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Nena news e le sfumature dell’arcobaleno

giugno 17, 2013

Si è tenuta da poco l’annuale parata Gay Pride a Tel Aviv, diventata ormai famosa per i suoi colori, le sue animazioni e soprattutto per il suo significato intrinseco: l’orientamento sessuale non puo’ divenire causa di discriminazione. La festa è celebrata dal 1997 ed è diventata la più significativa del suo genere in tutta l’Asia.

Più di 100.000 partecipanti nel 2011, la manifestazione ha fatto di Tel Aviv una delle città più “gay friendly” del mondo. Nel 2005, una sentenza della Corte israeliana stabili’ ,per una coppia lesbica, la possibilità di adottare legalmente il figlio nato da inseminazione artificiale. I matrimoni omosessuali contratti nei Paesi nei quali sono previsti dalla legislazione, sono riconosciuti in Israele. Sondaggi hanno rilevato che il 61% degli israeliani sarebbe favorevole al matrimonio omosessuale. L’omosessualità è punita con la morte in Mauritania, Sudan, Arabia Saudita, Yemen, Iran, Somalia, Emirati Riuniti, in alcune zone della Nigeria e della Malesia.

Nel 2008 in Senegal, durante una terribile ondata di persecuzioni scatenata contro gli omosessuali, chi cerco’ di mettersi in salvo in Gambia dovette fare i conti con il presidente Yahya Jammeh, il quale – durante un comizio – avviso’ gli omosessuali di lasciare immediatamente il Paese, pena la decapitazione. In Bahrein, Qatar, Algeria e Maldive l’omosessualità è punita con la detenzione e con pene corporali. In Egitto non appare una legislazione in materia ma gli omosessuali hanno subito dure repressioni per “reato contro la morale”. Gli omosessuali palestinesi chiedono rifugio in Israele per sfuggire le feroci persecuzioni alle quali sono soggetti, insieme alle loro famiglie, da parte dell’ Amministrazione palestinese e di Hamas.

Eppure, c’è chi non si butta proprio giù il fatto di dover ammettere questa verità incontrovertibile: Israele è l’unico Paese in Medio Oriente nel quale un omosessuale o un transgender puo’ trovare rifugio e piena accettazione. E la sua legislazione in materia di diritti alle coppie omosessuali è una delle più avanzate nel mondo. Cosi’ Nena news, del sempre-verde odiatore di Israele, Michele Giorgio, ci offre un articolo dal titolo: “Gay Pride, la maschera della tolleranza di Israele”. Come sappiamo, per Michele Giorgio Israele è una catastrofe che dura da 65 anni. I suoi articoli sul Manifesto sono diventati famosi per essere specchio di faziosità e distorsione dei fatti.

Questo articolo, a firma Chiara Cruciati, ripreso dal quotidiano on line “L’Indro” , che ci dice?

Venerdì una grande parata per le strade della capitale israeliana ha celebrato i venti anni di Gay Pride nel Paese. Eventi culturali, marce, feste sulla spiaggia di Tel Aviv e concerti saranno il filo conduttore del Mese dell’Orgoglio Omosessuale in Israele, ufficialmente iniziato il 31 maggio. Per l’occasione la città si colora con bandiere arcobaleno e addobba le vie principali, in attesa – secondo gli organizzatori – di oltre 20mila visitatori stranieri che parteciperanno ai vari eventi insieme ai gay e alle lesbiche israeliani. Lo scorso anno, secondo i dati finali della manifestazione, hanno preso parte alle celebrazioni circa 100mila persone“.

“Il Gay Pride in Israele ha un significato molto diverso da quelli che si svolgono in Europa o Stati Uniti: il Comune di Tel Aviv ha investito 590mila shekel (circa 120mila euro) nella manifestazione e altri 225 mila andranno a favore di una campagna di marketing diretta ai turisti gay. «La Parata dell’Orgoglio è diventata uno dei simboli della città – ha detto il sindaco Huldai – Decine di migliaia di israeliani e turisti da Israele e da tutto il mondo prendono parte alla manifestazione ogni anno. Credo che Tel Aviv, città della tolleranza, sarà faro e bussola per altre città del Paese».

Bene, tutto vero, ma…

“La realtà dei fatti è ben diversa. Lo chiamano “pinkwashing”: un sistema di propaganda volto a ripulire l’immagine dello Stato di Israele agli occhi dell’intera comunità internazionale, un’immagine generalmente associata a guerre, occupazione dei Territori Palestinesi, colonie, Muri, checkpoint militari e repressione della minoranza araba. Come? Attraverso una cultura di uguaglianza e tolleranza verso gay, lesbiche, bisessuali e transgender (LGBT)”.

