelli siriani).
        Grandiosa, comunque, sta cosa: tu prendi un territorio ebraico (tipo una regione che da cinquemila anni si chiama GIUDEA, per dirne una), lo ribattezzi territorio palestinese e poi dichiari guerra agli ebrei che dicono che è ebraico: dai, neanche Machiavelli ci sarebbe arrivato a una roba così!

      • Ma pensi ci credano davvero? O si costringono a crederci? E quanto durerà ancora? Pensi davvero non sappiano che dei palestinesi non frega loro assolutamente nulla? Sono davvero convinti di essere “buoni”? Avranno saputo che a Yarmuk c’è stata l’ennesima strage dei loro pupilli? Hai mica sentito una loro voce in proposito? Sapranno che Abbas da cinque anni non permette elezioni? E del suo impero sono al corrente secondo te? E che Hamas impicca gli oppositori, con la falsa accusa di essere spie? E che ora, durante il Ramadan, centinaia di ragazzi da quella zona fantastica che si chiamava GIUDEA, nella quale i giudei non possono mettere piede, corrono alle spiegge di Tel Aviv, insieguiti dagli anatemi degli imam che temono per la loro “purezza”? Si’ in effetti ha funzionato: si chiama inversione della realtà.

      • Sai, mi ricordano quelle mogli il cui marito tutte le sere torna dal lavoro alle otto. Poi improvvisamente salta fuori qualche inconveniente sul lavoro per cui due sere la settimana, regolarmente, sono costretti a tornare alle tre di notte. E alla moglie non passa neanche per l’anticamera del cervello che ci sia qualcosa di strano.

  5. cyrus permalink

    No. Invece ci torno. Leggere le contorsioni logiche di chi dice che i territori palestinesi sono “territori ebraici occupati dagli arabi” non ha prezao. Non so se tu in particolare la pensi così su questo argomento
    ma il filone è certamente quello.

    • Eh caro mio, c’è poco da tornare. Non è questione di “pensare”, basterebbe leggere un libro di storia per saperlo. Quella zona inventata che corrisponde al nome di West Bank (non crederai mica si sia sempre chiamata cosi’ eh?) fu occupata dalla Giordania, che la perse nell’ennesima guerra di aggressione. Cosi’ come Gaza era occupata dagli egiziani. E prima erano terre occupate dall’Impero Ottomano che in effetti arabo non era ma turco, e comprendeva tutte le zone arabe. Capisco che la storia sia diventata un optional e tutto sembra passibile di revisionismo, ma insomma… se la chiami “argomento” e “pensiero” te ne devi poi inventare un’altra ad hoc. In parte è cio’ che è stato fatto, ma in parte…

  6. cyrus permalink

    Ahahah. Ma lo vedi che avevo ragione e che fai parte dell’estrema destra filo israeliana? Vai che lo so che sei per la soluzione a uno stato. I palestinesi non esistono e la cisgiordania sono terre ebraiche occupate dagli arabi. Tecnicamente sei un negazionista. Ma ti viene mai da ridere a sentire territori ebraici occupati dagli arabi (e mi raccomando a dire arabi e palestinesi, che si neghi!).
    Patetici. Se faceste un dibattito in una pubblica piazza mettendovi a dire ste fregnacce vi spernacchierebbero pure i piccioni. Territori ebraici occupati dagli arabi non ha prezzo: amvedi quer saladino oh!! Hanno inizaito allora a occupare e poi cian preso gusto.

    • Saladino era curdo, non arabo. Giusto per sottolineare quanto siamo informati sulla storia di quelle parti.

    • Ahahah ma si puo’ essere più ottusi di te? Poverino, la soluzione a uno stato è quella che propone (si fa pr usare un eufemismo) l’estrema sinistra italiana. tecnicamente sei un ottuso.

