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Ramallah: vietato l’ingresso agli Ebrei

giugno 29, 2013

Piero Fassino, sindaco di Torino, Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, fondatore di “Sinistra per Israele”, insieme a Giorgio Napolitano, Furio Colombo, Umberto Eco, ed altri nomi della politica e della cultura italiana, si reca in missione a Ramallah, dal 2 al 5 giugno di quest’anno. Lo accompagnano sei aziende piemontesi. Il viaggio è prevalentemente motivato da contatti commerciali e incontri istituzionali, ma ovviamente il conflitto arabo-israeliano non puo’ restarsene fuori dalla porta. Appare ad ogni tappa di questo viaggio.

La questione del riconoscimento e dei confini (linea verde? Gerusalemme capitale israeliana? ) crea non poche difficoltà anche ai diplomatici in missione. Una complicata trafila di procedure burocratiche fa si’ che gli incontri con le dirigenze palestinesi possano avvenire solo in ambito “neutro”, nel Consolato italiano in questo caso. E i diplomatici in visita possono accedere al Consolato italiano, ma viaggiando su auto del Consolato. Della delegazione fa parte anche il vice Presidente della Comunità Ebraica di Torino, Emanuel Segre Amar. Al momento di concedere i nulla-osta che autorizzano l’entrata in territorio palestinese, la presenza di Segre Amar è rifiutata. Con che motivazione? E’ Ebreo! Nessun Ebreo puo’ mettere piede a Ramallah.

La delegazione italiana, capitanata da Piero Fassino che pure qualche idea in proposito – proprio per i suoi trascorsi in “Sinistra per Israele” – dovrebbe avercela, accetta l’idea che Ramallah sia da considerarsi Judenfrei e lascia a Gerusalemme Emanuel Segre Amar, questo antifascista che condivise la cella con Leone Ginzburg  per la sua lotta contro il regime di Mussolini.

A Segre non resta altro modo per manifestare la sua indignazione che scrivere una lettera indirizzata a Abu Mazen che Fassino, bontà sua, si incarica di recapitare:

Gerusalemme, 24 di Sivan 5773, 2 Giugno 2013

Sua Eccellenza Mahmoud Abbas,

Sono nato nel 1944 a Gerusalemme, dove i miei genitori si rifugiarono per sfuggire alla deportazione che minacciava tutti gli Ebrei d’Italia a causa dell’occupazione tedesca. Per ragioni politiche, che mi trovano in disaccordo, non posso incontrarla durante la nostra visita in Israele e nei territori ANP, quindi le invio questa missiva per mezzo del Sindaco di Torino, Piero Fassino.

Io credo personalmente che i palestinesi appartengano a questa terra santa martirizzata. Ma credo altresí che l’ostacolo maggiore al raggiungimento di una pace duratura sia la mancanza di volontà degli Arabi di riconoscere il diritto degli Ebrei a essere Popolo Sovrano nella nostra Terra Madre in Medio Oriente. Il conflitto è sull’esistenza stessa d’Israele, non sulla sua grandezza o frontiere.

Per circa duemila anni, in seguito alla distruzione di Gerusalemme da parte dell’esercito imperiale Romano, la maggior parte del Popolo d’Israele è vissuta in esilio dai propri luoghi santi, mantenendo vive la propria religione, lingua e usanze, in un atto senza eguali di memoria collettiva. Gli Ebrei sono sempre vissuti nella Terra d’Israele, anche dopo la deportazione da parte dei Romani; siamo vissuti a centinaia di migliaia per 2.000 anni in tutto il Medio Oriente, dall’Iraq all’Egitto, dalla Siria a Gaza, compresa la Penisola Araba, come scritto anche nel Corano. Noi Ebrei siamo sempre rimasti fedeli alla nostra cultura e al nostro Retaggio anche attraverso continue sofferenze, bersagliati dovunque ci stabilivamo dal risentimento e dalla xenofobia degli ospiti, tuttavia senza mai dimenticare Gerusalemme – la Città Santa di tutta la nostra storia, menzionata almeno tre volte al giorno nelle nostre preghiere e OGNI VOLTA che abbiamo mangiato del pane o dei frutti tipici della Terra d’Israele, come fichi, datteri, uva, ecc.; una città in cui abbiamo sempre vissuto, tranne che durante l’occupazione dei Crociati, e dove almeno sin dalla metà del XIX Sec. E.V. noi Ebrei siamo sempre stati la maggioranza assoluta degli abitanti. Nessun altro popolo nella Storia ha sperimentato una tale sofferenza immeritata, o dedicato altrettanta energia al ricordo e al lutto per i propri morti.