Capito? Questi perfidissimi Ebrei, secondo la loro natura, FINGONO di essere gay-friendly, ma in realtà lo fanno solo per far dimenticare al mondo il loro vero volto! Ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere!

«Si tratta di un uso cinico dei diritti degli omosessuali per distrarre l’attenzione dalle continue violazioni dei diritti umani che Israele compie contro il popolo palestinese e per normalizzare il sistema coloniale e di apartheid che Tel Aviv ha creato sul terreno». A parlare è l’associazione Al Qaws, organizzazione di queer palestinesi impegnata all’interno della comunità omosessuale in Palestina e in Israele. Da anni lavora per sostenere gay e lesbiche palestinesi sia individualmente che come collettività, attraverso azioni volte a portare all’interno di una società tradizionalista un tema tanto importante.

Cioè, mentre l’associazione palestinese per i diritti degli omosessuali cerca di trasformare una società che considera l’omosessualità una colpa da punire con la morte, Israele osa fare di più: apre le sue porte, riconosce le coppie gay, manifesta per le strade la libertà di scegliere la propria sessualità! Inaudito! Lo fanno apposta!

“Pinkwashing”, è la nuova parola- chiave di chi nella sua furia negatrice è pronto anche a boicottare iniziative come quelle che le associazioni di difesa dei diritti degli omosessuali promuovono nel mondo con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica ed abbattere le discriminazioni sessuali. Scrive Arthur Slepian, Direttore esecutivo di Wider bridge, associazione per i diritti degli omosessuali e transgender, spiegando i miti del “pinkwashing” in occasione del boicottaggio di una conferenza della delegazione israeliana LGBT, a Seattle:

Mito 1- Quello che appare essere un evento riguardante le questioni LGBT in Israele sarebbe in realtà un tentativo di “giustificare l’occupazione israeliana” e distogliere l’attenzione da essa, uno stratagemma per “ignorare l’oppressione dei palestinesi” o per “promuovere l’immagine di Israele paladina dei diritti umani.”

Fatto: Falsità su tutti i fronti, come chi è venuto a uno degli eventi ha potuto constatare . La delegazione che abbiamo portato fino alla costa occidentale americana è formata da gente edotta circa la comunità LGBT israeliana, i suoi problemi, le sue lotte, ed il suo lavoro. I leader hanno parlato apertamente di entrambi gli aspetti positivi e negativi in materia di diritti gay di Israele, in alcuni casi, mettendo in evidenza carenze che stanno combattendo per cambiare. Il nostro scopo era di consentire ad attivisti LGBT israeliani di incontrare e scambiare idee con organizzazioni negli Stati Uniti, di fronte a sfide simili. Incontri concentrati sui modi per aiutare gli adolescenti LGBT in crisi, evitarne i suicidi, aiutare i genitori con figli LGBT, trovare sostegno e condivisione di strategie per il test HIV, la prevenzione e la cura, sono stati, tra gli altri, gli argomenti trattati. Non selezioniamo gli attivisti LGBT che portiamo in USA in base alle loro opinioni sulla questione israelo-palestinese. La Comunità israeliana LGBT, organizzazioni, dirigenti e artisti esistevano molto prima che il dibattito in merito al “pinkwashing” iniziasse. Il governo israeliano non se ne serve come parte di una campagna di pubbliche relazioni.

Mito 2 … La delegazione è “in gran parte “agli ordini” del governo israeliano,” e i partecipanti al viaggio sono  “una delegazione ufficiale … scelta dal governo israeliano”.

Fatto Del tutto falso! I partecipanti sono stati selezionati dalla LGBT ONG israeliana, insieme con “A wider Bridge”. Sono venuti qui, come numerosi altri leader di LGBT israeliane hanno fatto-per rafforzare la comunità LGBT in Israele, collegandosi con le controparti e per condividere il loro lavoro con la comunità LGBT statunitense. Li abbiamo aiutati a venire qui perché condividiamo questi obiettivi. – Per affermare l’ovvio, non siamo surrogati del governo israeliano. Siamo chiari circa la nostra missione e gli obiettivi. Noi crediamo nel diritto di Israele, come di ogni altro paese, di condurre una diplomazia pubblica, sia come antidoto alla demonizzazione, sia per incoraggiare il commercio e il turismo, o per altri scopi legittimi. Ci fa piacere sapere che tra la moltitudine di modi che Israele sceglie per promuovere sé stessa (e ci sono un gran numero di aspetti di Israele di cui essere orgogliosi e celebrare), c’è quello di dedicare un po ‘di attenzione alla sua comunità LGBT. Dove i nostri interessi convergono, siamo felici di co-sponsorizzare programmi insieme.