  7. cyrus permalink

    E che vor dì? Il sultano d’egitto era curdo, e quindi?
    Sant’agostino era africano, questo giusto per sottolineare quanto siamo informati sulla storia.
    Bergoglio è argentino non arabo, giusto per sottolineare quanto siamo informati sulla storia.
    Arrighe sacchi è italiano non cecoslovacco, giusto per sottolineare quanto siamo informati sulla storia.
    Serse di persia era persiano non lacedemone, giusto per dimostrare quanto siamo informati sulla storia.

  8. (Sai, mi sta venendo un sospetto: che questo qua lo paghino a cottimo per fare figure di cacca. Perché se no non si spiega mica)

  9. cyrus permalink

    Più che altro a me sembra che lei stia recitando una parte di beckett. Cosa dovrebbe voler dire che saladino era curdo? Che gli egiziani erano curdi? Che non esistevano gli arabi? Che i crociati furono scacciati dai curdi? Che il saladino regnava su un sultanato curdo? Che i palestinesi non sono arabi ma curdi? No mi spieghi, mi ha reso curioso.
    Per la serie: coseacaso.

    • cyrus permalink

      it.wikipedia.org/wiki/Ayyubidi

    • Vorrebbe dire che esistevano dei popoli arabi ma non un popolo palestinese. E questo sarebbe il minimo, visto che ora ci sono e si autodefiniscono palestinesi. L’argomento non sarebbe nemmeno degno di nota se non fosse per il fatto che gente come te continua a sproloquiare di “furto di terre ai palestinesi” di “popolo palestinese sempre esistito” di “popolo ebraico inesistente”. Ora, che lo dica Abbas che il Kotel è sempre stato musulmano, sebbene Mohammed non abbia mai messo piede a Gerusalemme e la moschea Al Aqsa sia stata costruita 600 anni dopo la sua morte è un conto. Ha i suoi interessi. Ma gente come te che interesse ha? Mistero.

  10. Niente caro, non preoccuparti, facci su una bella dormita, magari prenditi un Alka Seltzer e vedrai che poi ti sentirai meglio.

  11. cyrus permalink

    Poverini voi che dovete difendere l’indifendibile. Due affiatati propagandisti tecnicamente negazionisti (i palestinesi non esistono). Sionisti, di estrema destra e negazionisti, proprio un bel pedigree complimenti. Non lo so due paroline di elogio a videla, già che ci siamo?

    • Ma basta! Ma non ti vieni a noia da solo? Ma che dici? Nemmeno sai leggere e vuoi parlare di politica? Dire che quelli che si sono auto-denominati palestinesi lo hanno fatto dal 67 in poi e che prima si chiamavano semplicemente egiziani, libanesi, siriani è negazionismo? Ma tu sei incapace di ragionare. Sono quelli come te che hanno bisogno di Videla. Intelligentone, se te lo dice Hamas che replichi? Come li chiami, negazionisti? Sei penoso! Abbi un residuo di amor proprio e lascia perdere cose che non sei in grado di discutere. Scrivilo a lui che è un negazionista: http://www.youtube.com/watch?v=XwBSWN4s9JU Lui dice: We are arabs, not palestinians. Ma se lo dico io sono negazionista eh? “It is common knowledge that Palestine is nothing but Southern Syria”. – Representant of Saudi Arabia at the United Nations, 1956 -“There are no differences between Jordanians, Palestinians, Syrians and Lebanese. We are all part of one nation. It is only for political reasons that we carefully underline our Palestinian identity… yes, the existence of a separate Palestinian identity serves only tactical purposes. The founding of a Palestinian state is a new tool in the continuing battle against Israel”. – Zuhair Muhsin, military commander of the PLO and member of the PLO Executive Council – “You do not represent Palestine as much as we do. Never forget this one point: There is no such thing as a Palestinian people, there is no Palestinian entity, there is only Syria. You are an integral part of the Syrian people, Palestine is an integral part of Syria. Therefore it is we, the Syrian authorities, who are the true representatives of the Palestinian people”. – Syrian dictator Hafez Assad to the PLO leader Yassir Arafat – “As I lived in Palestine, everyone I knew could trace their heritage back to the original country their great grandparents came from. Everyone knew their origin was not from the Canaanites, but ironically, this is the kind of stuff our education in the Middle East included. The fact is that today’s Palestinians are immigrants from the surrounding nations! I grew up well knowing the history and origins of today’s Palestinians as being from Yemen, Saudi Arabia, Morocco, Christians from Greece, muslim Sherkas from Russia, muslims from Bosnia, and the Jordanians next door. My grandfather, who was a dignitary in Bethlehem, almost lost his life by Abdul Qader Al-Husseni (the leader of the Palestinian revolution) after being accused of selling land to Jews. He used to tell us that his village Beit Sahur (The Shepherds Fields) in Bethlehem County was empty before his father settled in the area with six other families. The town has now grown to 30,000 inhabitants”.- Walid Shoebat, an “ex-Palestinian” Arab – Vai, vallo a dire a loro che sono negazionisti! Ma davvero piuttosto che ammettere la tua ottusità sei pronto a tutto! Vai al mare, dammi retta