Questa è anche la storia della mia famiglia: una storia di persecuzione e di redenzione.

Le Nazioni Unite votarono a stragrande maggioranza per riconoscere lo Stato d’Israele come membro e come patria in cui gli Ebrei potessero finalmente vivere come Popolo Indipendente e Sovrano. Israele è sempre stata per gli Ebrei un anelito di libertà, il modo per acquisire l’auto-governo il cui ricordo avevano mantenuto in vita per duemila anni nella memoria. Com’è noto, l’odio è ricominciato, ora diretto ad Israele e ai Suoi Cittadini Ebrei.

Come possiamo rompere quest’orribile catena di aggressioni terroriste e risposte difensive dopo quasi settant’anni di conflitto e odio?

La pace può essere raggiunta solo con il riconoscimento in Medio Oriente d’Israele come il focolare nazionale del Popolo Ebraico, come già deciso dalla Conferenza di San Remo del 1920; aggiungendo lo Stato d’Israele in tutte le carte geografiche usate nelle scuole del mondo islamico, specialmente nelle scuole palestinesi; la promozione di interazione e collaborazione tra scienziati, studiosi, artisti e atleti; l’abbandono della delegittimazione d’Israele alle Nazioni Unite; la messa fuori legge dei gruppi terroristi miranti all’uccisione d’Israeliani e alla distruzione d’Israele; la fine dei boicottaggi economici contro Israele; infine, ma non per importanza, la proclamazione di fatwa da parte di teologi che proibiscano l’assassinio degli “infedeli”.

Signor Presidente, i soldati israeliani non usano bambini come scudi quando iniziano un conflitto a fuoco coi terroristi, le scuole e le colonie estive israeliane non fanno il lavaggio del cervello agli alunni perché compiano azioni vilente contro i civili, gli esponenti religiosi d’Israele non tessono le lodi di bambini che compiono azioni terroriste.

Credo che il modo in cui l’Autorità Palestinese educa i propri bambini e la propria società sia un indicatore chiave delle sue vere intenzioni. Nonostante tutto ciò, non voglio perdere la speranza che Lei lavorerà duro per costruire una vera cultura di pace durevole.

Cordialmente.

In Fede,

Emanuel Segre Amar – Vice Presidente della Comunità Ebraica di Torino.

Non è retorica andare con il pensiero alla diversa accoglienza che ha avuto in Israele una delegazioni di Imam francesi, a novembre del 2012, liberi di viaggiare e visitare tutto il territorio israeliano, accolti come ospiti d’onore, ricevuti dal Presidente Perez.

Come non ricordare l’impressione che lo scrittore algerino Boualem Sansal riporto’ del suo viaggio in Israele, dove si reco’ di nascosto al governo algerino che non avrebbe mai autorizzato il viaggio; trattato da “traditore” in patria, di Israele scrive:

“Che viaggio amici! E che accoglienza! Vi parlo di Israele e degli israeliani cosi’ come puo’ farlo chi è stato sul posto ed ha visto con i suoi propri occhi…Non c’è nel mondo un altro paese e un altro popolo come quello….. Ne sono tornato felice”.

Un altro episodio nero da aggiungere ad una lunga lista: Segre Amar non è un “colono”, non è un “israeliano”, è un cittadino italiano ma, cio’ che per il governo di Ramallah fa la differenza, è EBREO. E allora basta con l’ipocrisia di un Occidente palestinofilo che si affanna a tracciare una linea di demarcazione tra “Ebreo” e “Israeliano”, tra “antisemitismo” e “antisionismo”. Almeno Abbas ha avuto il coraggio di dirlo chiaro e tondo, abbiatelo anche voi questo coraggio, mostratevi per quello che siete, accettate, come ha fatto Piero Fassino, l’evidenza che ci siano luoghi vietati agli Ebrei, siate responsabili delle vostre scelte.