Mito 3- I diritti dei gay israeliani non possono essere separati dai diritti umani palestinesi: “Le violazioni dei diritti umani che avvengono in Palestina” Quando celebriamo i diritti dei gay in Israele, è impossibile concentrarsi a parlare degli uni e deliberatamente ignorare o soffocare, gli altri. I due problemi non possono mai essere separati.

Fatto: I progressi nel campo dei diritti LGBT in Israele non c’entrano con il conflitto di Israele con i palestinesi. Il confronto con il movimento dei diritti civili degli Stati Uniti potrebbe rivelarsi istruttivo. I progressi negli Stati Uniti verso i diritti civili degli afroamericani  e la fine della segregazione a metà degli anni 1960 e oltre ci sono stati, nonostante la partecipazione degli Stati Uniti nella guerra in Vietnam che la maggior parte degli americani avversava. Questo progresso- segnato dal passaggio del Civil Rights Act del 1964- non è stato inficiato da una guerra condotta dalle stesse amministrazioni americane che hanno sostenuto la lotta per i diritti civili, durante le presidenze Kennedy e Johnson. Un gran numero di ebrei combatterono per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. Sarebbe stato sbagliato condannare la società americana o un governo in toto per l’opposizione alle azioni del paese all’estero. E ‘sbagliato fare così con Israele oggi.

Mito 4 “I Pinkwashers mirano a sfruttare il movimento globale LGBT per sostenere Israele a spese dei palestinesi.” Gli scambi con i leader israeliani LGBT “invisibilizzano” ed “emarginano” i palestinesi LGBT.

Fatto Sbagliato. La campagna anti-pinkwashing aiuta ad alimentare il conflitto, dipingendo tutto come un gioco a somma zero. La posizione di Israele in merito ai diritti LGBT e il  trattamento verso i palestinesi sono messi in un gioco immaginario di “tiro alla fune”. Se si sta discutendo di uno, l’ordine del giorno è immaginato essere quello di nascondere l’altro. Eppure celebrare i diritti dei gay in Israele non ha mai fermato nessuno, compresi i nostri oratori, dal criticare la politica del governo israeliano verso i palestinesi. Essere pro-Israele non corrisponde a essere anti-palestinese, così come pro-palestinese non rende automaticamente una persona anti-Israele, queste sono scelte false.

Mito 5 Gli attivisti anti-pinkwashing sono per la “vera libertà di parola”: Coloro che agiscono per annullare l’evento LGBT a Seattle non stanno violando i principi della libertà di parola. La vera libertà di parola richiede la messa in discussione di una vasta gamma di punti di vista, ad ogni evento.

Fatto Il tentativo di annullare eventi come quelli di Seattle è quello di sorvegliare i limiti di ciò che può essere discusso su Israele. Per molti sostenitori BDS , solo dell’occupazione si puo’ parlare -tutto il resto è da tacere e boicottare. Per queste persone, nessun colloquio con i leader israeliani del LGBT riguardo al lavoro delle ONG LGBT israeliane dovrebbe essere consentito,  a meno che non risolva il conflitto israelo-palestinese. Per questi critici, il discorso è libero solo quando è “politicamente corretto”, quando si tratta della gamma “corretta” della diversità politica, come lo definiscono.

Ma la gente LGBT abbraccia l’arcobaleno. E’ tempo di cominciare a vedere israeliani e palestinesi  LGBT- e lo stesso Israele, attraverso una lente che riveli tutte le sfumature dell’arcobaleno. Le accuse di pinkwashing sono le distorsioni di questa lente; chiedere il boicottaggio e la censura la frantumano. Ora, più che mai, dobbiamo considerare Israele attraverso una lente che mostra la realtà sfumata e illumina il cammino verso un futuro migliore.

Michele Giorgio e Chiara Cruciati, evidentemente, non sono interessati alle sfumature dei colori dell’arcobaleno.

12 commenti
  1. chatila permalink

    Qualsiasi patetico tentativo del ministero della propaganda di far apparire israele come un paese normale è destinato a fallire miseramente. In qualunque parte del mondo chiunque senta la parola israele pensa inevitabilmente…. alla palestina.

    • Qualsiasi disperato tentativo di far ragionare chi non ha cervello è destinato a fallire. Chi legge certi commenti pensa inevitabilmente… guscio vuoto

      • chatila permalink

        Eccerto. Chi non si beve la propaganda del ministero medesimo dell’unica democrazia coloniale del mondo è senza cervello. Patetici e ridicoli.

