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Voci e suoni da Israele

luglio 5, 2013

C’è anche musica in Israele, non solo conflitto. E letteratura, cinema, teatro, pittura, artigianato, cucina “del mondo”, sport. Del Paese “normale”, quello che vive nella quotidianità, nessuno si interessa mai; i media mondiali non sono curiosi di capire chi sono gli israeliani. Si limitano a dare ogni tanto notizia delle rivoluzionarie scoperte in campo medico-scientifico.

Rita Yahan-Farouz è una cantante e attrice acclamata dalla critica, con una carriera internazionale che dura da 25 anni. Nata a Teheran nel 1962, la sua famiglia emigrò in Israele nel 1970 e ha vissuto in un sobborgo della periferia di Tel Aviv. Ha iniziato ad esibirsi pubblicamente come un membro della band dell’IDF,  nel 1980.

Cifwatch l’ha intervistata il 19 giugno, a Gerusalemme; sebbene avesse solo 8 anni quando la sua famiglia emigrò, Rita ha ancora “ricordi dei profumi e sapori, del cibo e del suono della musica” dell’Iran. E, anche se la sua famiglia fuggì nove anni prima della rivoluzione islamica, la crudele realtà della persecuzione antisemita, anche in terre arabe e musulmane  presuntamente ‘tolleranti “verso i “loro ebrei” è rimasta ben impressa nei ricordi della cantante. “Noi bambini eravamo stati istruiti a non rivelare mai la nostra origine ebraica”; “mia sorella,un giorno torno’ a casa da scuola  in lacrime, perché la sua insegnante le aveva chiesto di recitare una preghiera musulmana davanti a tutta la classe”. L’insegnante inorridi’ quando si rese conto che la bambina non la conosceva: “Dopo quell’incidente, mio padre decise che dovevamo lasciare l’Iran.”

La comunità ebraica iraniana contava nel 1948 più di 100.000 membri; oggi ne restano forse 9000. Rita canta spesso in lingua farsi e la sua musica riesce ad essere amata da israeliani e persiani; i bootlegs dei suoi dischi circolano in Iran, nonostante i divieti governativi.

La gente conosce solo il linguaggio dell’odio e della violenza. La musica puo’ bucare il muro della tensione”.

Mark Elyahu è nato nel 1982 nel Daghestan, nelle montagne del Caucaso, ed è immigrato con la sua famiglia in Israele nel 1989.

E’ un compositore, arrangiatore e produttore musicale. Il suo strumento è il kamancheh, strumento tradizionale utilizzato nella musica classica di Armenia, Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan.  Suo padre, Piris Eliyahu, è un musicista, musicologo e compositore, maestro di tar. Mark continua ad esibirsi in tutto il mondo e collabora con i più importanti musicisti israeliani ed internazionali. Vive e compone a Arad, una città nel deserto di Giuda.

Rabbi Haim Louq (o Louk) è nato a Casablanca, Marocco, nel 1942. Dotato di uno straordinario talento fin da bambino, Rabbi Louq combina l’insegnamento dei testi rabbinici con il suo lavoro di educatore e con le sue ricerche musicali nel campo della musica sefardita.

Ha prodotto decine di registrazioni audio dell’autentica liturgia ebraica marocchina. Internazionalmente riconosciuto come un virtuoso della musica classica andalusa, il rabbino Louk ha tenuto recital di enorme successo in Marocco, Israele, Spagna, Francia, Belgio, Canada, Russia, Polonia e Stati Uniti. La sua collaborazione con i musicisti arabi marocchini non si è mai arrestata, dal maestro di musica andalusa Abdel Sadeq Shaqqara a Abd el Rahim Souiri, ha cantato insieme a tutte le più famose orchestre di musica andalusa del mondo. Non ha mi smesso di credere fermamente nella possibilità di creare “ponti” culturali ed ha collaborato alla creazione di gruppi di musicisti provenienti dalle culture araba ed ebraica.

Uno degli ultimi progetti al quale Rabbi Louq ha collaborato è ” Eternal Love” con la New Jerusalem Orchestra.

Il gruppo è il prodotto delle aspirazioni e insoddisfazioni di Omer Avital e Yair Harel, direttori musicali e artistici dell’orchestra. Sia Avital che Harel sono musicisti incantati dal ricco patrimonio musicale delle comunità ebraiche radicate in ambienti arabo-islamici, e si prefiggono di ampliare, estendere e perfezionare quel patrimonio. Allo stesso modo, Avital e Harel condividono la necessità di mantenere le tracce della cultura diasporica. “Cerchiamo di inglobare l’anima ebraica esiliata, nella terra di Israele.”

Voci, suoni, esperienze che formano quel variegato paesaggio che è Israele: non solo conflitti ma anche tanta speranza.

Omer Avital, New Jerusalem Orchestra

11 commenti
  1. Stupendo, mi sa che ti fregherò un po’ di cose.
    Shabbat shalom.