  12. Certo che ne ha di argomenti, l’amico!

  13. cyrus permalink

    Ma guardali. I franco e ciccio dell’informazione mediorientale. E vediamo che il popolo ebraico è un’invenzione si può dire, ma come lo dicono storici israeliani. Ah ma quello è antisemitismo! I palestinesi invece quelli non esistono. Lo dice il memri, serissima organizzazione, per nulla di parte.
    Io sono proprio curioso di sapere che bacino di utenza ha la vostra propaganda e quanti, a parte quelli come me che leggono per farsi due risate, vi prendono sul serio. Secondo me siamo a numeri da partita a calcetto.

    • Ascolta bel tomo, io non so come sei stato educato, probabilmente ti hanno fatto credere che non importa avere qualcosa da dire basta dare aria alla bocca e anche di avere la facoltà di non dire nulla, offendendo soltanto. Non so quanti anni hai, spero per te molti pochi, ma ti invito a riflettere: non hai nessuna licenza speciale per offendere impunemente senza avere nulla da dire. Sei vuoto, scialbo, molesto, inutile. Preoccupati del tuo di bacino di utenza: esiste qualcuno interessato a cio’ che dici, di solito, o ti sfoghi qui in mancanza d’altro? Sei ottuso, non sai leggere quindi tanto meno argomentare. Ora, siccome nessuno mi impone il fioretto di starti a sentire e d’altra parte vedo che non ti giova a nulla se non a permetterti di sfogarti (ma non hai altro?) ti avverto che questo è l’ultimo commento che ti permetto di pubblicare. Mica per nulla: sei noioso. Mi piace discutere ma non con gli ottusi. Vai a giocare a calcetto, fai cio’ che vuoi, ma non importunare il tuo prossimo. Se hai scelto di fare tabula rasa della tua intelligenza sono affari tuoi. Non puoi pretedere comprensione per le tue enormi mancanze. A mai più

  14. Visto? Ha proprio il baco nel cervello povero caro. Gli offri documenti inoppugnabili e lui ci si pulisce il didietro, gli proponi documenti DI FONTE ARABA e lui dice che li abbiamo prodotti noi (e poi saremmo noi i negazionisti!), un israeliano VENDUTO (e ben pagato dagli antisemiti) si inventa la storia che il popolo ebraico non esiste e per una volta, udite udite, un ebreo israeliano diventa attendibile. Basta, lasciamogli l’ultima parola se no va a finire che ci schiatta.

    • Più che altro evidentemente ha bisogno di questo piccolo “sfogatoio” per le sue frustrazioni e i suoi deliri. Poveraccio, non deve essere ascoltato spesso. L’ultima parola gliel’ho già lasciata, non ne ha saputo approfittare. D’ora in poi sarà considerato per quello che è: spam

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