18 commenti
  1. laura permalink

    e parlano ancora di pace e palestina? nessuna palestina, nessun Ebreo lasci la sua casa a causa di questi filonazisti. Piero Fassino? una altro calabraghe

  2. Mi permetto di segnalarti una svista: è il padre di Emanuel, Sion Segre Amar, che è stato in galera con Leone Ginzburg sotto il fascismo.

  3. Valentino Baldacci permalink

    Mi dispiace per Fassino, che spesso ha avuto accenti diversi da quelli di molti cripotoantisemiti, ma questa volta ha proprio toppato.

  4. Guido permalink

    Ho già commentato questo accadimento increscioso, e non mi vergogno di affermare che non dobbiamo essere buoni e magnanimi verso Abu Mazen & Co. Non dobbiamo attenerci al politicamente corretto perché siamo paesi occidentali e democratici, dobbiamo fare come fanno loro: non farli entrare nei nostri Paesi. Sono un bastardo omofobo nei confronti di tutti coloro che antepongono i loro scopi personali, alla corretta attenzione verso altre società, altre religioni, altri usi e costumi. Solo così ci faremo rispettare, altre soluzioni saranno solo a loro vantaggio.

  5. Michel cohen permalink

    Fassino doveva tornarsene indietro: o entra tutta la delegazione o torniamo tutti a casa…ma la coerenza e’ virtu di pochi

  6. L’ha ribloggato su Scelti per voi.

  7. Non mi credo che e’ serve allo scopo quando si mette il segno dalla Germania negli anni ’30. la situazione come la storia del conflitto tra israelies e palestiniens non ha nulla a con Le leggi di Nirenberg.

    • Non ha nulla a che vedere, ma che in Israele esiste una zona “judenfrei”, questo si’ è proprio vero. E allora scusami, ma è l’unico altro precedente nella storia che viene in mente; cosi’ come per il boicottaggio (ma solo di alcune merci; nessuno boicotta le scoperte scientifiche utili al mondo, e che tutti utilizzano) viene in mente il “compra ariano”. Non esistono Paesi al mondo (a parte molti di quelli arabi, compresi i Territori) che vietino l’ingresso a causa dell’origine.

      • prima di tutto, Ramallah non è in Israele.
        Secondo, the “power structure” tra la popolazione palestinien e la israele-ebraica è di un’altra storia tra tedeschi cristiani ei tedeschi ebraici nel anni ’30.

      • Certo! Ramallah non è Israele e quindi? Questo giustifica la negazione di un visto di ingresso ad un Ebreo? Non capisco! Immagina avvenisse la cosa opposta: un Palestinese degli oltre 30000 che ogni giorno entrano in Israele per lavorare si vedesse negato il permesso per “appartenenza etnica”. O succedesse a quei Palestinesi che da Ramallah vengono in vacanza a Tel Aviv! A me sembra che sinceramente giustificazioni a questo episodio ce ne siano proprio pochine per non dire nessuna.

  8. Valentino Baldacci permalink

    Ritorno sulla questione Fassino, che mi sembra il vero cuore del problema. Credo che sarebbe necessario porgli con chiarezza la domanda sul perché abbia accettato questa discriminazione. E sarebbe opportuno che la domanda, in Consiglio comunale, gliela ponesse un consigliere PD.

  9. epaicuro permalink

    State sbagliando! Dovete mostrare empatia per AMBO le parti! Lo dice il LIBBRO!
    Manuale di propaganda: http://www.docstoc.com/docs/8303274/The-Israel-Projects-2009-Global-Language-Dictionary
    Attenetevi di più al LIBBRO, per favore.

    • Oh ma certo! Empatia per chi dimostra empatia. Se gli Ebrei non si fossero attenuti al Libro (con una B sola) sarebbe già estinti. Inoltre, forse sarebbe utile che quando hai un suggerimento da dare tu ti sforzassi di essere un po’ più dettagliato, cosi’, tanto per far scorrere meglio la discussione. Che cosa stai commentando? Il divieto di entrare a Ramallah di un delegato ufficiale, in quanto Ebreo. E vieni a parlare di EMPATIA?

  10. Letto, apprezzato e ripostato!!!😉

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  1. Ramallah: vietato l’ingresso agli Ebrei | Focus On Israel

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