      • Ma non ti rendi conto di quanto sia ridicolo ragionare come fai TU? Intanto, il tuo dovrebbe ovviamente essere un discorso “spontaneo”, frutto di tue “meditazioni” e riflessioni sincere; il mio invece è “propaganda del ministero”! Già questo basta a inquadrarti. Poi, stai commentando un articolo che racconta (e non puo’ fare a meno di farlo) la libertà della quale godono omosessuali, lesbiche e transgender in Israele. E che cosa dice l’articolo che, proprio come te, certe evidenze non se le butta giù? LO FANNO APPOSTA! Ora se non ti sembra ridicolo cosa altro posso dirti se non che non hai cervello? Tralascio “l’unica democrazia coloniale” che citi, dato che evidentemente geografia e storia ti sfuggono. La Francia è ed è stata un Paese coloniale:
        * Nuova Francia
        * Louisiana francese
        * India francese
        * Pondicherry
        * Haiti
        * Algeria
        * Marocco
        * Tunisia
        * Africa occidentale francese
        * Africa equatoriale francese
        * Madagascar
        * Indocina francese
        * Siria
        * Libano
        * Nuova Caledonia
        * Guyana francese
        Sicuramente non ti sentiro’ mai parlare delle colonie francesi.
        L’Inghilterra è ed è stata un paese coloniale:
        Gibilterra
        Falklands
        Guyana britannica
        Honduras Britannico
        Indie Occidentali Britanniche
        Isole Gilbert ed Ellice
        Isole Orcadi
        Non mi sembra siano nell’agenda politica mondiale. Israele no, è uno Stato grande come una piccola regione italiana, riconosciuto prima dal Mandato Britannico, poi dalla Società delle Nazioni e poi dall’Onu. La sua “grande estensione” è talmente grande che in un giorno lo puoi girare tutto, da nord a sud. Ora, ti ho risposto gentilmente perché mostri evidenti carenze culturali, ma evita di fare (se puoi) questi interventi. A proposito del nome che ti sei dato, che cosa vuoi ricordare? La strage compiuta dai cristiani maroniti o quella compiuta dai libanesi sciiti sempre nello stesso posto? Esci dalla gabbia mentale del “politically correct”, sicuramente ne troverai giovamento.

  2. No forse con quel nome vuole ricordare che Vittorio Arrigoni è stato ucciso dai ribelli palestinesi.

  3. Ah ! Non lo sai. Ok
    Credevo si parlasse di ipocrisia. Forse lei e la persona con cui ha scambiato queste bettute in realtá siete cari amici, e fa finta di dibattere per fare il figo intellettuale. io non sono amico di chi strizza l’occhio alla pena di morte palestinese ( di fatto ) verso gli homosex, e poi grida contro la chiesa cristiana quando non firma le depenalizzazioni iraniane, chi è cosi è un virus ! Non prende una posizione reale fa come i Trojan che distruggono i cpu di mezzo mondo cambiando sempre posizione e non facendosi identificare. lei da che parte sta ? Oppure ha bisogno di farsi spiegare chi era il compagno arrigoni ? io sono omossessuale e per me Iraniani e palestinesi sono della stessa razza, omofobi !

    • No non lo so e sinceramente non ho capito nemmeno il senso del tuo discorso. Quello che so è che qui di fare il figo non frega proprio nulla a nessuno. Da che parte sto in che senso? Rispetto all’omofobia che si manifesta nei paesi islamici e (anche se non promossa dallo Stato) in tanti paesi occidentali? Sto dalla parte di chi afferma che le scelte sessuali riguardano la sfera privata di un individuo e che discriminare in base a tali scelte è criminale. Figuriamoci che cosa ne dovrei pensare di chi per legge impicca gli omosessuali! A questo punto credo tu abbia tirato in ballo Arrigoni in merito alla sua presunta omosessualità, alla quale alcuni imputano la causa della sua morte. Non ho nessun motivo, nessuna certezza per poterlo dire. Non so affatto se Arrigoni fosse o non fosse omosessuale, non conosco i motivi che hanno spinto alla sua uccisione e in fondo anche mi sembra in ogni modo un fatto secondario. Forse è stato ucciso per un insieme di motivi. Arrigoni è vissuto cinque anni a Gaza. Se fosse stata l’omosessualità la causa del suo assassinio, perché aspettare cinque anni? E comunque siamo nell’ambito del “forse”, dato che nemmeno il processo ha chiarito nulla. Quindi un terreno quanto mai scivoloso. Non direi che “palestinesi e iraniani sono omofobi” (lascio perdere il termine “razza”), credo che chi mantiene il potere in Iran e nei Territori lo sia. La gente comune spesso subisce le proprie leadership e non somiglia loro.

  4. Oppure volete fare tutti e due amici i froci con il culo degli altri ?

  5. comunque grazie per la lista di musicisti israeliani

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