  2. montoya permalink

    In effetti è abbastanza grottesco che marocchini, iraniani ed armeni, per via di una piccola incisione sulla cappella, debbano avere più diritto a vivere in palestina dei palestinesi ivi nati. E’ abbastanza grottesco anche sentire un politico MOLDAVO affermare: “gli arabi possono restare purchè siano fedeli”. Capito? i palestinesi sono ospiti.
    Ovviamente il termine giusto sarebbe criminale, più che grottesco, ma a volte gli eufemismi sono utili.

    • Non ti preoccupare, la”piccola incisione nella cappella” ce l’hanno anche quel milione e mezzo di non ebrei che vivono tranquilli in Israele. la vorresti avere anche tu? Il politico moldavo non l’ho sentito, ma di certo non influenza la politica israeliana e non parla a nome del governo israeliano. va beh non hai fatto una grande figura con questo intervento; ritenta, sarai (forse) più fortunato

      • Ah dimenticavo, si chiama Israele quel paese del quale parlavo nell’articolo. La Palestina per ora non esiste. e’ esistita geograficamente ma il termine è abbastanza superato

    • Mirella permalink

      Gli arabi israeliani non sono ospiti. Vivono qui godendo di pieni diritti. Fra loro ci sono quelli con i quali ho lavorato la settimana scorsa a Haifa in una ditta di macchinari e software medico, quelli che mangiavano tranquillamente il gelato oggi al centro commerciale a Natania, quelli che girano e lavorano quotidianamente ovunque. Dove lo vedi invece un ebreo mangiare il gelato a Gaza, a Tulkarm, senza finire ammazzato?!? E gli arabi non israeliani – non sono israeliani e basta. Esattamente come i cecoslovacchi (e i russi, e gli inglesi, e gli arabi stessi) non sono italiani.
      Ovviamente il discorso e’ lungo – ma ci vuole almeno la volonta’ di conoscerlo per capirlo, non frasi fatte!

      • Chiunque viva in Israele sa che gli arabi israeliani sono quelli con i quali si divide la vita di ogni giorno. Vedere un arabo che ferma il camion della ditta e si mette a pregare per strada, all’ora canonica, mentre i suoi colleghi ebrei aspettano pazientemente fumandosi una sigaretta non è affatto cosa rara. Se fosse possibile convivere cosi’ in tutto il Paese la pace sarebbe cosa fatta.

  3. a. barca permalink

    Col cavolo che è superato! Vi poacerebbe eh? La palestina è più che mai attuale soprattutto dalle parti dell’onu, ma non preoccupatevi israele ha sempre il cagnolino americano pronto a bloccare la cattiva onu. Oltre ovviamente a isola di pasqua, micronesia, palau comprati probab con qualche milioncino offshore. Quanto a quello di prima: in effetti se uno ci pensa è ridicolo che un marocchino x il solo fatto di avere la mamma che crede in jahvè debba avere diritto a stare in un luogo in cui una persona che invece lì ci è nata non può stare per il fatto di essere di una religione diversa. Oltre a trovarlo ridicolo sinceramente mi fa anche schifo.

    • Eh beh, capisco che per chi “ragiona” come te sia necessario mantenere viva l’idea di una Palestia che non esiste e che sarebbe esistita dal 48 se i leaders arabi non vi si fossero opposti. E che sarebbe esistita a più riprese nella storia degli ultimi trent’anni se i leaders arabi non fossero fermamente convinti che avere un proprio Stato sarebbe controproducente alle loro mafie. Tu no, tu ne hai bisogno per motivazioni che esulano dalla razionalità. Tu hai bisogno delle “cause” degli altri per non affrontare la tua che in effetti invece necessiterebbe di ogni attenzione. Beh avevi avuto un’altra possibilità di tentare un dialogo, l’hai sprecata dicendo corbellerie. Vallo a dire al milione e mezzo di arabi israeliani che non hanno diritto di vivere in Israele, ma dillo piano, sottovoce, perché ti potrebbero prendere per matto. Quanti partiti rappresentanti di minoranze ci sono al Parlamento italiano? Quante sono le lingue ufficiali in Italia? Quante sono le religioni ufficiali? Occupati un po’ più e un po’ meglio di casa tua, i passi da fare sono tanti. La tua maniera di interessarti della “causa palestienese” credimi, è talmente rozza che va contro proprio gli interessi palestinesi. Potresti viaggiare un po’, a volte apre la mente. Data l’assoluta inconsistenza delle tue argomentazioni i tuoi prossimi commenti saranno considerati spam. Non ti dico, come fai tu con me, che sei ridicolo e fai schifo. Ma mi auguro che tu possa imparare a guardare il mondo in un modo un po’ meno superficiale. Tante buone cose.

  4. OT: credo che dovresti andare qui
    http://ilblogdibarbara.wordpress.com/2013/07/11/ho-vinto-un-premio/
    Se poi lo hai già visto e non te ne frega niente non è un problema, ma io per regolamento te lo dovevo dire.

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